esecuzioni nel mondo:

Nel 2017

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

GAMBIA

 
governo: repubblica
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: approvata con referendum nazionale l'8 agosto 1996, effettiva dal 16 gennaio del 1997
sistema giuridico: un complesso di common law inglese, norme coraniche e consuetudinarie
sistema legislativo: monocamerale, Assemblea Nazionale
sistema giudiziario: Corte Suprema
religione: 90% musulmani, 9% cristiani, 1% credenze indigene
braccio della morte: 38 (al 14/9/2012)
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 0
Esecuzioni: 0
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici

Primo Protocollo Opzionale al Patto

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti (solo firmato)

Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte)


situazione:
Abolita ad aprile 1993, la pena di morte è stata reintrodotta ad agosto 1995 dal Consiglio di Governo Provvisorio delle Forze Armate che avevano preso il potere con un colpo di stato l’anno prima. Un governo “costituzionale” è stato ripristinato nel 1996, quando l’autore del colpo di stato, Yahya Jammeh, si è presentato e ha vinto le elezioni presidenziali.
La nuova Costituzione adottata nel 1996, e entrata in vigore a gennaio del 1997, mantiene la pena di morte. L’articolo 18 (1) prevede la protezione del diritto alla vita in questi termini: “Nessun individuo sarà privato della vita intenzionalmente a eccezione dell’esecuzione di una sentenza di morte decretata da una corte con competenza giuridica per un crimine per il quale la sanzione prevista sia la morte in base alle leggi del Gambia secondo quanto previsto dal comma 2 e a seguito di regolare condanna”. L’articolo 18 (2) stabilisce: “Dall’entrata in vigore di questa costituzione, nessun tribunale in Gambia potrà imporre una condanna a morte per qualsiasi reato senza che la sentenza sia prevista dalla legge e il reato comporti violenza o la somministrazione di una sostanza tossica che comporti la morte di un’altra persona.”
Il 4 ottobre del 2010, emendamenti alla legge del 2007 contro il traffico di esseri umani e agli articoli 122 e 273 del codice penale, erano stati adottati dall’Assemblea Nazionale, estendendo l’applicazione della pena di morte al traffico di esseri umani, alla rapina a mano armata e alla violenza carnale. Il 5 ottobre, il parlamento aveva approvato anche una legge che imponeva la pena capitale ai condannati trovati in possesso di cocaina ed eroina in quantità pari o superiore a 250 grammi. In precedenza, la pena prevista per il traffico della stessa quantità di droga consisteva nella detenzione da 30 a 40 anni.
Poiché la pena di morte per traffico di droga era in contrasto con la Costituzione che la ammette solo per i reati che causano la morte, il 4 aprile 2011, i parlamentari del Gambia hanno approvato all’unanimità tre proposte di legge al fine di emendare quelle leggi adottate nell’ottobre del 2010 che estendevano l’applicazione della pena di morte a una serie di reati, tra cui certamente
Emendamenti sono stati fatti anche al Codice Penale e alla legge del 2007 sul traffico di persone, per renderli compatibili con la Costituzione del 1996.
I condannati a morte possono ricorrere alla Corte d’Appello e poi alla Corte Suprema. Come ultima chance, il condannato può chiedere la grazia al Presidente.
Tra il 23 e il 24 agosto 2012, il Gambia ha ripreso le esecuzioni dopo 31 anni di moratoria di fatto. La sera del 23, otto uomini e una donna sono stati prelevati dalle loro celle nella Mile 2 prison nei pressi della capitale, Banjul, e poco dopo fucilati. Né i prigionieri che sono stati giustiziati né le loro famiglie erano stati avvisati in anticipo delle esecuzioni, che hanno fatto seguito alla promessa fatta in pubblico dal Presidente Yahya Jammeh di giustiziare entro la metà di settembre tutti i detenuti nel braccio della morte, nel tentativo di porre un freno a crimini e terrorismo. Una fonte della sicurezza nazionale aveva riferito che la notte del 23 agosto tutti e 47 i prigionieri del braccio della morte “sono stati trasferiti in un unico luogo”, aggiungendo che il Presidente “è determinato a far giustiziare i prigionieri e così farà”. In un messaggio alla TV in occasione della festività islamica dell’Eid al-Fitr, Jammeh ha dichiarato: “Entro la metà di settembre tutte le condanne a morte saranno applicate alla lettera. In nessun modo il mio governo consentirà che il 99% della popolazione sia tenuto in ostaggio dai criminali”. Le Associazioni della Società Civile del Gambia (CSAG) hanno identificato i nove prigionieri giustiziati nelle “Mile Two Central Prisons” come: Lamin B. Darboe, Alieu Bah, Lamin Jarju, Dawda Bojang, Abubacarr Yarboi, Abdoulie Sonko, Lamin F Jammeh, Gibril Bah (cittadino senegalese) e Tabara Samba (donna senegalese). Si tratta di sei civili e tre militari, che erano stati riconosciuti colpevoli di vari crimini, tutti comprendenti l’omicidio. Bah, Jarju e Jammeh, tre ex ufficiali, erano stati condannati a morte in relazione all’attacco contro la Postazione Militare di Kartong nel 1997 e al tentativo di rovesciare il governo di Jammeh. Sonko era nel 1996 a capo della Caserma dell’Esercito a Farafenni.
