LETTERA APERTA AL GOVERNO ITALIANO SUL CASO DJALALI

Al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni
Ministro degli Esteri Angelino Alfano

 

Caro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e caro Ministro Angelino Alfano,

 nel quotidiano impegno di Nessuno tocchi Caino per il superamento della pena di morte ovunque nel mondo vediamo come dall’Iran, pressochè ogni giorno, giungano notizie di violazioni dei diritti umani.

Non abbiamo mai mancato, in questi anni di rafforzamento delle relazioni tra il nostro Paese e quel regime, di portare a conoscenza del Governo i dati sul numero delle esecuzioni e le sistematiche violazioni dei diritti umani né di chiedere al nostro Paese, che nel mondo è riconosciuto come il campione della Moratoria universale della pena di morte, di operare affinché sia rafforzata la pressione nei confronti dell’Iran sull’uso della pena di morte al di fuori degli standard minimi di diritto internazionale ed in controtendenza con l’evoluzione verso l’abolizione della pena di morte che si continua a registrare nel mondo.

Non ci pare sia stato fatto molto o quantomeno non ci pare di aver sentito parole adeguate alla gravità della situazione che denunciavamo

Oggi c’è un caso preciso su cui chiediamo urgentemente un Vostro intervento, ed è quello di Ahmadreza Djalali, un medico ricercatore 45enne iraniano che è a rischio di imminente esecuzione in Iran, con l’accusa di collaborazione con Paesi nemici. Il ricercatore è legato anche al nostro Paese, essendo stato dal 2012 al 2015, assegnato al «Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri» (Crimedim) dell’Università del Piemonte Orientale. Rientrato in Iran lo scorso 24 aprile, è stato risucchiato nella famigerata prigione di Evin dove pressioni psicologiche, con mesi di isolamento assoluto, non hanno annientato la sua forza di proclamarsi innocente anche attraverso iniziative nonviolente di sciopero della fame.

Chi in Italia lo ha conosciuto esclude sia una spia e pensa siano piuttosto le relazioni che ha avuto, nell’ambito del master universitario e del progetto sostenuto dall’Unione europea a cui collaborava per la gestione di emergenze radiologiche, chimiche e nucleari, con altri ricercatori sauditi ed israeliani ad averlo fatto additare dal paranoico regime iraniano come spia.

 

Caro Presidente e caro Ministro,

come è possibile che tanto più l’Iran è tenuto in considerazione come autorevole partner politico, oltre che economico e finanziario all’interno della comunità internazionale, tanto più ne disconosce i principi fondanti come sanciti nei trattati internazionali sui diritti umani?

E’ terrificante il ritmo a cui ha ripreso a lavorare, dopo il rallentamento del 2016, il boia in Iran in questo primo mese di gennaio del 2017 con almeno 90 persone giustiziate, minorenni al momento del fatto compresi!

Davvero pensiamo di collaborare, a 360° gradi con uno dei regimi più oscurantisti del pianeta su tutto, dal settore economico a quello della giustizia, dall’ambito medico sanitario a quello della difesa militare e addirittura dell’intelligence, restando silenti sulle violazioni dei diritti umani?

Davvero pensiamo che il destino che attende Ahmadreza Djalali non ci riguardi?

 Noi pensiamo, con il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, impegnato oggi per una comune transizione verso la piena affermazione dello Stato di Diritto, che casi come quello di Ahmadreza Djalali, che non è un caso isolato, sia di grande attualità politica perché riguarda i diritti umani fondamentali, riguarda il diritto alla libertà della e nella cultura, riguarda insomma gli antidoti ai totalitarismi nelle loro forme contemporanee ed i loro continui e sempre più oppressivi tentativi egemonici.

 Cordiali saluti,

Sergio D’Elia,  Segretario di Nessuno tocchi Caino Elisabetta Zamparutti, Tesoriere                                                                  

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