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ONU: L’USO DELLA PENA DI MORTE PER I REATI DI DROGA VIOLA IL DIRITTO INTERNAZIONALE

7 ottobre 2015: "Le esecuzioni per reati di droga costituiscono una violazione del diritto internazionale e sono uccisioni illegali," hanno ricordato ai governi i Relatori Speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni sommarie, Christof Heyns, e sulla tortura, Juan E. Méndez. Si stima che le condanne legate alla droga rappresentino circa 1.000 esecuzioni all'anno in tutto il mondo.
"L'imposizione di condanne a morte e di esecuzioni per reati di droga aumenta significativamente il numero di persone in tutto il mondo cadute in un sistema di punizione che non è compatibile con i principi fondamentali dei diritti umani", hanno detto gli esperti, parlando alla vigilia della 13° Giornata mondiale contro la Pena di morte, celebrata il 10 ottobre.
Gli Esperti hanno osservato che più di 30 Stati hanno disposizioni di legge che prevedono la pena di morte per reati legati alla droga, e in alcuni paesi, tra cui Indonesia, Cina, Iran e Arabia Saudita, questi casi costituiscono una parte significativa del numero totale di esecuzioni.
"Di particolare interesse è che questi regimi di condanna arbitraria esistono in diversi della piccola minoranza di Paesi di tutto il mondo che più frequentemente ricorrono alla pena capitale", ha detto il Relatore Speciale Heyns. "Inoltre, in molti Stati in cui la pena di morte viene utilizzata per reati legati alla droga, non vi è un sistema di processo equo."
"La Giornata mondiale contro la Pena di Morte offre l'opportunità di riflettere su un altro anno in cui il numero degli Stati che si sono completamente allontanati dalla pena capitale è aumentato", ha detto Heyns. "Tuttavia, è necessario anche esaminare fino a che punto una piccola minoranza di Stati membri violi il diritto internazionale, imponendo la pena di morte per reati di droga."
Il Patto Internazionale sui diritti civili e politici vieta l'imposizione della pena di morte per tutti i crimini fatta eccezione per i “più gravi''. Il Comitato diritti umani, l'organismo responsabile dell’interpretazione ufficiale del Patto, ha più volte chiarito che i reati di droga non soddisfano questo criterio, e che solo i reati di omicidio volontario possono essere 'più gravi'.
"Alcuni Stati che continuano apertamente a violare questo standard internazionale stanno anche agendo in contrasto con una norma consuetudinaria emergente secondo cui l'imposizione e l'applicazione della pena di morte, in violazione di quegli standard, è una violazione di per sé del divieto di tortura o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti", ha detto il Relatore Speciale Méndez.
Gli esperti hanno salutato il fatto che le agenzie e gli organismi incaricati di condurre programmi per contrastare il commercio illecito di droga abbiano chiesto pubblicamente l'abolizione della pena di morte per questa categoria di reati. Tuttavia restano preoccupati che "la cooperazione internazionale per combattere la criminalità legata alla droga possa, in determinate circostanze, contribuire inavvertitamente ad esecuzioni illegali."
"Gli Stati abolizionisti devono garantire di non essere complici nell'uso della pena di morte negli altri Stati in qualsiasi circostanza, ma tutti gli Stati - qualunque sia la loro posizione in merito alla pena di morte - devono astenersi da atti che potrebbero contribuire ad un'esecuzione arbitraria, comprese esecuzioni per reati di droga", ha detto Heyns.
"Le agenzie internazionali, così come gli Stati che forniscono assistenza tecnica bilaterale nella lotta alla criminalità legata alla droga, devono garantire che i programmi a cui contribuiscono non producano in ultima analisi violazioni del diritto alla vita", hanno sottolineato gli Esperti.
I due Relatori Speciali hanno ribadito che la pena di morte non ha alcun ruolo da svolgere nel 21° secolo, e ancora meno nel caso di reati legati alla droga. "Non vediamo l'ora di giungere al momento in cui non sarà più necessario avere un giorno speciale sulla pena di morte; un momento in cui tutti gli Stati avranno lasciato questa forma di punizione dietro di loro". (Fonti: ohchr.org, 07/10/2015)

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