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Reuters (logo)
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USA - Indagine della Reuters: oltre 3.000 morti l'anno nelle prigioni statunitensi

16 ottobre 2020:

Monitorato da Reuters il 20% delle carceri Usa: 625 morti l’anno, 2/3 prima del processo.
Uno studio della Reuters sulla mortalità nelle carceri statunitensi, condotto su una parte delle carceri di bassa e media sicurezza, individua 7500 morti negli ultimi 12 anni. Se il dato venisse moltiplicato per 5, senza tener conto che nelle carceri di alta o massima sicurezza la percentuale di decessi potrebbe essere più alta, i decessi nelle prigioni Usa assommerebbero a circa 3.125 l’anno.
La nota agenzia di stampa ha presentato più di 1.500 richieste di documenti pubblici per raccogliere dati sulla popolazione di detenuti di più di 523 prigioni statunitensi, sull'assistenza sanitaria che ricevono, e sulle morti.
Si tratta di uno studio su quelle che negli Usa vengono chiamate “jail”, ossia le prigioni “locali”, gestite dagli uffici degli sceriffi delle varie contee. Sono prigioni o per detenuti in attesa di processo o, una volta effettuato il processo, per detenuti condannati per reati non gravi. Come è noto il sistema penitenziario degli Stati Uniti ha poi un sistema statale di “prisons”, ossia prigioni non a livello di contea, ma di stato, dove dopo il processo vengono inviati i detenuti con reati gravi. Oltre a quelle statali, esistono anche le “prisons” federali”.
L’ultimo conteggio (vedi NtC 24/04/2019) poco più di un anno fa contava nei 2 sistemi carcerari statunitensi un totale do poco più di 2.200.000 detenuti: circa 730.000 nelle “jails”, poco meno di 1.300.000 nelle “prisons”, e 180.000 nelle “prisons” federali”.
Come criterio Reuters ha scelto le “jails” che hanno una presenza media giornaliera di almeno 750 detenuti, e comunque le 10 più popolose di ogni stato. Reuters calcola di aver preso in considerazione i dati “equivalenti” a 445.106 detenuti l’anno. Se il totale dei detenuti Usa è 2.200.000, 445.000 rappresenta il 20,2%
I dati non includono sei stati, poco popolati, in cui jails e prisons sono difficili da distinguere perché gestite da strutture statali unificate: Alaska, Connecticut, Delaware, Hawaii, Rhode Island e Vermont.
In totale Reuters ha individuato, dal 2008 al 2019, 7.571 decessi, così suddivisi dai rapporti ufficiali:
Suicidi 2.075, Omicidi 206, Droghe / alcol 618, Malattia 3.802, Infortuni 153.
Dei suicidi, Reuters indica che 3/4 si sono uccisi prima del processo, o addirittura prima del rinvio a giudizio.
Un caso tra gli altri. Harvey Hill non voleva andarsene dal cortile di John Finnegan. Era rimasto sotto la pioggia battente, ridendo del cielo, e mettendo in allarme la moglie del suo ex capo. Finnegan ha telefonato al 911.
Ricorda di aver detto all’agente in arrivo "Ha bisogno di una valutazione mentale". Invece, Hill è stato accusato di violazione di domicilio e arrestato con una imputazione che potrebbe prevedere una multa fino a 500 dollari. Invece è stata una condanna a morte.
Il giorno successivo, il 6 maggio 2018, le condizioni di Hill sono peggiorate. È andato su tutte le furie al Madison County Detention Center di Canton, Mississippi, lanciando una scacchiera e colpendo una guardia con un vassoio del pranzo.
Tre guardie hanno affrontato il 36enne, accecandolo con uno spray al pepe e, una volta a terra, dandogli ripetutamente calci alla testa. Dopo averlo ammanettato, 2 guardie hanno sbattuto Hill contro un muro di cemento. La scena è ripresa da una telecamera di sorveglianza, video che solo ora è possibile vedere.  Lo hanno portato in doccia, dove non ci sono telecamere, e qui, secondo un'indagine statale, lo hanno picchiato di nuovo, ancora ammanettato. Le guardie hanno messo a verbale che Hill era combattivo, esibendo una forza sorprendente che richiedeva l’uso della forza.
