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GLI USA GIUSTIZIANO 40 ASSASSINI L’ANNO MA NE LASCIANO LIBERI 5.000

7 maggio 2015: Gli Stati Uniti uccidono legalmente 40 assassini l’anno, ma ne lasciano completamente liberi 5.000. Un nuovo sito, murderdata.org, valuta che ogni anno negli Stati Uniti almeno 5.000 omicidi non vengono risolti. Dal 1980 al 2012 sono almeno 211.000 gli omicidi non risolti. A metà degli anni ’60 veniva risolto circa il 90% dei casi (per “soluzione” si intende un arresto a cui segue un processo, non necessariamente una condanna, oppure quando un sospettato viene identificato ma non è possibile arrestarlo, ad esempio perché è morto). L’ultimo dato ufficiale, relativo al 2013, calcola che sono stati commessi in tutti gli Stati Uniti 14.103 omicidi, e ne sono stati risolti 8.614, il 61%. I casi non risolti sono quindi il 39%.
Murderdata.org si basa sulle statistiche ufficiali fornite dal FBI (Uniform Crime Reports), ma ha integrato i dati ufficiali con altri dati che stimano l’esistenza di almeno 21.000 omicidi non conteggiati dal FBI dal 1980 al 2012. Gli “omicidi non conteggiati” sono stati ricavati da una estensiva rassegna stampa, dal ricorso alle leggi sulla trasparenza e alla possibilità di “accesso agli atti”. Anche se il numero totale di omicidi e il loro tasso percentuale rispetto alla popolazione globale sono diminuiti dal 1990 (anno in cui hanno raggiunto un picco di quasi 24.000), i 14.000 omicidi in media che si stanno registrando negli ultimi anni sembrano più difficili da risolvere. Sono diminuiti i crimini passionali, grazie al fatto che i giudici emettono molti più ordinanze restrittive nei casi di violenza domestica. Ma sono aumentati gli omicidi legati alle gang e alla droga, e sono molto più difficili da risolvere perché i testimoni sono riluttanti a sfidare la criminalità organizzata.
Prendendo spunto dai dati di Murderdata, NPR (National Public Radio, una organizzazione indipendente no-profit che comprende oltre 900 stazioni radio statunitensi) ha intervistato diversi esperti del settore, che hanno dato diverse possibili spiegazioni di un tasso così alto di casi non risolti. In Canada ad esempio (secondo i dati ufficiali di Canadian Centre for Justice Statistics) sono stati compiuti, nel 2013, 503 omicidi, e ne sono stati risolti il 75% (Il Canada ha una popolazione di 35 milioni di abitanti, contro i 318 milioni degli Usa). Il fatto che il tasso di casi risolti fosse molto più alto negli anni ’60 viene attribuito a rilevamenti statistici che all’epoca erano meno affidabili. Nel frattempo l’unico grande cambiamento che gli esperti rilevano nel profilo criminale della nazione, è che sono diminuiti gli omicidi in ambito familiare (grazie ad un maggior ricorso alle misure preventive quali il divieto di avvicinarsi all’ex coniuge) e sono aumentati gli omicidi legati al crimine organizzato, soprattutto nel mondo dello spaccio. Eventuali testimoni hanno paura di bande organizzate, e temendo rappresaglie non collaborano con la polizia. Gli esperti individuano negli ultimi anni anche un più generale rifiuto della “cultura della delazione”, e una crescente, seppure generica, diffidenza nei confronti della polizia e alla giustizia in generale che porta ad una minore collaborazione dei cittadini alle indagini. Nelle comunità nere c’è una minore disponibilità a collaborare con la polizia, ma al tempo stesso diversi esperti sospettano che sia la polizia stessa ad impegnarsi di meno quando le vittime sono di colore, soprattutto se provenienti da quartieri degradati. Secondo Murderdata.org, il 35% degli omicidi di persone di colore rimane irrisolto, contro una percentuale del 28% quando le vittime sono bianche. Alcuni esperti trovano questa spiegazione troppo semplicistica, notando che quando la vittima è un poliziotto il caso viene risolto nella quasi interezza dei casi. Eppure si tratta spesso di casi in cui sono coinvolte gang o criminali di spessore, ossia categorie che in teoria dovrebbero indurre timore nei testimoni e una loro diminuita disponibilità alla collaborazione alle indagini. Alcuni esperti spiegano che in anni recenti la strategia in diverse zone del paese è stata quella di spostare risorse economiche ed umane in direzione della prevenzione del crimine, e questo inevitabilmente ne ha sottratte alla repressione. Gli esperti hanno poi notato come il tasso non sia uniforme. Quando il tasso di risoluzione dei casi viene giudicato sufficientemente alto, buona parte del merito viene attribuito dagli esperti a scelte politiche esplicite, quali fissare idonee priorità per la polizia, e stanziare fondi. In altre zone del paese, secondo gli stessi esperti, è proprio la politica a non svolgere adeguatamente il proprio compito, e a trascurare un lavoro capillare sul crimine, preferendo l’impegno sporadico su casi di particolare richiamo massmediatico.
Vernon Geberth, un ex poliziotto di New York che ha scritto un noto “Manuale per risolvere gli omicidi” (Practical Homicide Investigation: Tactics, Procedures, and Forensic Techniques) sostiene che oggi i pubblici ministeri pretendono che la polizia porti loro casi facili da gestire, con prove tali che l’imputato si dichiari colpevole e si arrivi rapidamente ad una conclusione del processo. Geberth sostiene che i recenti sviluppi delle tecniche scientifiche, soprattutto del Dna, hanno sicuramente aiutato la polizia, ma al tempo stesso hanno peggiorato i rapporti tra polizia e pubblico, che ormai si aspetta sempre dalla polizia che trovi prove scientifiche incontrovertibili, e non tolleri le “vecchie” fattispecie di indagini, basati su testimonianze e deduzioni logiche. Alcuni esperti poi evidenziano il fatto che le indagini per omicidio sono molto più costose delle altre indagini, che spesso richiedono molti agenti che lavorino a lungo su un singolo caso. Si stima che la media nazionale di casi risolti da un poliziotto specializzato in omicidi sia attorno ai 12 casi, ma in alcune zone è molto più basso. Viene citato l’esempio di Detroit, dove un poliziotto della omicidi non risolve in media più di 3 o 4 casi l’anno. Alcuni esperti sono poi particolarmente critici nei confronti di una strategia investigativa che da sempre sarebbe basata sulla ricerca di delatori. Alcuni esperti sostengono che il 95% dei casi di crimine in genere viene risolto solo grazie alla delazione.
Nei casi di omicidio, spesso non si trova qualcuno disposto a collaborare, e questo bloccherebbe le indagini. Questa discussione ha riflessi anche sul tema della pena di morte. Come è noto, le principali iniziative abolizionistiche degli ultimi anni chiedono di risparmiare fondi dai processi capitali per destinarli alla soluzione di casi irrisolti. Se, come calcolano Murderdata e NPR, i casi irrisolti sono più di 5.000 l’anno, è chiaro che questa impostazione acquisisce peso argomentativo. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno giustiziato in media 40 detenuti l’anno. Ha senso tenere in piedi una struttura che drena enormi risorse per punire 40 assassini, se poi se ne lasciano liberi 5.000? (Fonti: NtC, 07/05/2015)

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