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Sayed Parwez Kambakhsh durante l'udienza
Sayed Parwez Kambakhsh durante l'udienza
AFGHANISTAN. PROCESSO D’APPELLO, SAYED KAMBAKHSH SI DICHIARA INNOCENTE

18 maggio 2008: nella prima giornata del processo d'appello, lo studente di giornalismo Sayed Parwez Kambakhsh si è dichiarato innocente rispetto all’accusa di blasfemia, che in primo grado gli è costata la condanna a morte. Di fronte a una corte d'appello di Kabul, il 24enne Kambakhsh ha spiegato che la prima confessione gli è stata estorta sotto tortura. Durante l'udienza, durata un’ora, un giudice ha letto a voce alta la trascrizione del processo del 22 gennaio contro il giovane, celebrato in un tribunale di primo grado della provincia settentrionale di Balkh.
E' stata la prima volta in cui il pubblico e i media hanno sentito i dettagli del primo processo, svoltosi a porte chiuse. Stando al resoconto, Kambakhsh sarebbe entrato nelle aule dell'università facendo domande sui diritti delle donne secondo l'Islam. Sempre in base all'accusa, lo studente avrebbe distribuito un articolo scaricato da internet sui diritti delle donne, giudicato "irrispettoso" nei confronti dell'Islam. Lo stesso Kambakhsh avrebbe aggiunto di suo pugno all’articolo altri tre paragrafi.
Le uniche persone che erano presenti con lui al processo di gennaio nel tribunale di Mazar-e-Sharif (capoluogo del Balkh) erano tre giudici, lo stenografo e il procuratore. Kambakhsh ha confermato di non aver avuto diritto ad alcun difensore, e che gli sono stati concessi soltanto tre minuti per difendersi.
"Sono un musulmano e provengo dalla famiglia Sadat (che vanta una discendenza diretta dal profeta Maometto, ndr). Non mi permetterei mai di fare qualcosa contro l'Islam ed è veramente strano che un simile reato mi venga attribuito" ha spiegato l'aspirante giornalista, accompagnato da un avvocato, di fronte alla corte d'appello.
Dal procedimento del tribunale del Balkh, risultava che l'imputato avesse confessato di aver scritto e firmato tre paragrafi dell'articolo. Kambakhsh è stato inoltre accusato di aver aggiunto la frase: "Questo è il vero volto dell'Islam. Il profeta Maometto ha scritto i versi del Sacro Corano soltanto a proprio beneficio".
L'imputato ha spiegato che all'epoca non pensava di avere bisogno di un avvocato difensore perché sapeva di non aver fatto nulla di male. Il capo della giuria composta da tre giudici, Abdul Salaam Qazizada, ha aggiornato il processo al 25 maggio allo scopo di permettere a Kambakhsh di incontrarsi con il suo avvocato e preparare una memoria difensiva.
Il caso dello studente afgano ha attratto l'attenzione dei media occidentali e italiani, anche perché l'Italia - promotrice della moratoria globale sulla pena di morte - è responsabile, nell'ambito della comunità internazionale, della ricostruzione post-bellica del sistema giudiziario afgano. In particolare, il quotidiano britannico Independent ha lanciato un appello online a cui hanno aderito, in questi mesi, migliaia e migliaia di persone che hanno chiesto la grazia per Kambakhsh direttamente al presidente Karzai. (Fonti: Apcom, 18/05/2008)

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