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IRAN - Mantenitore

Governo: repubblica teocratica
Stato dei diritti civili e politici: Non libero
Costituzione: dicembre 1979, rivista nel 1989 per estendere il potere presidenziale
Sistema Giuridico: basato sulla legge della Sharia
Sistema Legislativo: monocamerale, Assemblea Consultiva Islamica (Majles-e-Shura-ye-Eslami)
Sistema Giudiziario: Corte Suprema
Religione: maggioranza sciita; 10% sunniti; minoranze cristiane, ebree, bahai e zorastriane

Metodi di esecuzione: impiccagione, fucilazione e lapidazione
Esecuzioni: 198 (288 ufficiali; Fonte: IHRDC, 1/10/2015)
Condanne a morte: 2

Trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte:
  • Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici
  • Convenzione sui Diritti del Fanciullo
  • Statuto della Corte Penale Internazionale (esclude il ricorso alla pena di morte) (solo firmato)


SITUAZIONE

Ai sensi dell’articolo 4 della Costituzione iraniana, la legge islamica è “la fonte essenziale per tutti i rami della legislazione”, tra cui la legislazione civile e penale.
La pena di morte è prevista per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, rapimento, tradimento, spionaggio, terrorismo, reati economici, reati militari, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga.
L’elezione di Hassan Rouhani come Presidente della Repubblica Islamica, il 14 giugno 2013, ha portato molti osservatori, alcuni difensori dei diritti umani e la comunità internazionale a essere ottimisti. Tuttavia, il nuovo Governo non ha cambiato il suo approccio per quanto riguarda l’applicazione della pena di morte; anzi, il tasso di esecuzioni è nettamente aumentato a partire dall’estate del 2013. Almeno 2.214 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dall’inizio della presidenza di Rouhani (tra il 1° luglio 2013 e il 31 dicembre 2015).
Nel 2015 sono state effettuate almeno 970 esecuzioni, un 21,2% in più rispetto alle 800 del 2014 e il 41,2% in più rispetto alle 687 del 2013.
Delle 970 esecuzioni del 2015, 365 esecuzioni (37,6%) sono state riportate da fonti ufficiali iraniane (siti web della magistratura, televisione nazionale, agenzie di stampa e giornali statali); 605 casi (62,4%) inclusi nei dati del 2015 sono stati segnalati da fonti non ufficiali (organizzazioni non governative per i diritti umani o altre fonti interne iraniane). Il numero effettivo delle esecuzioni è probabilmente molto superiore ai dati forniti da Nessuno tocchi Caino.
I reati che hanno motivato le condanne a morte sono suddivisi come segue in termini di frequenza. Traffico di droga: 632 esecuzioni (65,2%), di cui 178 ufficiali; omicidio: 202 (20,8%), di cui 123 ufficiali; stupro: 56 (5,8%), di cui 50 ufficiali; reati di natura politica e “terrorismo”: 15 (1,5%), di cui 1 ufficiale; moharebeh (fare guerra a Dio), rapina, estorsione e “corruzione in terra”: 22 (2,3%), di cui 15 ufficiali. In almeno 43 altri casi (4,4%), non sono stati specificati i reati per i quali i detenuti sono stati trovati colpevoli.
L’esecuzione di donne è leggermente diminuita nel 2015: sono state almeno 19, compresa una minorenne al momento del fatto (13 per droga, 5 per omicidio e 1 per reati non specificati), ma solo nel caso di 5 di loro c’è stata la conferma ufficiale delle autorità iraniane. Nel 2014 le donne impiccate erano state almeno 26.
Le esecuzioni di minorenni sono continuate nel 2015, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Sono stati giustiziati almeno 3 presunti minorenni al momento del fatto, compresa una donna (tutti per casi di omicidio, di cui 2 riportati da fonti ufficiali iraniane).
Nel 2015, almeno 15 persone sono state impiccate per fatti di natura essenzialmente politica. Ma è probabile che molti altri giustiziati per reati comuni o per “terrorismo” fossero in realtà oppositori politici, in particolare appartenenti alle varie minoranze etniche iraniane, tra cui azeri, curdi, baluci e ahwazi. Accusati di essere mohareb, cioè nemici di Allah, gli arrestati sono di solito sottoposti a un processo rapido e severo che si risolve spesso con la pena di morte. Oltre alla morte, la punizione per Moharebeh è l’amputazione della mano destra e del piede sinistro, secondo il codice penale iraniano.

L’impiccagione
L’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la Sharia in Iran. L’impiccagione in versione iraniana avviene di solito tramite delle gru o piattaforme più basse per assicurare una morte più lenta e dolorosa. Come cappio è usata una robusta corda oppure un filo d’acciaio che viene posto intorno al collo in modo da stringere la laringe provocando un forte dolore e prolungando il momento della morte. L’impiccagione è spesso combinata a pene supplementari come la fustigazione e l’amputazione degli arti prima dell’esecuzione.
Nel luglio 2011, in seguito alla “Campagna sulle Gru” lanciata dal gruppo Uniti Contro l’Iran Nucleare (UANI), la Tadano, una società giapponese che produce gru, ha comunicato di non voler più stipulare contratti con il governo iraniano dopo aver saputo che i suoi prodotti sono usati in Iran per le esecuzioni pubbliche. Nell’agosto 2011, un altro produttore di gru giapponese, UNIC, ha annunciato la fine della sua attività in Iran, unendosi alla Tadano e alla Terex che si erano già ritirate dal commercio con l’Iran in seguito alla Campagna sulle Gru della UANI.
Nel 2015 sono state effettuate almeno 970 impiccagioni: 365, di cui 57 in pubblico, sono state riportate da fonti ufficiali iraniane e 605 sono state segnalate da fonti non ufficiali.

La lapidazione
Nell’aprile 2013, il Consiglio dei Guardiani, il potente corpo di religiosi e giuristi islamici che controlla l’attività parlamentare e certifica che corrisponda alla legge della Sharia, ha reinserito la lapidazione in una precedente versione del nuovo codice penale nella quale era stata omessa come pena esplicita per l’adulterio. Il progetto di codice penale come modificato dai Guardiani identifica esplicitamente la lapidazione come una forma di punizione per le persone condannate per adulterio, la relazione sessuale di una persona sposata consumata fuori dal matrimonio. Ai sensi dell’articolo 132, comma 3, un uomo o una donna possono essere lapidati a morte per relazioni extraconiugali reiterate. Inoltre, in base all’articolo 225, se un tribunale e il capo della magistratura stabiliscono che in un caso particolare “non è possibile” effettuare la lapidazione, la persona può essere giustiziata con un altro metodo, sempre che le autorità abbiano dimostrato il reato in base a testimonianze oculari o alla confessione dell’imputato. L’articolo non spiega cosa si intenda per “casi in cui la lapidazione non è possibile”. Il nuovo codice prevede inoltre che i tribunali che condannino gli imputati di adulterio in base al libero “convincimento del giudice”, una formula notoriamente vaga e soggettiva che permette la condanna in assenza di prove concrete, possono imporre la punizione corporale di 100 frustate invece della lapidazione. La pena per le persone condannate per fornicazione, il sesso al di fuori del matrimonio di una persona non sposata, è di 100 frustate.
L’Iran ha avuto il tasso di lapidazioni più alto al mondo, ma nessuno sa con certezza quante persone siano state lapidate. In base a una lista compilata dalla Commissione Diritti Umani del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, almeno 150 persone sono state lapidate dal 1980 a oggi. I numeri su riportati sono molto probabilmente inferiori ai dati reali, sia perché la maggior parte delle condanne alla lapidazione è stabilita segretamente sia perché è precluso l’accesso alle informazioni in molte prigioni dell’Iran. Shadi Sadr, un avvocato iraniano difensore dei diritti umani che ha rappresentato cinque persone condannate alla lapidazione, ha detto che l’Iran ha effettuato lapidazioni segrete nelle carceri, nel deserto o la mattina molto presto nei cimiteri.
Dal 2006 al 2009 la lapidazione è stata praticata almeno una volta all’anno per un totale di almeno sette esecuzioni, l’ultima delle quali effettuata il 5 marzo del 2009 nei confronti di un uomo condannato per adulterio.
Attualmente, ci sono in carcere almeno 11 persone con sentenza di lapidazione, secondo l’avvocato Shadi Sadr. Alcuni di questi casi sono ancora sotto revisione e potrebbero anche essere emesse delle sentenze diverse.
Il 9 dicembre 2015, una donna è stata condannata a morte tramite lapidazione, oltre che alla fustigazione e a 25 anni di carcere. La donna, identificata solo con le iniziali A. Kh., è stata condannata da un tribunale della Provincia di Gilan insieme ad altri due uomini per presunta complicità nell’omicidio del marito, Arash Babaieepour Tabrizinejad. Uno dei due uomini, identificato come R. A., è stato condannato a morte, mentre l’altro è stato condannato a 25 anni.

