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IRAN - Mantenitore

Governo: repubblica teocratica
Stato dei diritti civili e politici: Non libero
Costituzione: dicembre 1979, rivista nel 1989 per estendere il potere presidenziale
Sistema Giuridico: basato sulla legge della Sharia
Sistema Legislativo: monocamerale, Assemblea Consultiva Islamica (Majles-e-Shura-ye-Eslami)
Sistema Giudiziario: Corte Suprema
Religione: maggioranza sciita; 10% sunniti; minoranze cristiane, ebree, bahai e zorastriane

Metodi di esecuzione: impiccagione, fucilazione e lapidazione
Esecuzioni: 158 (288 ufficiali; Fonte: IHRDC, 1/10/2015)
Condanne a morte: 2

Trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:
  • Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici
  • Convenzione sui Diritti del Fanciullo
  • Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


SITUAZIONE

Ai sensi dell’articolo 4 della Costituzione iraniana, la legge islamica è “la fonte essenziale per tutti i rami della legislazione”, tra cui la legislazione civile e penale.
La pena di morte è prevista per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, rapimento, tradimento, spionaggio, terrorismo, reati economici, reati militari, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga.
La legge iraniana prevede la pena di morte per il possesso di più di 30 grammi di eroina o di 5 chili di oppio. Secondo le stesse autorità, che però non forniscono statistiche ufficiali, molte esecuzioni in Iran sono relative a reati di droga, ma è opinione di osservatori sui diritti umani che molti di quelli giustiziati per reati comuni, in particolare per droga, possano essere in realtà oppositori politici. La legge islamica (art. 179 della Legge sulle Punizioni Islamiche) vieta l’uso di bevande alcoliche che è punito con la fustigazione e anche con la pena di morte per chi viola questa disposizione per tre volte.
L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la Sharia in Iran. L’impiccagione in versione iraniana avviene di solito tramite delle gru o piattaforme più basse per assicurare una morte più lenta e dolorosa. Come cappio è usata una robusta corda oppure un filo d’acciaio che viene posto intorno al collo in modo da stringere la laringe provocando un forte dolore e prolungando il momento della morte. L’impiccagione è spesso combinata a pene supplementari come la fustigazione e l’amputazione degli arti prima dell’esecuzione.
Nel luglio 2011, in seguito alla “Campagna sulle Gru” lanciata dal gruppo Uniti Contro l’Iran Nucleare (UANI), la Tadano, una società giapponese che produce gru, ha comunicato di non voler più stipulare contratti con il governo iraniano dopo aver saputo che i suoi prodotti sono usati in Iran per le esecuzioni pubbliche. Nell’agosto 2011, un altro produttore di gru giapponese, UNIC, ha annunciato la fine della sua attività in Iran, unendosi alla Tadano e alla Terex che si erano già ritirate dal commercio con l’Iran in seguito alla Campagna sulle Gru della UANI.
Nell’aprile 2013, il Consiglio dei Guardiani dell’Iran, il potente corpo di religiosi e giuristi islamici che controlla l’attività parlamentare e certifica che corrisponda alla legge della Sharia, ha reinserito la lapidazione in una precedente versione del nuovo codice penale che l’aveva omessa come pena esplicita per l’adulterio.
Nel febbraio 2013, il portavoce della Commissione Giustizia del Parlamento iraniano, Mohammad Ali Esfenani, aveva detto ai giornalisti che la pena della lapidazione era stata cancellata dal codice penale per la sua immagine negativa a livello internazionale. “Sulla scena internazionale alcuni hanno una visione molto parziale della lapidazione e la utilizzano contro l’Iran. Hanno fatto sì che sia considerata una violazione dei diritti umani”, ha detto Esfenani, che ha aggiunto: “La lapidazione è stata rimossa solo dalla legge, ma esiste ancora nella Sharia e non può essere rimossa dalla Sharia”.
Comunque, il progetto di codice penale come modificato dai Guardiani identifica ora esplicitamente la lapidazione come una forma di punizione per le persone condannate per adulterio, la relazione sessuale di una persona sposata consumata fuori dal matrimonio.
Ai sensi dell’articolo 132, comma 3, della nuova versione del codice penale, un uomo o una donna possono essere lapidati a morte per relazioni extraconiugali reiterate. Inoltre, in base all’articolo 225, se un tribunale e il capo della magistratura stabiliscono che in un caso particolare “non è possibile” effettuare la lapidazione, la persona può essere giustiziata con un altro metodo, sempre che le autorità abbiano dimostrato il reato in base a testimonianze oculari o alla confessione dell’imputato. L’articolo non spiega cosa si intenda per “casi in cui la lapidazione non è possibile”.
Il nuovo codice prevede inoltre che i tribunali che condannino gli imputati di adulterio in base al libero “convincimento del giudice”, una formula notoriamente vaga e soggettiva che permette la condanna in assenza di prove concrete, possono imporre la punizione corporale di 100 frustate invece della lapidazione. La pena per le persone condannate per fornicazione, il sesso al di fuori del matrimonio di una persona non sposata, è di 100 frustate.
In caso di lapidazione, il condannato viene avvolto da capo a piedi in un sudario bianco e interrato (la donna fino alle ascelle, l’uomo fino alla vita); un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati o in alcuni casi semplici cittadini autorizzati dalle autorità, compiono l’esecuzione.
L’art. 104 del Codice Penale stabilisce che “le pietre non devono essere così grandi da provocare la morte con uno o due colpi”, in modo che la morte sia lenta e dolorosa. Se il condannato riesce in qualche modo a sopravvivere, resterà imprigionato per almeno 15 anni, ma non verrà giustiziato.
L’Iran ha il tasso di lapidazioni più alto al mondo, ma nessuno sa con certezza quante persone siano state lapidate.
In base a una lista compilata dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, almeno 150 persone sono state lapidate dal 1980. I numeri su riportati sono molto probabilmente inferiori ai dati reali, sia perché la maggior parte delle condanne alla lapidazione è stabilita segretamente sia perché è precluso l’accesso alle informazioni in molte prigioni dell’Iran. Shadi Sadr, un avvocato iraniano difensore dei diritti umani che ha rappresentato cinque persone condannate alla lapidazione, ha detto che l’Iran ha effettuato lapidazioni segrete nelle carceri, nel deserto o la mattina molto presto nei cimiteri.
Nel 2013 e nei primi sei mesi del 2014, non risulta siano state eseguite in Iran condanne a morte tramite lapidazione. Comunque, attualmente, ci sono in carcere almeno 11 persone con sentenza di lapidazione, secondo l’avvocato Shadi Sadr. Alcuni di questi casi sono ancora sotto revisione e potrebbero anche essere emesse delle sentenze diverse.
L’approvazione nel 2013 del nuovo codice penale islamico porta a più pene capitali anche per apostasia. La Costituzione iraniana afferma che l’Islam sciita è la religione ufficiale dello Stato. Prevede che “le altre denominazioni islamiche siano pienamente rispettate” e riconosce ufficialmente solo tre gruppi religiosi non islamici – zoroastriani, cristiani ed ebrei – come minoranze religiose. Anche se la Costituzione tutela i diritti dei seguaci di queste tre religioni a praticare liberamente, il Governo ha imposto restrizioni legali sul proselitismo. Convertire un musulmano al Cristianesimo o ad altra religione è considerato un crimine capitale, mentre ai cristiani è permesso convertirsi all’Islam. Convertiti al Cristianesimo sono spesso tormentati, perseguitati e costretti a riunirsi clandestinamente in chiese domestiche, mentre i missionari cristiani sono di solito espulsi dal Paese e a volte incarcerati per aver distribuito Bibbie o altro materiale religioso.
La repressione di quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti – in particolare dei Bahai, così come dei Musulmani Sufi, dei Cristiani Evangelici, degli Ebrei e dei gruppi sciiti che non condividono la religione ufficiale del regime – è aumentata significativamente negli ultimi anni. Gruppi bahai e cristiani hanno subito arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confisca dei beni. Il regime considera i Bahai apostati e li bolla come una “setta politica”. Il Governo vieta loro di insegnare e praticare la fede e li sottopone a molte forme di discriminazione che altri gruppi religiosi non conoscono. Dalla rivoluzione islamica del 1979, il Governo ha giustiziato più di 200 Bahai.
Negli ultimi anni, la repressione delle minoranze religiose si è intensificata. Numerose chiese sono state distrutte e un certo numero di convertiti dalla religione islamica sono stati arrestati e tenuti in prigione. Secondo la legge della Sharia, la pena per apostasia è la morte, ma l’apostasia non è esplicitamente menzionata nel nuovo codice penale. Tuttavia, la nuova legge rende più facile per i giudici emettere la pena di morte per apostasia in quanto l’Articolo 220 del nuovo codice afferma: “Se la presente legge tace su uno qualsiasi dei casi Hudud, il giudice fa riferimento all’Articolo 167 della Costituzione”. L’Articolo 167 della Costituzione iraniana spiega: “Il giudice è tenuto a tentare di pronunciarsi su ogni singolo caso, sulla base della legge in vigore. In caso di assenza di tale legge, deve emettere il suo giudizio sulla base di fonti ufficiali islamiche e fatwa autentiche. Con il pretesto del silenzio o carenza della legge in materia, o della sua brevità o natura contraddittoria, [il giudice] non può astenersi dall’ammettere ed esaminare il caso e stabilire la sua sentenza”. Il riferimento all’Articolo 167 era in precedenza presente nel codice civile ma ora è anche incluso nella legge penale.
Inoltre, nel nuovo Codice Penale Islamico approvato nella sua ultima versione dal Consiglio dei Guardiani nell’aprile 2013, il termine “omosessuale” è presentato come un dato di rilevanza penale anche per le relazioni tra uomini, mentre prima era riferito solo a quelle tra donne. In ogni caso, i rapporti sessuali tra due individui dello stesso sesso continuano a essere considerati crimini Hudud e soggetti a punizioni da cento frustate fino all’esecuzione. Secondo l’articolo 233 del nuovo codice, la persona che ha svolto un ruolo attivo (nella sodomia) sarà frustata 100 volte se il rapporto sessuale era consensuale e non era sposata, ma quella che ha giocato un ruolo passivo sarà condannata a morte a prescindere dal suo status matrimoniale. Se la parte attiva è un non-musulmano e la parte passiva un musulmano, entrambi saranno condannati a morte. In base agli articoli 236-237, gli atti omosessuali (tranne che per sodomia) saranno puniti con 31-99 frustate (sia per gli uomini che per le donne). Secondo l’articolo 238, la relazione omosessuale tra donne in cui vi è contatto tra i loro organi sessuali sarà punita con 100 frustate.
Nel gennaio 2008, l’allora capo dell’apparato giudiziario, Ayatollah Mahmud Hashemi Shahroudi, aveva deciso di autorizzare esecuzioni pubbliche solo “in base a esigenze di carattere sociale”. In effetti, dopo il decreto di Shahroudi, le esecuzioni effettuate sulla pubblica piazza sono diminuite. Nel 2008 sono state almeno 30, di cui 16 avvenute dopo l’annuncio del decreto, e nel 2009 sono state ufficialmente impiccate in luoghi pubblici solo 12 persone. Nel 2007 erano state almeno 110.
Ma dopo le proteste di piazza contro le elezioni truffa del 2009, il numero di esecuzioni pubbliche in Iran è aumentato drammaticamente. Secondo Iran Human Rights, nel 2012 sono state almeno 60, un numero sei volte superiore rispetto al 2009, quando almeno 12 persone sono state impiccate in luoghi pubblici. Nel 2010, almeno 19 persone sono state impiccate pubblicamente. Nel 2011, le esecuzioni pubbliche sono più che triplicate, con almeno 65 persone impiccate in pubblico. La tendenza è proseguita nel 2013: il numero delle esecuzioni nel 2013 in Iran è stato il più alto in più di 15 anni.
L’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica il 14 giugno 2013 ha portato molti osservatori, alcuni difensori dei diritti umani e la comunità internazionale a essere ottimisti. Tuttavia, il nuovo Governo non ha cambiato il suo approccio per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato a partire dall’estate del 2013.
Nel 2014 sono state effettuate almeno 800 esecuzioni, un 16,5% in più rispetto alle 687 del 2013: 290 esecuzioni (36%) sono state riportate da fonti ufficiali iraniane (siti web della magistratura, televisione nazionale, agenzie di stampa e giornali statali); 510 casi (64%) inclusi nei dati del 2014 sono stati segnalati da fonti non ufficiali (organizzazioni non governative per i diritti umani o altre fonti interne iraniane). Il numero effettivo delle esecuzioni è probabilmente molto superiore ai dati forniti nel Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino.
