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8 MARZO: NESSUNO TOCCHI CAINO LO DEDICA ALLE DONNE IRANIANE

8 marzo 2018:

L’Iran è il Paese in cui la discriminazione di genere è maggiormente diffusa e assume forme parossistiche: nei procedimenti legali, la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo e la versione iraniana del “prezzo del sangue” stabilisce che per una vittima donna esso sia la metà di quello di un uomo. Inoltre, se uccide una donna, un uomo non potrà essere giustiziato, anche se condannato a morte, senza che la famiglia della donna abbia prima pagato a quella dell’assassino la metà del suo “prezzo del sangue”. L’età minima per la responsabilità penale è di poco meno di nove anni per le donne, di poco meno di 15 anni per gli uomini. Lo stupro coniugale e la violenza domestica non sono considerati reati penali. Non c’è da stupirsi se l’uguaglianza dei diritti delle donne sia sistematicamente negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda l’abbigliamento. In Iran infatti le donne e persino le bambine al di sopra dei nove anni che non si coprono i capelli col velo e non seguono i codici obbligatori di abbigliamento possono essere punite con una multa e anche col carcere. L’Iran è al 139° posto, su 144, nella graduatoria del Global Gender Gap Index.”
In questo clima misogino, il Consiglio dei Guardiani, il potente corpo di religiosi e giuristi islamici che controlla l’attività parlamentare e certifica che corrisponda alla legge della Sharia, ha reinserito, nell’aprile 2013, la lapidazione in una precedente versione del nuovo codice penale nella quale era stata omessa come pena esplicita per l’adulterio.
Elisabetta Zamparutti, curatrice del Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo ha dichiarato: “In Iran, le esecuzioni di donne sono state nel 2017 almeno 12 (rispetto alle 10 del 2016) secondo le notizie raccolte, di cui 3 attraverso fonti ufficiali (2 per reati sessuali e 1 per omicidio) e 9 non-ufficiali (5 per omicidio e 4 per droga).
Una preoccupazione ulteriore riguarda le oltre 30 donne arrestate per essersi tolte il velo in segno di protesta contro l’obbligo di indossarlo. Proprio alla vigilia della festa della donna, l’Iran ha condannato a due anni e tre mesi di carcere una di loro, il cui nome non è stato reso pubblico. Nell’annunciare la decisione, il Procuratore generale di Tehran Abbas Jafari Dolatabadi, ha dichiarato che la donna è responsabile di aver "incoraggiato la corruzione morale" in pubblico, e ha criticato la pena inflitta perché troppo lieve. Due delle donne arrestate Atena Daemi e Golrokh Iraee sono in sciopero della fame dallo scorso 3 febbraio, recluse in isolamento nel carcere di Garchak (Varamin)”.

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