Esecuzioni in pubblico
Nel gennaio 2008, l’allora capo dell’apparato giudiziario, Ayatollah Mahmud Hashemi Shahroudi, aveva deciso di autorizzare esecuzioni pubbliche solo “in base a esigenze di carattere sociale”. In effetti, dopo il decreto di Shahroudi, le esecuzioni effettuate sulla pubblica piazza sono diminuite. Nel 2008 sono state almeno 30, di cui 16 avvenute dopo l’annuncio del decreto, e nel 2009 sono state ufficialmente impiccate in luoghi pubblici solo 12 persone. Nel 2007 erano state almeno 110.
Ma dopo le proteste di piazza contro le elezioni truffa del 2009, il numero di esecuzioni pubbliche è aumentato drammaticamente. Nel 2010, sono state impiccate pubblicamente almeno 19 persone e nel 2011 le esecuzioni pubbliche sono più che triplicate, con almeno 65 persone impiccate sulla pubblica piazza. Nel 2012 sono state impiccate in luoghi pubblici almeno 60 persone. Nel 2013, sono state impiccate sulla pubblica piazza almeno 59 persone.
Nel 2015, sono state impiccate in pubblico almeno 57 persone

La pena di morte nei confronti di minorenni
Le esecuzioni di minorenni sono continuate nel corso dell’anno, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato.
Nel 2015, sono stati giustiziati almeno 3 minorenni, tra cui 1 donna (tutti per casi di omicidio, di cui 2 riportati da fonti ufficiali).
Nel 2014, erano stati giustiziati almeno 17 presunti minorenni al momento del fatto.
In base alla legge iraniana, le femmine di età superiore a nove anni e i maschi con più di quindici anni sono considerati adulti e, quindi, possono essere condannati a morte, anche se le esecuzioni sono normalmente effettuate al compimento del diciottesimo anno d’età.
A seguito delle richieste della comunità internazionale, rimaste inascoltate per anni, di sospendere tutte le esecuzioni di persone condannate per crimini commessi da minorenni, il regime dei Mullah ha annunciato una parziale e, di fatto, ininfluente revisione di una pratica che, anche su questo, pone l’Iran fuori dalla comunità internazionale.
Il regime iraniano ha dato ad intendere che il nuovo codice penale – approvato nella sua ultima versione dal Consiglio dei Guardiani nell’aprile 2013 – abolisce la pena di morte per gli adolescenti di età inferiore a 18 anni. Tuttavia, ai sensi degli articoli 145 e 146 del nuovo codice penale, l’età della responsabilità penale è ancora quella della “pubertà”, cioè nove anni lunari per le ragazze e quindici anni lunari per i ragazzi. Quindi, l’età della responsabilità penale non è cambiata affatto nel nuovo codice penale.
In base all’articolo 87 del nuovo codice, la sentenza di morte è stata rimossa per i minori solo nel caso di reati Ta’zir, la cui pena non è specificata nella Sharia e può essere inflitta a discrezione del giudice come, ad esempio, per reati di droga. Secondo la stessa legge, però, una condanna a morte può ancora essere applicata per un minore di 18 anni se ha commesso altri due tipi di reati, la cui pena è esplicitamente prevista dalla Sharia: i reati Hudud, come sodomia, stupro, fornicazione, apostasia, consumo di alcool per la quarta volta, moharebeh (fare guerra a Dio) e “diffondere la corruzione sulla terra”, reati che l’autorità pubblica ha l’obbligo di punire; i reati Qisas, che attengono invece ai “diritti privati” come l’omicidio, da trattare come una controversia tra l’assassino e gli eredi della vittima, i quali hanno il diritto di esigere l’esecuzione dell’omicida (Qisas), concedergli il perdono o chiedere un risarcimento in denaro (Diya).
Infatti, l’Articolo 90 del nuovo codice penale stabilisce che individui legalmente “maturi” minori di diciotto anni (ad esempio, i ragazzi tra i quindici e i diciotto anni e le ragazze di età compresa tra nove e diciotto) che sono condannati per crimini Hudud e Qisas possono essere esenti da condanne per adulti, tra cui la pena di morte, solo se è accertato che non erano mentalmente maturi e sviluppati al momento del reato e non potevano riconoscere e apprezzare la natura e le conseguenze delle loro azioni. Quindi, questo articolo conferisce ai giudici il potere discrezionale di decidere se un bambino ha capito la natura del reato e, pertanto, se può essere condannato a morte.
Il 14 aprile 2016, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha espresso profonda preoccupazione per l’elevato numero di minorenni detenuti nel braccio della morte in Iran. Ha esortato le autorità ad assicurarsi che nessuno venga giustiziato per reati commessi quando aveva meno di 18 anni, sottolineando che vi è un divieto rigoroso contro l’esecuzione di minorenni nel diritto internazionale sui diritti umani, incluso il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che l’Iran ha ratificato nel 1975 e la Convenzione sui diritti del Fanciullo, ratificata dall’Iran nel 1994.

