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LA CAMPAGNA DI NESSUNO TOCCHI CAINO E DEL PARTITO RADICALE PER LA MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI
I dati numerici e i fatti politici contenuti nel Rapporto 2007 di Nessuno tocchi Caino documentano la costante riduzione del numero dei paesi che applicano la pena di morte e una disposizione sempre più favorevole dei Governi a prendere posizione contro la pena di morte in sede internazionale.
1994-2003: i precedenti
Nel 1994, su iniziativa di Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale, il Governo italiano presenta, per la prima volta nella storia dell’ONU, una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale.
La risoluzione non viene approvata per soli 8 voti! Sol perché ben 20 degli attuali Paesi membri dell’Unione Europea, al momento della votazione, si astengono.
Nel 1997, il Governo italiano, anche contro la fiera opposizione di alcuni partner europei, presenta la risoluzione per la moratoria alla Commissione dell’ONU per i Diritti Umani di Ginevra che l’approva con 27 voti a favore, 11 contrari, 14 astensioni ed 1 assente.
Nella risoluzione la Commissione considera la abolizione della pena di morte “un rafforzamento della dignità umana e un progresso dei diritti umani fondamentali” e, per questo, chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”.
Da allora, ogni anno e fino al 2005, la risoluzione è regolarmente approvata dalla Commissione di Ginevra ed è anche grazie a questo se la situazione della pena di morte nel mondo risulta oggi radicalmente cambiata: dai 97 paesi ONU mantenitori del ’94 si passa ai 49 di oggi.
Nel 1999, la risoluzione per la moratoria viene presentata di nuovo all’Assemblea Generale dell’ONU, questa volta non dal Governo italiano ma dall’Unione Europea in quanto tale, la quale però all’ultimo momento la ritira, perché “da Bruxelles – racconta Francesco Paolo Fulci, all’epoca ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro - giunse l’ordine a New York, a noi Ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa al riguardo.”
Nel 2003, la Presidenza italiana dell’UE torna ad avere il mandato dal Parlamento Italiano e il sostegno del Parlamento Europeo per presentare la risoluzione per la moratoria all’Assemblea Generale ma, nonostante questo, dichiara che l’Unione Europea non è favorevole a tale iniziativa e, quindi, decide di non procedere.
2006-2007: le delibere del Parlamento italiano e di quello europeo e il comportamento della Presidenza tedesca dell’UE
La Camera dei Deputati
Il 27 luglio 2006, la Camera dei Deputati approva all’unanimità una mozione, presentata da Sergio D’Elia e sottoscritta da rappresentanti di tutti gruppi politici, che impegna il Governo italiano a “presentare alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite [si intende quella che si sarebbe aperta a settembre dello stesso anno, ndr], in consultazione con i partner dell’Unione europea, una proposta di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione completa della pena di morte.”
Il 19 ottobre 2006, di fronte all’inerzia del Governo, la Commissione esteri della Camera dei Deputati approva, di nuovo all’unanimità, una risoluzione che chiede di “dare tempestiva e piena attuazione alla mozione della Camera del 27 luglio 2006… e assicurare alla risoluzione la co-sponsorizzazione e il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti”.
Il 14 giugno, la Commissione Esteri della Camera dei Deputati approva all’unanimità un’altra risoluzione che invita il Governo “ a procedere con la massima urgenza e senza altri rinvii alla presentazione della Risoluzione pro moratoria alla Assemblea generale attualmente in corso, non essendo accettabile che, dopo un decennio di ostracismi, si impedisca ancora una volta (sotto forma di ‘rinvio’) alle Nazioni Unite, dove è indiscutibilmente maggioritaria la posizione pro moratoria, di votarla e così manifestarla”.
Il Parlamento europeo
Il 1° febbraio 2007, il Parlamento europeo approva a stragrande maggioranza una risoluzione presentata da tutti i gruppi tranne quelli dell’estrema destra e degli euroscettici, in cui “sostiene fermamente l’iniziativa della Camera dei Deputati e del Governo italiano” e “invita la Presidenza UE ad adottare con urgenza un’opportuna azione per garantire che tale risoluzione sia presentata in tempi brevi all’Assemblea generale ONU in corso.”