Secondo Iran Human Rights (IHR), nel 2014 sono state effettuate almeno 753 esecuzioni, di cui 291 riportate da fonti ufficiali iraniane. Anche Iran Human Rights sottolinea che il numero effettivo delle esecuzioni in Iran è probabilmente molto superiore ai dati forniti nel suo rapporto annuale.
Secondo l’Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), nel 2014, la Repubblica islamica ha effettuato almeno 721 esecuzioni, 268 dei quali riferite da fonti ufficiali iraniane.
Delle persone giustiziate di cui fonti ufficiali iraniane hanno dato notizia nel 2014, solo una parte è stata identificata con nome e cognome, e ancora più ridotta è la parte di coloro di cui è stata resa nota l’età e la data del reato. Molti dei giustiziati sono stati processati in dibattimenti a porte chiuse.
I reati che hanno motivato le condanne a morte sono così suddivisi in termini di frequenza: traffico di droga (371 esecuzioni, di cui 125 ufficiali); omicidio (247, di cui 119 ufficiali); stupro (32, di cui 30 ufficiali); reati non violenti e di natura politica (32, di cui 8 ufficiali); moharebeh (fare guerra a Dio), rapina e “corruzione in terra” (31, di cui 11 ufficiali). In almeno 100 altri casi, non sono stati specificati i reati per i quali i detenuti sono stati trovati colpevoli.
Invece, le esecuzioni di minorenni sono raddoppiate nel 2014, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Sono stati giustiziati almeno 17 presunti minorenni al momento del fatto (15 per casi di omicidio, di cui 3 riportati da fonti ufficiali; 2 per reati legati alle droghe). Un presunto minorenne al momento del reato era stato giustiziato in pubblico a marzo 2012, secondo Amnesty International. Altri due minori al momento del fatto erano stati giustiziati nel 2013, uno a gennaio e l’altro a febbraio. Almeno 4 persone erano state impiccate nel 2011, dopo essere state condannate per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Nel 2010, erano stati giustiziati almeno 2 minorenni e almeno 5 nel 2009.
In base alla legge iraniana, le femmine di età superiore a nove anni e i maschi con più di quindici anni sono considerati adulti e, quindi, possono essere condannati a morte, anche se le esecuzioni sono normalmente effettuate al compimento del diciottesimo anno d’età.
A seguito delle richieste della comunità internazionale, rimaste inascoltate per anni, di sospendere tutte le esecuzioni di persone condannate per crimini commessi da minorenni, il regime dei Mullah ha annunciato una parziale e, di fatto, ininfluente revisione di una pratica che, anche su questo, pone l’Iran fuori dalla comunità internazionale.
Il regime iraniano ha dato ad intendere che il nuovo codice penale – approvato nella sua ultima versione dal Consiglio dei Guardiani nell’aprile 2013 – abolisce la pena di morte per gli adolescenti di età inferiore a 18 anni. Tuttavia, ai sensi degli articoli 145 e 146 del nuovo codice penale, l’età della responsabilità penale è ancora quella della “pubertà”, cioè nove anni lunari per le ragazze e quindici anni lunari per i ragazzi. Quindi, l’età della responsabilità penale non è cambiata affatto nel nuovo codice penale.
In base all’articolo 87 del nuovo codice, la sentenza di morte è stata rimossa per i minori solo nel caso di reati Ta’zir, la cui pena non è specificata nella Sharia e può essere inflitta a discrezione del giudice come, ad esempio, per reati di droga. Secondo la stessa legge, però, una condanna a morte può ancora essere applicata per un minore di 18 anni se ha commesso altri due tipi di reati, la cui pena è esplicitamente prevista dalla Sharia: i reati Hudud, come sodomia, stupro, fornicazione, apostasia, consumo di alcool per la quarta volta, moharebeh (fare guerra a Dio) e “diffondere la corruzione sulla terra”, reati che l’autorità pubblica ha l’obbligo di punire; i reati Qisas, che attengono invece ai “diritti privati” come l’omicidio, da trattare come una controversia tra l’assassino e gli eredi della vittima, i quali hanno il diritto di esigere l’esecuzione dell’omicida (Qisas), concedergli il perdono o chiedere un risarcimento in denaro (Diya).
Infatti, l’Articolo 90 del nuovo codice penale stabilisce che individui legalmente “maturi” minori di diciotto anni (ad esempio, i ragazzi tra i quindici e i diciotto anni e le ragazze di età compresa tra nove e diciotto) che sono condannati per crimini Hudud e Qisas possono essere esenti da condanne per adulti, tra cui la pena di morte, solo se è accertato che non erano mentalmente maturi e sviluppati al momento del reato e non potevano riconoscere e apprezzare la natura e le conseguenze delle loro azioni. Quindi, questo articolo conferisce ai giudici il potere discrezionale di decidere se un bambino ha capito la natura del reato e, pertanto, se può essere condannato a morte.
L’applicazione della pena di morte con condanne ed esecuzioni per fatti non violenti o di natura essenzialmente politica è continuata in Iran anche nel 2012 e nel 2013. Nel 2014, almeno 32 persone sono state impiccate, di cui 1 per eresia, 2 per sodomia. Ma è probabile che molti altri giustiziati per reati comuni o per “terrorismo” erano in realtà oppositori politici, in particolare appartenenti alle varie minoranze etniche iraniane, tra cui azeri, curdi, baluci e ahwazi. Accusati di essere mohareb, cioè nemici di Allah, gli arrestati sono di solito sottoposti a un processo rapido e severo che si risolve spesso con la pena di morte. Oltre alla morte, la punizione per Moharebeh è l’amputazione della mano destra e del piede sinistro, secondo il codice penale iraniano. In questi casi, le esecuzioni sono spesso effettuate in segreto, senza che siano informati gli avvocati o i familiari. Tuttavia, tra i condannati a morte o giustiziati per Moharebeh e/o "corruzione sulla terra", molti non erano direttamente coinvolti in atti di violenza. Alcuni di loro erano dissidenti politici, membri di gruppi fuorilegge o appartenenti alle minoranze etniche e religiose iraniane.
Nel dicembre 2010 è entrata in vigore una versione aggiornata della legge anti-droga che estende la pena di morte al possesso di altri tipi di sostanze illegali, ad esempio la metamfetamina.
Le persone imputate di traffico di droga sono state condannate a morte dai tribunali rivoluzionari in processi condotti a porte chiuse e, spesso, senza un’adeguata difesa legale. Poiché la stragrande maggioranza delle persone giustiziate per droga non sono identificate con nome e cognome, non è possibile confermare le accuse. Osservatori sui diritti umani ritengono che molti di quelli giustiziati per questo tipo di reato possano essere in realtà oppositori politici.
Negli ultimi anni diverse organizzazioni per i diritti umani hanno esortato l’Ufficio delle Nazioni Unite contro le Droghe e il Crimine (UNODC) e i Paesi donatori a smettere di contribuire indirettamente all’incremento delle esecuzioni in Iran. La Danimarca, l'Irlanda e il Regno Unito hanno tutti scelto di ritirare il loro sostegno alle operazioni antidroga iraniane amministrate dall’UNODC a causa delle preoccupazioni che questo finanziamento stesse consentendo l'esecuzione di presunti trafficanti di droga. Quando hanno annunciato la loro decisione in tal senso, la Danimarca e l’Irlanda hanno pubblicamente riconosciuto che le donazioni stavano portando a esecuzioni capitali. Il 9 aprile 2013, i giornali danesi hanno riportato che la Danimarca aveva deciso di tagliare il suo contributo al programma anti-droga dell’Iran. “La Danimarca ha negli ultimi due anni versato cinque milioni di dollari ogni anno per il programma di lotta alla droga in Iran”, ha reso noto il quotidiano danese Politiken. “Durante lo stesso periodo, le autorità iraniane hanno messo a morte centinaia di persone per presunti reati di droga e su questa base il Ministro per lo Sviluppo Christian Friis Bach (Radikale) ha deciso di sospendere immediatamente il sostegno al programma”, ha riferito Politiken. “E’ un segnale all’Iran che l’uso della pena di morte è inaccettabile e che in nessun modo noi vogliamo sostenerlo”, ha detto il Ministro.
Ma la leadership dell’UNODC non sembra essere affatto infastidita dal fatto che i suoi fondi siano utilizzati dalle autorità iraniane per impiccare “condannati per droga” a un ritmo così devastante.
L’11 marzo 2014, il capo dell’agenzia ONU contro la droga ha elogiato la lotta dell’Iran contro il narcotraffico, nonostante l’aumento delle esecuzioni nel Paese, molte delle quali per reati legati alla droga. Yury Fedotov, Direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), ha detto che l’agenzia si oppone alla pena di morte, “ma dall’altra parte, l’Iran svolge un ruolo molto attivo nella lotta contro le droghe illecite”. Nel 2012, l’Iran ha sequestrato 388 tonnellate di oppio, l’equivalente del 72 per cento di tutti i sequestri nel mondo. “E’ molto impressionante”, ha detto Fedotov ai giornalisti prima dell’incontro internazionale a Vienna del 13-14 marzo sugli sforzi globali per combattere gli stupefacenti. Fedotov ha detto chiaro che l’UNODC non sta prendendo in considerazione di arrestare il sostegno all’Iran. “Non credo che la comunità internazionale debba acconsentire a questo perché significherebbe, come possibile reazione da parte dell’Iran, che tutte queste enormi quantità di droga, che ora sono sequestrate dagli iraniani, inonderebbero liberamente l’Europa.”
Il 18 novembre 2014, il Ministro della Giustizia iraniano Mostafa Pourmohammadi si è scagliato contro i cosiddetti difensori occidentali dei diritti umani per la loro avversione a punire i trafficanti di droga in Iran. "Non accettiamo le prese di posizione degli organismi ONU per i diritti umani secondo cui i condannati per droga non devono essere giustiziati", ha detto Pourmohammadi, il quale ha ribadito che chi traffica e spaccia droga merita di essere impiccato.
Il 4 dicembre 2014, in un'intervista in lingua inglese con Sanam Shantyaei di France 24, Mohammad Javad Larijani, segretario del Consiglio per i Diritti Umani iraniano, ha dichiarato che l'Iran sta cercando di mettere fine alla pena di morte per i casi legati alla droga, che comportano l'80% delle esecuzioni nel Paese. "Nessuno è felice di vedere un numero di esecuzioni così elevato. Ed è una storia triste avere tutta questa criminalità connessa alla droga”, ha detto Javad Larijani, il quale ha continuato dicendo: "Ci stiamo battendo per cambiare la legge sulla droga. Se avremo successo, se la legge verrà approvata dal Parlamento, quasi l'80% delle esecuzioni svanirà. Questa è una grande novità per noi, indipendentemente dalle critiche dell’Occidente". Le sue dichiarazioni sono state raccolte e tradotte dall’agenzia ufficiale in lingua persiana FARS. Pur non parlando esplicitamente come Javad Larijani, anche l’Ayatollah Sadegh Larijani, fratello di Javad Larijani e capo della magistratura iraniana, ha parlato della necessità di cambiare le leggi sulla droga. Nel corso di una riunione di funzionari giudiziari svoltasi il 2 dicembre, ha detto: "Sulla questione della droga e del traffico, appare evidente che abbiamo bisogno di un cambiamento della normativa, perché l'obiettivo finale della legge dovrebbe essere l’attuazione della giustizia, mentre in realtà questo obiettivo spesso non è realizzato”. Secondo il giornale conservatore Etelaat, Sadegh Larijani non ha difeso la linea morbida sul traffico di droga. Ha detto che i trafficanti di droga devono essere "trattati severamente", pur ammettendo che "purtroppo, oggi, per quanto riguarda la droga e le leggi sulla droga, vediamo che queste leggi non hanno alcun impatto”. Non è la prima volta che la magistratura iraniana propone di modificare le punizioni per i reati di droga, o almeno di modificare la loro modalità di applicazione. Nel mese di maggio 2014, il vice capo della magistratura iraniana Gholam-Ali Mohseni-Ejei, parlando in qualità di massimo procuratore del Paese, ha detto in una riunione del Consiglio Superiore per i Diritti Umani in Iran: "Purtroppo, l'alto numero di esecuzioni in questo Paese è legato al traffico di droga e alle pesanti sanzioni per questo reato. Se, nel rispetto delle leggi vigenti, possiamo rivedere in modo tale da aiutare i funzionari dei servizi segreti a punire i responsabili di queste reti di trafficanti, e per il resto, riconsiderare [le punizioni], gli obiettivi del sistema possono essere meglio realizzati”.
Il 18 dicembre 2014, in una lettera pubblica, sei gruppi per i diritti umani – Reprieve, Human Rights Watch, Iran Human Rights, la Coalizione mondiale contro la pena di morte, Harm Reduction International e la Fondazione Boroumand Abdorrahman – hanno espresso la preoccupazione che il perdurante sostegno dell’UNODC alle operazioni antidroga iraniane stesse "attribuendo legittimità" alle esecuzioni per reati di droga. In base ai documenti dell'agenzia ONU, l’UNODC ha dato più di 15 milioni di dollari per "il sostegno delle operazioni di controllo" della polizia anti-droga iraniana, il finanziamento della formazione specialistica, l'intelligence, camion, body scanner, occhiali per la visione notturna, unità cinofile per la rilevazione di droga, basi e uffici di sorveglianza delle frontiere, hanno detto i gruppi. I progetti dell’UNODC in Iran hanno riportato indicatori di performance come "un aumento dei sequestri di droga e una migliore capacità di intercettare trafficanti" e un “aumento di condanne legate alla droga.”
