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IRAN: EX SINDACO DI TEHERAN CONDANNATO A MORTE PER L’OMICIDIO DELLA MOGLIE

31 luglio 2019:

Mohammad Ali Najafi, un importante politico “riformista”, è stato condannato a morte il 30 luglio 2019 per uxoricidio. Najafi, 67 anni, matematico di ottimo livello, con un master al MIT di Boston, si era costituito alla polizia il 28 maggio di quest’anno, confessando di aver sparato alla propria seconda moglie, Mitra Ostad, 35 anni, che l’uomo accusava di adulterio.
Najafi ha sostenuto che al termine di un litigio “gli sarebbe partito accidentalmente un colpo di pistola”, ma sembra che in realtà dalla pistola mancassero 5 colpi, anche se solo uno aveva colpito la vittima al cuore, e uno al braccio.
Ostad era la seconda moglie di Najafi, una ex attrice che l’uomo aveva sposato un anno prima senza divorziare dalla prima moglie, cosa che è legale in Iran, ma socialmente non ben accetta.
Di fatto, poco dopo il secondo matrimonio Najafi aveva anche divorziato dalla prima moglie.
Najafi era stato sindaco di Teheran per 8 mesi dal 2017 al 2018, quando si era dimesso dopo le polemiche montate da circoli ultraconservatori sul fatto che nel marzo 2018 avesse assistito ad un saggio scolastico dove 6 bambine, pare di una scuola elementare, si esibivano in una danza per festeggiare la Festa della Mamma.
In Iran una bambina che ha passato i 9 anni viene considerata donna a tutti gli effetti, e assistere, peraltro ripreso da un video, in un teatro ad una danza di “6 donne” è stato giudicato “molto sconveniente” dalle autorità religiose nazionali. Najafi in precedenza era stato Ministro della Scienza, Ministro dell’Educazione, e anche, per 2 volte, Vice Presidente dell’Iran, una volta con la delega all’eredità culturale e al turismo, l’altra alla programmazione. Dopo la condanna di oggi, Najafi ha 20 giorni di tempo per fare appello alla Corte Suprema. Trattandosi di un processo per omicidio, Najafi è stato condannato in base al principio della Sharia che si chiama Qisas, ossia la legge del taglione. Come è noto, la Sharia prevede che, con il consenso delle parti e di un giudice, si svolga una trattativa “economica” tra famiglia della vittima e famiglia del condannato. Nel caso venga raggiunto un accordo, la famiglia del condannato versa alla famiglia della vittima un “prezzo del sangue” (Diya) e la condanna “Qisas” viene considerata estinta.

 

(Fonti: Khaleej Times, 30/07/2019)

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