La guerra alla droga
La legge iraniana prevede la pena di morte per il possesso di più di 30 grammi di eroina o di 5 chili di oppio.
Nel dicembre 2010 è entrata in vigore una versione aggiornata della legge anti-droga che estende la pena di morte al possesso di altri tipi di sostanze illegali, ad esempio la metamfetamina.
In Iran, i reati legati alla droga sono processati in tribunali rivoluzionari, che normalmente procedono ben al di sotto degli standard internazionali sul giusto processo. I processi si svolgono a porte chiuse e, spesso, senza un’adeguata difesa legale. I giudici hanno la facoltà di limitare a pochi casi l’assistenza legale degli imputati durante le indagini preliminari. In base all’articolo 32 della legge anti-narcotici, i condannati a morte per droga non hanno il diritto di presentare ricorso. Solo il Procuratore Generale o il capo della Corte Suprema può impugnare la sentenza capitale per reati di droga.
Poiché la stragrande maggioranza delle persone giustiziate per droga non sono identificate con nome e cognome, non è possibile confermare le accuse. Osservatori sui diritti umani ritengono che molti di quelli giustiziati per questo tipo di reato possano essere in realtà oppositori politici.
Il 13 novembre 2015, in un raro commento pubblico sulla pena di morte da quando è entrato in carica nel giugno 2013, il Presidente Hassan Rouhani ha sostenuto che l’Iran ha impiccato centinaia di criminali colpevoli di reati legati alla droga per prevenire il traffico di droga verso l’Europa. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Rouhani ha osservato che “la maggior parte delle esecuzioni in Iran riguardano il traffico illecito di droghe”, e ha avvertito che “se abolissimo la pena di morte, aumenterebbe il traffico di droga verso i Paesi europei e questo sarebbe dannoso per voi”.
All’inizio del 2016, l’ONU ha approvato un nuovo finanziamento di 20 milioni di dollari per operazioni antidroga in Iran, nonostante l’escalation nel numero di esecuzioni legate alle droghe effettuate nel Paese. Il nuovo accordo di finanziamento delle Nazioni Unite rappresenta più di un raddoppio del finanziamento Onu per la lotta alla droga in Iran e sarà gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). Il denaro è destinato a sostenere una serie di operazioni di contrasto, compresa la creazione di posti di frontiera finalizzati alla cattura dei corrieri della droga che attraversano i confini del Paese con l’Afghanistan. Nell’ottobre 2015, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sull’Iran Ahmed Shaheed ha avvertito che il regime iraniano stava usando il supporto delle Nazioni Unite per giustificare la pratica aggressiva della pena capitale, notando che i funzionari iraniani “hanno enfatizzato le dichiarazioni dell’UNODC circa gli sforzi iraniani contro la droga e il crimine a riprova del sostegno internazionale per il suo approccio”.
Il 14 aprile 2016, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha chiesto all’Iran di fermare le esecuzioni per reati di droga fino a quando il Parlamento non avrebbe discusso una nuova legge che permetterebbe di eliminare la pena di morte obbligatoria per questo tipo di reati. Nel dicembre 2015, 70 membri del Parlamento hanno presentato un disegno di legge per modificare la pena di morte obbligatoria per reati di droga. Il disegno di legge, che è stato depositato in Parlamento nel gennaio 2016, prevede in alternativa la condanna all’ergastolo. “Dato l’ampio riconoscimento in Iran del fatto che la pena di morte non scoraggi i reati di droga e che le leggi anti-narcotici abbiano bisogno di essere riformate, invito l’Iran a compiere il primo importante passo di istituire una moratoria sull’uso della pena di morte”, ha dichiarato l’Alto Commissario Zeid. Resta da vedere se sarà portato avanti nel nuovo Parlamento.
Come negli anni precedenti, il traffico di droga è stato l’accusa più frequente contro coloro che sono stati giustiziati.
Delle almeno 970 persone giustiziate nel 2015, almeno 632 sono state impiccate per casi relativi alla droga, in 178 dei casi vi è stato l’annuncio da parte di fonti governative.

La guerra al terrorismo
Nel 2015, l’Iran ha giustiziato almeno 37 persone accusate di Moharebeh (guerra contro Dio), “corruzione sulla terra” o terrorismo. Accusati di essere mohareb – nemici di Allah –, gli arrestati sono di solito sottoposti a un processo rapido e severo a porte chiuse davanti ai Tribunali Rivoluzionari, che spesso finiscono in una sentenza di morte.
In questi casi, le esecuzioni sono spesso effettuate in segreto, senza che siano informati gli avvocati o i familiari.
Tuttavia, tra i condannati a morte o giustiziati per Moharebeh e/o “corruzione sulla terra”, molti non erano direttamente coinvolti in atti di violenza. Alcuni di loro erano dissidenti politici, membri di gruppi fuorilegge o appartenenti alle minoranze etniche e religiose iraniane, in particolare, azeri, kurdi, baluci e ahwazi.

La pena di morte per reati non violenti, politici e d’opinione
Ci sono state alcune modifiche apportate nel nuovo Codice Penale Islamico approvato nella sua ultima versione dal Consiglio dei Guardiani nell’aprile 2013. Il termine “omosessuale” è presentato nella nuova legge come un dato di rilevanza penale anche per le relazioni tra uomini, mentre prima era riferito solo a quelle tra donne. In ogni caso, i rapporti sessuali tra due individui dello stesso sesso continuano a essere considerati crimini Hudud e soggetti a punizioni da cento frustate fino all’esecuzione. Secondo l’articolo 233 del nuovo codice, la persona che ha svolto un ruolo attivo (nella sodomia) sarà frustata 100 volte se il rapporto sessuale era consensuale e non era sposata, ma quella che ha giocato un ruolo passivo sarà condannata a morte a prescindere dal suo status matrimoniale. Se la parte attiva è un non-musulmano e la parte passiva un musulmano, entrambi saranno condannati a morte. In base agli articoli 236-237, gli atti omosessuali (tranne che per sodomia) saranno puniti con 31-99 frustate (sia per gli uomini che per le donne). Secondo l’articolo 238, la relazione omosessuale tra donne in cui vi è contatto tra i loro organi sessuali sarà punita con 100 frustate.
Nel 2015 e nei primi mesi del 2016, l’Iran ha continuato ad applicare la pena di morte per reati non violenti, politici e di opinione. Nel 2015, almeno 15 persone sono state impiccate per fatti di natura essenzialmente politica.
È opinione di osservatori sui diritti umani che molti dei giustiziati per reati comuni – in particolare per droga – o per “terrorismo”, possano essere in realtà oppositori politici, in particolare appartenenti alle varie minoranze etniche iraniane, tra cui azeri, curdi, baluci e ahwazi. Accusati di Moharebeh (inimicizia verso Allah) o per Ifsad fil-Arz (corruzione sulla terra), gli arrestati sono di solito sottoposti a un processo rapido e severo che si risolve spesso con la pena di morte. Oltre alla morte, la punizione per Moharebeh è l’amputazione della mano destra e del piede sinistro, secondo il codice penale iraniano.
La provincia del Kuzistan, dove l’etnia araba di religione sunnita rappresenta la maggioranza, è stata teatro di una dura repressione nel corso del 2007, in relazione anche agli attentati dinamitardi che si sono verificati nella città di Ahwaz nel 2005, una violenza che è esplosa in seguito alla rivelazione di un piano del Governo volto a ridurre la percentuale di popolazione araba di etnia ahwazi nella provincia. Al di là della propaganda di Teheran, la maggior parte dei movimenti ahwazi non sono separatisti violenti. Essi vogliono innanzitutto non discriminazione, diritti culturali, giustizia sociale e autogoverno regionale, non l’indipendenza.
Anche la Provincia sud-orientale iraniana del Sistan-Balucistan è stata teatro di una dura repressione nei confronti della dissidenza baluci di religione sunnita.
Anche nel Kurdistan iraniano condanne a morte ed esecuzioni si sono susseguite nei confronti di oppositori politici accusati di “atti contro la sicurezza nazionale” e di “contatti con organizzazioni sovversive”, quali il Party of Free Life of Kurdistan (PJAK), il Partito Democratico del Kurdistan in Iran (KDPI) e il partito Komalah, che rivendicano maggiori diritti economici, democratici e culturali per i curdi iraniani.

La persecuzione di appartenenti a movimenti religiosi spirituali
La Costituzione iraniana afferma che l’Islam sciita è la religione ufficiale dello Stato. Prevede che “le altre denominazioni islamiche siano pienamente rispettate” e riconosce ufficialmente solo tre gruppi religiosi non islamici – zoroastriani, cristiani ed ebrei – come minoranze religiose.
Anche se la Costituzione tutela i diritti dei seguaci di queste tre religioni a praticare liberamente, il Governo ha imposto restrizioni legali sul proselitismo. Convertire un musulmano al Cristianesimo o ad altra religione è considerato un crimine capitale. Convertiti al Cristianesimo sono spesso tormentati, perseguitati e costretti a riunirsi clandestinamente in chiese domestiche, mentre i missionari cristiani sono di solito espulsi dal Paese e a volte incarcerati per aver distribuito Bibbie o altro materiale religioso.
La repressione di quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti – in particolare dei Bahai, così come dei Musulmani Sufi, dei Cristiani Evangelici, degli Ebrei e dei gruppi sciiti che non condividono la religione ufficiale del regime – è aumentata significativamente negli ultimi anni. Gruppi bahai e cristiani hanno subito arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confisca dei beni.
Il regime considera i Bahai apostati e li bolla come una “setta politica”. Il Governo vieta loro di insegnare e praticare la fede e li sottopone a molte forme di discriminazione che altri gruppi religiosi non conoscono. Dalla rivoluzione islamica del 1979, il Governo ha giustiziato più di 200 Bahai, anche se non ci sono state notizie di esecuzioni nel corso del 2015 e dei primi sei mesi del 2016.