Le esecuzioni di massa che hanno avuto luogo all’interno delle carceri in tutto il Paese si sono tutte svolte in segreto, in gruppi, senza preavviso e in forma extragiudiziale e arbitraria. Secondo fonti che hanno parlato con l’organizzazione International Campaign for Human Rights in Iran, le esecuzioni di gruppo all’interno del carcere Vakilabad sono svolte mettendo in fila i detenuti in un corridoio a cielo aperto che porta alla sala visite del carcere. Le esecuzioni si svolgono in segreto, senza la conoscenza o la presenza di avvocati e familiari dei prigionieri, che sanno delle avvenute esecuzioni solo uno o più giorni dopo. Gli stessi prigionieri non sono consapevoli della loro esecuzione imminente fino a poche ore prima che sia effettuata.
In Iran, dove pure non esiste segreto di Stato sulla pena di morte, le autorità non rilasciano statistiche sulla sua pratica, tutti i nomi delle centinaia di giustiziati ogni anno e i reati per i quali sono stati condannati. Le sole informazioni disponibili sulle esecuzioni sono tratte da notizie selezionate dal regime e uscite su media statali o da fonti ufficiose o indipendenti che evidentemente non possono riportare tutti i fatti.
La trasparenza del sistema iraniano e l’informazione sulla pratica reale della pena di morte sono diventate ancora più opache dopo che, il 14 settembre 2008, nel tentativo di arginare le proteste internazionali, le autorità iraniane hanno vietato ai giornali del Paese di pubblicare notizie relative a esecuzioni capitali, in particolar modo di minorenni.
Fonti della Campagna hanno anche detto che queste condanne a morte sono di norma emesse alla fine di processi spesso di soli pochi minuti e che gli imputati sono privati di un giusto processo. Tali modalità pongono queste esecuzioni nella categoria delle esecuzioni extragiudiziali e arbitrarie.
“Una piccola sezione del Tribunale Rivoluzionario di Mashad esamina ‘diversi casi di traffico di droga ogni ora’, senza seguire le procedure per un processo equo o senza riguardo per le leggi iraniane in vigore, e in molti casi le numerose condanne a morte sono basate solo su rapporti dell’Ufficio di Intelligence, dell’Unità di Intelligence IRGC o dell’Unità di Intelligence della polizia, o con confessioni estorte ai sospetti tramite gravi torture fisiche per lo più all’interno di centri di detenzione della polizia. La maggior parte se non tutte le condanne a morte relative a casi di traffico di droga giudicati dal Tribunale Rivoluzionario di Mashad sono emesse alla fine di processi che durano solo ‘minuti’, senza la presenza di avvocati scelti dall’imputato o nominati dal tribunale, condanne che sono tutte confermate ed eseguite nel giro di pochi mesi”, ha detto una fonte locale della Campagna. “In molti casi, le condanne a morte di cittadini stranieri, per lo più afghani, sono emesse senza osservare il diritto di accedere ai servizi consolari. La mancanza di familiarità con la lingua ufficiale della corte, il persiano, impedisce agli imputati di comprendere il caso giudiziario e di rispondere alle domande”, ha aggiunto la fonte.
Iran Human Rights ritiene che una delle ragioni per le esecuzioni di massa segrete a Vakilabad e in altre carceri è il loro sovraffollamento. Secondo i dati ufficiali, ci sono circa 600.000 detenuti nelle carceri iraniane. Le fonti di IHR stimano che ci sono 20.000 prigionieri a Vakilabad, anche se il carcere ha la capacità di ospitarne solo 4.000. Secondo testimoni oculari, in alcuni reparti i detenuti devono dormire sulle scale e nei corridoi. La situazione è simile in molte altre prigioni iraniane, e sembra che l’esecuzione di massa di prigionieri nel braccio della morte sia una delle soluzioni che le autorità iraniane hanno trovato per risolvere il problema. Secondo notizie non confermate, ci potrebbero essere fino a 3.000 prigionieri nella prigione di Vakilabad a rischio di esecuzione nei prossimi mesi.
Ci sono state anche segnalazioni di esecuzioni segrete e senza preavviso in altre 15 prigioni iraniane. La maggior parte delle segnalazioni è pervenuta dalle carceri della zona di Teheran/Karaj: Evin, Ghezel Hesar e Rajai Shahr.
Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e che queste pratiche vieta.
Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate per aver bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per oltraggio al pubblico pudore. Le autorità iraniane considerano le frustate una punizione adeguata per combattere comportamenti ritenuti immorali e insistono perché siano eseguite sulla pubblica piazza come “lezione per chi guarda”.
Il regime si è abbattuto in particolare nei confronti delle donne. La loro segregazione ha avuto un’accelerazione dopo la prima elezione di Mahmoud Ahmadinejad, il quale già durante il suo mandato di sindaco di Teheran inaugurò la separazione di donne e uomini negli ascensori. Le autorità iraniane hanno iniziato pattugliamenti di polizia nella capitale per arrestare le donne vestite in un modo giudicato sconveniente. I sostenitori della linea dura dicono che un velo inappropriato è una “questione di sicurezza” e che una “moralità spregiudicata” mette in pericolo l’essenza della Repubblica Islamica.
La versione iraniana del “prezzo del sangue” (Diya) stabilisce che per una vittima donna esso sia la metà di quello di un uomo. Inoltre, se uccide una donna, un uomo non potrà essere giustiziato, anche se condannato a morte, senza che la famiglia della donna abbia prima pagato a quella dell’assassino la metà del suo “prezzo del sangue”. Il 27 dicembre 2003, dopo un verdetto favorevole emesso dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, è entrata in vigore una legge del Parlamento varata a gennaio che garantisce alle minoranze non musulmane il diritto allo stesso “prezzo del sangue” dei musulmani, che attualmente corrisponde a oltre 442 milioni di rial (circa 36.000 dollari). Il “prezzo del sangue” per la vita di una donna però continuerà a essere la metà di quello per la vita di un uomo.
Le autorità iraniane hanno sempre sostenuto di “non poter rifiutare alla famiglia della persona uccisa il diritto legale di reclamare il qisas, il principio cioè dell’occhio per occhio”. La qisas è probabilmente il solo diritto che il popolo iraniano può legittimamente rivendicare.
Tuttavia, il codice penale iraniano esenta, tra le altre, le seguenti persone dal qisas: musulmani, seguaci di religioni riconosciute e “persone protette” che uccidano seguaci di religioni non riconosciute o “persone non protette” (art. 310). Ciò riguarda, in particolare, i membri della fede Bahai, che non è riconosciuta come una religione, secondo la legge iraniana. Se un Bahai viene ucciso, la famiglia non riceve il prezzo del sangue e l’autore del reato è esentato dal qisas.
Il 28 aprile 2014, il Procuratore Generale iraniano, Gholam Hossein Mohseni Ejeie, ha detto che il pagamento del “prezzo del sangue” ha risparmiato dall’esecuzione 358 iraniani nell’ultimo anno iraniano, dal marzo 2013 al marzo 2014, ha riportato l’agenzia di stampa FARS. Nell’aprile 2014, i media iraniani hanno pubblicato diversi casi di “prezzo del sangue”. Quello più noto ha riguardato un assassino identificato solo come Balal, raffigurato in molte foto bendato e con il cappio al collo. Ha evitato l’impiccagione all’ultimo minuto, quando la madre della sua vittima l’ha perdonato e gli ha dato solo uno schiaffo sul viso come punizione. Il denaro nel caso di Balal, pari a 3 miliardi di rial (90.000 dollari) era stato raccolto grazie ai proventi della proiezione speciale di un film. Dopo quello di Balal, i media iraniani hanno riportato diversi altri casi in cui la famiglia della vittima ha perdonato l’assassino all’ultimo minuto, in uno dei quali un condannato è stato graziato dopo essere rimasto appeso alla forca per alcuni minuti. Un altro evento di raccolta fondi è stato la proiezione di un film intitolato “Sensitive Floor”, che si è svolto il 27 aprile con attori e artisti famosi. Gli organizzatori sono riusciti a raccogliere 7 miliardi di ryal (200.000 dollari), come prezzo del sangue necessario per salvare tre condannati a morte.
Alcuni osservatori sono convinti che sia stata messa in opera una campagna pubblicitaria concertata e che il regime stia già beneficiando dell’ondata di perdono perché “mostra un volto più umano dell’Iran”. Ma gioca il suo ruolo anche il denaro. Abdolsamad Khoramshahi, un noto avvocato iraniano che ha rappresentato diversi condannati per omicidio, ha detto che ciò che i media chiamano un’ondata di perdono sia in realtà un “business”. “Sulla base delle informazioni che ho su alcuni casi, devo dire che gran parte delle riconciliazioni in base al Qisas (retribuzione) stanno avvenendo in cambio di ingenti somme di denaro sborsate dalle famiglie dei condannati”, ha dichiarato Khoramshahi in un’intervista con fararu.com dei primi di luglio 2014. Il 22 gennaio 2014, tre Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno chiesto all’Iran di fermare subito le esecuzioni. “Siamo sgomenti per la continua applicazione della pena di morte con allarmante frequenza da parte delle autorità”, ha dichiarato Christof Heyns, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, sommarie e arbitrarie. Heyns ha aggiunto che Teheran sta procedendo con esecuzioni che non raggiungono la soglia dei “reati più gravi”, come richiesto dal diritto internazionale. Da parte sua, lo Special Rapporteur sulla situazione dei diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, ha espresso preoccupazione anche per l’aumento delle esecuzioni di attivisti politici e di persone appartenenti a gruppi etnici minoritari. “L’esecuzione continua di individui che hanno esercitato i loro diritti di riunione, associazione e appartenenza a gruppi minoritari viola principi universalmente accettati e norme sui diritti umani.” Gli Special Rapporteur hanno ribadito all’Iran di accogliere la richiesta della comunità internazionale di moratoria delle esecuzioni, “soprattutto nei casi relativi ad attivisti politici e presunti reati di droga”. L’appello dei due esperti è stato condiviso anche dallo Special Rapporteur dell’ONU sulla tortura e altri trattamenti o punizioni inumane o degradanti, Juan E. Méndez.
Il 7 marzo 2014, il capo del Consiglio per i Diritti Umani della magistratura, Mohammad Javad Larijani, ha dichiarato invece che l’incremento delle esecuzioni capitali nella Repubblica Islamica dovrebbe essere considerato come un “indicatore positivo dei successi iraniani” e il mondo dovrebbe considerarle come “un grande servizio reso all’umanità”.
L’11 marzo 2014, in una relazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha condannato il forte aumento delle esecuzioni registrato in Iran dopo l’elezione di Hassan Rohani e ha chiesto il rilascio di attivisti, avvocati e giornalisti, così come dei prigionieri politici incarcerati per aver esercitato il loro diritto alla libertà di parola e di riunione. “La nuova amministrazione non ha fatto alcun miglioramento significativo nella promozione e nella tutela della libertà di espressione e di opinione, nonostante le promesse fatte dal Presidente durante la sua campagna elettorale e dopo il suo insediamento”, ha dichiarato Ban, il quale ha aggiunto che la maggior parte delle esecuzioni in Iran è relativa a reati di droga, ma che tra quelli messi a morte vi sono anche prigionieri politici e appartenenti a minoranze etniche. “Il nuovo Governo non ha cambiato il suo approccio per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte e sembra aver seguito la prassi delle amministrazioni precedenti, che si basava molto sulla pena di morte per combattere la criminalità”, ha detto Ban.
Il 18 dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una Risoluzione che esprime profonda preoccupazione per l’"allarmante frequenza" dell'uso della pena di morte in Iran, tra cui le esecuzioni pubbliche, le esecuzioni di gruppo segrete e la pratica della pena di morte nei confronti di minori e persone che al momento del reato avevano meno di 18 anni, in violazione degli obblighi della Repubblica Islamica verso la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Le Nazioni Unite hanno inoltre condannato l'imposizione della pena di morte per reati che non hanno una definizione precisa ed esplicita, tra cui Moharebeh (inimicizia contro Dio), e per reati che non si qualificano come i crimini più gravi, in violazione del diritto internazionale. La Risoluzione ha anche criticato l'uso della tortura e di trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, tra cui la fustigazione e l'amputazione.
Il 18 dicembre 2014, l’Iran ha nuovamente votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nazioni Unite

