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Ahmadreza Djalali
Ahmadreza Djalali

Appello Urgente per il dott. Ahmadreza Djalali

S. E. Federica Mogherini

Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Vice Presidente della Commissione Europea

Rue de la Loi / Wetstraat 200 – 1049 Brussels

 
Rome 25.01.2018



Appello Urgente per il dott.
Ahmadreza Djalali

 

Egregio Alto Rappresentante e Vice Presidente Federica Mogherini,

Le scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per il caso di Ahmadreza Djalali.

Abbiamo appreso che il caso di Djalali è stato inviato alla 33a sezione della Corte Suprema iraniana per una revisione del processo. Tuttavia, questa non è stata ancora esaminata, quindi il rischio di esecuzione resta alto. Il Dr. Djalali è ancora recluso nel carcere di Evin, le sue condizioni fisiche sono drammatiche e sta diventando di giorno in giorno sempre più magro e debilitato. Egli continua a rigettare tutte accuse che gli sono state addebitate, comprese quelle che gli sono state attribuite dal Ministero dell’Intelligence attraverso un documentario diffuso dalla televisione di stato iraniana.

Il Dott. Djalali collabora con il Karolinska Institutet in Svezia a Stoccolma e con l'Università italiana del Piemonte Orientale a Novara, dove ha condotto ricerche per migliorare le risposte di emergenza degli ospedali al terrorismo armato e alle minacce radioattive, chimiche e biologiche. È stimato a livello internazionale e collabora regolarmente con i principali istituti di ricerca europei. Il contributo del Dott. Djalali in questo campo è innegabile. La sua ricerca innovativa è stata condotta in ambienti multiculturali e in collaborazione con colleghi e istituzioni di tutto il mondo, dai Paesi dell'Est all'Ovest. I suoi studi hanno portato alla pubblicazione di oltre quaranta articoli scientifici con lo scopo di migliorare la risposta alle emergenze, non solo nel suo Paese, in Iran, ma anche in Europa.

Il Dott. Djalali è stato arrestato in Iran nell'aprile 2016 e in seguito condannato per spionaggio, in assenza di prove materiali. Il processo, celebrato in segreto e modo frettoloso dalla Corte rivoluzionaria iraniana, si è svolto senza che alla difesa fosse consentito di esercitare il proprio ruolo. Il 21 ottobre, il Dott. Djalali è stato condannato a morte.

Secondo quanto riportato dal settimanale internazionale di scienza Nature (23 ottobre 2017), una fonte vicina al Dott. Djalali ha rivelato, attraverso un documento che pretende di essere una trascrizione letterale di un testo scritto da lui a mano all'interno della prigione di Evin, che nel 2014 è stato avvicinato da agenti dell'intelligence militare iraniana che gli chiedevano di raccogliere informazioni sui siti chimici, biologici, radiologici e nucleari occidentali, nonché sulle infrastrutture critiche e sui piani operativi antiterrorismo. Il documento afferma che il Dott. Djalali crede di essere stato arrestato per aver rifiutato di lavorare per i servizi iraniani.

La storia del Dott. Djalali ricorda quella di altri scienziati iraniani: Omid Kokabee, un fisico rilasciato da un carcere di Teheran nell'agosto 2016, dopo cinque anni di detenzione, che sostiene di essere stato punito per aver rifiutato di aiutare un programma segreto di armi nucleari, e Hamid Babaei, recluso da sei anni in Iran dopo aver seguito un dottorato di ricerca in finanza in Belgio, che ha dichiarato di essere stato arrestato per aver rifiutato di spiare i suoi colleghi.

 

Noi, firmatari di questo appello, consideriamo il problema sopra citato - in considerazione del numero sempre crescente di ricercatori iraniani in Europa, in ragione degli accordi bilaterali esistenti tra l'Iran e le università europee, soprattutto nel campo della scienza e della tecnologia – come un grave attacco contro i diritti e le libertà fondamentali, in particolare contro la mobilità accademica e la sua sicurezza. Crediamo che l'UE dovrebbe essere in prima linea negli sforzi internazionali per chiedere alle autorità iraniane un processo equo per il Dott. Djalai - in conformità con le convenzioni e i trattati internazionali, in particolare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l'Iran è parte - dato che, oltre all'importanza di affermare il diritto di ogni cittadino a un giusto processo, solo un processo adeguato che rispetti tutti gli standard legali è in grado di stabilire l’eventuale responsabilità e colpa del Dott. Djalali e, in caso di sua innocenza, di mettere in guardia contro potenziali problemi alla sicurezza europea.

 

Chiediamo pertanto all'UE di agire con urgenza e compiere tutti i passi necessari ad ottenere una sospensione della pena e che gli siano assicurate le cure mediche più appropriate.

 

Grati per un Suo interessamento, La preghiamo, Signora Alto Rappresentante, di gradire i sensi della nostra considerazione.

 

 

Fidu – Federazione Italiana Diritti Umani

 

Nessuno Tocchi Caino

 

ECPM – Ensemble Contre la Peine de Mort

 

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