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USA: 'BLACK LIVES MATTER', RAZZISMO O VIOLENZA SISTEMICA DELLA POLIZIA (E DEI PROCURATORI)?

14 giugno 2020:

Da alcuni anni Nessuno tocchi Caino pubblica il numero annuo di persone uccise dalla polizia. Il datonon è univoco, esiste u na fonte “ufficiale”, che sarebbe l’ufficio statistico del FBI, e poi esistono alcuni siti, spesso collegati ad importanti testate giornalistiche, che lavorano sullo stesso argomento. Le loro cifre sono diverse.
Per molti anni le statistiche ufficiali delle persone uccise dalla polizia erano contenute nel rapporto annuale sulla criminalità pubblicato Bureau of Justice Statistics, una struttura all’interno del Federal Bureau of Investigation (FBI). Il rapporto annuale, denominato “Crime in the United States” (CIUS), sotto la voce "justifiable homicides” (omicidi giustificati) indicava gli omicidi compiuti dagli agenti in servizio, e, a parte, dai privati cittadini per “legittima difesa”. L’opera dei siti indipendenti ha fatto venire alla luce il fatto che mentre il CIUS è fonte affidabile per gli omicidi “normali”, lo era molto meno per gli omicidi compiuti dalla polizia, stimati per molti anni a circa la metà dei dati reali.
I principali siti indipendenti che NtC consulta sono Fatal Encounters, Mapping Police Violence, Fatal Force e Killed by Police. Questi siti raccolgono i dati attraverso una accurata rassegna stampa anche di testate minori e locali. Fatal Force è forse il sito più “prestigioso”, visto che appartiene al Washington Post. Probabilmente però il sito più accurato, che fornisce dettagli che permettono di verificare ogni singola morte riportata, è Fatal Encounters. Fatal Encounters ha un database di oltre 28.200 vittime della polizia dal 1° gennaio 2000 ad oggi. Viene aggiornato una volta a settimana dal suo fondatore e direttore, il giornalista D. Brian Burghart. Burghart così descrive la “mission” del sito: “Credo che in una democrazia, i cittadini dovrebbero essere in grado di sapere quante persone vengono uccise dall’interazione con la polizia, perché, e se modificare l’addestramento o le linee guida della polizia possa essere un modo per diminuire il numero di uccisioni in cui è coinvolta la polizia”.
Secondo FE, le persone morte “nel corso di una interazione con la polizia” nel 2019 sono state 1.798, e quest’anno, con i dati aggiornati all’11 giugno, 928. Dividendo i casi secondo le cause della morte, nel 2019 1.346 persone sono state uccise “per arma da fuoco”, 31 “per taser”, 361 per “veicolo” (intendendo morte avvenuta nel corso di un inseguimento in auto), 8 per asfissia/strangolamento, e 52 per “altre cause”.
Nel 2020: 670 per arma da fuoco, 14 per uso del Taser, 212 “veicolo”, 6 per “asfissia” e 26 per altre cause.
Divise per sesso le vittime del 2019: 1.606 maschi, 176 femmine, 1 transgender, e 15 non specificati (perché il nome non è stato reso noto dalla polizia).
Del 2020: 828 maschi, 88 femmine, 1 transgender, 8 non specificati (perché il nome non è stato reso noto dalla polizia).
Divise per razza, le vittime del 2019: 628 “bianchi euro/americani”, 424 “neri afro/americani”, 233 “ispanici/latini”, 455 di “razza non specificata”, 16 “nativi americani o alaskani”, 4 “mediorientali”, 38 “asiatici o delle isole del Pacifico”.
Del 2020: 292 “bianchi euro/americani”, 184 “neri afro/americani”, 88 “ispanici/latini”, 349 di “razza non specificata”, 5 “nativi americani o alaskani”, 2 “mediorientali”, 8 “asiatici o delle isole del Pacifico”.