14 aprile 2016: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein ha chiesto all'Iran di fermare le esecuzioni per reati di droga fino a quando il Parlamento non discuta una nuova legge che permetterebbe di eliminare la pena di morte obbligatoria per questo tipo di reati.
Cinque uomini sono stati impiccati lo scorso fine settimana, tre di loro con l'accusa di traffico di stupefacenti. Gli altri due erano stati condannati per omicidio. In almeno uno dei casi, quello di Rashid Kouhi, c'erano serie preoccupazioni circa l'equità del processo e la negazione del suo diritto di appello. Kouhi era stato condannato a morte nel 2012 dopo essere stato trovato in possesso di 800 grammi di metanfetamine di tipo crystal. E’ stato giustiziato il 9 aprile nella provincia di Gilan, nel nord dell'Iran.
L'anno scorso, almeno 966 persone sono state giustiziate in Iran - il numero più alto in più di due decenni - la maggior parte per reati di droga. Almeno quattro dei giustiziati nel 2015 erano minorenni.
Tuttavia, nel dicembre dello scorso anno, 70 membri del Parlamento hanno presentato un disegno di legge per modificare la pena di morte obbligatoria per reati di droga. Il disegno di legge, che è stato depositato in Parlamento nel gennaio di quest'anno, prevede in alternativa la condanna all’ergastolo. Resta da vedere se sarà portato avanti nel nuovo Parlamento.
"Ci sono stati segnali incoraggianti dall'interno dell'Iran verso la riforma della legge, da magistratura, potere esecutivo e legislativo, e spero che il nuovo Parlamento approvi questi cambiamenti. Ma è un peccato che le esecuzioni per reati legati alla droga - crimini che chiaramente non superano la soglia in base al diritto internazionale sui diritti umani per l'applicazione della pena di morte - continuino nel frattempo ad essere praticate", ha dichiarato l’Alto Commissario Zeid. "Dato l’ampio riconoscimento in Iran del fatto che la pena di morte non scoraggi i reati di droga e che le leggi anti-narcotici abbiano bisogno di essere riformate, io invito l'Iran a compiere il primo importante passo di istituire una moratoria sull'uso della pena di morte."
Sono finora 60 le esecuzioni riportate in Iran quest’anno. L'Alto Commissario ha osservato che questo rappresenta un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Zeid ha anche espresso profonda preoccupazione per l'elevato numero di minorenni detenuti nel braccio della morte in Iran. Ha esortato le autorità ad assicurarsi che nessuno venga giustiziato per reati commessi quando aveva meno di 18 anni, sottolineando che vi è un divieto rigoroso contro l'esecuzione di minorenni nel diritto internazionale sui diritti umani, inclusa la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici, che l'Iran ha ratificato nel 1975 e la Convenzione sui diritti del Fanciullo, ratificata dall’Iran nel 1994. (Fonti: un.org, 14/04/2016)