Un altro video mostrava Hill che si contorceva per il dolore in infermeria, dove era stato visitato da un'infermiera, ma non curato. La legge del Mississippi impone che un medico o un infermiere con credenziali superiori prendano decisioni sugli interventi medici. Ma Hill è stato mandato direttamente in cella di isolamento, dove una guardia lo inchiodò a terra, gli tolse le manette e lo lasciò disteso sul cemento. Hill strisciò verso il bagno. Poi ha smesso di muoversi.
Nessuno lo ha controllato per 46 minuti. Quando lo hanno fatto, non aveva polso. In poche ore era morto.
Le vittime come Hill sono tipiche: trattenute con accuse minori, e muoiono senza mai passare da un tribunale. Almeno 2/3 dei detenuti morti identificati da Reuters, 4.998 persone, non sono mai stati condannati per le accuse per le quali erano stati arrestati.
A differenza delle “prisons” statali e federali, che detengono persone condannate per reati gravi, le “jails” sono destinate a detenere persone in attesa di giudizio o processo, o coloro che scontano pene brevi. Il bilancio dei detenuti che muoiono senza una risoluzione del caso sovverte un principio fondamentale del sistema di giustizia penale degli Stati Uniti: innocenti fino a prova contraria.
"Molte persone stanno morendo, e non sono mai state condannate, e questo è ovviamente un grosso problema", ha detto Nils Melzer, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e altre pene disumane, dopo aver esaminato i risultati della Reuters. "Devi fornire un giusto processo in tutti questi casi, devi fornire condizioni di detenzione umane in tutti questi casi e devi fornire assistenza medica in tutti questi casi".
La Costituzione degli Stati Uniti garantisce ai detenuti i diritti fondamentali, ma tali disposizioni sono difficili da applicare. Il Quattordicesimo Emendamento garantisce un trattamento equo ai detenuti in custodia cautelare, ma "equo" è aperto all'interpretazione da parte di giudici e giurie. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il divieto dell'Ottavo Emendamento di punizioni crudeli proibisce "la deliberata indifferenza verso le gravi esigenze mediche dei prigionieri", ma dimostrare la negligenza deliberata è difficile. Il Sesto Emendamento assicura processi rapidi, ma non definisce rapidi.
L'analisi della Reuters ha rivelato una confluenza di fattori che possono trasformare brevi soggiorni in carcere in condanne a morte. Molte carceri non sono soggette a standard verificabili per il loro funzionamento o l'assistenza sanitaria che forniscono. Di solito ricevono poca o nessuna supervisione. E i requisiti della cauzione intrappolano i detenuti più poveri in custodia cautelare per lunghi periodi. Nel frattempo, le popolazioni di detenuti sono diventate più malate, più danneggiate da malattie mentali e afflitte da dipendenze.
I 7.571 decessi identificati da Reuters riflettono queste carenze. La maggior parte è morta per malattia, a volte in mancanza di un'assistenza sanitaria di qualità. Più di 2.000 si sono tolti la vita a causa di esaurimenti mentali, di cui circa 1.500 in attesa di processo o anche solo di rinvio a giudizio. Un numero crescente - più di 1 su 10 lo scorso anno - è morto per gli effetti acuti di droghe e alcol. Quasi 300 sono morti dopo aver languito dietro le sbarre, senza condanna, per un anno o più.
Come con gran parte del sistema di giustizia penale degli Stati Uniti, il prezzo più alto lo pagano i neri americani, come Hill. I detenuti bianchi hanno rappresentato circa la metà delle vittime. Gli afroamericani rappresentavano almeno il 28%, più del doppio della loro quota della popolazione statunitense, una disparità alla pari con l'alto tasso di incarcerazione dei neri. Reuters non è stata in grado di identificare la razza del 9% dei detenuti che sono morti.
Le morti in carcere tipicamente attirano l'attenzione a livello locale, ma sfuggono al controllo delle autorità esterne, una lacuna nella supervisione che indica un problema nazionale: il sistema americano di conteggio e monitoraggio delle morti in carcere non funziona.
