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Delara Darabi
Delara Darabi
IRAN: DELARA DARABI IMPICCATA

1 maggio 2009: Delara Darabi è stata impiccata all’alba nella prigione di Rasht, nel nord dell’Iran.
La ragazza, di 23 anni, è stata giustiziata per la complicità in un omicidio commesso nel 2003, quando aveva solo 17 anni, senza che ne fosse data notizia al suo avvocato né alla sua famiglia, spiega Mohammad Mostafaei, avvocato per i diritti umani, citato dal sito Iran Human Rights.
Mostafaei scrive sul suo blog: «La madre di Delara ha incontrato la figlia in prigione appena ieri. La ragazza era apparsa di buon umore, ma questa mattina Delara ha telefonato a sua madre: "Stanno per impiccarmi adesso, per favore aiutatemi, ditegli di non farlo!".
Improvvisamente qualcuno ha strappato la cornetta a Delara e ha detto a sua madre: "Uccideremo tua figlia ora, non c’è niente che tu possa fare per impedircelo"».
A mettere personalmente la corda intorno al collo di Delara, scrive il quotidiano Etemad, sarebbe stato un figlio della donna uccisa, una cugina del padre di Delara, che nel 2003 aveva 58 anni.
La ragazza è stata impiccata nonostante un movimento di pressione internazionale avesse ottenuto un rinvio dell'impiccagione. Si era parlato di una sospensione di due mesi, rispetto alla data del 20 aprile nella quale era stata fissata inizialmente l'esecuzione. Invece è stata messa a morte dopo soli dieci giorni.
Nel provvedimento di rinvio del capo della magistratura iraniana, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, si parlava di sospensione «per un breve periodo di tempo» per dare modo alla famiglia della vittima di riflettere sulla richiesta di perdono avanzata dai genitori di Delara.
Già in passato i parenti della vittima avevano rifiutato questa opzione. Una posizione che non è cambiata, nonostante i giudici abbiano concesso loro qualche giorno in più di riflessione.
Delara proviene da una famiglia benestante e i suoi genitori si erano offerti di pagare il cosiddetto «prezzo del sangue», l'indennizzo ai parenti della vittima, primo passo per arrivare a quel perdono formale che avrebbe permesso di fermare l'esecuzione. Ma la famiglia della donna uccisa non ne ha voluto sapere.
L'avvocato di Delara, Abdolsamad Khoramshahi, dal quotidiano Etemad aveva parlato di errori nella gestione del caso da parte dei giudici. Il legale avrebbe anche raccontato di come la donna sarebbe stata anche drogata dal suo compagno di allora. Delara si era infatti inizialmente addossata le responsabilità per quanto accaduto. Dopo il processo di primo grado, aveva ritrattato la sua confessione e aveva raccontato una nuova verità. Aveva parlato di come, con il suo gesto, avesse cercato di coprire l'allora compagno, di due anni più vecchio di lei, autore materiale dell'omicidio a scopo di rapina. Ma non è riuscita a convincere i magistrati della sua innocenza e nel febbraio del 2007 la Corte Suprema di Teheran, ritenendola comunque coinvolta attivamente nell'assassinio e non accettando l'idea che fosse stata una semplice testimone, aveva confermato la sentenza.
Mahmood Amiry Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights, sottolinea che l’impiccagione di Delara è l’ennesima violazione da parte dell’Iran della Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo, che vieta l’esecuzione di minori e che Teheran ha sottoscritto.
Una bozza di normativa per dare applicazione concreta alla Convenzione è stata redatta dalle autorità giudiziarie iraniane e trasformata in un progetto di legge che stabilisce pene più leggere per i minori, tuttavia il provvedimento è ancora fermo in parlamento.
Con l’esecuzione della Darabi giungono a 140 le esecuzioni praticate in Iran dall’inizio dell’anno, rende noto Amnesty International. (Fonti: corriere.it, Amnesty International, 01/05/2009)

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