NOTIZIE

2 marzo 2016: almeno 100 prigionieri del carcere di Ghezel Hesar (a Karaj, nel nord Iran) sono in pericolo imminente di esecuzione dopo che le loro condanne a morte per reati di droga sono state confermate nel mese scorso dalla Corte Suprema.
L’organizzazione Iran Human Rights (IHR) è a conoscenza di alcuni dei loro nomi: Amir Ali Kakavand, Hamed Nazarirad, Seyed Ali Jalali, Afshin Kehrari, Mohsen Eydi, Hamid Moradi, Iman Esmaeili, Hossein Azari, Kavous Farhadi, Mohammad Zareh, Majid Vadipour, Reza Karimzadeh, Mahmoud Davarpanah, e Alireza Keshavarz. Un prigioniero della prigione di Ghezel Hesar ha detto a IHR: un procuratore del tribunale rivoluzionario è venuto in carcere e ha detto ai prigionieri di prepararsi per l'esecuzione, dal momento che le loro condanne a morte sono state confermate dalla Corte Suprema.
Secondo fonti vicine a IHR, i prigionieri non hanno avuto la possibilità di presentare ricorso dinanzi alla Corte Suprema prima che questa confermasse le condanne. In passato a molti prigionieri in Iran accusati di reati di droga non è stato concesso il diritto di appello. Dopo una pausa di due mesi sembra che le autorità iraniane si preparino ad una nuova ondata di esecuzioni. Iran Human Rights è profondamente preoccupata e invita la comunità internazionale a concentrarsi sulla pena di morte in Iran. "Stiamo mettendo in guardia rispetto ad una nuova ondata di esecuzioni in Iran. Le autorità iraniane hanno ridotto il numero di esecuzioni poche settimane prima delle elezioni per poi giustiziare un gran numero di prigionieri dopo," ha dichiarato Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR.
Nel dicembre 2015, 70 membri del parlamento iraniano hanno firmato una proposta per eliminare dalla legislazione la pena di morte per reati di droga. Il disegno di legge deve essere approvato dal Consiglio dei Guardiani prima che possa essere approvato. Iran Human Rights e diverse altre organizzazioni non governative per i diritti umani hanno ripetutamente invitato l'Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine ed i Paesi donatori ad interrompere la fornitura di attrezzature, il finanziamento, e la tecnologia all'Iran fino a quando nel Paese non sarà eliminata la pena di morte per reati di droga. (Fonti: Iran Human Rights, 02/03/2016)

12 gennaio 2016: l'Iran nel 2015 ha giustiziato 1.084 persone, che rappresentano il più alto numero di esecuzioni nel Paese in 25 anni, secondo le organizzazioni a difesa dei diritti umani. L'Iran, che continua "a giustiziare più persone pro capite di qualsiasi altro Paese al mondo", secondo le Nazioni Unite, ha effettuato una media di tre esecuzioni al giorno nel 2015, in base alle statistiche pubblicate da un'organizzazione iraniana per i diritti umani.
Sin dall'elezione del presidente Hassan Rouhani, che è stato celebrato da molti in Occidente come un riformatore moderato, le esecuzioni in Iran sono aumentate, raggiungendo numeri record in ognuno degli ultimi anni. L'ONU ha registrato 753 esecuzioni nel 2014, anche se alcune organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che il numero fosse più alto.
L'Iran ha giustiziato un cittadino americano nel mese di novembre.
La Repubblica Islamica ha cominciato il 2016 con un gran numero di esecuzioni, impiccando 13 persone il 6 gennaio e uccidendo un totale di 25 persone nella prima settimana dell'anno, secondo le statistiche pubblicate da United Against a Nuclear Iran, un’organizzazione critica sulla situazione dei diritti umani nel Paese.
I critici sui diritti umani in Iran, Paese che continua ad essere classificato in questo campo tra i peggiori al mondo, sostengono che il crescente numero di esecuzioni evidenzi il disprezzo della Repubblica Islamica per lo Stato di Diritto. "Cominciando il nuovo anno con un’ondata di impiccagioni, l'Iran sta segnalando che continuerà a sfidare la comunità internazionale e le norme basilari dei diritti umani", ha detto l'ex ambasciatore Mark Wallace, amministratore delegato dell'organizzazione.
Wallace ha avvertito che il comportamento dell'Iran è un segno che il regime è sempre più intransigente, nonostante l'amministrazione Obama ritenga che il recente accordo sul nucleare abbia reso l’Iran più moderato.
"I sostenitori dell'accordo sul nucleare siglato a luglio hanno dichiarato che questo avrebbe portato alla moderazione il regime iraniano", ha detto Wallace. "Invece è accaduto tutto il contrario essendo la condotta dell’Iran peggiorata. Al ritmo con cui ha iniziato il 2016, l'Iran giustizierà anche quest’anno più di 1000 suoi cittadini. "
Un gran numero di persone giustiziate appartengono a minoranze religiose, come i convertiti al cristianesimo, aderenti al bahá'í, musulmani sunniti e curdi. I dissidenti politici sono stati presi di mira dal regime iraniano, spesso giustiziati dopo un procedimento giudiziario che gli osservatori internazionali hanno considerato come iniquo.
L’Iran rimane inoltre una delle poche nazioni a giustiziare minorenni, omosessuali e donne che si sono difese contro gli stupratori.
La maggior parte di queste persone vengono impiccate, spesso in pubblico.
"L'Iran giustizia la maggior parte dei detenuti mediante impiccagione all'interno delle prigioni", secondo un rapporto distribuito dalla United Against a Nuclear Iran. "Il regime inoltre effettua regolarmente esecuzioni in pubblico."
L'Iran ha giustiziato almeno 57 persone in pubblico nel 2015. Ciò equivale a una media di più di una esecuzione pubblica a settimana.
"In molti di questi casi, la vittima viene impiccata pubblicamente con una gru edile, un metodo particolarmente lento e doloroso di esecuzione", è scritto nel rapporto.
In almeno un caso, le foto hanno mostrato che l'Iran usa gru realizzate da una società che è un importante fornitore del governo degli Stati Uniti.
L'amministrazione Obama ha deciso di eliminare molte sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran, ma insiste sul fatto che manterrà le sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani da parte iraniana. (Fonti: Boroumand Foundation, 12/01/2016)


Pena di morte per i minori

1 aprile 2016: l’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha riportato che un minorenne (K.N.) detenuto nella prigione di Sanandaj, che al momento del crimine aveva 17 anni e 9 mesi di età, è stato condannato a morte per omicidio.
Uno dei parenti di K.N. ha detto alla HRANA: "E' nato nel maggio del 1997. Nel corso di una rissa, ha ucciso una persona che non conosceva affatto. Aveva solo 17 anni e 9 mesi quando ha commesso il crimine".
Ha poi aggiunto: "Gli è stato assegnato un avvocato d’ufficio e non è stato nemmeno portato da medici legali per la valutazione dello sviluppo cognitivo e psicosociale. Nel mese di ottobre 2015, al termine del primo processo presieduto dal giudice Hamed Soltan-Bakhsh della sezione 1 del tribunale penale di Sanandaj, è stato condannato alla Qisas (risarcimento), tuttavia questa sentenza gli è stata comunicata solo di recente".
Vi sono attualmente altri quattro minori detenuti nella prigione di Sanandaj, che sono stati arrestati e condannati a morte. Tutti e quattro sono stati accusati di omicidio. Qui di seguito le informazioni precedentemente raccolte dalla HRANA sull’identità ed età al momento dell'omicidio o arresto di questi prigionieri:
Yousef Mohammadi, nato nel 1995, 14 anni al momento dell'arresto, condannato a morte;
Himan Orami-Nejhad, nato nel 1997, 17 anni e 9 mesi al momento dell'arresto, condannato a morte per il crimine commesso nel 2011; Siavash Mahmoudi, nato nel 1995, 17 anni al momento dell'arresto, condannato a morte; Mahmoudi ha sostenuto di aver commesso l’omicidio per auto-difesa contro un’aggressione sessuale.
Amanj Hosseini (Oveisi), 17 anni al momento dell'arresto, condannato a morte. (Fonti: HRANA News Agency, 01/04/2016)

