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NETFLIX: SERIE BASATA SU BESTSELLER DI JOHN GRISHAM ‘THE INNOCENT MAN’

10 gennaio 2019:

Netflix ha pubblicato a dicembre una serie in 6 episodi intitolata “Innocente”, basata sul bestseller di John Grisham “The Innocent Man” pubblicato nel 2006, l’unico libro del famoso autore statunitense basato su una storia vera.
La serie è diretta da Clay Tweel, con Grisham come produttore esecutivo. Nei primi anni '80, due giovani donne furono uccise nella piccola città di Ada, in Oklahoma. Quattro uomini furono, dice l’autore, “dirottati verso il carcere”. La miniserie mescola interviste con le famiglie delle vittime e degli uomini arrestati ingiustamente, oltre a presentare filmati d’epoca e testimonianze di esperti legali. Grisham è anche uno dei commentatori centrali.
"Se avessi scritto The Innocent Man come romanzo, come fiction, la gente probabilmente non ci avrebbe creduto", dice alla telecamera. La miniserie inizia con il brutale omicidio di Debbie Carter, 21 anni. Due anni dopo un’altra giovane donna, Denice Haraway, 24 anni, venne rapita dal negozio dove lavorava, e uccisa.
Due investigatori e un procuratore distrettuale sono le figure centrali in entrambe i casi. Per entrambe gli omicidi vennero arrestati e condannati 2 uomini. Da allora, la coppia che era stata condannata per l’omicidio di Debbie Carter, Ron Williamson a morte e Dennis Fritz all’ergastolo senza condizionale, è riuscita ad ottenere la revisione del processo, e ad essere prosciolta perché nuovi test del Dna li hanno completamente scagionati.
Invece Tommy Ward Karl Fontenot, condannati per l’altro omicidio, nonostante anche nei loro confronti siano affiorati forti sospetti di innocenza, rimangono in carcere perché nel loro caso non esistono reperti fisiologici che possano essere sottoposti a test del Dna con tecniche moderne. Avvocati difensori ed esperti legali compilano un quadro agghiacciante di come sia i pubblici ministeri che i funzionari delle forze dell'ordine, o entrambi, hanno nascosto una grande quantità di prove a discarico, incluso il diario della madre di Williamson, che teneva traccia dei movimenti del figlio per la notte dell'uccisione di Debbie.
Nel caso di Ward, l'avvocato Cheryl Pilate e l'investigatore privato Dan Clark furono costretti a frugare tra 60 scatole di documenti. "In questo caso, vediamo un modello ricorrente in cui le prove a discarico sono nascoste, sepolte, celate e non consegnate al pubblico ministero il quale quindi non le ha mai consegnate alla difesa", afferma Pilate. Delle 800 pagine del fascicolo istruttorio, gli avvocati della difesa ne hanno ricevute solo 146, una chiara violazione costituzionale. In più, principale informatore della pubblica accusa era Terri Holland, una criminale definita “professionista”, e che l’ex marito e il figlio hanno descritto come “ricattata anche sessualmente” dalla polizia.
Un gruppo di cittadini dice davanti alla telecamera “Ad Ada, se sei povero non sei nulla”, e fanno una serie di esempi di come la polizia tratta la gente povera come Tommy Ward, per la cronaca, sia le vittime che le 4 persone incastrate sono bianche. Richard Leo, un esperto di false confessioni, sostiene apertamente che le confessioni di Ward e Fontenot sono state estorte. Mette in evidenza alcuni passaggi delle confessioni che sono stati chiaramente “orchestrati”, e comunque entrambe le confessioni contrastano con le prove raccolte sulla scena del crimine. Dopo 12 anni trascorsi dietro le sbarre, Dennis Fritz ha contattato l'Innocence Project, un gruppo no-profit che si occupa di errori giudiziari (Grisham è membro del consiglio di amministrazione dell'organizzazione).