Le oltre 3.000 “jails” americane sono in genere gestite da sceriffi di contea o polizia locale. Spesso sono sotto-equipaggiati e a corto di personale, con funzionari o politici locali che tagliano continuamente i fondi perché vedono la detenzione come un onere di bilancio. Una quota crescente delle carceri ha affidato l’assistenza sanitaria a società private.
Tuttavia non ci sono standard nazionali applicabili per garantire che le carceri soddisfino i requisiti costituzionali per la salute e la sicurezza dei detenuti. Solo 28 stati hanno adottato i propri standard per colmare il divario. E gran parte della supervisione che esiste è comunque circondata da una cortina di segretezza.
Il Bureau of Justice Statistics del Dipartimento di Giustizia ha raccolto dati sulla mortalità dei detenuti per 2 decenni, ma le statistiche per le singole carceri sono tenute nascoste al pubblico, ai funzionari governativi e alle agenzie di supervisione ai sensi di una legge del 1984 che limita il rilascio dei dati BJS. I funzionari dell'agenzia affermano che la discrezione è fondamentale perché incoraggia gli sceriffi e la polizia a segnalare i dati sulle loro morti ogni anno.
La segretezza ha un costo: i responsabili politici locali non possono sapere se i tassi di morte delle loro carceri sono più alti di quelli di comunità simili. I gruppi che difendono i diritti dei detenuti non possono ottenere dati sulla mortalità in carcere da usare a sostegno di casi giudiziari. Gli stessi avvocati del Dipartimento di Giustizia, incaricati di intraprendere azioni legali quando le strutture di correzione violano gli standard costituzionali, non sono in grado di identificare prontamente le carceri in cui un alto numero di morti giustifica un'indagine federale.
"Se c'è un alto tasso di mortalità, significa che c'è un problema", ha detto Julie Abbate, ex vice capo della Sezione Contenzioso Speciale del Dipartimento di Giustizia, che fa rispettare i diritti civili nelle carceri. Pubblicizzare questi tassi "renderebbe molto più difficile nascondere una prigione malfunzionante".
Il Dipartimento di Giustizia pubblica ampi rapporti statistici sulle tendenze a livello statale o nazionale. Ma anche quei numeri di decessi non sempre raccontano la storia completa.
Alcune prigioni non informano il BJS delle morti. Alcuni li segnalano in modo impreciso, elencando omicidi o suicidi come incidenti o malattie, ha scoperto Reuters. Il consulente del Dipartimento di Giustizia Steve Martin, che ha ispezionato più di 500 “jails” e “prisons” statunitensi, ha affermato che in tutti i casi su cui ha indagato, ricorda che solo un omicidio è stato segnalato con precisione. Gli altri sono stati classificati come "insufficienza medica, respiratoria o altro".
Altre carceri trovano altri modi per tenere i decessi fuori dai registri, come il "rilascio" di detenuti che sono stati ricoverati in ospedale in gravi condizioni, forse per un tentativo di suicidio o una crisi medica, quindi non sono nel registro della prigione quando muoiono. Gli sceriffi a volte li definiscono come "liberazioni compassionevoli" che consentono alle famiglie dei detenuti di trascorrere le ultime ore insieme senza la supervisione delle forze dell'ordine.
In tutto, Reuters ha identificato almeno 59 casi in 39 carceri in cui le morti di detenuti non sono state segnalate alle agenzie governative o incluse nei conteggi forniti alla Reuters stessa.
Lo studio della Reuters rileva che il tasso di mortalità nelle carceri statunitensi è in aumento.
Il Dipartimento di Giustizia è diventato più riservato sui dati sui decessi sotto l'amministrazione Trump. Sebbene il BJS non abbia mai pubblicato dati sulla mortalità carcere per carcere, tradizionalmente pubblica statistiche aggregate ogni due anni circa. Il rapporto del 2016 ad oggi non è ancora stato pubblicato.
E, ha detto un portavoce del Ministero della Giustizia, non ci sono "piani" per pubblicare rapporti futuri contenenti anche dati aggregati sulle morti di detenuti.