20 febbraio 2016: la condanna a morte di Himan Ouraminejad, che avrebbe commesso un omicidio da minorenne, è stata confermata dalla Corte Suprema iraniana e attende ora l’ordine del capo della magistratura per essere applicata.
Secondo il rapporto di Human Rights Activists News Agency in Iran (HRANA), Himan Ouraminejad è stato condannato per l'omicidio di un altro giovane, commesso durante una lite a Sanandaj.
Himan Ouraminejad è nato nel 1994 e all’epoca in cui ha commesso il crimine - nel 2010 - aveva meno di 18 anni.
Secondo l'articolo 91 del codice penale islamico, quando la persona ha meno di 18 anni o non capisce la natura del crimine o lo sviluppo del suo cervello è dubbio, la retribuzione con la morte non viene applicata.
Secondo una fonte informata, il medico legale ha rivolto a Himan Ouraminejad solo alcune domande mentre i veri test scientifici nel suo caso non sono stati svolti.
Le condanne a morte di questi giovani criminali vengono eseguite dopo l'autorizzazione del capo della magistratura e dopo il rifiuto del perdono da parte dei familiari della vittima.
Himan Ouraminejad si trova attualmente nella prigione di Sanandaj. (Fonti: HRANA News Agency, 20/02/2016)

13 gennaio 2016: un prigioniero è stato impiccato per omicidio nel carcere Adelabad di Shiraz, ha riportato la HRANA. Si tratta di Houshang Zare, che secondo una fonte vicina alla HRANA aveva meno di 18 anni quando commise il crimine. (Fonte: Iran Human Rights, 18/01/2016)


Pena di morte per reati violenti

5 giugno 2016: due cittadini afghani sono stati giustiziati in carcere a Teheran, ha riportato l’agenzia Fars. I due prigionieri, la cui identità non è nota, erano stati riconosciuti colpevoli in diversi casi di stupri e rapine.
L’avvocato di uno dei condannati ha effettuato le esecuzioni. L’avvocato, che nella notizia non viene identificato, ha dichiarato all’agenzia di stampa: “Su richiesta di uno dei condannati ho personalmente condotto le punizioni”.
In base alla legge iraniana, i familiari di una persona uccisa possono condurre l’esecuzione dell’omicida. L’Iran è probabilmente l’unico Paese in cui un avvocato può praticare l’esecuzione di un autore di stupro. (Fonti: Iran Human Rights, 06/06/2016)

5 giugno 2016: un uomo identificato solo come Mojtaba G. è stato impiccato di mattina in pubblico a Shiraz. Era stato condannato per l’omicidio e stupro di una donna. (Fonti: en.trend.az, 05/06/2016)

18 maggio 2016: due detenuti sono stati impiccati per omicidio nel Carcere Centrale di Urmia, hanno riportato l’agenzia di stampa HRANA e il Kurdistan Human Rights Network.
I due prigionieri impiccati sono stati identificati come “Dariush Farajzadeh" e "Ghafour Ghaderzadeh". (Fonti: Iran Human Rights, May 19, 2016)

11 maggio 2016: due prigionieri sono stati impiccati per omicidio nel carcere di Rajai Shahr, a Karaj. Uno dei due giustiziati è stato identificato come Reza Cheshmenour.
Secondo fonti in contatto con Iran Human Rights, erano tra i 12 prigionieri messi in isolamento il 7 maggio in attesa di essere giustiziati.
Gli altri 10 detenuti sono stati riportati nelle rispettive celle, avendo ottenuto una sospensione dell’esecuzione.
Nessuna fonte ufficiale iraniana ha riportato queste due ultime esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights, 11/05/2016)

9 maggio 2016: due prigionieri accusati di omicidio sono stati impiccati a Darya, prigione centrale di Urmia, nella provincia iraniana del West Azerbaijan. Secondo un rapporto dell’agenzia di stampa per i diritti umani HRANA, questi due prigionieri erano tra sei posti in isolamento l'8 maggio, in attesa delle loro esecuzioni. La HRANA ha identificato i due giustiziati come Nasser Saeedi e Mehdi Nabashi.
Due degli altri prigionieri, identificati come Omid Behrouz e Khaled Zika, hanno ottenuto il rinvio delle loro esecuzioni per un breve periodo di tempo e sono stati riportati nelle loro celle. Behrouz dovrebbe essere giustiziato tra un mese mentre Zika tra cinque giorni. Gli altri due prigionieri, identificati come Behnam Hassanzadeh e Hesam Neez, sono stati risparmiati dal momento che hanno raggiunto un accordo con i familiari delle loro vittime. Anche loro sono stati riportati in cella. Nessuna fonte ufficiale ha dato notizia delle due impiccagioni. (Fonti: Iran Human Rights, 10/05/2016)

8 maggio 2016: un detenuto è stato impiccato di mattina nella piazza "Azadi" (Libertà) di Kermanshah, nell’Iran occidentale, di fronte a centinaia di residenti.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Fars e il YJC (Young Journalist Club), il prigioniero identificato come "Fardin R." era stato riconosciuto come Moharebeh (nemico di Dio) per aver partecipato ad una rapina a mano armata che aveva provocato diversi feriti ma nessun morto.
La piazza Azadi di Kermanshah viene spesso utilizzata per pubbliche impiccagioni. (Fonti: Iran Human Rights, 09/05/2016)

20 aprile 2016: un prigioniero identificato come H.M. (31 anni) è stato impiccato di mattina nel Carcere Centrale di Bandar Abbas dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidio. Lo ha reso noto la magistratura di Hormozgan. (Fonti: Iran Human Rights, 25/04/2016)

16 aprile 2016: tre prigionieri sono stati impiccati nel carcere di Lakan Rasht, in Iran.
Lo ha riferito il servizio stampa della magistratura di Gilan, identificando i detenuti giustiziati come D.A., 51 anni, F.V., 31 anni, entrambi colpevoli di omicidio, e A.M., 29 anni, responsabile di traffico di droghe. (Fonti: Iran Human Rights, 25/04/2016)

24 gennaio 2016: due prigionieri non identificati sono stati impiccati dalle autorità iraniane.
Secondo l'agenzia di stampa statale Khabar Online, uno dei prigionieri è stato impiccato nella prigione centrale di Yasuj.
Il prigioniero, che non è stato identificato, è stato giustiziato con l'accusa di omicidio.
Era stato arrestato cinque mesi fa.
Yasuj si trova nella provincia iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest del Paese.
Sempre il Khabar Online, ha riportato l'esecuzione di un prigioniero a Kermanshah, nell’Iran occidentale, per l’omicidio dell’Imam delle Preghiere del Venerdì di Savojbolagh, una contea della provincia di Alborz, nel nord dell'Iran. L’esecuzione è stata confermata dal portavoce della magistratura iraniana Gholam Hossein Mohseni Eje’i.
Secondo Eje’i, il prigioniero era stato accusato anche di altri reati.
La notizia non precisa data e luogo dell’esecuzione, né l’identità del prigioniero. (Fonti: Iran Human Rights, 26/01/2016)

18 gennaio 2016: quattro persone detenute nel carcere di Sanandaj sono state condannate a morte per omicidi che avrebbero commesso da minorenni, ha riportato la Human Rights Activists News Agency in Iran (HRANA).
Si tratta di Youssef Mohammadi, nato nel 1995 e arrestato all’età di 14 anni; Heyman Urami Nrjad, nato nel 1997 e arrestato quando aveva 17 anni e 9 mesi; Siavash Mahmoudi, nato nel 1995 e arrestato all’età di 17 anni, che sosteneva di aver commesso l’omicidio per difendersi da un tentativo di stupro; e Amaanj Hosseini (Oveisi), arrestato quando aveva 17 anni.
Nel carcere di Sanandaj si trova anche un altro prigioniero che avrebbe commesso un omicidio da minorenne. Si tratta di Kumars Nasiri, il cui caso è ancora oggetto di indagini. (Fonti: HRANA News Agency, 18/01/2016)

14 gennaio 2016: sei prigionieri sono stati impiccati per omicidio nel carcere di Orumiyeh, in Iran.
Attivisti per i diritti umani locali li hanno identificati come: ShahinDiji, Hosain EzatTalab, Rahman Ranjbar, AliReza Akbari, Arsalan Badyaneh e Abdulwahab Hatami. (Fonti: KHRN, 14/01/2016)

12 gennaio 2016: un prigioniero è stato impiccato in carcere a Zanjan dopo essere stato riconosciuto colpevole di “Moharebeh” (guerra contro Dio), ha comunicato il procuratore di Zanjan, Hassan Mozaffari.
Il prigioniero, identificato come "H.S.", era stato arrestato nel luglio 2014 dopo che insieme ad un complice indicato come “A.A” avrebbero commesso stupri, estorsioni, rapine a mano armata, torture e aggressioni fisiche.
A.A. è stato impiccato il 26 aprile 2015 con l’accusa di stupro. (Fonti: Iran Human Rights, 13/01/2016)

7 gennaio 2016: un giovane è stato impiccato in pubblico la mattina tardi nella provincia iraniana dell’East Azerbaijan.
Secondo il media di stato Tabnak, il 25enne era stato riconosciuto colpevole di omicidio ed è stato giustiziato in una piazza della città di Shabestar.
La notizia ufficiale non riporta il nome del giovane, tuttavia fonti non ufficiali lo hanno identificato come Reza Jalili Alishahi.
Fotografie in possesso di Iran Human Rights mostrano diversi bambini tra il pubblico che ha assistito all’esecuzione di Alishahi. (Fonti: Iran Human Rights. 08/01/2016)

4 gennaio 2016: un uomo non identificato di 50 anni è stato impiccato in carcere nella provincia di Mazandaran, nel nord dell’Iran, dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidio.
L’esecuzione ha avuto luogo nel carcere della città portuale di Noshahr. (Fonti: Iran Human Rights, 05/01/2016)


Pena di morte per le donne

14 aprile 2016: tre donne sono state impiccate in Iran per reati legati alle droghe.
Ameneh Rezaiyan, 43 anni, originaria di Taybad nell’est del Paese, era stata condannata a morte due anni fa.
Le altre due donne, che non sono state identificate, rientravano nel gruppo di otto prigionieri che sono stati messi a morte nel carcere di Birjand, nel nord-est dell’Iran.
Una quarta donna, identificata solo come Khavar B. si trova nel braccio della morte a Kashmar ed è a rischio imminente di esecuzione. (Fonti: Iran Focus, 17/04/2016)


