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L'Ayatollah Ali Khamenei
L'Ayatollah Ali Khamenei
IRAN: COMMISSIONE GIUSTIZIA APPROVA RIFORMA DELLA PENA DI MORTE PER DROGA

24 aprile 2017:

Il portavoce della Commissione giustizia del parlamento iraniano ha annunciato che la commissione ha approvato la proposta di riduzione della pena di morte a 30 anni di carcere per una serie di reati legati alle droghe. Nel frattempo, il numero di arresti legati alle droghe aumenta nel Paese.
Hassan Nourouzi, deputato e membro della Commissione giustizia del parlamento iraniano, ha riferito la notizia al "Khaneh Mellat", organo di informazione ufficiale del parlamento.
L'abolizione della pena di morte per alcuni reati di droga e di traffico era stata precedentemente discussa nel parlamento iraniano. Tutto fa parte di un disegno di legge che mira a riformare la legge penale iraniana e abbattere il numero di esecuzioni legate al traffico, al possesso e all'abuso di sostanze.
Sotto questo disegno di legge, la pena di morte per alcuni reati di droga sarà sostituita da un massimo di 30 anni di reclusione. Tuttavia, i condannati per traffico organizzato e armato di narcotici possono ancora ricevere la pena capitale.
Il disegno di legge deve ancora essere votato dai membri del parlamento e approvato dal Consiglio dei Guardiani - un consiglio di 12 membri costituzionalmente incaricato di approvare ogni disegno di legge prima che possa diventare legge.
Il 3 aprile 2017, Iran Human Rights, un'organizzazione che documenta gli abusi dei diritti umani in Iran, ha annunciato che nel 2016 almeno 530 persone sono state giustiziate nella Repubblica Islamica dell'Iran - 296 di queste avevano accuse legate alle droghe.
Almeno cinque minorenni sono stati giustiziati nel 2016 in Iran e due di loro avevano ricevuto la pena capitale per reati legati alla droga.
Mentre il Paese sta tentando di diminuire il numero di esecuzioni, il numero di arresti con accuse di possesso e traffico di droga è aumentato.
La polizia iraniana ha effettuato 19.000 arresti nelle prime due settimane di aprile nell'ambito di un progetto per raggruppare "spacciatori di livello basso e consumatori noti", ha riferito il ministro degli Interni Abdolreza Rahmani Fazli.
Cinquemila dei detenuti sono stati identificati come spacciatori e il resto come tossicodipendenti. La relazione aggiunge che i detenuti resteranno fino a sei mesi nei centri di riabilitazione.
Il capo del Consiglio di Coordinamento contro la droga di Teheran aveva già riferito che da 150 a 200 piccoli spacciatori di droga vengono arrestati quotidianamente a Teheran.
Mentre gli arresti continuano e lo spaccio di droga rimane uno dei crimini più severamente puniti nella giurisprudenza iraniana, con molti che vengono condannati a morte, i numeri legati al crimine rimangono alti.
Il ministro degli Interni riferisce comunque che il governo sta cercando di cambiare il proprio approccio nella lotta contro le droghe concentrandosi maggiormente sulla prevenzione e sul trattamento.
Il leader supremo dell'Iran, Ayatollah Khamenei, ha recentemente dichiarato la tossicodipendenza come la principale fonte di danno al Paese e ha invitato il governo a compiere sforzi "straordinari e raddoppiati" per eliminare i danni sociali subiti per questo problema.
In questo senso, il ministro degli Interni ha annunciato che i centri di detenzione e di riabilitazione a Teheran sono aumentati di numero. I centri di riabilitazione a Tehran servivano a ospitare cinquecento persone e ora possono ospitarne fino a diecimila. In altre città il settore privato sta ora unendosi agli sforzi pubblici per fornire maggiori possibilità di trattamento.
Rahamani Fazli ha affermato che la tossicodipendenza nel Paese non ha confini e attualmente colpisce sia lavoratori occupati che disoccupati, ricchi e poveri, studenti e lavoratori in tutto il territorio. Le statistiche rivelano che quasi il 55 per cento degli iraniani che lottano con la dipendenza hanno un impiego.
La Repubblica Islamica spende miliardi di dollari ogni anno nella sua lotta contro il traffico di droga e decine di agenti vengono uccisi ogni anno in missioni di questo tipo.
Più del cinquanta per cento delle esecuzioni in Iran, che ha il secondo numero più elevato di esecuzioni nel mondo, sono legate alle droghe. La maggior parte dei prigionieri del Paese sono incarcerati con accuse di droga.
Il ministro degli Interni sostiene che finora l'approccio è stato quello di arrestare e giustiziare i piccoli e medi trafficanti di droga, confermando che questo ha avuto poco effetto sulla riduzione del problema.
Ha sottolineato che occorrono maggiori sforzi per catturare i grandi gestori delle reti di traffico di droga nel Paese. L'Opposizione della Repubblica Islamica tuttavia ritiene che i grandi gestori del traffico di droga si trovino ai più alti livelli del sistema e siano immuni rispetto alle forze dell'ordine.

(Fonti: en.radiozamaneh.com, 24/04/2017)

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