I ritardi nel rapporto sono "un oltraggio", ha detto il deputato Bobby Scott, un democratico della Virginia che nel 2000 è stato coautore, con un collega repubblicano, della legge che prevedeva l’obbligo di segnalare i decessi. Scott nel 2014 ha co-firmato un’altra legge, un aggiornamento della precedente, che limita i fondi delle sovvenzioni federali quando le carceri non segnalano dovutamente i decessi. Si è scoperto infatti che le jails facevano le segnalazioni, ma non all’agenzia statale prevista dalla legge, ma ad un’altra agenzia, che non rilasciava dati carcere per carcere, ma solo complessivi. La legge aggiornata deve ancora essere implementata.
"Il punto", ha detto Scott, "è che sospettiamo che molte delle morti siano prevenibili ed evitabili con determinati protocolli: migliori protocolli per il suicidio, migliore assistenza sanitaria, migliori rapporti tra guardie e prigionieri. Devi avere informazioni a livello di singola prigione. Non hai modo di indirizzare realmente un'azione correttiva se non li hai."
Poiché il governo non rilascerà i dati sulle morti prigione per prigione, la Reuters ha compilato i propri. L'agenzia di stampa ha monitorato le morti in carcere nel corso della dozzina di anni dal 2008 al 2019 per creare il più grande database di questo tipo al di fuori del Dipartimento di Giustizia. I giornalisti hanno presentato più di 1.500 richieste di documenti per ottenere informazioni sui decessi in 523 delle oltre 3.000 jails statunitensi: ogni carcere con una popolazione media di 750 o più detenuti e le 10 più grandi in quasi tutti gli stati. Insieme, queste jails ospitano una media di circa 450.000 detenuti al giorno, ovvero circa 3 su 5 a livello nazionale, visto che si calcola che il sistema delle prigioni locali ospiti una media di 730.000 detenuti al giorno.
Una scoperta: dall'ultimo rapporto del Dipartimento di Giustizia, per il 2016, il tasso di morte nelle grandi carceri ha continuato a salire, arrivando a +8% nel 2019, il punto più alto nel periodo di 12 anni del 2008-2019 esaminato da Reuters. In quel periodo, il tasso di suicidi è diminuito poiché molte strutture hanno avviato iniziative di sensibilizzazione e risposta al suicidio. Ma il tasso di mortalità per overdose di droga e alcol è aumentato di circa il 72% durante la cosiddetta “epidemia di oppioidi” che ha attraversato gli Usa.
I dati rivelano anche decine di grandi carceri con alti tassi di morte, di cui 2 dozzine con tassi di mortalità doppi rispetto alla media nazionale.
Tali dati "sarebbero stati effettivamente molto utili ai fini dell'applicazione delle norme", ha affermato Jonathan Smith, che ha diretto la Sezione Contenzioso speciale del Dipartimento di Giustizia dal 2010 al 2015.
Pochi studi e poche riforme.
Una visione dettagliata delle morti in carcere può salvare vite umane.
Nel 2016, il Dipartimento di Giustizia ha iniziato a indagare sulla prigione regionale di Hampton Roads a Portsmouth, in Virginia, dopo che il procuratore generale dello stato Mark Herring e gruppi locali per i diritti civili hanno chiesto un'indagine a seguito di diverse morti di detenuti. Reuters ha scoperto che la prigione, che serve 5 giurisdizioni, ha registrato una media di 3,5 morti per mille detenuti negli anni dal 2009 al 2019, più del doppio della media nazionale di 1,5 morti.
Nel dicembre 2018, il Dipartimento di Giustizia ha affermato che la prigione da 900 posti letto ha violato i diritti dei detenuti non riuscendo a fornire un'adeguata assistenza medica e mentale. L'autorità regionale che gestisce la prigione ha accettato un "decreto di consenso", applicato da un giudice federale, per garantire un migliore trattamento dei prigionieri.
Le morti dei detenuti sono diminuite dopo l'accordo, che ha richiesto un aumento del personale, una migliore formazione e servizi medici potenziati. La prigione ha riportato due vittime nel 2019 e una fino a maggio, in calo rispetto alla media di cinque all'anno nei 4 anni precedenti.