Pena di morte per stupro

5 giugno 2016: l'Iran ha impiccato un uomo di 21 anni che era stato riconosciuto colpevole degli stupri di decine di donne nella città di Shiraz, ha reso noto la magistratura.
Il detenuto, identificato solo come Amin D, si era guadagnato notorietà sui media iraniani come "l’uomo della vaselina, poiché lubrificava il suo corpo nelle aggressioni prima dell'alba a donne nelle loro case, seminando il terrore nella città meridionale di circa 1,5 milioni di persone.
"L'uomo era stato arrestato ad agosto 2015, grazie a filmati delle telecamere di sorveglianza forniti da una delle vittime, DNA, campioni di sangue e altri elementi lasciati sulla scena," ha detto il procuratore di Shiraz, Ali Salehi, al sito Mizan Online.
"Era stato condannato a morte per corruzione sulla terra e creazione di diffusa insicurezza a Shiraz attraverso irruzioni nelle case di un gran numero di cittadini durante la notte, oltre ad aggressioni e stupri di donne."
La corruzione sulla terra è il reato più grave in base al codice legale islamico in vigore in Iran dalla rivoluzione del 1979 ed è punibile con la morte.
Il capo della polizia della provincia di Fars, Ahmad Goudarzai, ha detto l'anno scorso che il sospetto era stato identificato solo dopo aver lasciato i pantaloni sulla scena di un’aggressione con un cartellino di lavaggio a secco.
La polizia aveva poi ristretto la ricerca su 15.000 persone con lo stesso cognome. (Fonti: AFP, 05/06/2016)

26 maggio 2016: un uomo è stato impiccato in pubblico in Iran, nella città meridionale di Shiraz.
In un comunicato, la magistratura della provincia di Fars ha identificato il giustiziato come "Hamid B.", che era stato riconosciuto colpevole di sequestro e stupro.
Iran Human Rights ha riferito che il prigioniero è stato messo a morte davanti a numerosi spettatori.
Secondo il comunicato della magistratura, Hamid fu arrestato nel 2006 e trovato in possesso di 46 kg di hashish. (Fonti: Iran Human Rights, 27/05/2016)


Pena di morte per oppositori politici

20 maggio 2016: cinque attivisti curdi per i diritti umani sono stati giustiziati in pubblico a Urmia, nel nord-ovest dell’Iran, hanno riportato funzionari e attivisti locali.
Naji Kiwan, Ali Kurdian, Haidar Ramini, Nadir Muhamadi e Ruhman Rashidi erano stati arrestati il 18 maggio con l’accusa di “cospirazione contro la Repubblica Islamica dell’Iran”.
Sono stati giustiziati in pubblico nel centro cittadino, con i loro familiari che sono stati costretti dalle autorità ad assistere alle esecuzioni.
“I giustiziati erano attivisti per i diritti umani che documentavano le violazioni da parte delle forze di sicurezza contro i civili nella città curda di Urmia”, ha dichiarato ad ARA News il membro del Partito Democratico del Kurdistan Dara Natiq.
“Giustiziando gli attivisti, il Governo iraniano cerca di impedire la denuncia delle violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto. (Fonti: ARA News, 21/05/2016)


Pena di morte per reati non violenti

6 marzo 2016: un tribunale in Iran ha condannato a morte l’uomo d'affari iraniano Babak Zanjani e due suoi complici per appropriazione indebita, ha comunicato la magistratura. Il tribunale islamico ha riconosciuto gli imputati colpevoli di "diffondere la corruzione sulla terra", un reato capitale, e ha ordinato loro di rimborsare i fondi sottratti dalla, tra gli altri, National Iranian Oil Company (NIOC), di proprietà statale, ha detto alla televisione il portavoce della magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejei.
Gli imputati possono presentare appello contro la sentenza.
"Il giudice di primo grado ... ha condannato i tre imputati a morte," ha detto Ejei nella conferenza stampa settimanale. I tre sono stati anche condannati al pagamento di una multa equivalente a un quarto delle somme che avrebbero riciclato, ha aggiunto.
Zanjani per anni ha stretto accordi petroliferi per miliardi di dollari attraverso una rete di società che si estendeva dalla Turchia alla Malesia e negli Emirati Arabi Uniti, accumulando una fortuna di 10 miliardi di dollari - insieme a debiti dello stesso ordine di grandezza, dichiarò una volta lo stesso magnate ad una rivista iraniana.
Al momento del suo arresto nel dicembre 2013, secondo un portavoce giudiziario, “ha ricevuto fondi da alcuni organi ... e ha ricevuto il petrolio e altre merci ma ora non ha restituito i fondi". I pubblici ministeri lo hanno accusato di dovere al governo più di 2,7 miliardi di dollari per il petrolio venduto per conto del Ministero del petrolio. (Fonti: Reuters, 06/03/2016)


Esecuzioni per reati non specificati

6 giugno 2016: tre uomini sono stati impiccati nel carcere centrale di Mashhad, in Iran, dopo essere stati condannati a morte dal Tribunale Rivoluzionario locale.
La notizia dell’impiccagione dei tre detenuti – che avevano 30, 35 e 40 anni – è stata diffusa dal sito ufficiale Rokna.
Secondo l’Iran Human Rights Documentation Center, sono almeno 195 le esecuzioni effettuate in Iran dall’inizio del 2016 al 1° giugno, di cui 84 annunciate dalle autorità.
Tra i giustiziati, figurano almeno tre donne e due minorenni. (Fonti: NCRI, 08/06/2016)

2 giugno 2016: un uomo e una donna sono stati impiccati nel carcere di Qazvin, a nor-ovest di Teheran, hanno reso noto fonti ufficiali.
La donna non è stata identificata, tuttavia l’ufficio del procuratore generale della provincia di Qazvin ha detto che era in carcere dal 2014.
Il vice procuratore provinciale ha assistito in carcere all’esecuzione, ha riportato l’agenzia statale Borna.
L’uomo è stato identificato come Amir Q., ha riportato il sito web ufficiale IRIB. Era stato arrestato il 30 maggio 2011. (Fonti: NCRI, 02/06/2016)

30 maggio 2016: un prigioniero di 40 anni è stato impiccato in pubblico nella città di Noor, nella provincia del Mazandaran. Lo ha riportato l’agenzia di stampa statale Young Journalists Club (YJC), citando il procuratore di Noor, Qanbar Qanbari. (Fonti: NCRI, 30/05/2016)

29 maggio 2016: un uomo identificato solo come Zohrabi è stato impiccato in pubblico nella città di Kovar, 40 km a sud di Shiraz, capoluogo della provincia di Fars. (Fonti: NCRI, 30/05/2016)

25 maggio 2016: 11 prigionieri, incluso uno che aveva 16 anni all’epoca del crimine, sono stati giustiziati nel carcere Gohardasht (Rajai-Shahr) di Karaj, a nord-est della capitale iraniana Teheran.
Il minorenne è stato identificato come Mehdi Rajai mentre altri otto giustiziati, di età compresa tra 22 e 25 anni, si chiamavano Mohsen Agha-Mohammadi, Asghar Azizi, Farhad Bakhshayesh, Iman Fatemi-Pour, Javad Khorsandi, Hossein Mohammadi, Masoud Raghadi e Khosrow Robat-Dasti. (Fonti: NCRI, 25/05/2016)

24 maggio 2016: tre prigionieri sono stati impiccati nel carcere Qezelhesar di Karaj dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni dietro le sbarre.
Uno dei tre giustiziati è stato identificato come Ruhollah Roshangar, che aveva moglie e due figli. (Fonti: NCRI, 25/05/2016)

18 maggio 2016: almeno cinque prigionieri sono stati impiccati in Iran, in diverse carceri del Paese.
Due uomini identificati come Dariyoush Farajzadeh e Ghafour Qaderzadeh sono stati giustiziati nel Carcere Centrale di Urmia (Orumieh), nell’Iran nord-occidentale.
Altri due uomini sono stati impiccati nel carcere di Yasuj, nell’Iran centrale, ha reso noto il procuratore cittadino Mehrdad Karami. I due uomini avevano 26 e 34 anni.
Infine, un uomo identificato come S. R., 31 anni, è stato giustiziato nel carcere di Sari, nel Nord del Paese, ha reso noto la magistratura provinciale del Mazandaran. (Fonti: NCRI, 18/05/2016)

16 maggio 2016: un prigioniero è stato impiccato nel carcere Dastgerd di Isfahan, nell’Iran centrale. E’ stato identificato come Malek Salehi, di 35 anni. (Fonti: NCRI, 18/05/2016)

14 maggio 2016: tre detenuti sono stati impiccati nel Carcere Centrale di Rasht, nel nord dell’Iran. Lo ha reso noto la magistratura provinciale di Gilan, identificando i giustiziati come A. A., 22 anni; E. Sh., 26 anni; e H. P., 31 anni. (Fonti: NCRI, 14/05/2016)

3 maggio 2016: due prigionieri sono stati impiccati nel carcere centrale di Ardebil, ha reso noto la magistratura provinciale. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

3 maggio 2016: cinque prigionieri sono stati impiccati in Iran, incluso uno in pubblico.
Quattro delle cinque esecuzioni sono state praticate nel carcere Qezelhesar di Karaj, ad ovest della capitale Teheran. I giustiziati sono stati identificati come Ahmad al-Tafi, Abdolhamid Baqeri, Majid Imani e Reza Hosseini.
Un detenuto identificato solo come Avaz è stato impiccato in piazza nella città portuale di Nour, nel nord del Paese.
Sono più di 2.300 le impiccagioni praticate in Iran sotto la presidenza di Hassan Rouhani, che ha esplicitamente approvato le esecuzioni come “comandamenti di Dio” e “leggi del parlamento che appartiene al popolo”. (Fonti: NCRI, 04/05/2016)

1 maggio 2016: un detenuto identificato come M. R. è stato impiccato nel carcere di Nahavand, ha reso noto la magistratura provinciale di Hamedan. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