Non solo pena di morte
Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che l’Iran ha ratificato e queste pratiche vieta.
Il 2 marzo 2015, a un uomo che non è stato identificato per nome è stato cavato l’occhio sinistro nel carcere di Rajaishahr a Karaj in applicazione letterale della legge dell’occhio per occhio, ha reso noto il quotidiano Hamshahri. Non è noto se l’accecamento sia stato condotto dal personale medico o dalla parte offesa. Il prigioniero era stato condannato per aver versato dell’acido sul volto di un altro uomo, che ha portato alla perdita completa della vista. Era stato condannato a essere cavato entrambi gli occhi, al pagamento del prezzo del sangue e 10 anni di carcere. La perdita dell’occhio destro è stata rinviata.
Tra il 3 e il 4 agosto 2015, le autorità iraniane hanno amputato la mano destra e il piede sinistro di due detenuti nel carcere di Mashhad. Rahman K. e Mehdi R. sono stati condannati per Moharebeh per aver commesso una rapina in banca. Il 28 giugno, il regime fondamentalista aveva amputato le dita di altri due prigionieri nella stessa prigione a Mashhad. Nel mese di maggio 2015, un religioso iraniano di alto rango, che è il rappresentante della Guida Suprema del regime nella Provincia di Hormozgan, aveva chiesto venissero effettuate un maggior numero di punizioni severe come le amputazioni. Durante la visita a Mashhad, Ghulam-Ali Naeem Abadi ha detto: “Se le mani di alcuni di coloro che commettono furti venissero tagliate, ciò servirebbe da esempio per gli altri”. “La sicurezza sarebbe restaurata nella società amputando un po’ di dita; perché allora tali punizioni non sono pienamente attuate?”
Il 2 novembre 2015, l’agenzia di Stato IRNA ha reso noto che il regime iraniano ha approvato un emendamento alla legge detta “Per la protezione della santità dell’hijab e della moralità”, in base alla quale tutte le donne impiegate devono indossare una uniforme determinata dal regime iraniano. La legge non riguarderà solo le agenzie governative ma anche le ditte private, le istituzioni, gli asili, i parchi e i luoghi ricreativi e commerciali. La legge prevede anche multe, carcere e tagli allo stipendio delle impiegate “mal-velate”. Secondo questa legge “l’impiego delle donne negli affari.... dovrà osservare la segregazione dagli uomini e l’orario lavorativo dalle 07:00 alle 22:00. La mancata osservanza di questo articolo verrà considerata una violazione e il negozio che avrà violato la legge verrà chiuso per una settimana dalle forze di sicurezza e se si dovesse ripetere, verrà chiuso per un mese”. Secondo un altro articolo della legge adottata a metà agosto dal parlamento del regime, le guidatrici che non osserveranno le leggi dell’hijab imposte dal regime, rischieranno grosse multe e la loro patente verrà sospesa. Inoltre, “il guidatore è responsabile di qualunque cosa accada sulla sua automobile e perciò è responsabile anche del modo in cui i suoi passeggeri sono vestiti”. Pertanto persino l’autista del veicolo dovrà pagare una multa per i passeggeri mal-velati.

Il prezzo del sangue
La versione iraniana del “prezzo del sangue” stabilisce che per una vittima donna esso sia la metà di quello di un uomo. Inoltre, se uccide una donna, un uomo non potrà essere giustiziato, anche se condannato a morte, senza che la famiglia della donna abbia prima pagato a quella dell’assassino la metà del suo “prezzo del sangue”.
Nel dicembre 2003, dopo un verdetto favorevole emesso dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, è entrata in vigore una legge che garantisce alle minoranze non musulmane il diritto allo stesso “prezzo del sangue” dei musulmani, che corrisponde a oltre 442 milioni di rial (circa 36.000 dollari). Il “prezzo del sangue” per la vita di una donna però continuerà a essere la metà di quello per la vita di un uomo.
Le autorità iraniane hanno sempre sostenuto di “non poter rifiutare alla famiglia della persona uccisa il diritto legale di reclamare il qisas, il principio cioè dell’occhio per occhio”. Il qisas è probabilmente il solo diritto che il popolo iraniano può legittimamente rivendicare.
Tuttavia, il codice penale iraniano esenta, tra le altre, le seguenti persone dal qisas: musulmani, seguaci di religioni riconosciute e “persone protette” che uccidano seguaci di religioni non riconosciute o “persone non protette” (art. 310). Ciò riguarda, in particolare, i membri della fede Bahai, che non è riconosciuta come una religione, secondo la legge iraniana. Se un Bahai viene ucciso, la famiglia non riceve il prezzo del sangue e l’autore del reato è esentato dal qisas.
Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo del numero dei casi di “perdono” da parte dei parenti delle vittime. Secondo la magistratura iraniana, nell’anno iraniano 1393 (20 marzo 2014-20 marzo 2015) sono stati perdonati 395 condannati per omicidio, contro i 375 dell’anno precedente. Secondo la stessa fonte, i casi di perdono nei primi sei mesi del nuovo anno (20 marzo 2015-20 settembre 2015) sono stati 251. Come per le esecuzioni, non tutti i casi di perdono sono annunciati pubblicamente. Nel 2015, almeno 262 persone condannate per omicidio sono state risparmiate rispetto alle 207 giustiziate per tale crimine, secondo Iran Human Rights.
Anche le celebrità iraniane si sono unite in una campagna per salvare la vita dei detenuti nel braccio della morte, incoraggiando le famiglie delle vittime a scegliere il perdono invece della vendetta. Nel giugno 2016, nella quarta notte del mese sacro del Ramadan, un importante evento di beneficenza tenuto al cinema Koroush di Teheran, che mirava a raccogliere fondi per le famiglie che stanno cercando di ottenere il perdono, ha attirato molti atleti e artisti, tra cui Shahab Hosseini che ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes 2016, così come l’attore Mahtab Keramanti e la vicepresidente per gli affari delle donne Shahindokht Mowlaverdi.

La pena di morte per apostasia e blasfemia
In Iran, l’apostasia e la blasfemia sono entrambe fuori legge e punibili con la morte. Per i musulmani è illegale convertirsi al Cristianesimo, mentre ai cristiani è permesso convertirsi all’Islam.
L’approvazione nel 2013 del nuovo codice penale islamico potrebbe portare a più pene capitali per apostasia. L’apostasia non è esplicitamente menzionata nel nuovo codice penale. Tuttavia, la nuova legge rende più facile per i giudici emettere la pena di morte per apostasia in quanto l’Articolo 220 del nuovo codice afferma: “Se la presente legge tace su uno qualsiasi dei casi Hudud, il giudice fa riferimento all’Articolo 167 della Costituzione”. L’Articolo 167 della Costituzione iraniana spiega: “Il giudice è tenuto a tentare di pronunciarsi su ogni singolo caso, sulla base della legge in vigore. In caso di assenza di tale legge, deve emettere il suo giudizio sulla base di fonti ufficiali islamiche e fatwa autentiche. Con il pretesto del silenzio o carenza della legge in materia, o della sua brevità o natura contraddittoria, [il giudice] non può astenersi dall’ammettere ed esaminare il caso e stabilire la sua sentenza”. Il riferimento all’Articolo 167 era in precedenza presente nel codice civile ma ora è anche incluso nella legge penale.