Questa è stata una delle ultime indagini carcerarie del Dipartimento di Giustizia. Dal 2008 al 2018, il dipartimento ha aperto 19 indagini sulle carceri, tre durante il mandato del presidente Trump. Dal 2018 però, nessuna nuova indagine.
Un promemoria diffuso nel novembre 2018 dall'allora Procuratore Generale Jeff Sessions ha posto ostacoli burocratici al monitoraggio delle carceri. In un'intervista telefonica, Sessions ha detto alla Reuters che la politica da lui stabilita aderiva agli standard della Corte Suprema su quando le indagini potevano essere "appropriate" e "giustificate".
In assenza di controllo federale, gli stati hanno un mosaico di linee guida.
17 stati non hanno regole o meccanismi di controllo per le carceri locali, secondo la ricerca Reuters e uno studio in sospeso di Michele Deitch, uno specialista del sistema penitenziario presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell'Università del Texas. In altri 5 stati a bassa popolazione, tutte le strutture di detenzione sono gestite da agenzie di correzione statale. Gli altri 28 hanno una qualche forma di standard, come la valutazione della salute dei detenuti all'arrivo o il controllo dei detenuti suicidi a intervalli prescritti. Eppure questi standard sono spesso minimi, e in almeno 6 degli stati, le agenzie che li scrivono mancano del potere di applicazione o dell'autorità per deferire carceri inferiori agli standard per le indagini.
Secondo Deitch, queste lacune rendono ancora più importanti statistiche complete a livello nazionale. "Non puoi avere una buona politica senza buoni dati", ha detto. "I dati ci dicono cosa sta andando bene e cosa sta andando male."
Senza dati sulla mortalità carcere per carcere, anche le carceri con tassi di mortalità molto alti possono sfuggire all'intervento ufficiale per anni, e le autorità locali possono rimanere cieche di fronte alla gravità dei problemi che le loro strutture devono affrontare. Un esempio è il carcere della contea di Marion in Indiana, una struttura decrepita di 65 anni che lo stesso dipartimento dello sceriffo ha soprannomina "The Fossil", il fossile.
Troppo pieno e con carenza di personale, il carcere della contea di Marion ha avuto almeno 45 morti dal 2009 al 2019. Tuttavia, i funzionari locali hanno respinto le richieste di 2 sceriffi consecutivi per ulteriori finanziamenti per rafforzare il personale e costruire una nuova struttura.
Reuters ha scoperto che la prigione è tra le 2 dozzine con un tasso di mortalità medio, 3,5 morti ogni 1.000 detenuti, almeno il doppio della media nazionale dal 2009 al 2019. E il suo record era preoccupante su uno dei problemi più difficili che affliggono le carceri: il suicidio, che ha rappresentato più di 1/4 di tutte le morti nelle carceri statunitensi.
Thomas Shane Miles, un padre sposato di 2 figli, ha lottato per anni con la malattia mentale e la dipendenza da oppioidi quando è stato arrestato nel 2016 per possesso di droga. Il secondo giorno in prigione, si è buttato giù da una scala e ha ingoiato il contenuto di un impacco di ghiaccio chimico.
Attivata nei suoi confronti la sorveglianza antisuicidio, a Miles è stato dato un "camice da suicida" - un pesante camice da ospedale chiuso con velcro - e posto in una cella monitorata. Le politiche della prigione, così come le linee guida dell'American Bar Association, impongono che i detenuti suicidi siano monitorati continuamente.
Il 6° giorno, Miles ha ricevuto una uniforme da carcere “normale” per un'udienza, e scortato lungo un corridoio sotterraneo fino a una cella di detenzione sotto l'edificio del tribunale adiacente - una cella senza monitor video o visuale libera per gli agenti. Rimasto solo, ha strappato una striscia di stoffa dal colletto, l'h avvolta sul cardine di una porta e si è impiccato. È stato trovato privo di sensi 30 minuti dopo essere entrato nella cella. Un'indagine interna ha detto che l'agente di sorveglianza ha registrato i suoi turni dopo il fatto, lasciando poco chiaro quando Miles sia stato controllato.