Divise per età, nel 2019, di 116 vittime non si conosce l’età, 14 avevano meno di 12 anni, 49 tra i 13 e i 17 anni, 140 tra i 18 e i 21, 421 tra i 22 e i 30, 754 tra i 31 e i 50, 262 tra i 51 e i 70, 40 tra i 71 e i 91. Le 2 vittime più giovani avevano 1 anno, le 2 più anziane 91.
Nel 2020, di 98 vittime non si conosce l’età, 6 avevano meno di 12 anni, 26 tra i 13 e i 17 anni, 69 tra i 18 e i 21, 206 tra i 22 e i 30, 382 tra i 31 e i 50, 126 tra i 51 e i 70, 15 tra i 71 e gli 89. La vittima più giovane aveva 1 anno, la più anziana 89.
Secondo Fatal Encounters, dal 2013 la polizia uccide ogni anno una media di 1.730 persone. Alcuni casi clamorosi nel corso degli anni hanno originato proteste, anche molto estese, che hanno avuto attenzione dai media di tutto il mondo, ma, stando alle cifre, non hanno generato nessun cambiamento nella linea di condotta della polizia, e dei procuratori distrettuali, che solo in rarissime occasioni avviano un’azione giudiziaria contro gli agenti coinvolti. Occorre infatti ricordare che negli Stati Uniti tutti i comandanti di polizia sono eletti dal popolo, così come lo sono i rappresentanti della pubblica accusa. Se la polizia uccide così tanto, e se i procuratori non perseguono gli agenti, se ne deve dedurre che questo comportamento è considerato “opportuno” dagli elettori statunitensi.
Uno studio del 2015 (vedi NtC 10/07/2018) condotto congiuntamente dal Washington Post e dalla Bowling Green State University aveva calcolato che negli ultimi 10 anni solo 54 agenti di polizia erano stati formalmente accusati di omicidio. Dei 54 poliziotti, 23 erano poi stati assolti, 12 condannati, e per 19 il procedimento era ancora aperto. Nei casi di condanna, la pena media era stata 4 anni. Philip M. Stinson, un criminologo della Bowling Green State University in Ohio ha aggiornato quello studio, ed ha rintracciato solo 110 agenti “non federali” accusati di omicidio o omicidio colposo dal 2005 ad oggi. Dei 110, 42 sono stati condannati, spesso per un reato minore, 50 sono stati assolti o “licenziati”, mente i restanti casi sono ancora aperti.
Dati aggiornati sono forniti anche da mappingpoliceviolence.org: per il 99% dei casi nei confronti degli agenti non viene avviata un’azione giudiziaria, e nel restante 1% dei casi, solo un processo su 4 è terminato con una condanna. Ossia, il 99,75% degli omicidi compiuti da agenti non viene sanzionato penalmente.
Mappingpoliceviolence ricava i suoi dati confrontando FatalEncounters.org, U.S. Police Shootings Database (che però non ha dati recenti) e KilledbyPolice.net (che per il 2019 conta 1.004 uccisioni). Mapping per il 2019 conta un totale di 1.098 persone uccise dalla polizia. Mapping valuta che il 24% delle vittime sia “nero”, nonostante i neri costituiscano solo il 13% della popolazione Usa. Mapping, confrontando le vittime della polizia con la popolazione complessiva, calcola che il tasso di omicidi che colpisce i neri è del 6,6 per milione di abitanti, gli ispanici del 3,8, e i bianchi del 2,5.
Mapping ricorda che in teoria una recente legge, Death in Custody Reporting Act, imporrebbe alla polizia, o meglio, alle oltre 18.000 polizie locali degli Usa, di rendere disponibili i dati sulle persone morte “mentre sotto la custodia della polizia”. In realtà, dice Mapping, “le forze dell'ordine in tutto il paese non sono riuscite a fornirci nemmeno le informazioni di base. Non è chiaro se i dipartimenti di polizia si conformeranno effettivamente a questo obbligo e, anche se decidono di riportare queste informazioni, potrebbero passare diversi anni prima che i dati siano completamente raccolti, compilati e resi pubblici”.