La pena di morte top secret
In Iran, dove pure non esiste segreto di Stato sulla pena di morte, le autorità non rilasciano statistiche sulla sua pratica, tutti i nomi delle centinaia di giustiziati ogni anno e i reati per i quali sono stati condannati. Le sole informazioni disponibili sulle esecuzioni sono tratte da notizie selezionate dal regime e uscite su media statali o da fonti ufficiose o indipendenti che evidentemente non possono riportare tutti i fatti.
La trasparenza del sistema iraniano e l’informazione sulla pratica reale della pena di morte sono diventate ancora più opache dopo che, il 14 settembre 2008, nel tentativo di arginare le proteste internazionali, le autorità iraniane hanno vietato ai giornali del Paese di pubblicare notizie relative a esecuzioni capitali, in particolar modo di minorenni. Nel 2015 sono state effettuate almeno 970 esecuzioni: 365 esecuzioni (37,6%) sono state riportate da fonti ufficiali iraniane (siti web della magistratura, televisione nazionale, agenzie di stampa e giornali statali), mentre 605 casi (62,4%) sono stati segnalati da fonti non ufficiali (organizzazioni non governative per i diritti umani o altre fonti interne iraniane). Il numero effettivo delle esecuzioni è probabilmente molto superiore ai dati forniti nel Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino.
Secondo Iran Human Rights (IHR), nel 2015 sono state effettuate almeno 969 esecuzioni, di cui 373 (39%) riportate da fonti ufficiali iraniane. Anche Iran Human Rights sottolinea che il numero effettivo delle esecuzioni in Iran è probabilmente molto superiore ai dati forniti nel suo rapporto annuale.
Secondo l’Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), nel 2015, la Repubblica islamica ha effettuato almeno 966 esecuzioni, 364 delle quali riferite da fonti ufficiali iraniane. Nel 2016, al 16 giugno, secondo l’IHRDC, sono state effettuate, almeno 205 esecuzioni, tra cui 91 annunciate dal Governo. Sarebbero invece almeno 1.084 le esecuzioni nel 2015, secondo Abdorrahman Boroumand Foundation (ABF).
Delle persone giustiziate di cui fonti ufficiali iraniane hanno dato notizia, solo una parte è stata identificata con nome e cognome, e ancora più ridotta è la parte di coloro di cui è stata resa nota l’età e la data del reato. Molti dei giustiziati sono stati processati in dibattimenti a porte chiuse.

Le Nazioni Unite
Il 17 dicembre 2015, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una nuova risoluzione che condanna fermamente le brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran e, in particolare, le esecuzioni arbitrarie e di massa, l’aumento della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne e delle minoranze etniche e religiose. La risoluzione esprime “seria preoccupazione per l’allarmante alta frequenza e aumento della pratica della pena di morte, in violazione delle garanzie riconosciute a livello internazionale, ... e la continua imposizione ed esecuzione della pena di morte nei confronti di minori e persone che al momento del reato avevano meno di 18 anni” e invita il regime iraniano “ad abolire, nella legge e nella prassi, le esecuzioni pubbliche ... e le esecuzioni effettuate in violazione dei suoi obblighi internazionali” e “assicurare, nel diritto e nella pratica, che nessuno sia sottoposto a tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti”. La risoluzione esprime grave preoccupazione per “ogni forma di discriminazione e di altre violazioni dei diritti umani delle donne e delle ragazze, per la violenza nei confronti di persone appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non” e chiede l’eliminazione “nella legge e nella pratica di ogni forma di discriminazione di altre violazioni dei diritti umani di persone appartenenti a minoranze etniche, linguistiche o ad altre minoranze”. La risoluzione chiede anche al regime “di porre fine alle gravi e diffuse limitazioni... al diritto di libertà di espressione, di opinione, di associazione e di pacifica assemblea e di rilasciare le persone detenute arbitrariamente”.
Il 18 dicembre 2014, l’Iran ha nuovamente votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ai sensi dell’articolo 4 della Costituzione iraniana, la legge islamica è “la fonte essenziale per tutti i rami della legislazione”, tra cui la legislazione civile e penale.



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nazioni Unite

14 aprile 2016: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein ha chiesto all'Iran di fermare le esecuzioni per reati di droga fino a quando il Parlamento non discuta una nuova legge che permetterebbe di eliminare la pena di morte obbligatoria per questo tipo di reati.
Cinque uomini sono stati impiccati lo scorso fine settimana, tre di loro con l'accusa di traffico di stupefacenti. Gli altri due erano stati condannati per omicidio. In almeno uno dei casi, quello di Rashid Kouhi, c'erano serie preoccupazioni circa l'equità del processo e la negazione del suo diritto di appello. Kouhi era stato condannato a morte nel 2012 dopo essere stato trovato in possesso di 800 grammi di metanfetamine di tipo crystal. E’ stato giustiziato il 9 aprile nella provincia di Gilan, nel nord dell'Iran.
L'anno scorso, almeno 966 persone sono state giustiziate in Iran - il numero più alto in più di due decenni - la maggior parte per reati di droga. Almeno quattro dei giustiziati nel 2015 erano minorenni.
Tuttavia, nel dicembre dello scorso anno, 70 membri del Parlamento hanno presentato un disegno di legge per modificare la pena di morte obbligatoria per reati di droga. Il disegno di legge, che è stato depositato in Parlamento nel gennaio di quest'anno, prevede in alternativa la condanna all’ergastolo. Resta da vedere se sarà portato avanti nel nuovo Parlamento.
"Ci sono stati segnali incoraggianti dall'interno dell'Iran verso la riforma della legge, da magistratura, potere esecutivo e legislativo, e spero che il nuovo Parlamento approvi questi cambiamenti. Ma è un peccato che le esecuzioni per reati legati alla droga - crimini che chiaramente non superano la soglia in base al diritto internazionale sui diritti umani per l'applicazione della pena di morte - continuino nel frattempo ad essere praticate", ha dichiarato l’Alto Commissario Zeid. "Dato l’ampio riconoscimento in Iran del fatto che la pena di morte non scoraggi i reati di droga e che le leggi anti-narcotici abbiano bisogno di essere riformate, io invito l'Iran a compiere il primo importante passo di istituire una moratoria sull'uso della pena di morte."
Sono finora 60 le esecuzioni riportate in Iran quest’anno. L'Alto Commissario ha osservato che questo rappresenta un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Zeid ha anche espresso profonda preoccupazione per l'elevato numero di minorenni detenuti nel braccio della morte in Iran. Ha esortato le autorità ad assicurarsi che nessuno venga giustiziato per reati commessi quando aveva meno di 18 anni, sottolineando che vi è un divieto rigoroso contro l'esecuzione di minorenni nel diritto internazionale sui diritti umani, inclusa la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici, che l'Iran ha ratificato nel 1975 e la Convenzione sui diritti del Fanciullo, ratificata dall’Iran nel 1994. (Fonti: un.org, 14/04/2016)