Il 26 aprile, non avendo il governo di Berlino ancora dato seguito alla risoluzione del primo febbraio, il Parlamento Europeo invita nuovamente la Presidenza tedesca dell’Unione Europea e i Governi degli Stati membri a “presentare immediatamente, con la cosponsorizzazione di paesi di altri continenti, una risoluzione per una moratoria universale” all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso. Nel testo, votato a larga maggioranza, l’Assemblea di Strasburgo indica la moratoria quale “passo strategico verso l’abolizione della pena capitale in tutti i paesi.”
La Dichiarazione contro la pena di morte e il comportamento della Presidenza tedesca dell’UE
Il 19 dicembre 2006, l’Unione Europea comunica al Palazzo di Vetro che 85 paesi membri delle Nazioni Unite hanno sottoscritto una “Dichiarazione di associazione” contro la pena di morte con la quale si chiede “all’Assemblea Generale di affrontare la questione in futuro”.
Nei mesi successivi, la Dichiarazione di associazione sarà sottoscritta da altri 10 paesi (per un totale quindi di 95), grazie soprattutto ad Aldo Ajello, già inviato dell’Unione europea per la crisi dei Grandi Laghi, a cui il Governo italiano, su proposta dei Radicali, affida una missione in Africa con l’obiettivo, che avrà successo, di raccogliere adesioni sull’iniziativa per la moratoria ONU da Sudafrica, Mozambico, Ruanda, Gabon, Mali e Liberia.
A differenza di una risoluzione votata dall’Assemblea, una tale dichiarazione di intenti non ha nessun valore formale e di indirizzo, e serve solo ai paesi europei contrari all’iniziativa pro-moratoria per prendere tempo e impedire al Governo italiano di procedere tempestivamente nel senso chiaramente delineato dal Parlamenti italiano e da quello europeo.
La Presidenza tedesca dell’UE, in particolare, ha di fatto un comportamento ostruzionistico e di continuo rinvio della decisione sulla presentazione della Risoluzione all’ONU, proponendo ad esempio un sondaggio/questionario tra i firmatari della Dichiarazione in cui si chiede, tra l’altro, “se esiste la disponibilità a presentare una risoluzione”, se la Risoluzione debba proporre “l’abolizione della pena di morte” o in alternativa “l’ imposizione della moratoria”, “se tale Risoluzione debba essere presentata nel corso del 2007 o successivamente”, domande che costituiscono un tentativo scandaloso – consapevole o no - di impedire ogni possibilità di presentare la risoluzione durante l’Assemblea Generale in corso, in palese contraddizione con il testo delle risoluzioni del Parlamento Europeo che indicano una strategia precisa su come procedere.
Dicembre 2006-Giugno 2007. L’iniziativa nonviolenta dei Radicali da “Nessuno tocchi Saddam” alla moratoria universale
Lo sciopero della sete e della fame di Marco Pannella
Il 26 dicembre 2006, a seguito della conferma della condanna a morte nei confronti dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per sostenere la proposta “Nessuno tocchi Saddam” volta a scongiurarne l’esecuzione. Un appello in tal senso, lanciato nel giugno 2006 da Nessuno Tocchi Caino, è stato sottoscritto da oltre 200 parlamentari italiani ed europei, da 3 premi Nobel per la Pace e numerose personalità internazionali.
Il 30 dicembre, dopo l’esecuzione di Saddam Hussein, lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella è rilanciato e convertito sull’obiettivo più generale dell’approvazione di una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali.
Con la sua iniziativa nonviolenta, Pannella chiede al Governo italiano di assumere un impegno formale e concreto a presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali nell’Assemblea Generale dell’ONU in corso.
Il 2 gennaio 2007, in risposta all’iniziativa di Pannella e in attuazione del mandato unanime ricevuto dal Parlamento italiano, la Presidenza del Consiglio dichiara pubblicamente che “Il Presidente del Consiglio e il Governo si impegnano ad avviare le procedure formali - coinvolgendo in primis i paesi già sottoscrittori della Dichiarazione di dicembre - perché questa Assemblea Generale delle Nazioni Unite metta all’ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte”.
Il 3 gennaio, giunto all’ottavo giorno di sciopero della sete, Pannella lo interrompe e continua con quello della fame che porta avanti fino al 15 gennaio.