Dal 2013 al 2019 secondo FE la polizia ha ucciso 12.110 persone. Nello stesso arco di tempo gli Stati Uniti hanno compiuto 192 esecuzioni.
Questo significa che la polizia, prima ancora di un processo, ha ucciso 63 volte più persone di quante ne siano state messe a morte a seguito di una procedura giudiziaria. Questo è un ulteriore paradosso del costosissimo sistema della “pena capitale” negli Usa: una volta arrestato, un imputato, se rischia una condanna a morte, ha diritto ad un surplus di garanzie rispetto ad un imputato normale. Questo surplus di garanzie fa sì che portare un imputato dall’arresto all’esecuzione costi 3 volte di più che non mantenerlo tutta la vita in carcere con una condanna all’ergastolo senza condizionale. Come se non bastasse, questo surplus di garanzie, tutte confermate più volte dalla Corte Suprema, è inutile se poi si lascia carta bianca alla polizia che uccide migliaia di persone solo “sospettate” di un reato, spesso nemmeno di un reato grave.
In queste settimane, dopo il video che mostrava l’uccisione di George Floyd, seguita nei giorni successivi da altri video altrettanto espliciti contro altri uomini di colore, in tutto il mondo si è manifestato all’insegna dello slogan “Black Lives Matter”. Il movimento Black Lives Matter fu fondato nel luglio 2013, dopo l’assoluzione dell’uomo (non un agente) che, nel 2012, aveva ucciso Trayvon Martin, un diciassettenne afroamericano estraneo a qualsiasi comportamento violento. Il tema del razzismo della polizia è certamente importante, ma non basta da solo a spiegare tutto. Come abbiamo detto in precedenza, Fatal Encounters elenca 28.200 vittime della polizia dal 1° gennaio 2000 ad oggi. Queste vittime sono 13.337 bianche, 7.612 nere, 4.556 ispaniche, e altre circa 2.500 di altre minoranze o non specificate. Se le vittime bianche sono, come numeri assoluti, quasi il doppio di quelle nere, non ci si può limitare a dire che la polizia sia “razzista”. Il vero problema sembra essere che la polizia spara a tutti, lo fa da molti anni, e da molti anni i capi della polizia vengono rieletti, e vengono rieletti i procuratori che non fanno nulla per modificare questo trend.
Un esaustivo articolo del Washington Post dell’8 giugno (https://www.washingtonpost.com/investigations/protests-spread-over-police-shootings-police-promised-reforms-every-year-they-still-shoot-nearly-1000-people/2020/06/08/5c204f0c-a67c-11ea-b473-04905b1af82b_story.html) tocca tutti i punti di cui sopra, e aggiunge una propria analisi: gli scandali sull’uso eccessivo della forza negli anni passati hanno portato ad una diminuzione dei morti per “interazione con la polizia” nelle grandi città, ma ad un aumento nelle aree rurali, con il risultato che, nel complesso, i morti non calano. Secondo WP, è evidente che nelle aree metropolitane il processo di selezione, anche politica, dei capi della polizia è più strutturato, mentre nelle aree isolate e rurali le cose cambiano più lentamente.
Il Washington Post, notoriamente una testata “liberal”, è attento nel ricordare ai suoi lettori che negli Stati Uniti vengono compiuti ogni anno in media tra i 14.000 e i 15.000 omicidi “volontari”, e che quasi 40.000 persone l’anno muoiono a causa delle armi da fuoco. Rapportati a questi numeri le morti causate dalla polizia, scrive WP, “sono una piccola percentuale”.
“Statista”, una importante testata USA, nel settembre 2019 ha pubblicato i propri dati sugli omicidi avvenuti negli Usa nel 2018. Statista ha contato 14.123 omicidi di primo o secondo grado, escludendo quindi i preterintenzionali e i colposi (https://www.statista.com/statistics/251877/murder-victims-in-the-us-by-race-ethnicity-and-gender/).

(Fonti: Nessuno tocchi Caino, 14/06/2020)

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