NOTIZIE

2 marzo 2016: almeno 100 prigionieri del carcere di Ghezel Hesar (a Karaj, nel nord Iran) sono in pericolo imminente di esecuzione dopo che le loro condanne a morte per reati di droga sono state confermate nel mese scorso dalla Corte Suprema.
L’organizzazione Iran Human Rights (IHR) è a conoscenza di alcuni dei loro nomi: Amir Ali Kakavand, Hamed Nazarirad, Seyed Ali Jalali, Afshin Kehrari, Mohsen Eydi, Hamid Moradi, Iman Esmaeili, Hossein Azari, Kavous Farhadi, Mohammad Zareh, Majid Vadipour, Reza Karimzadeh, Mahmoud Davarpanah, e Alireza Keshavarz. Un prigioniero della prigione di Ghezel Hesar ha detto a IHR: un procuratore del tribunale rivoluzionario è venuto in carcere e ha detto ai prigionieri di prepararsi per l'esecuzione, dal momento che le loro condanne a morte sono state confermate dalla Corte Suprema.
Secondo fonti vicine a IHR, i prigionieri non hanno avuto la possibilità di presentare ricorso dinanzi alla Corte Suprema prima che questa confermasse le condanne. In passato a molti prigionieri in Iran accusati di reati di droga non è stato concesso il diritto di appello. Dopo una pausa di due mesi sembra che le autorità iraniane si preparino ad una nuova ondata di esecuzioni. Iran Human Rights è profondamente preoccupata e invita la comunità internazionale a concentrarsi sulla pena di morte in Iran. "Stiamo mettendo in guardia rispetto ad una nuova ondata di esecuzioni in Iran. Le autorità iraniane hanno ridotto il numero di esecuzioni poche settimane prima delle elezioni per poi giustiziare un gran numero di prigionieri dopo," ha dichiarato Mahmood Amiry-Moghaddam, portavoce di IHR.
Nel dicembre 2015, 70 membri del parlamento iraniano hanno firmato una proposta per eliminare dalla legislazione la pena di morte per reati di droga. Il disegno di legge deve essere approvato dal Consiglio dei Guardiani prima che possa essere approvato. Iran Human Rights e diverse altre organizzazioni non governative per i diritti umani hanno ripetutamente invitato l'Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine ed i Paesi donatori ad interrompere la fornitura di attrezzature, il finanziamento, e la tecnologia all'Iran fino a quando nel Paese non sarà eliminata la pena di morte per reati di droga. (Fonti: Iran Human Rights, 02/03/2016)

12 gennaio 2016: l'Iran nel 2015 ha giustiziato 1.084 persone, che rappresentano il più alto numero di esecuzioni nel Paese in 25 anni, secondo le organizzazioni a difesa dei diritti umani. L'Iran, che continua "a giustiziare più persone pro capite di qualsiasi altro Paese al mondo", secondo le Nazioni Unite, ha effettuato una media di tre esecuzioni al giorno nel 2015, in base alle statistiche pubblicate da un'organizzazione iraniana per i diritti umani.
Sin dall'elezione del presidente Hassan Rouhani, che è stato celebrato da molti in Occidente come un riformatore moderato, le esecuzioni in Iran sono aumentate, raggiungendo numeri record in ognuno degli ultimi anni. L'ONU ha registrato 753 esecuzioni nel 2014, anche se alcune organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che il numero fosse più alto.
L'Iran ha giustiziato un cittadino americano nel mese di novembre.
La Repubblica Islamica ha cominciato il 2016 con un gran numero di esecuzioni, impiccando 13 persone il 6 gennaio e uccidendo un totale di 25 persone nella prima settimana dell'anno, secondo le statistiche pubblicate da United Against a Nuclear Iran, un’organizzazione critica sulla situazione dei diritti umani nel Paese.
I critici sui diritti umani in Iran, Paese che continua ad essere classificato in questo campo tra i peggiori al mondo, sostengono che il crescente numero di esecuzioni evidenzi il disprezzo della Repubblica Islamica per lo Stato di Diritto. "Cominciando il nuovo anno con un’ondata di impiccagioni, l'Iran sta segnalando che continuerà a sfidare la comunità internazionale e le norme basilari dei diritti umani", ha detto l'ex ambasciatore Mark Wallace, amministratore delegato dell'organizzazione.
Wallace ha avvertito che il comportamento dell'Iran è un segno che il regime è sempre più intransigente, nonostante l'amministrazione Obama ritenga che il recente accordo sul nucleare abbia reso l’Iran più moderato.
"I sostenitori dell'accordo sul nucleare siglato a luglio hanno dichiarato che questo avrebbe portato alla moderazione il regime iraniano", ha detto Wallace. "Invece è accaduto tutto il contrario essendo la condotta dell’Iran peggiorata. Al ritmo con cui ha iniziato il 2016, l'Iran giustizierà anche quest’anno più di 1000 suoi cittadini. "
Un gran numero di persone giustiziate appartengono a minoranze religiose, come i convertiti al cristianesimo, aderenti al bahá'í, musulmani sunniti e curdi. I dissidenti politici sono stati presi di mira dal regime iraniano, spesso giustiziati dopo un procedimento giudiziario che gli osservatori internazionali hanno considerato come iniquo.
L’Iran rimane inoltre una delle poche nazioni a giustiziare minorenni, omosessuali e donne che si sono difese contro gli stupratori.
La maggior parte di queste persone vengono impiccate, spesso in pubblico.
"L'Iran giustizia la maggior parte dei detenuti mediante impiccagione all'interno delle prigioni", secondo un rapporto distribuito dalla United Against a Nuclear Iran. "Il regime inoltre effettua regolarmente esecuzioni in pubblico."
L'Iran ha giustiziato almeno 57 persone in pubblico nel 2015. Ciò equivale a una media di più di una esecuzione pubblica a settimana.
"In molti di questi casi, la vittima viene impiccata pubblicamente con una gru edile, un metodo particolarmente lento e doloroso di esecuzione", è scritto nel rapporto.
In almeno un caso, le foto hanno mostrato che l'Iran usa gru realizzate da una società che è un importante fornitore del governo degli Stati Uniti.
L'amministrazione Obama ha deciso di eliminare molte sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran, ma insiste sul fatto che manterrà le sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani da parte iraniana. (Fonti: Boroumand Foundation, 12/01/2016)


Pena di morte per i minori

1 aprile 2016: l’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha riportato che un minorenne (K.N.) detenuto nella prigione di Sanandaj, che al momento del crimine aveva 17 anni e 9 mesi di età, è stato condannato a morte per omicidio.
Uno dei parenti di K.N. ha detto alla HRANA: "E' nato nel maggio del 1997. Nel corso di una rissa, ha ucciso una persona che non conosceva affatto. Aveva solo 17 anni e 9 mesi quando ha commesso il crimine".
Ha poi aggiunto: "Gli è stato assegnato un avvocato d’ufficio e non è stato nemmeno portato da medici legali per la valutazione dello sviluppo cognitivo e psicosociale. Nel mese di ottobre 2015, al termine del primo processo presieduto dal giudice Hamed Soltan-Bakhsh della sezione 1 del tribunale penale di Sanandaj, è stato condannato alla Qisas (risarcimento), tuttavia questa sentenza gli è stata comunicata solo di recente".
Vi sono attualmente altri quattro minori detenuti nella prigione di Sanandaj, che sono stati arrestati e condannati a morte. Tutti e quattro sono stati accusati di omicidio. Qui di seguito le informazioni precedentemente raccolte dalla HRANA sull’identità ed età al momento dell'omicidio o arresto di questi prigionieri:
Yousef Mohammadi, nato nel 1995, 14 anni al momento dell'arresto, condannato a morte;
Himan Orami-Nejhad, nato nel 1997, 17 anni e 9 mesi al momento dell'arresto, condannato a morte per il crimine commesso nel 2011; Siavash Mahmoudi, nato nel 1995, 17 anni al momento dell'arresto, condannato a morte; Mahmoudi ha sostenuto di aver commesso l’omicidio per auto-difesa contro un’aggressione sessuale.
Amanj Hosseini (Oveisi), 17 anni al momento dell'arresto, condannato a morte. (Fonti: HRANA News Agency, 01/04/2016)

20 febbraio 2016: la condanna a morte di Himan Ouraminejad, che avrebbe commesso un omicidio da minorenne, è stata confermata dalla Corte Suprema iraniana e attende ora l’ordine del capo della magistratura per essere applicata.
Secondo il rapporto di Human Rights Activists News Agency in Iran (HRANA), Himan Ouraminejad è stato condannato per l'omicidio di un altro giovane, commesso durante una lite a Sanandaj.
Himan Ouraminejad è nato nel 1994 e all’epoca in cui ha commesso il crimine - nel 2010 - aveva meno di 18 anni.
Secondo l'articolo 91 del codice penale islamico, quando la persona ha meno di 18 anni o non capisce la natura del crimine o lo sviluppo del suo cervello è dubbio, la retribuzione con la morte non viene applicata.
Secondo una fonte informata, il medico legale ha rivolto a Himan Ouraminejad solo alcune domande mentre i veri test scientifici nel suo caso non sono stati svolti.
Le condanne a morte di questi giovani criminali vengono eseguite dopo l'autorizzazione del capo della magistratura e dopo il rifiuto del perdono da parte dei familiari della vittima.
Himan Ouraminejad si trova attualmente nella prigione di Sanandaj. (Fonti: HRANA News Agency, 20/02/2016)