In una causa per "morte ingiusta" che si è conclusa a settembre, la famiglia di Miles ha sostenuto che, nonostante fosse stato identificato come a rischio di suicidio, gli erano stati dati i mezzi e l'opportunità di uccidersi. L'ufficio dello sceriffo ha negato la cattiva condotta e ha nell'accordo ha affermato di non aver ammesso alcun illecito. I dettagli non sono stati divulgati.
Il suicidio di Miles è stato il settimo in carcere in poco meno di 15 mesi. Il tasso di suicidi del Fossil lo ha classificato tra le prime 20 carceri nello studio Reuters.
Nel 2016, lo sceriffo ha definito il problema del suicidio "un'epidemia", ma i funzionari della contea hanno respinto le richieste di ulteriori finanziamenti. Sebbene la contea sapesse di avere un problema di suicidi, non c'era modo di sapere come lo affrontasse. Come tutti gli altri funzionari, i dirigenti della Marion County non avevano accesso alle statistiche del Dipartimento di Giustizia.
L’incarico per lo sceriffo di gestire la prigione spesso "è arrivata seconda" in un sistema di bilancio che la unifica, ma in un certo senso la contrappone, al normale lavoro, e bilancio economico, della polizia di Indianapolis, ha detto Frank Mascari, che siede nel consiglio della città-contea. "Sapevamo che c'erano stati dei morti" in prigione, ha detto, "ma non avevamo le statistiche" per sapere che i tassi erano straordinari.
Dal 2015 al 2017, il budget dello sceriffo è cresciuto di poco più dell'1% all'anno, mostrano i dati dell'audit. La popolazione dei detenuti è aumentata del 12% in quel periodo, a causa di un aumento degli arresti e della legislazione statale che impone che alcuni criminali di basso livello scontino la pena nelle carceri della contea, non nelle carceri statali.
Lo sceriffo ha avviato iniziative di prevenzione del suicidio, assunto assistenti sociali e addestrato agenti per individuare gli avvertimenti di suicidio. Dal 2017 al 2019, il numero di suicidi è sceso a 2 all'anno, ma il personale è rimasto estremamente poco, poiché gli agenti si licenziavano per andare a lavorare in prigioni di contee confinanti, dove gli stipendi erano migliori.
Le morti in carcere sono rimaste ostinatamente alte nonostante il calo dei suicidi, arrivando a 6 lo scorso anno, il bilancio più pesante in più di un decennio, guidato in parte da overdose di droga e alcol. Tuttavia, non c'è stato alcun intervento statale o federale.
Nel luglio 2018, Kyra Warner, 30 anni, è rimasta tranquilla circa 90 minuti dopo essere arrivata in prigione. Mentre i suoi arti si contraevano, le compagne di cella hanno chiesto aiuto, dicendo a infermiere e agenti che la Warner aveva detto che aveva usato metanfetamine e il farmaco anti-ansia Xanax.
Il video della prigione mostra la Warner incapace di camminare da sola mentre gli agenti la trasferiscono in una cella di isolamento monitorata, dove l'hanno lasciata sul pavimento, ancora contratta. Per le 2 ore successive è stata controllata “periodicamente”, e a tutti i controlli era priva di sensi. All’ultimo controllo il personale medico ha riscontrato assenza di battito cardiaco. È stata dichiarata “morta per overdose accidentale”.
"Gli agenti che vengono messi di guardia in queste situazioni non sono addestrati dal punto di vista medico", ha detto Rich Waples, un avvocato che si occupa della causa per omicidio colposo in corso della famiglia contro lo sceriffo e Wellpath, la società che fornisce l'assistenza sanitaria del carcere. "Se avesse ricevuto cure immediate, avrebbero potuto neutralizzare gli effetti di quei farmaci".
I dirigenti della prigione hanno respinto l’accusa, sostenendo che gli deputati avevano controllato la Warner numerose volte, ma, hanno aggiunto, gli agenti non sono paramedici professionisti. Anche Wellpath ha respinto le accuse, negando qualsiasi tipo di comportamento improprio o sbagliato.
