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Jafar Panahi, regista iraniano
Jafar Panahi, regista iraniano

APPELLO PER JAFAR PANAHI

Appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi


Noi sottoscritti,

da ormai molti anni siamo a conoscenza dell’azione repressiva del regime iraniano su artisti e intellettuali dissidenti. La persecuzione dei Mullah ha colpito anche Jafar Panahi, regista de Il Cerchio (con il quale nel 2000 vinse il Leone d'oro a Venezia) e Oro rosso, arrestato a Teheran la sera il 1° marzo 2010. A darne notizia era stato il figlio, Panah Panahi, che ha raccontato al sito dell'opposizione Rahesabz che alcuni agenti in borghese avevano fatto irruzione nell’abitazione del regista, noto sostenitore dell’opposizione al regime, alle 10 di sera. La polizia aveva portato via anche 15 ospiti che in quel momento si trovavano in casa del regista, una delle voci più critiche del presidente Mahmud Ahmadinejad.
 
Dopo essere stato rilasciato a maggio 2010, Jafar Panahi è stato condannato, il 20 dicembre, a sei anni prigione con l’accusa di attività contro il regime. Al regista ha anche ricevuto il divieto di girare film, scrivere qualsiasi genere di documento, viaggiare all’estero e parlare con stampa locale o estera per 20 anni.
 
Il grave atto, perpetrato dalle autorità iraniane come monito intimidatorio affinché nessuno documenti la feroce repressione in corso nel Paese, rappresenta l’ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell’Uomo, peraltro sottoscritte anche dall’Iran.
 
Esattamente come accade, nello stesso Paese, relativamente alle esecuzioni: il rapporto 2009 di Iran Human Rights denuncia il sistema di “esecuzioni arbitrarie effettuate per procurare terrore”. L’atteggiamento antidemocratico e repressivo di qualunque forma di espressione contraria al regime pervasivo dei Mullah affonda le proprie radici nel modello del terrore, affinché l’uomo ridotto a pura materia priva di contenuti vi si adatti incondizionatamente.
 
Quando viene repressa la libertà di espressione, quando ci sono uomini che vengono privati della loro libertà individuale semplicemente perché tentano di dar voce a un dissenso con la propria arte, il mondo civile non può restare a guardare. In qualunque posto del mondo venga consumato questo “reato”, il silenzio e l’oblio sono la condanna più grande, per chi cade sotto i colpi della repressione.

Per questo chiediamo il Suo immediato sostegno e impegno nella richiesta da inoltrare alle autorità iraniane affinché il regista Panahi sia liberato e possa continuare ad esercitare la sua passione e professione come diritto e dovere inalienabili di qualunque essere umano.


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