13 gennaio 2016: un prigioniero è stato impiccato per omicidio nel carcere Adelabad di Shiraz, ha riportato la HRANA. Si tratta di Houshang Zare, che secondo una fonte vicina alla HRANA aveva meno di 18 anni quando commise il crimine. (Fonte: Iran Human Rights, 18/01/2016)


Pena di morte per reati violenti

20 luglio 2016: dieci prigionieri sono stati impiccati in gruppo nel carcere di Rajai Shahr, nella provincia settentrionale iraniana di Alborz, hanno riferito fonti vicine all’organizzazione Iran Human Rights (IHR). 
I 10 prigionieri, che erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio, erano stati messi in isolamento il 17 luglio, in attesa di essere giustiziati.
Iran Human Rights ha identificato quattro dei prigionieri giustiziati come Mohsen Babaie, Mehdi Keshavarz, Reza Teymouri e Mohsen Khanmohammadi.
Nessuna fonte ufficiale iraniana, incluse la magistratura ed i media di stato, ha riportato la notizia delle 10 esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights, 21/07/2016)

5 giugno 2016: due cittadini afghani sono stati giustiziati in carcere a Teheran, ha riportato l’agenzia Fars. I due prigionieri, la cui identità non è nota, erano stati riconosciuti colpevoli in diversi casi di stupri e rapine.
L’avvocato di uno dei condannati ha effettuato le esecuzioni. L’avvocato, che nella notizia non viene identificato, ha dichiarato all’agenzia di stampa: “Su richiesta di uno dei condannati ho personalmente condotto le punizioni”.
In base alla legge iraniana, i familiari di una persona uccisa possono condurre l’esecuzione dell’omicida. L’Iran è probabilmente l’unico Paese in cui un avvocato può praticare l’esecuzione di un autore di stupro. (Fonti: Iran Human Rights, 06/06/2016)

5 giugno 2016: un uomo identificato solo come Mojtaba G. è stato impiccato di mattina in pubblico a Shiraz. Era stato condannato per l’omicidio e stupro di una donna. (Fonti: en.trend.az, 05/06/2016)

18 maggio 2016: due detenuti sono stati impiccati per omicidio nel Carcere Centrale di Urmia, hanno riportato l’agenzia di stampa HRANA e il Kurdistan Human Rights Network.
I due prigionieri impiccati sono stati identificati come “Dariush Farajzadeh" e "Ghafour Ghaderzadeh". (Fonti: Iran Human Rights, May 19, 2016)

11 maggio 2016: due prigionieri sono stati impiccati per omicidio nel carcere di Rajai Shahr, a Karaj. Uno dei due giustiziati è stato identificato come Reza Cheshmenour.
Secondo fonti in contatto con Iran Human Rights, erano tra i 12 prigionieri messi in isolamento il 7 maggio in attesa di essere giustiziati.
Gli altri 10 detenuti sono stati riportati nelle rispettive celle, avendo ottenuto una sospensione dell’esecuzione.
Nessuna fonte ufficiale iraniana ha riportato queste due ultime esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights, 11/05/2016)

9 maggio 2016: due prigionieri accusati di omicidio sono stati impiccati a Darya, prigione centrale di Urmia, nella provincia iraniana del West Azerbaijan. Secondo un rapporto dell’agenzia di stampa per i diritti umani HRANA, questi due prigionieri erano tra sei posti in isolamento l'8 maggio, in attesa delle loro esecuzioni. La HRANA ha identificato i due giustiziati come Nasser Saeedi e Mehdi Nabashi.
Due degli altri prigionieri, identificati come Omid Behrouz e Khaled Zika, hanno ottenuto il rinvio delle loro esecuzioni per un breve periodo di tempo e sono stati riportati nelle loro celle. Behrouz dovrebbe essere giustiziato tra un mese mentre Zika tra cinque giorni. Gli altri due prigionieri, identificati come Behnam Hassanzadeh e Hesam Neez, sono stati risparmiati dal momento che hanno raggiunto un accordo con i familiari delle loro vittime. Anche loro sono stati riportati in cella. Nessuna fonte ufficiale ha dato notizia delle due impiccagioni. (Fonti: Iran Human Rights, 10/05/2016)

8 maggio 2016: un detenuto è stato impiccato di mattina nella piazza "Azadi" (Libertà) di Kermanshah, nell’Iran occidentale, di fronte a centinaia di residenti.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Fars e il YJC (Young Journalist Club), il prigioniero identificato come "Fardin R." era stato riconosciuto come Moharebeh (nemico di Dio) per aver partecipato ad una rapina a mano armata che aveva provocato diversi feriti ma nessun morto.
La piazza Azadi di Kermanshah viene spesso utilizzata per pubbliche impiccagioni. (Fonti: Iran Human Rights, 09/05/2016)

20 aprile 2016: un prigioniero identificato come H.M. (31 anni) è stato impiccato di mattina nel Carcere Centrale di Bandar Abbas dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidio. Lo ha reso noto la magistratura di Hormozgan. (Fonti: Iran Human Rights, 25/04/2016)

16 aprile 2016: tre prigionieri sono stati impiccati nel carcere di Lakan Rasht, in Iran.
Lo ha riferito il servizio stampa della magistratura di Gilan, identificando i detenuti giustiziati come D.A., 51 anni, F.V., 31 anni, entrambi colpevoli di omicidio, e A.M., 29 anni, responsabile di traffico di droghe. (Fonti: Iran Human Rights, 25/04/2016)

24 gennaio 2016: due prigionieri non identificati sono stati impiccati dalle autorità iraniane.
Secondo l'agenzia di stampa statale Khabar Online, uno dei prigionieri è stato impiccato nella prigione centrale di Yasuj.
Il prigioniero, che non è stato identificato, è stato giustiziato con l'accusa di omicidio.
Era stato arrestato cinque mesi fa.
Yasuj si trova nella provincia iraniana di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest del Paese.
Sempre il Khabar Online, ha riportato l'esecuzione di un prigioniero a Kermanshah, nell’Iran occidentale, per l’omicidio dell’Imam delle Preghiere del Venerdì di Savojbolagh, una contea della provincia di Alborz, nel nord dell'Iran. L’esecuzione è stata confermata dal portavoce della magistratura iraniana Gholam Hossein Mohseni Eje’i.
Secondo Eje’i, il prigioniero era stato accusato anche di altri reati.
La notizia non precisa data e luogo dell’esecuzione, né l’identità del prigioniero. (Fonti: Iran Human Rights, 26/01/2016)

18 gennaio 2016: quattro persone detenute nel carcere di Sanandaj sono state condannate a morte per omicidi che avrebbero commesso da minorenni, ha riportato la Human Rights Activists News Agency in Iran (HRANA).
Si tratta di Youssef Mohammadi, nato nel 1995 e arrestato all’età di 14 anni; Heyman Urami Nrjad, nato nel 1997 e arrestato quando aveva 17 anni e 9 mesi; Siavash Mahmoudi, nato nel 1995 e arrestato all’età di 17 anni, che sosteneva di aver commesso l’omicidio per difendersi da un tentativo di stupro; e Amaanj Hosseini (Oveisi), arrestato quando aveva 17 anni.
Nel carcere di Sanandaj si trova anche un altro prigioniero che avrebbe commesso un omicidio da minorenne. Si tratta di Kumars Nasiri, il cui caso è ancora oggetto di indagini. (Fonti: HRANA News Agency, 18/01/2016)