1 maggio 2016: due prigionieri non identificati di 25 e 28 anni sono stati impiccati nella prigione centrale di Mashhad. Il 28enne è stato indicato solo come A. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

27 aprile 2016: sei prigionieri sono stati impiccati nel carcere di Gohardasht (Rajai Shahr). Uno dei prigionieri impiccati, identificato come Milad Mostakhdem, era già stato portato sulla forca altre sei volte, un metodo usato dai carcerieri per torturare psicologicamente i condannati. (Fonti: Secretariat of the National Council of Resistance of Iran, 27/04/2016)

26 aprile 2016: quattro prigionieri sono stati impiccati in due città iraniane. I primi tre, di età compresa tra 22 e 30 anni, sono stati giustiziati nel carcere centrale di Zahedan, mentre il quarto è stato impiccato nel carcere di Qazvin. (Fonti: Secretariat of the National Council of Resistance of Iran, 27/04/2016)

17 aprile 2016: quattro prigionieri sono stati impiccati in Iran, nel carcere Dastgerd di Isfahan. Tre dei prigionieri sono stati identificati come Mojtaba Kazemi, Hamid Shahsavand e Hamid Mahdavi. (Fonti: NCRI, 19/04/2016)

17 aprile 2016: due prigionieri sono stati impiccati nel carcere centrale di Mashhad, nel nordest dell’Iran. Queste due esecuzioni sono state riportate dal quotidiano statale Khorasan. (Fonte: NCRI, 20/04/2016)

13 aprile 2016: otto prigionieri sono stati impiccati nella prigione Gohardasht (Rajai Shahr) di Karaj, in Iran.
Fonti vicine a Iran Human Rights hanno identificati cinque dei giustiziati come Mostafa Ejlali, Ebad Mohammadi, Javad Sadeghi, Mehdi Haghshenas, e Mohammad Javad Mozaffari, che insieme ad altri quattro detenuti erano stati messi in isolamento l’11 aprile.
Uno di questi ultimi prigionieri, Mehdi Kaheh, è stato riportato nella sua cella dopo che la controparte ha deciso una sospensione dell’esecuzione.
L’anno scorso già due volte Mehdi Kaheh sarebbe stato portato sul patibolo due volte, per poi essere riportato in cella grazie a sospensioni decise dalla controparte.
Nessuna fonte ufficiale ha riportato queste otto esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights April 13, 2016; National Council of Resistance of Iran April 13, 2016)

14 gennaio 2016: un prigioniero è stato giustiziato nel carcere centrale di Yazd, nel centro dell’Iran. Ne ha dato notizia il media di stato Ashkezar News, identificandolo come il wahabita "A.B.". (Fonti: Iran Human Rights, 14/01/2016)


Pena di morte per reati di droga

16 giugno 2016: almeno tre detenuti sono stati impiccati di mattina nel Carcere Centrale di Bandar Abbas, nella provincia iraniana di Hormozgan, dopo essere stati condannati per reati legati alle droghe.
L’agenzia di stampa ufficiale Borna ha identificato i tre giustiziati solo come A.Z., Gh.A., e B.A.
Per l’agenzia di stampa per i diritti umani HRANA, i prigionieri messi a morte nel carcere di Bandar Abbas sono almeno quattro. (Source: Iran Human Rights, June 18, 2016)

17 maggio 2016: 13 persone sono state impiccate in Iran nello stesso giorno, compreso un uomo giustiziato in pubblico.
I primi sei prigionieri sono stati messi a morte in gruppo nel Carcere Centrale di Urmia (Orumieh), nel nord-ovest del Paese. Sono stati identificati come Naji Keywan, Nader Mohammadi, Ali Shamugardian, Aziz Nouri-Azar, Fereydoon Rashidi e Heidar Amini, ed erano richiusi nella sezione 15 del carcere. Erano stati riconosciuti colpevoli di reati legati alle droghe.
Un uomo non identificato è stato impiccato alle 7 di mattina in piazza Mofatteh a Mashhad.
Altri sei detenuti sono stati impiccati nella provincia di Yazd, ha detto all’agenzia statale Rokna il procuratore provinciale. Di questi sei impiccati, tre sono stati identificati come Ch. R., A. S., e A. B. (Fonti: NCRI, 17/05/2016)

12 maggio 2016: un prigioniero di 35 anni, Behnam Mohammadi, è stato impiccato nel carcere di Maragheh, nel nord-ovest dell’Iran, dopo aver trascorso cinque anni dietro le sbarre. Era stato condannato a morte per reati legati alle droghe. (Fonti: NCRI, 14/05/2016)

28 aprile 2016: due prigionieri sono stati impiccati di mattina nel carcere centrale di Karaj, ad ovest della capitale iraniana Teheran, per reati legati alle droghe.
I due, che sono stati identificati da fonti vicine a Iran Human Rights come Mehdi Bagherzadeh e Esmaeil Tanabi, e altri due prigionieri, erano stati messi in isolamento il 27 aprile in attesa di essere giustiziati.
I quattro detenuti erano stati condannati nello stesso caso per il possesso e traffico di 8 kg di eroina.
I due prigionieri non giustiziati - Abbas Bagherzadeh (fratello di uno degli impiccati) e Farhad Esmaeili – sono stati riportati nelle loro sezioni, tuttavia restano a rischio di imminente esecuzione.
Un altro membro della famiglia Bagherzadeh (Isa Bagherzadeh, un altro fratello) è stato messo a morte cinque mesi fa. (Fonti: Iran Human Rights, 29/04/2016)

19 aprile 2016: L’Iran ha impiccato quattro prigionieri nel carcere di Orumieh (Urmia) per reati di droga. Sono stati identificati come Alireza Sarebani, Ahmad Nami, Manouchehr Razani e Abdolhamid Moradi. (Fonti: NCRI, 19/04/2016)

9 aprile 2016: cinque detenuti sono stati impiccati di mattina nel carcere Lakan di Rasht, nella provincia iraniana di Gilan, per reati legati alle droghe.
Il 7 aprile i cinque erano stati messi in isolamento. Sono stati identificati solo tre dei giustiziati, Rashid Kouhi, Seyed Javad Mirzadeh e Hossein Farhadi, mentre Iran Human Rights sta cercando di risalire all’identità degli altri due.
Secondo Amnesty International, il 36enne Rashid Kouhi era stato arrestato nel settembre 2011 e condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Rudbar, una contea del Gilan, per il possesso e traffico di 800 g di metanfetammine.
Secondo fonti vicine a Iran Human Rights, le autorità il 7 aprile hanno contattato i familiari di Kouhi per informarli che il giorno seguente avrebbero potuto incontrare il condannato per un’ultima volta. (Fonti: Iran Human Rights, 10/04/2016)

1 febbraio 2016: due giovani baluci sono stati impiccati in Iran in relazione ad un reato che avrebbero commesso da minorenni.
Si tratta di Khaled Kordi e Moslem Abarian che sono stati giustiziati nel Carcere Centrale di Yazd per un reato legato alle droghe, ha riportato il gruppo Baloch Activists Campaign.
Un parente di Khaled Kordi ha confermato ad Iran Human Rights che entrambi i prigionieri avevano meno di 18 anni all’epoca dell’arresto.
Secondo testimoni, i due giovani furono arrestati mentre si recavano a lavoro in autobus. Il loro parente ha detto a IHR di ritenere che i due fossero innocenti e che qualcun’altro sul bus gli abbia messo addosso la droga.
Le autorità iraniane hanno effettuato le due impiccagioni senza avvisare le famiglie dei condannati. (Fonti: Iran Human Rights, 4/2/2016)

16 gennaio 2016: quattro prigionieri sono stati giustiziati nel carcere di Lakan a Rasht, ha reso noto la magistratura provinciale di Gilan.
Tre degli impiccati - S.Gh., 50 anni; M.F., 35 anni; e A.A., 24 anni, erano stati condannati per reati legati alle droghe, mentre H.R., 27 anni, era stato riconosciuto colpevole di stupro. (Fonte: Iran Human Rights, 18/01/2016)

12 gennaio 2016: quattro persone sono state impiccate per traffico di droga nel carcere centrale di Karaj, nel nord dell’Iran. Lo ha riportato la HRANA, che li ha identificati come Seyed Hamid Hajian, Hossein Toutiannoush, Mostafa Jamshidi, e Mohsen Nasiri. (Fonti: Iran Human Rights, 14/01/2016)

10 gennaio 2016: sette prigionieri sono stati impiccati in diverse carceri dell’Iran.
Il media statale Javan ha riportato l’esecuzione di tre prigionieri nel carcere di Larestan, nella provincia di Fars, per traffico di droghe. Il sito web Sohbat li ha identificati come B.G., M.H., e A.B, di età compresa tra 35 e 40 anni.
Secondo la HRANA, un altro detenuto è stato giustiziato per omicidio nel carcere di Khorramabad, nel Mazandaran. E’ stato identificato come Ghodrat Garavand. Nessuna fonte ufficiale ha riportato l’esecuzione di Garavand.
Infine, tre prigionieri sono stati impiccati per traffico di droga nel carcere di Sari, sempre nel Mazandaran, ha reso noto la magistratura provinciale, senza precisare la data esatta delle tre esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights, 11/01/2016)

6 gennaio 2016: almeno nove persone sono state impiccate in diverse prigioni dell’Iran.
Nella prigione Gohardasht (Rajai-Shahr) di Karaj sono stati giustiziati almeno cinque prigionieri, che sono stati identificati come Maqsoud Mehdizadeh, Sadeq Heidari, Mehdi Sadeqi, Amirhamid Khodabandeh-lou e Mahmoud Nasir-nejad.
Altri tre uomini sono stati impiccati a Nazarabad, nella provincia di Alborz, dopo essere stati condannati per reati legati alle droghe.
Almeno un altro prigioniero è stato messo a morte nel carcere di Hamedan, nell’Iran occidentale. (Fonti: NCRI, 07/01/2016)

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