esecuzioni nel mondo:

Nel 2019

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Dal 2000 a oggi

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legenda:

  • Abolizionista
  • Mantenitore
  • Abolizionista di fatto
  • Moratoria delle esecuzioni
  • Abolizionista per crimini ordinari
  • Impegnato ad abolire la pena di morte

ARABIA SAUDITA

 
governo: monarchia tradizionale
stato dei diritti civili e politici: Non libero
costituzione: si applica la Sharia; una legge fondamentale che fissa i diritti e le responsabilità del governo è stata introdotta nel 1993
sistema giuridico: si basa sulla legge islamica ma sono state introdotte alcune norme laiche
sistema legislativo: Consiglio Consultivo, nominato dal re per 4 anni
sistema giudiziario: Consiglio Supremo di Giustizia
religione: maggioranza musulmana
metodi di esecuzione: decapitazione
braccio della morte: almeno 126 minori (al novembre 2005)
Data ultima esecuzioni: 0-0-0
condanne a morte: 12
Esecuzioni: 166
trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:

Convenzione sui Diritti del Fanciullo

Convenzione contro la Tortura ed i Trattamenti e le Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti


situazione:
L’Arabia Saudita segue un’interpretazione rigida della legge islamica, e prescrive la pena di morte per omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio, apostasia (rinuncia all’Islam).
L’Arabia Saudita ha un numero di esecuzioni tra i più alti al mondo, sia in termini assoluti che in percentuale sulla popolazione. Il record è stato stabilito nel 1995 con 191 esecuzioni. Quasi i due terzi delle persone giustiziate sono stranieri. Molte delle esecuzioni rese note sono state inflitte per omicidi e stupri, anche se un buon numero di reati non violenti si sono risolti con la decapitazione. I reati meno gravi che hanno condotto a esecuzioni sono stati: apostasia, stregoneria, violenze sessuali e reati connessi all’uso di droga, leggera e pesante.
Il 27 settembre 2005, l’Arabia Saudita ha ridefinito la legge sul traffico di droga, concedendo poteri discrezionali ai giudici per emettere condanne al carcere al posto della pena di morte. L’Anti-Drug and Mental Effects Regulation saudita ordinava la pena capitale per i trafficanti di droga, i fabbricanti e per chi faceva uso di qualunque tipo di narcotico. Ora i giudici posso decidere, a loro discrezione, di ridurre la condanna alla detenzione per un massimo di 15 anni, 50 frustrate o una multa minima di 100.000 riyal sauditi (oltre 22.250 euro).
La giustizia saudita è particolarmente rigida con i lavoratori stranieri, specie con quelli provenienti dai paesi poveri del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, che rappresentano quasi un quarto della popolazione saudita. I lavoratori immigrati sono vulnerabili agli abusi dei loro datori di lavoro e delle autorità. Se arrestati, essi possono essere ingannati perché costretti a firmare una confessione in lingua araba, che spesso non comprendono. I lavoratori immigrati sono stati frequentemente torturati e maltrattati, giustiziati, flagellati o amputati, molto più dei cittadini sauditi.
Gli stranieri spesso non sanno di essere stati condannati a morte. In molti casi, non sanno neanche che il loro processo si è concluso. I giustiziati hanno potuto capire ciò che gli stava accadendo solo all’ultimo momento, quando un certo numero di poliziotti ha fatto irruzione nella cella, ha chiamato la persona per nome e l’ha trascinata fuori con la forza.
Organizzazioni umanitarie denunciano l’assenza in Arabia Saudita di garanzie processuali. Agli imputati è spesso negata l’assistenza di un avvocato prima del processo e la rappresentanza legale in aula.
Il 12 settembre 2005, l’Arabia Saudita ha deciso di istituire una Commissione governativa per i diritti umani, con il compito – recita il comunicato ufficiale – di “proteggere e rafforzare i diritti umani, diffonderne la conoscenza e contribuire ad assicurarne il rispetto alla luce dei precetti islamici”. La decisione di istituire la commissione segue di poco l’ascesa al trono di Re Abdullah, avvenuta in agosto dopo la morte di Re Fahd. L’istituzione di un organismo governativo sui diritti umani era in programma da diversi anni.
Nel novembre del 2005, erano almeno 126 le persone detenute nel braccio della morte dell’Arabia Saudita per crimini commessi prima di aver compiuto 18 anni. L’Arabia Saudita ha ratificato la Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo nel 1996, trattato che considera essere una fonte valida per la legislazione interna. La Convenzione vieta la pena capitale e l’ergastolo senza condizionale nei confronti di persone minori di 18 anni al momento del fatto. Human Rights Watch ha avuto notizia di persone condannate a morte per crimini commessi a 13 anni.
In Arabia Saudita le esecuzioni avvengono in pubblico e per decapitazione. Vengono effettuate in cortili fuori le moschee più frequentate delle principali città dopo la preghiera del venerdì. Il condannato viene portato nel cortile, le mani legate e costretto a chinarsi davanti al boia, il quale sguaina una lunga spada tra le grida della folla che urla “Allahu Akbar!” (“Dio è grande”).
Le esecuzioni nel 2003 sono state 52, tra cui quella di una donna. Erano state almeno 49 nel 2002, tra cui quella di una donna e almeno 82 nel 2001.
Le esecuzioni nel 2004 sono state 38, il numero più basso nella storia degli ultimi anni, ma subito superato dalle almeno 90 esecuzioni effettuate nel 2005. Nel 2006 si sono contate almeno 39 esecuzioni.
L’Arabia Saudita ha votato contro la risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.

 

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