Nel 1999, Fritz e Williamson furono prosciolti dalle accuse di omicidio. Williamson racconta ai giornalisti come una volta era arrivato a 5 giorni dall’esecuzione. Non curato in carcere per le sue serie patologie mentali, Williamson è morto alcolizzato pochi anni dopo la scarcerazione. Scrive Grisham: "L'Oklahoma prende molto sul serio la sua pena di morte. Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha approvato la ripresa delle esecuzioni nel 1976, il parlamento dell'Oklahoma si è precipitato ad emanare lo statuto della pena di morte con una sessione speciale. L'anno seguente, i legislatori hanno discusso l'idea allora innovativa della morte per iniezione letale, invece di tornare a Old Sparky, la affidabile sedia elettrica dello stato. La logica era che le sostanze chimiche erano più “misericordiose” e quindi si prestavano meno ad accuse di incostituzionalità in quanto “punizioni crudeli e inusuali” dando quindi allo stato più probabilità di accelerare le esecuzioni. "Passarono tredici lunghi anni senza una esecuzione. Il tempo di emettere nuove condanne a morte, e completare l’iter dei ricorsi, e alla fine nel 1990 la camera della morte fu usata ancora una volta. Una volta che la diga si è rotta, è arrivata l'inondazione. Dal 1990, in proporzione alla popolazione, l'Oklahoma è lo stato che ha giustiziato più detenuti di qualsiasi altro stato, compreso il Texas. Nella postfazione al libro, Grisham scriveva: "Il viaggio mi espose anche al mondo degli errori giudiziari, qualcosa che io, anche se ero un ex avvocato, non avevo mai speso molto tempo a considerare. Questo non è un problema peculiare dell'Oklahoma, tutt'altro. Le condanne sbagliate si verificano ogni mese in ogni stato di questo paese, e le ragioni sono tutte diverse e tutte uguali: cattivo lavoro di polizia, test scientifici fatti male, identificazioni difettose da parte di testimoni oculari, difensori di scarso livello, procuratori pigri, o arroganti ..." Tommy Ward e Karl Fontenot "ora stanno scontando l’ergastolo. Tommy potrebbe un giorno essere ammesso alla libertà condizionale, ma, attraverso una stranezza procedurale, Karl non lo sarà mai. Non possono essere salvati dal DNA perché non ci sono prove biologiche. L'assassino o gli assassini di Denice Haraway non saranno mai trovati, almeno non dalla polizia." Lo scorso 11 novembre 2018 Nesuno tocchi Caino aveva pubblicato la notizia che un articolo di Lara Bazelon su Politico (“This is what wrongfull convictions does to a family”) in cui veniva compresa la vicenda di Christy Sheppard, che aveva 8 anni quando sua cugina, Debbie Carter, 21 anni, venne violentata e uccisa in Oklahoma il 7 dicembre 1982. Il caso rimase irrisolto per 5 anni, fino a quando una donna, con precedenti penali, indirizzò le indagini contro Ron Williamson, un giocatore di baseball professionista, bianco, con problemi di alcol e droga, e Dennis Fritz. Williamson, che all’epoca dei fatti aveva 29 anni, venne condannato a morte nel 1988, e Fritz all’ergastolo senza condizionale. Williamson nel 1994 si trovò a un passo dall'esecuzione, ma ottenne un rinvio da una corte federale. Assistito dai legali di Innocence Project, una importante associazione che ha seguito decine di casi di condannati a morte, Williamson ottenne un riesame dei reperti fisiologici, e un test del Dna scagionò completamente lui e il suo amico Fritz, indicando come il vero autore dello stupro fosse Glen Gore, un uomo che inizialmente era stato sospettato dalla polizia ma che, indirizzando i sospetti contro Williamson e Fritz, era stato escluso dalle indagini. In seguito Gore venne condannato a morte, e dopo un appello, la pena commutata in ergastolo senza condizionale. Williamson e Fritz vennero rilasciati nel 1999.
I due ottennero un risarcimento di diversi milioni di dollari, ma Williamson morì nel 2004 per cirrosi epatica, come conseguenza sia degli abusi di gioventù sia, si scrisse, per le quantità eccessive di sostanze psicotrope - clorpromazina in particolare - somministrategli negli anni di detenzione. Nel 2006 l’attore George Clooney aveva acquistato i diritti del libro di John Grisham “The innocent man” (pubblicato in italiano da Mondadori con il titolo “Innocente. Una storia vera”). Il progetto di ricavarne un film è stato abbandonato l’anno successivo. Williamson è elencato con il numero 78 nella Innocence List del DPIC.

(Fonti: Time.com, wsws.org, 05/01/2019)

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