CINA: SEI CONDANNE A MORTE PER SCONTRI NELLO XINJIANG
un tribunale dello Xinjiang ha condannato sei persone a morte nel primo processo relativo agli scontri etnici di luglio, che provocarono quasi 200 morti.
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un tribunale dello Xinjiang ha condannato sei persone a morte nel primo processo relativo agli scontri etnici di luglio, che provocarono quasi 200 morti. Lo ha reso noto la televisione di Stato China Central Television, aggiungendo che un altro imputato è stato condannato all’ergastolo per quelle che sono state le più gravi violenze etniche verificatesi in Cina negli ultimi decenni.
Anche se le autorità non hanno riportato l’etnia di appartenenza dei sette condannati, i loro nomi sono chiaramente uiguri. Abdukerim Abduwayit, Gheni Yusup, Abdulla Mettohti, Adil Rozi, Nureli Wuxiu’r e Alim Metyusup sono stati acondannati a morte dalla Corte Intermedia del Popolo di Urumqi per omicidio, incendio e rapina. Secondo l’agenzia ufficiale Xinhua, Tayirejan Abulimit è stato condannato all’ergastolo dopo aver confessato i reati di omicidio e rapina, e aiutato la polizia nella cattura di uno dei sospettati. Negli stessi giorni, era in corso il processo per altri 14, mentre per il resto delle 108 persone incriminate per i fatti di luglio non era ancora fissato. Altre 700 persone almeno, la maggior parte Uiguri, sono ancora in carcere.
Le violenze del il 5 luglio 2009 erano scoppiate a Urumqui al termine di una manifestazione di uiguri che chiedevano giustizia per due membri della loro etnia uccisi il 26 giugno durante uno scontro davanti a una fabbrica nel sud della Cina con un gruppo di han. I due operai Uiguri immigrati erano stati uccisi nello scontro seguito alla falsa notizia che una operaia di etnia Han era stata violentata.
Negli scontri che hanno coinvolto sia le due etnie, sia gli uiguri stessi e la polizia cinese, sono morte almeno 197 persone, altre 1.721 sono rimaste ferite, mentre circa 1.500 persone sono state arrestate, 200 delle quali sono finite sotto processo a rischio di pena di morte. Fra i responsabili degli scontri etnici, il governo cinese ha indicato Rebiya Kadeer, imprenditrice e attivista uiguri esule negli USA, la quale ha tuttavia negato ogni responsabilità circa quanto accaduto.
Anche se le autorità non hanno riportato l’etnia di appartenenza dei sette condannati, i loro nomi sono chiaramente uiguri. Abdukerim Abduwayit, Gheni Yusup, Abdulla Mettohti, Adil Rozi, Nureli Wuxiu’r e Alim Metyusup sono stati acondannati a morte dalla Corte Intermedia del Popolo di Urumqi per omicidio, incendio e rapina. Secondo l’agenzia ufficiale Xinhua, Tayirejan Abulimit è stato condannato all’ergastolo dopo aver confessato i reati di omicidio e rapina, e aiutato la polizia nella cattura di uno dei sospettati. Negli stessi giorni, era in corso il processo per altri 14, mentre per il resto delle 108 persone incriminate per i fatti di luglio non era ancora fissato. Altre 700 persone almeno, la maggior parte Uiguri, sono ancora in carcere.
Le violenze del il 5 luglio 2009 erano scoppiate a Urumqui al termine di una manifestazione di uiguri che chiedevano giustizia per due membri della loro etnia uccisi il 26 giugno durante uno scontro davanti a una fabbrica nel sud della Cina con un gruppo di han. I due operai Uiguri immigrati erano stati uccisi nello scontro seguito alla falsa notizia che una operaia di etnia Han era stata violentata.
Negli scontri che hanno coinvolto sia le due etnie, sia gli uiguri stessi e la polizia cinese, sono morte almeno 197 persone, altre 1.721 sono rimaste ferite, mentre circa 1.500 persone sono state arrestate, 200 delle quali sono finite sotto processo a rischio di pena di morte. Fra i responsabili degli scontri etnici, il governo cinese ha indicato Rebiya Kadeer, imprenditrice e attivista uiguri esule negli USA, la quale ha tuttavia negato ogni responsabilità circa quanto accaduto.
— FONTI
- (Fonti: The Hindu, 10/10/2009; AFP, 12/10/2009)
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