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CONDIZIONI MIGLIORI PER I DETENUTI, LA LEZIONE DEI GIUDICI USA CHE ‘COMMISSARIANO’ LA POLITICA

9 ottobre 2021:

Valerio Fioravanti su Il Riformista dell’8 ottobre 2021

Nella settimana in cui Nessuno tocchi Caino riporta l’attenzione sul caso Papalia, gli Stati Uniti prendono atto che un regime penitenziario troppo duro è iniquo e controproducente, anche per i detenuti nel braccio della morte.
Di là dall’oceano un detenuto, anche il peggiore, anche Caino, se si rivolge a un giudice ha qualche speranza di essere ascoltato. Eppure, a differenza di un giudice italiano, la cui “autonomia e indipendenza” è addirittura scritta nella Costituzione, negli Stati Uniti il giudice è “politicizzato”.
Quando, in inglese, cerchi informazioni su un giudice statunitense, il primo risultato che ti da Google è sempre una pagina di “Ballotpedia”, a cui ne segue una di “Wikipedia”. Ballot in inglese significa voto, e Ballotpedia è una strepitosa fonte dove sono riportate senza omissioni le biografie di tutte le persone che negli Stati Uniti ricoprono un incarico per il quale sono stati eletti, oppure nominati da qualcuno che a sua volta è stato eletto e che quindi deve rispondere agli elettori delle nomine che ha effettuato.
Entrambe le “enciclopedie” ti dicono a quale schieramento politico appartiene un giudice. Alcuni si sottraggono, e si autodefiniscono “Nonpartisan“, ma basta leggere due righe più sotto e le “enciclopedie” ti dicono quale politico (Presidente per i giudici federali, Governatore per quelli dei singoli stati) ha effettuato la nomina, e si capisce la loro collocazione. Una volta esplicitata la loro, come dire, “inclinazione politica”, i giudici americani sanno però dimostrarsi indipendenti. Recentemente una serie di giudici federali ha “ordinato” a diversi Stati di migliorare le condizioni di detenzione nei bracci della morte.
Ultima in ordine di tempo è stata la giudice Shelly Dick, in Louisiana.
Nel marzo 2017 un gruppo di avvocati, supportati da importanti organizzazioni per i diritti civili, aveva iniziato una causa contro “il disumano isolamento in celle minuscole” che veniva applicato “in automatico” a tutti i detenuti del braccio della morte. Il 29 settembre la giudice federale ha ratificato l’accordo che gli avvocati difensori avevano raggiunto con l’Amministrazione Penitenziaria: non più isolamento, ma la possibilità di consumare almeno 2 pasti giornalieri in compagnia, possibilità di riunirsi fino a 16 persone 2 ore al mattino e 2 ore al pomeriggio, almeno cinque ore di attività ricreative all’aperto ogni settimana con altri detenuti. Anche le funzioni religiose potranno essere seguite in gruppo, e lezioni.
Prima di questi cambiamenti i detenuti potevano andare all’aperto da soli, in una “piccola gabbia all’aperto simile a un recinto per cani”. Potevano lasciare le loro celle, uno alla volta, per un’ora al giorno, per fare la doccia, telefonare, e camminare in un corridoio. Tali condizioni protratte per anni, hanno sostenuto gli avvocati, hanno messo a repentaglio la salute fisica e mentale dei detenuti.
Una degli avvocati, Betsy Ginsberg, che è anche direttrice di una prestigiosa Ong basata nella Yeshiva University di New York, ha aggiunto un dettaglio: “I detenuti hanno chiesto una cosa a cui probabilmente gli avvocati non avrebbero mai pensato da soli”. L’accordo sancisce uno spostamento della recinzione del cortile di passeggio affinché sia inclusa una striscia di circa 90 metri quadrati di “erba”. “Una delle cose che abbiamo sentito più e più volte, una delle cose che volevano davvero era toccare l’erba, sentirla sotto i piedi”, ha detto Ginsberg.
Cause simili a quella della Louisiana hanno avuto successo anche in altri stati.
Un giudice federale della Pennsylvania ha imposto cambiamenti nell’aprile 2020, così come, nello stesso mese, ha fatto un giudice federale della Carolina del Sud. Qui il braccio della morte è stato spostato in una nuova prigione per dare modo ai detenuti di avere un lavoro e di mangiare e pregare insieme per la prima volta dopo decenni di prassi dell’“isolamento automatico”.
Identico percorso in Virginia e in Missouri. La Florida è sulla stessa strada, con un giudice federale che ha riconosciuto l’incostituzionalità di un regime carcerario che non solo non mira a nessuna forma di rieducazione, ma addirittura, secondo tutti gli esperti consultati, peggiora le condizioni sia fisiche che mentali del detenuto.
Negli Usa i giudici usano il loro prestigio per imporre quelle modifiche “garantiste” che la politica, per non perdere voti, non vuol fare. In Italia, quanti giudici usano allo stesso modo la loro “autonomia e indipendenza”?

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