Il 21 marzo, Marco Pannella riprende lo sciopero della fame che protrae fino al 14 aprile per ottenere il rispetto degli impegni solenni e reiterati di Parlamenti e di Governi, in primis quello italiano, per la presentazione alla Assemblea generale dell’ONU in corso di una risoluzione per la moratoria della pena di morte.
La Marcia di Pasqua per la moratoria universale
L’8 aprile, alcune migliaia di persone partecipano alla Marcia di Pasqua dal Campidoglio a San Pietro per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali, promossa da Nessuno Tocchi Caino, Partito Radicale, Comunità di Sant’Egidio, Radicali Italiani e alla quale aderiscono 16 Ministri del Governo Prodi.
Lo sciopero della fame ad oltranza
Il 16 aprile, dopo due giorni di sospensione dello sciopero della fame, l’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, che era in corso dal 21 marzo, si trasforma in sciopero della fame “ad oltranza”, “perché non ci si riduca, come da tredici anni, a rimandare all’anno successivo l’obiettivo della moratoria universale sulla pena di morte”. A questa nuova, grave fase di lotta, partecipano con Pannella, altri sei esponenti Radicali: Sergio D’Elia, Valter Vecellio, Guido Biancardi, Claudia Sterzi, Lucio Bertè e Michele Rana.
Lo sciopero va avanti, salvo due brevi interruzioni, fino al 18 giugno 2007, giorno in cui l’Unione europea prende la decisione di presentare la Risoluzione pro moratoria alla Assemblea generale dell’ONU che inizia il prossimo settembre.
L’occupazione della Rai
Il 1° giugno 2007, otto parlamentari e dirigenti radicali - Marco Cappato, Marco Beltrandi, Sergio D’Elia, Bruno Mellano, Maurizio Turco, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni e Sergio Stanzani - occupano gli uffici dei dirigenti della Rai di Viale Mazzini “per affermare il diritto dei cittadini italiani di essere informati, in particolare sul boicottaggio in atto contro la proposta di Moratoria delle esecuzioni capitali, e per consentire all’opinione pubblica di essere coinvolta e protagonista di una possibile impresa storica di civiltà e diritto”.
Dopo cinque giorni e cinque notti, gli “occupanti” decidono di porre termine alla loro azione anche se la Rai non ha saputo far altro che impegnarsi a un piano di comunicazione assolutamente inadeguato ad informare l’opinione pubblica su quello che sta accadendo sulla moratoria.
L’appello dei Nobel
Il 7 giugno 2007, il Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino lanciano un Appello al Presidente del Consiglio Romano Prodi perché l’Italia depositi “all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso il progetto di risoluzione per la moratoria universale della pena di morte”.
In pochi giorni, l’appello è fatto proprio da 55 Premi Nobel, tra cui il Dalai Lama, Michail Gorbachev, Desmond Tutu e Lech Walesa; ex Capi di Stato come Inder Kumar Gujral, Moustapha Niasse, Michel Rocard, Majco Pandeli e Mark Eyskens; oltre 500 parlamentari di tutto il mondo tra cui tutti i capigruppo del Parlamento italiano (salvo il leghista Roberto Castelli), tutti i Senatori a vita italiani e i Capigruppo del Parlamento europeo, con rappresentanti anche dell’estrema destra. Tra le personalità internazionali, aderiscono tra gli altri lo scrittore israeliano David Grossman, lo scrittore spagnolo Fernando Savater e il regista Bernardo Bertolucci.
“Dopo anni di rinvii e ricerche di consensi unanimi dell’Unione europea in quanto tale, non richiesti né necessari, il tempo per l’azione al Palazzo di Vetro è arrivato” scrivono a Prodi i 1.848 firmatari da 101 paesi o territori.
Il successo del 18 giugno a Lussemburgo: scongiurato il rinvio all’anno del mai
Il 18 giugno, il Consiglio Affari Generali dell’Unione Europea, riunito a Lussemburgo, assume all’unanimità l’impegno formale a presentare la risoluzione sulla Moratoria alla apertura della 62ª Assemblea Generale dell’ONU a settembre.
“Il Consiglio ha deciso che l’UE presenterà, nell’ambito di un’alleanza interregionale, una risoluzione contro la pena di morte alla 62ª Assemblea generale delle Nazioni Unite,” è scritto nel comunicato ufficiale del Consiglio.
