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Il presidente indiano Pranab Mukherjee
Il presidente indiano Pranab Mukherjee
INDIA: IL PRESIDENTE MUKHERJEE HA RESPINTO IL 97% DELLE RICHIESTE DI GRAZIA, MA HA FALLITO NEL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ

1 settembre 2014: il Presidente indiano Pranab Mukherjee ha respinto il 97% delle richieste di grazia nei suoi due anni in carica e fino al 31 agosto, ha detto un gruppo umanitario, sottolineando che la pena di morte non è riuscita a fungere da deterrente nel Paese.
Mukherjee, entrato in carica il 25 luglio 2012, ha esaminato 23 istanze di clemenza riguardanti 31 condannati a morte e l’ha concessa in un solo caso, ha detto l’Asian Centre for Human Rights (ACHR) in un rapporto dal titolo “India: pena di morte, nessuna deterrenza”.
La linea di Mukherjee è in netto contrasto con quella del suo predecessore Pratibha Patil, la quale durante il suo mandato ha commutato in ergastolo le condanne a morte di 34 detenuti del braccio della morte, oltre il 90 per cento del totale dei condannati a morte mai perdonati in India, respingendo le istanze di solo cinque persone.
Il Direttore dell’ACHR, Suhas Chakma, che è anche coordinatore della campagna per l’abolizione della pena capitale in India, ha detto che il numero elevato di condanne a morte non ha portato a un calo del tasso di criminalità. Citando i dati del National Crimes Records Bureau (NCRB), il rapporto dell’ACHR afferma che, dal 2001 al 2012, sono state confermate le condanne a morte di 1.552 detenuti, mentre quelle di 4.382 detenuti sono state commutate in ergastolo.
“La pena di morte non può mai essere un sostituto di prevenzione, investigazione efficace e tempestiva e sistema rapido di amministrazione della giustizia contro i crimini, requisiti fondamentali su cui il Governo indiano ha fallito”, ha detto Chakma.
Al contrario, secondo il rapporto, c’è stato un drastico calo dei casi di omicidio a seguito di una notevole riduzione delle esecuzioni a partire dal 1982, quando la Corte Suprema ha stabilito la “regola del caso più raro tra i rari” per infliggere la pena di morte.
Il 2 aprile 2013, il Presidente Pranab Mukherjee ha ratificato la legge, che è stata promulgata dopo che una donna di 23 anni è stata selvaggiamente aggredita e violentata in un autobus a Delhi il 16 dicembre 2012 ed è morta due settimane più tardi. La nuova legge prevede anche la pena di morte per reati commessi da condannati in precedenza per stupro.
Anche l’inclusione della pena di morte per i recidivi di stupro non ha ridotto questo tipo di reati, e la condanna a morte nel settembre 2013 di quattro imputati giudicati colpevoli nel caso dello stupro di gruppo del dicembre 2012 a Delhi non ha funzionato da deterrente, ha aggiunto il rapporto dell’ACHR. Secondo i dati della polizia di Delhi, 616 casi di stupro sono stati registrati a Delhi dal 1° gennaio al 30 aprile 2014, una media di sei casi al giorno. (Fonti: Hindustan Times, 01/09/2014; NTC, 03/09/2014)

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