GIAPPONE. RISCHIO DI AUMENTO CONDANNE A MORTE
la condanna a morte emessa ieri da un’Alta Corte giapponese nei confronti di un
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la condanna a morte emessa ieri da un’Alta Corte giapponese nei confronti di un uomo riconosciuto colpevole di due omicidi commessi all’età di 18 anni potrebbe aprire la strada ad un aumento di condanne capitali, scrive il giornale Daily Yomiuri.
L’Alta Corte di Hiroshima ha condannato all’impiccagione un 27enne che nel 1999 avrebbe stuprato e strangolato una ragazza di 23 anni, Yayoi Motomura, uccidendo anche la figlia di 11 mesi, Yuka, dopo essersi introdotto nella loro abitazione con un pretesto.
In Giappone si può essere giustiziati se al momento del crimine si hanno 18 anni o più, tuttavia nel paese le condanne a morte di ragazzi sono rare.
Nel caso in questione, poiché in Giappone la maggiore età si raggiunge a 20 anni, l’identità del condannato non può essere rivelata, dal momento che ha commesso gli omicidi quando aveva 18 anni e un mese.
Sono due gli elementi di novità da sottolineare nel caso in questione: il numero delle vittime e l’età dell’omicida.
I tribunali giapponesi hanno in genere condannato a morte autori di omicidi di tre o più persone.
Se il killer ha ucciso meno di tre persone, i tribunali hanno emesso condanne a morte solo in caso di premeditazione.
L’Alta Corte di Hiroshima ha invece emesso la condanna a morte nonostante il duplice omicidio non sia stato premeditato.
L’Alta Corte non ha nemmeno preso in considerazione il fatto che l’omicida era minorenne al momento del crimine, emettendo nei suoi confronti la pena massima.
La decisione della Corte di Hiroshima potrebbe essere il frutto del clima di preoccupazione nel paese dovuto all’aumento di crimini commessi da minorenni.
L’Alta Corte di Hiroshima ha condannato all’impiccagione un 27enne che nel 1999 avrebbe stuprato e strangolato una ragazza di 23 anni, Yayoi Motomura, uccidendo anche la figlia di 11 mesi, Yuka, dopo essersi introdotto nella loro abitazione con un pretesto.
In Giappone si può essere giustiziati se al momento del crimine si hanno 18 anni o più, tuttavia nel paese le condanne a morte di ragazzi sono rare.
Nel caso in questione, poiché in Giappone la maggiore età si raggiunge a 20 anni, l’identità del condannato non può essere rivelata, dal momento che ha commesso gli omicidi quando aveva 18 anni e un mese.
Sono due gli elementi di novità da sottolineare nel caso in questione: il numero delle vittime e l’età dell’omicida.
I tribunali giapponesi hanno in genere condannato a morte autori di omicidi di tre o più persone.
Se il killer ha ucciso meno di tre persone, i tribunali hanno emesso condanne a morte solo in caso di premeditazione.
L’Alta Corte di Hiroshima ha invece emesso la condanna a morte nonostante il duplice omicidio non sia stato premeditato.
L’Alta Corte non ha nemmeno preso in considerazione il fatto che l’omicida era minorenne al momento del crimine, emettendo nei suoi confronti la pena massima.
La decisione della Corte di Hiroshima potrebbe essere il frutto del clima di preoccupazione nel paese dovuto all’aumento di crimini commessi da minorenni.
— FONTI
- (Fonti: Daily Yomiuri, Reuters, 23/04/2008)
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