La decisione dell’UE è frutto di un compromesso, facilitato dal Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, tra la posizione, da un lato, del Governo italiano impegnato a far rispettare i mandati parlamentari italiano ed europeo e, dall’altro, dei restanti 26 membri dell’UE determinati a rinviare la questione della presentazione della risoluzione ai mesi successivi.
“E’ stato scongiurato il rinvio all’anno del mai della presentazione della risoluzione pro moratoria all’Assemblea generale ONU,” dichiarano Marco Pannella e i sei dirigenti Radicali, in sciopero della fame ad oltranza dal 16 aprile. “E’ una data che ora l’UE, a differenza delle volte precedenti, è costretta a rispettare,” affermano i dirigenti radicali, i quali decidono di “sospendere” lo sciopero della fame ad oltranza e partire “con l’organizzazione e il rafforzamento della mobilitazione anche internazionale perché il successo di oggi diventi una vittoria nella Assemblea Generale che si apre a settembre.”
Verso la 62ª Assemblea Generale: moratoria o abolizione, Unione europea o Coalizione mondiale
La linea dei Radicali
Subito dopo la decisione presa dai Ministri degli Esteri dell’EU di presentare una risoluzione sulla moratoria all’Assemblea Generale dell’ONU che si apre a settembre, Marco Pannella e i dirigenti di tutti i soggetti politici dell’area radicale, rappresentano alla Presidenza tedesca e a tutti i Ministri degli Esteri dell’UE come sia essenziale seguire una strategia coerente con quella indicata ormai da molti mesi dal Parlamento Italiano e da quello Europeo e che eviti gli errori e i ritardi compiuti proprio dall’UE nel 1999 e nel 2003.
In particolare, Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale indicano due gravi motivi di preoccupazione: uno relativo al testo della risoluzione, l’altro alla lista dei primi presentatori.
Per quanto riguarda il dispositivo della risoluzione, una formulazione che ponesse in prima istanza l’obiettivo dell’abolizione della pena di morte (e, nel frattempo, la moratoria delle esecuzioni capitali), ci alienerebbe la simpatia e il voto favorevole di molti Paesi che sarebbero disposti, invece, a votare nell’Assemblea generale una risoluzione che chiede la moratoria delle esecuzioni capitali, certamente nella prospettiva dell’abolizione della pena di morte, ma non con il punto prioritario dell’abolizione.
Per quanto riguarda i presentatori, lo schema non può essere quello dell’Unione Europea al completo, con allargamento poi ad alcuni Paesi co-sponsor rappresentativi di altri i continenti. Darebbe un connotato «eurocentrico» e un sapore vagamente colonialistico a una iniziativa che è importante invece esprima e rappresenti, anche formalmente, il suo carattere universale.
La linea dell’Unione Europea
L’Unione Europea sembra abbia scelto invece una strategia per molti aspetti opposta che mette a rischio le possibilità di successo dell’iniziativa, oltre ad essere palesemente in contraddizione con quanto deliberato dal Parlamento Europeo e dalla stessa Unione Europea che hanno indicato espressamente la “moratoria” come obiettivo prioritario e una “alleanza interregionale” lo strumento per conseguirlo.
Il testo del paragrafo operativo della risoluzione su cui si è registrato il consenso dell’UE, infatti, recita: “Lavorare verso l’abolizione della pena di morte e stabilire immediatamente una moratoria delle esecuzioni”. Questo fa sì che la risoluzione sia innanzitutto focalizzata sull’abolizione della pena di morte invece che sulla Moratoria, mutando così in modo netto il senso politico di un’iniziativa che vede nello strumento della moratoria il mezzo più efficace per continuare la lotta contro la pena di morte a livello globale.
La scelta, poi, di avere come primi presentatori della risoluzione tutti e 27 i suoi paesi membri cui si affiancherebbero 2 o 3 paesi per ogni altro gruppo regionale, rende nei fatti la risoluzione “dell’Unione Europea”, ed ha già suscitato reazioni negative da parte di altri partner regionali. Il non aver puntato, ad esempio, su due paesi importantissimi come Sudafrica e Russia quali primi presentatori della risoluzione e che prediligono l’adozione di una risoluzione centrata sulla moratoria delle esecuzioni invece che sull’abolizione, segna il prevalere all’interno dell’UE dei paesi “fondamentalisti” dell’abolizionismo, i quali sono i primi responsabili dei cosiddetti “fallimenti” del 1994 e del 1999 oltre che gli artefici in questi anni del rinvio all’anno del mai della presentazione della risoluzione al Palazzo di Vetro.