Le esecuzioni hanno provocato la condanna unanime delle organizzazioni internazionali, tra cui l’Unione Africana, l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Il 24 agosto 2012, il presidente del Benin Thomas Boni Yayi, attuale presidente dell’Unione Africana, ha inviato in Gambia il proprio Ministro degli Esteri per chiedere al presidente del Gambia Yahya Jammeh di rinunciare al proposito di giustiziare tutti gli altri prigionieri del braccio della morte. Il 26 agosto, l’Unione Europea ha chiesto al Gambia di fermare le esecuzioni capitali, annunciando una rapida risposta alle nove esecuzioni recentemente effettuate. “Condanno fortemente le esecuzioni praticate il 23 agosto”, ha dichiarato Catherine Ashton, responsabile della Ue per le Relazioni Esterne. “Chiedo l’immediato stop delle esecuzioni”, ha detto Ashton, aggiungendo che “Alla luce delle recenti esecuzioni, la UE prenderà subito in esame una risposta adeguata”. Il 30 agosto l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha chiesto alle autorità del Gambia di introdurre una immediata moratoria sull’applicazione della pena di morte. “Chiedo al Gambia di fermare subito questa regressione nella protezione dei diritti umani e di introdurre subito una moratoria ufficiale sull’uso della pena capitale, con effetto immediato”, ha dichiarato la Pillay.
Il 14 settembre 2012, dopo le nove esecuzioni effettuate in agosto, il Presidente Yahya Jammeh ha sospeso quelle dei restanti 38 prigionieri del braccio della morte. "Il presidente della Repubblica del Gambia Yahya Jammeh ha deciso di porre una moratoria sulle esecuzioni in seguito a numerosi appelli in tal senso”, ha scritto in un comunicato del Governo, che ha tuttavia precisato trattarsi di una “decisione temporanea”. "Che cosa succederà dopo sarà determinato da un declino del tasso di criminalità violenta, nel qual caso la moratoria sarà a tempo indeterminato, o da un aumento del tasso stesso, nel qual caso la moratoria verrà tolta automaticamente."
Dopo aver annunciato la sospensione di tutte le esecuzioni di condannati a morte, il Presidente Jammeh ha detto anche che modifiche della legge sulla pena capitale saranno effettuate solo se il popolo del Gambia esprimerà il desiderio e non attraverso pressioni e condanne internazionali. “Se i gambiani desiderassero la rimozione della pena di morte dalla Costituzione, verrà rimossa", ha detto Jammeh a un gruppo di giovani nel suo villaggio natale, Kanilai, il 20 settembre. Jammeh ha aggiunto: "La pena di morte non ha nulla a che fare con la politica. Se devo firmare 10.000 condanne a morte per salvare 1.600.000 di gambiani, lo farò. Se un Paese ha un suo cittadino in Gambia e non desidera che affronti il plotone di esecuzione, faccia in modo che non uccida nessuno in Gambia. Io non sono una colonia dell’Unione Europea, non sono colonia di nessuno."
Anteriormente a queste esecuzioni, vi era stata una sola esecuzione ufficiale dall’indipendenza dal Regno Unito nel 1965, quando Mustapha Danso, condannato nel dicembre 1980 per l’assassinio di un vice comandante in capo, è stato giustiziato il 30 settembre 1981. Tuttavia, sembra che le esecuzioni in Gambia siano continuate segretamente con la più recente prima di quelle del 23 che sarebbe stata effettuata nel 2007.
Il 22 luglio 2015, in occasione della celebrazione del 21° anniversario della Rivoluzione, il Presidente Yahya Jammeh ha graziato oltre 250 detenuti in varie carceri del Paese, imprigionati dal 1994 al 2013. Tra coloro che hanno beneficiato dell’amnistia c’erano condannati a morte per tradimento e omicidio, traffico di droga e stupro. Sono stati graziati e rilasciati tutti i prigionieri del braccio della morte condannati per omicidio e in carcere da oltre 10 anni, tutti i condannati per tradimento dal 1994 al 2013, tutti i condannati per possesso di cannabis in carcere da oltre tre anni di pena, tranne i recidivi; tutti i condannati per traffico di cocaina e altre droghe pesanti in carcere da oltre cinque anni e tutti i condannati per stupro di persone al di sopra di 21 anni. Nel 2015, sono state inflitte tre condanne a morte. Il 30 marzo, un tribunale militare a Bakau ha emesso condanne a morte nei confronti di tre soldati coinvolti nel tentato colpo di stato del 2014.

Le Nazioni Unite
Nell’ottobre 2014, il Gambia è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo Rapporto Nazionale il Governo ha osservato che lo Stato non ha intenzione di abolire la pena di morte, prevista dalla Costituzione nei casi più eccezionali. La delegazione del Paese ha ricordato che la moratoria era stata interrotta nel 2012 a causa dell’impennata di crimini efferati, ma da allora la moratoria è stata ripristinata. Nel dicembre 2014, il Gambia si è astenuto sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il 18 dicembre 2014, come nel 2010, 2008 e 2007 il Gambia si è astenuto sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 20 dicembre 2012, era assente.
Anche il 19 dicembre 2016, il Gambia era assente al momento del voto.

 

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