"Non siamo costruiti per essere il più grande ospedale psichiatrico dello stato", ha detto il colonnello James Martin, che sovrintende alla prigione. "Non siamo costruiti per essere la più grande struttura di disintossicazione dello stato." Eppure la prigione ha "più letti di disintossicazione di qualsiasi singolo ospedale nello stato".
Le carenze della prigione sono state documentate, inclusa una revisione commissionata dalla contea nel 2016 che ha trovato Fossil "antiquato", con personale inadeguato e difetti di progettazione che ostacolano gravemente il monitoraggio dei detenuti. Nel 2018, dopo che un altro studio indipendente ha evidenziato i problemi del carcere, la contea ha approvato la costruzione di un nuovo complesso penitenziario da 580 milioni di dollari, con strutture dedicate per il trattamento di malattie mentali e abuso di sostanze. Nel 2022, il Fossile sarà storia.
Un altro difetto nel sistema statunitense per il monitoraggio degli incidenti mortali in carcere è la divulgazione fuorviante. Il John E. Polk Correctional Facility nella contea di Seminole, in Florida, ha segnalato al Dipartimento di giustizia un decesso nel 2019.
Ma almeno un altro decesso in questa prigione non è stato riportato nei documenti ufficiali.
Il 2 giugno 2019, Thomas Harry Brill, 56 anni, è stato trovato appeso a un lenzuolo nella sua cella. Il personale, ha detto il carcere, ha cercato di rianimarlo, ma senza successo. È stato dichiarato morto in un vicino ospedale. Il portavoce dello sceriffo Kim Cannaday ha detto che "è stato rilasciato dalla nostra custodia" prima di morire. "Pertanto, tecnicamente non sarebbe considerato un decesso in custodia."
La sorella di Brill, Tracy, è rimasta scioccata nell'apprendere che la sua morte era stata esclusa dal conteggio ufficiale della prigione. "Stanno cercando di aggirare le loro responsabilità", ha detto alla Reuters. "Stanno giocando con i numeri. È semplicemente sbagliato."
Thomas era laureato in matematica, ha detto la sorella, e per anni aveva vissuto su una barca a vela. Da tempo stava lottando con una malattia mentale. Poi ha preso un aereo per andare a San Diego, in Florida, per vedere una barca.
Senza soldi, è stato trovato in un'auto rubata e arrestato, ma non poteva permettersi la cauzione. È morto prima di essere condannato. "Aveva bisogno di 500 dollari per uscire", ha detto la sorella. "La sua morte è stata un orribile e ridicolo spreco."
Il database dei decessi della Reuters punta anche a un altro vantaggio della raccolta e pubblicazione dei tassi di mortalità nelle carceri: può identificare un numero insolito di vittime nelle carceri che in genere ne hanno pochi. Uno è il centro di detenzione della contea di Madison nel Mississippi, dove Harvey Hill è morto dopo essere stato picchiato dalle guardie.
Il carcere ha avuto morti occasionali e in diversi anni non ne ha denunciato nessuno. Eppure nel 2018 ha avuto due morti, inclusa una detenuta morta per complicazioni dovute a una gravidanza extrauterina. Poche altre prigioni delle stesse dimensioni hanno avuto altrettante o più morti quell'anno.
Hill era cresciuto nella contea più povera dello stato più povero d'America. West, il suo paese, 185 abitanti, è intersecato da un'autostrada a quattro corsie nella contea rurale di Holmes, nel Mississippi. Hill ha svolto lavori di giardinaggio a un'ora di macchina a sud, a Canton, una città di 13.000 abitanti nella contea più ricca dello stato, dove, in centro, negozi del 1800 pieni di oggetti d'antiquariato contornano una piazza da cartolina.
A 18 anni, Hill era stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale e rapina. Si era dichiarato colpevole e aveva scontato 14 anni di carcere. Amici e familiari dicono che aveva iniziato a rimettere insieme la sua vita dopo la scarcerazione nel 2015, prendendo lavori di giardinaggio con l'imprenditore Finnegan. "Era un lavoratore incredibile", ha detto Finnegan.
