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IL ‘PARADOSSO’ DI UN SISTEMA DI GIUSTIZIA PENALE CHE INVECE DI RIDURRE IL CRIMINE LO ALIMENTA

14 marzo 2021:

Porzia Addabbo su Il Riformista del 12 marzo 2021

L’eccesso di durezza di un sistema giudiziario e penitenziario non solo non funziona, nel senso che non rende la società più sicura, ma è anche controproducente, nel senso che contribuisce a mantenere un livello di violenza diffusa che è molto superiore a quello dei sistemi meno “giustizialisti”.
Invitata per conto di Nessuno tocchi Caino a un convegno a Cascina il 2 marzo scorso, ho presentato una scheda comparativa tra USA e Italia che evidenzia il “paradosso” di un sistema di giustizia penale che invece di ridurre il crimine lo alimenta. Il convegno dal titolo “La storia di Greg” era dedicato a Gregory Summers, un detenuto che è stato giustiziato in Texas il 25 ottobre 2006 ma aveva chiesto di essere sepolto in Toscana, il primo Stato (come Granducato) che nel 1786, per la prima volta in Europa, ha abolito tortura e pena di morte.
Il confronto tra Stati Uniti e Italia mostra delle differenze molto significative: gli USA hanno 330 milioni di abitanti, l’Italia 60 (loro sono 5 volte e mezza più popolosi di noi); gli USA hanno 2.100.000 persone in carcere, l’Italia 53.000 (se noi fossimo quanti gli statunitensi, avremmo 291.000 persone in carcere, ne abbiamo invece 7,2 volte di meno); negli USA si verificano ogni anno una media di 16.500 omicidi, in Italia 315 (è come se l’Italia, in proporzione, avesse 3.000 omicidi, invece ne abbiamo 9,5 volte di meno); negli USA oltre 203.000 persone stanno scontando l’ergastolo, in Italia 1.784 (è come se l’Italia, a parità di popolazione, avesse 36.900 ergastolani, invece ne abbiamo più di 20 volte di meno).
Negli Stati Uniti la polizia uccide in media, ogni anno, circa 1.800 cittadini, e in media altri 400 omicidi, compiuti da cittadini, non vengono perseguiti perché considerati “giustificati” ai sensi delle leggi sulla legittima difesa. Sebbene in Italia manchi trasparenza su questa categoria di uccisioni, è probabile però che si tratti comunque di cifre basse, che non dovrebbero superare, di media, i 20 casi l’anno. Seguendo la proporzione statunitense, la polizia dovrebbe uccidere in media 330 persone l’anno, e 70 dovrebbero essere i casi di “legittima difesa”. Se diamo per buona la cifra complessiva desunta di 20, in Italia le “uccisioni giustificate” sono in proporzione 16,5 volte di meno che negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti in media il 40% degli omicidi rimane irrisolto. Alcune contee “iconiche”, in stati mantenitori, hanno statistiche particolari. La Miami-Dade County, quella dove sono ambientati i telefilm “CSI Miami”, con “Orazio” e i suoi elegantissimi colleghi che risolvano brillantemente tutti i casi, ha avuto nel 2019 il 51% degli omicidi irrisolti. In Italia, nel 2019, sono rimasti irrisolti il 24% degli omicidi.
Quindi la polizia statunitense, più numerosa, più armata, meglio pagata, e con potere di vita e di morte quasi illimitato sui cittadini non è affatto più efficiente di quella europea, continente in cui, in alcune nazioni, la polizia gira disarmata, e per poter estrarre un’arma conservata in un vano corazzato nel portabagagli dell’auto di servizio deve prima chiedere via radio il permesso, e ottenere dalla centrale un codice numerico di sblocco.
Gli Stati Uniti uccidono in media 20 persone l’anno attraverso esecuzioni “legali”, ossia dopo una serie di processi, mentre in Italia l’ultima esecuzione risale all’immediato dopoguerra, al 1947. Anche il fatto che in 28 dei 50 stati sia in vigore la pena di morte non sembra dare agli USA nessun vantaggio rispetto all’Europa, dove la pena di morte è in vigore nella sola Bielorussia, nazione dell’ex blocco sovietico che appartiene “geograficamente” all’Europa, ma “politicamente” non fa parte né dell’Unione Europea né del Consiglio d’Europa. Per quanto sia considerata in ambito internazionale una dittatura “de facto”, la Bielorussia fa un uso “moderato” della pena di morte, con una media di 2 esecuzioni l’anno negli ultimi 10 anni. C’è da dire che il tasso di criminalità violenta di USA e Bielorussia sono molto simili, in media oltre il quadruplo rispetto alla “Vecchia Europa”.
Detto tutto questo, ossia che l’Italia tiene in carcere, in proporzione, 7 volte meno cittadini degli USA, che ne condanna all’ergastolo 20 volte di meno, che le nostre forze dell’ordine uccidono “senza processo” almeno 20 volte meno di quelle USA, che noi non giustiziamo nessuno da 74 anni, detto tutto questo, noi abbiamo un tasso di omicidi che è 10 volte più basso di quello statunitense. Cifre in
media con quelle italiane le hanno gli altri grandi paesi europei che per popolazione possono essere paragonati all’Italia: la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, e la Spagna.
Alla luce di questi semplici dati, si può dire che la tradizione europea di “garantismo” e di un uso complessivamente “moderato” della repressione e della punizione sembra funzionare nel tenere basso il livello di violenza e/o criminalità, mentre il modello statunitense “law and order” non sembra avere nessun effetto migliorativo sulla società su cui insiste.

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