Perché la risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni vincerà al Palazzo di Vetro
Secondo le previsioni di voto di Nessuno tocchi Caino, più volte verificate e confermate dalla Farnesina e dai partner europei, una risoluzione “per la moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione” otterrebbe in Assemblea Generale una maggioranza certa: dai 106 ai 108 paesi voteranno a favore, la maggioranza assoluta dei 192 paesi membri dell’ONU, una maggioranza che non potrà mai essere intaccata dai contrari (dai 61 ai 68), tenuto conto anche dei non pochi paesi che si asterranno (dai 16 ai 18) e dei paesi indecisi ( 7).
Questa certezza è fondata, non su opinioni, ma su tre dati di fatto incontestabili: le posizioni di voto sulla moratoria espresse dal 1997 al 2005 alla Commissione ONU per i Diritti Umani; le firme alla Dichiarazione di associazione del 19 dicembre 2006; la evoluzione giuridica e politica dei vari paesi sulla pena di morte avvenuta negli ultimi tredici anni e che il Rapporto 2007 di Nessuno tocchi Caino conferma.
Commissione ONU per i Diritti Umani
Dal 1997 al 2005, per nove anni consecutivi, la risoluzione pro moratoria è stata sempre approvata dalla Commissione di Ginevra con una larga maggioranza.
Nel corso di questi anni sono stati in tutto 92 i paesi più volte cosponsor a Ginevra; altri 4 paesi, pur non avendola cosponsorizzata, hanno votato a favore.
Nel corso dei nove anni in cui si è votato sulla moratoria, la Commissione per i Diritti Umani, oggi divenuta Consiglio per i Diritti Umani, ha registrato un ricambio tale nella sua composizione da interessare complessivamente 101 paesi sui 192 membri dell’ONU.
I diversi esiti della votazione, comunque sempre positivi sono dipesi di volta in volta dalla composizione annuale.
Di questi 101 paesi, considerando la più recente posizione di voto, 51 hanno votato a favore della moratoria, 28 hanno votato contro, 19 si sono astenuti, 3 erano assenti al momento del voto.
Inoltre, negli ultimi due anni, 7 paesi che a Ginevra non avevano votato a favore sono passati sul fronte pro moratoria, come il Ruanda che nel frattempo ha abolito la pena di morte, firmato la Dichiarazione di associazione e annunciato il sostegno alla Risoluzione al Palazzo di Vetro.
Dichiarazione di associazione
Inoltre, 95 paesi hanno già firmato la Dichiarazione di associazione contro la pena di morte del 19 dicembre 2006, tra cui 9 paesi che a Ginevra non avevano né sponsorizzato né votato a favore, mentre il Sudafrica, l’Azerbaigian e la Liberia hanno comunicato di voler sostenere la risoluzione.
Situazione della pena di morte
Occorre, infine, tener conto della evoluzione della situazione giuridica della pena di morte nel mondo che oggi vede: 91 paesi membri dell’ONU totalmente abolizionisti; 8 abolizionisti per crimini ordinari; 5 che attuano una moratoria; 39 abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni); mentre i mantenitori sono solo 49.
Nel 1994, quando la risoluzione all’Assemblea generale fu battuta per 8 voti, i paesi mantenitori erano 97 ( 48 in più rispetto ad oggi); nel 1999, quando l’UE prima presentò e poi ritirò la risoluzione, erano 76; nel 2003, erano 66; oggi sono 49.
Risulta, quindi, del tutto evidente che anche nello scenario peggiore la risoluzione pro moratoria oggi sarebbe approvata con oltre 100 voti favorevoli, la maggioranza assoluta dei paesi membri delle Nazioni Unite, mentre i restanti paesi si divideranno tra contrari e astenuti.
Grazie alla moratoria ONU – e in attesa dell’abolizione mondiale e totale – migliaia di condannati a morte potrebbero essere risparmiati: non solo quelli di cui tutti sanno e si preoccupano, i detenuti nei bracci americani, ma anche gli innominati e i dimenticati della pena di morte, i detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, pakistani, sudanesi, iracheni, sauditi, vietnamiti e di tutti gli altri regimi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nell’indifferenza generali.
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