Durante l'inverno del 2017 fino alla primavera, Hill ha mostrato segni di malattia mentale, brevi episodi di paranoia, e insonnia, ha detto Finnegan. Dopo averlo licenziato nel 2018, Hill ha iniziato a presentarsi a casa sua, sostenendo che il suo vecchio capo gli doveva milioni di dollari. "Harvey, se avessi preso i tuoi milioni, non sarei paesaggista. Sarei su un'isola ", racconta Finnegan di avergli detto.
Hill continuava a tornare. Nel maggio 2018, Finnegan ha chiamato la polizia di Madison. Gli hanno detto che se voleva che Hill fosse allontanato, doveva sporgere denuncia, e così Finnegan ha fatto. "Non è qualcosa che volevo davvero fare", ha detto. "Harvey doveva essere in un ospedale psichiatrico."
Alla stazione di polizia, Finnegan ha detto all'agente che avrebbe ritirato le accuse e avrebbe portato Hill in una struttura di salute mentale se avessero trovato una stanza. Invece Hill è stato arrestato e portato nella prigione di Madison County quel venerdì mattina. "Vengo a prenderti lunedì", disse Finnegan. "E ti faremo aiutare."
Il dipartimento di polizia di Madison ha detto che non ci sono stati "eventi straordinari o straordinari legati al suo arresto". Il Mississippi non ha standard o supervisione per le carceri.
Nella loro risposta a una causa intentata dai familiari, gli agenti penitenziari hanno rivendicato la correttezza dei propri comportamenti “ai sensi della politica carceraria”. Michael Wolf, un avvocato di una delle guardie, James Ingram, ha detto alla Reuters che Hill ha morso e poi ha cercato di dare una testata a un agente, “e ha continuato a resistere e ha mostrato una forza insolita. Le tecniche di controllo erano coerenti con gli standard di uso della forza della contea ". L'altra guardia chiamata in causa, James Buford, ha rifiutato di commentare.
La famiglia ritiene che la forza non fosse giustificata. "Harvey Hill era in manette e picchiato a morte", ha detto Derek Sells, l’avvocato che rappresenta la famiglia. "Qualcuno deve essere ritenuto responsabile."
La morte di Hill è stata di 1 delle 4 identificate e ricostruite dalla Reuters. Dopo la sua morte, la prigione ha compilato un modulo per il BJS con il nome e i dettagli di Hill, tra cui razza, età e capi d’imputazione. La casella per "omicidio" è stata lasciata deselezionata. Due anni dopo, nessuna "causa di morte" è stata inviata al BJS, ha detto il carcere, citando un'indagine in corso da parte del Mississippi Bureau of Investigation. Nessuno è stato accusato.
La famiglia ha detto che il carcere ha mentito sulla sua morte. "Ci hanno solo detto che Harvey era morto e che aveva avuto un attacco di cuore", ha detto Katrina Nettles, sua sorella minore. Il carcere non ha risposto alle richieste di commento. Nel contenzioso, la ditta che ha l’appalto medico, Quality Correctional Health Care, e l'infermiera che ha curato Hill hanno negato ogni illecito.
Un'autopsia ha tuttavia stabilito che la morte di Hill sia stata un omicidio. Il rapporto mostrava abrasioni su testa e il petto. Una grave emorragia interna gli ha gonfiato il collo. Il fegato era stato lacerato.
Il medico legale dello stato, citando lavoro arretrato da smaltire, non ha rilasciato i risultati alla famiglia fino a questo giugno, 25 mesi dopo la sua morte e 13 mesi dopo la scadenza del termine di prescrizione per il contenzioso che coinvolgeva l'aggressione. La famiglia ha intentato la causa in corso lo scorso febbraio, prima di ricevere l'autopsia.
Reuters ha raccontato a Finnegan dei tristi risultati dell'autopsia. Finnegan si è chinato in avanti, trattenendo le lacrime. “Dio Onnipotente”, ha detto, passandosi una mano sul viso. "Harvey era un amico."

https://www.reuters.com/article/us-usa-jails-deaths-special-report-idUSKBN2711JJSpecial Report: Why 4,998 died in U.S. jails without getting their day in court

https://www.reuters.com/investigates/special-report/usa-jails-graphic/

(Fonte: Reuters, NtC)

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