IRAN. SOSPESA L’ESECUZIONE DI KOBRA
l’esecuzione in Iran di Kobra Rahmanpour è stata sospesa, per consentire ai familiari della persona uccisa di decidere se perdonarla o meno, rende noto l’avvocato della ragazza, Abdolsamad Khorramshahi.
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l’esecuzione in Iran di Kobra Rahmanpour è stata sospesa, per consentire ai familiari della persona uccisa di decidere se perdonarla o meno, rende noto l’avvocato della ragazza, Abdolsamad Khorramshahi.
Kobra, 24 anni, è stata condannata a morte nel 2002 per l’omicidio della suocera, avvenuto due anni prima.
“L’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, massima autorità giudiziaria del paese, non ha firmato l’ordine di esecuzione”, ha detto l’avvocato, aggiungendo che si tratta della seconda sospensione.
Tuttavia – continua l’avvocato - se i familiari della vittima non concederanno il perdono, l’impiccagione sarà inevitabile.
“La solidarietà internazionale nei confronti di questa giovane donna ha giocato un ruolo essenziale nella decisione di Shahroudi, ma ora l’opinione pubblica internazionale deve rivolgere la propria attenzione ai familiari della persona uccisa, poiché loro possiedono le chiavi della cella di Kobra”.
“Prima di tutto – dice il legale - è necessario convincere le cognate di Kobra che quest’ultima non è il carnefice bensì la vittima, e persuaderle a concedere il perdono”.
L’avvocato è molto preoccupato per lo stato di salute della ragazza: “Non è stato facile trascorrere sei anni chiusa in cella in attesa dell’esecuzione. Ha seri problemi psichici, è molto depressa, e potrebbe peggiorare se non verrà liberata per tempo e restituita alla sua famiglia”.
Kobra, 24 anni, è stata condannata a morte nel 2002 per l’omicidio della suocera, avvenuto due anni prima.
“L’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, massima autorità giudiziaria del paese, non ha firmato l’ordine di esecuzione”, ha detto l’avvocato, aggiungendo che si tratta della seconda sospensione.
Tuttavia – continua l’avvocato - se i familiari della vittima non concederanno il perdono, l’impiccagione sarà inevitabile.
“La solidarietà internazionale nei confronti di questa giovane donna ha giocato un ruolo essenziale nella decisione di Shahroudi, ma ora l’opinione pubblica internazionale deve rivolgere la propria attenzione ai familiari della persona uccisa, poiché loro possiedono le chiavi della cella di Kobra”.
“Prima di tutto – dice il legale - è necessario convincere le cognate di Kobra che quest’ultima non è il carnefice bensì la vittima, e persuaderle a concedere il perdono”.
L’avvocato è molto preoccupato per lo stato di salute della ragazza: “Non è stato facile trascorrere sei anni chiusa in cella in attesa dell’esecuzione. Ha seri problemi psichici, è molto depressa, e potrebbe peggiorare se non verrà liberata per tempo e restituita alla sua famiglia”.
— FONTI
- (Fonti: Aki, 13/10/2005)
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