14 gennaio 2016: sei prigionieri sono stati impiccati per omicidio nel carcere di Orumiyeh, in Iran.
Attivisti per i diritti umani locali li hanno identificati come: ShahinDiji, Hosain EzatTalab, Rahman Ranjbar, AliReza Akbari, Arsalan Badyaneh e Abdulwahab Hatami. (Fonti: KHRN, 14/01/2016)

12 gennaio 2016: un prigioniero è stato impiccato in carcere a Zanjan dopo essere stato riconosciuto colpevole di “Moharebeh” (guerra contro Dio), ha comunicato il procuratore di Zanjan, Hassan Mozaffari.
Il prigioniero, identificato come "H.S.", era stato arrestato nel luglio 2014 dopo che insieme ad un complice indicato come “A.A” avrebbero commesso stupri, estorsioni, rapine a mano armata, torture e aggressioni fisiche.
A.A. è stato impiccato il 26 aprile 2015 con l’accusa di stupro. (Fonti: Iran Human Rights, 13/01/2016)

7 gennaio 2016: un giovane è stato impiccato in pubblico la mattina tardi nella provincia iraniana dell’East Azerbaijan.
Secondo il media di stato Tabnak, il 25enne era stato riconosciuto colpevole di omicidio ed è stato giustiziato in una piazza della città di Shabestar.
La notizia ufficiale non riporta il nome del giovane, tuttavia fonti non ufficiali lo hanno identificato come Reza Jalili Alishahi.
Fotografie in possesso di Iran Human Rights mostrano diversi bambini tra il pubblico che ha assistito all’esecuzione di Alishahi. (Fonti: Iran Human Rights. 08/01/2016)

4 gennaio 2016: un uomo non identificato di 50 anni è stato impiccato in carcere nella provincia di Mazandaran, nel nord dell’Iran, dopo essere stato riconosciuto colpevole di omicidio.
L’esecuzione ha avuto luogo nel carcere della città portuale di Noshahr. (Fonti: Iran Human Rights, 05/01/2016)


Pena di morte per le donne

14 aprile 2016: tre donne sono state impiccate in Iran per reati legati alle droghe.
Ameneh Rezaiyan, 43 anni, originaria di Taybad nell’est del Paese, era stata condannata a morte due anni fa.
Le altre due donne, che non sono state identificate, rientravano nel gruppo di otto prigionieri che sono stati messi a morte nel carcere di Birjand, nel nord-est dell’Iran.
Una quarta donna, identificata solo come Khavar B. si trova nel braccio della morte a Kashmar ed è a rischio imminente di esecuzione. (Fonti: Iran Focus, 17/04/2016)


Pena di morte per stupro

5 giugno 2016: l'Iran ha impiccato un uomo di 21 anni che era stato riconosciuto colpevole degli stupri di decine di donne nella città di Shiraz, ha reso noto la magistratura.
Il detenuto, identificato solo come Amin D, si era guadagnato notorietà sui media iraniani come "l’uomo della vaselina, poiché lubrificava il suo corpo nelle aggressioni prima dell'alba a donne nelle loro case, seminando il terrore nella città meridionale di circa 1,5 milioni di persone.
"L'uomo era stato arrestato ad agosto 2015, grazie a filmati delle telecamere di sorveglianza forniti da una delle vittime, DNA, campioni di sangue e altri elementi lasciati sulla scena," ha detto il procuratore di Shiraz, Ali Salehi, al sito Mizan Online.
"Era stato condannato a morte per corruzione sulla terra e creazione di diffusa insicurezza a Shiraz attraverso irruzioni nelle case di un gran numero di cittadini durante la notte, oltre ad aggressioni e stupri di donne."
La corruzione sulla terra è il reato più grave in base al codice legale islamico in vigore in Iran dalla rivoluzione del 1979 ed è punibile con la morte.
Il capo della polizia della provincia di Fars, Ahmad Goudarzai, ha detto l'anno scorso che il sospetto era stato identificato solo dopo aver lasciato i pantaloni sulla scena di un’aggressione con un cartellino di lavaggio a secco.
La polizia aveva poi ristretto la ricerca su 15.000 persone con lo stesso cognome. (Fonti: AFP, 05/06/2016)

26 maggio 2016: un uomo è stato impiccato in pubblico in Iran, nella città meridionale di Shiraz.
In un comunicato, la magistratura della provincia di Fars ha identificato il giustiziato come "Hamid B.", che era stato riconosciuto colpevole di sequestro e stupro.
Iran Human Rights ha riferito che il prigioniero è stato messo a morte davanti a numerosi spettatori.
Secondo il comunicato della magistratura, Hamid fu arrestato nel 2006 e trovato in possesso di 46 kg di hashish. (Fonti: Iran Human Rights, 27/05/2016)


Pena di morte per oppositori politici

20 maggio 2016: cinque attivisti curdi per i diritti umani sono stati giustiziati in pubblico a Urmia, nel nord-ovest dell’Iran, hanno riportato funzionari e attivisti locali.
Naji Kiwan, Ali Kurdian, Haidar Ramini, Nadir Muhamadi e Ruhman Rashidi erano stati arrestati il 18 maggio con l’accusa di “cospirazione contro la Repubblica Islamica dell’Iran”.
Sono stati giustiziati in pubblico nel centro cittadino, con i loro familiari che sono stati costretti dalle autorità ad assistere alle esecuzioni.
“I giustiziati erano attivisti per i diritti umani che documentavano le violazioni da parte delle forze di sicurezza contro i civili nella città curda di Urmia”, ha dichiarato ad ARA News il membro del Partito Democratico del Kurdistan Dara Natiq.
“Giustiziando gli attivisti, il Governo iraniano cerca di impedire la denuncia delle violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto. (Fonti: ARA News, 21/05/2016)


Pena di morte per reati non violenti

6 marzo 2016: un tribunale in Iran ha condannato a morte l’uomo d'affari iraniano Babak Zanjani e due suoi complici per appropriazione indebita, ha comunicato la magistratura. Il tribunale islamico ha riconosciuto gli imputati colpevoli di "diffondere la corruzione sulla terra", un reato capitale, e ha ordinato loro di rimborsare i fondi sottratti dalla, tra gli altri, National Iranian Oil Company (NIOC), di proprietà statale, ha detto alla televisione il portavoce della magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejei.
Gli imputati possono presentare appello contro la sentenza.
"Il giudice di primo grado ... ha condannato i tre imputati a morte," ha detto Ejei nella conferenza stampa settimanale. I tre sono stati anche condannati al pagamento di una multa equivalente a un quarto delle somme che avrebbero riciclato, ha aggiunto.
Zanjani per anni ha stretto accordi petroliferi per miliardi di dollari attraverso una rete di società che si estendeva dalla Turchia alla Malesia e negli Emirati Arabi Uniti, accumulando una fortuna di 10 miliardi di dollari - insieme a debiti dello stesso ordine di grandezza, dichiarò una volta lo stesso magnate ad una rivista iraniana.
Al momento del suo arresto nel dicembre 2013, secondo un portavoce giudiziario, “ha ricevuto fondi da alcuni organi ... e ha ricevuto il petrolio e altre merci ma ora non ha restituito i fondi". I pubblici ministeri lo hanno accusato di dovere al governo più di 2,7 miliardi di dollari per il petrolio venduto per conto del Ministero del petrolio. (Fonti: Reuters, 06/03/2016)


Esecuzioni per reati non specificati

23 luglio 2016: tre prigionieri sono stati impiccati in carcere nell’Iran settentrionale.
Lo ha reso noto con un comunicato la magistratura della provincia di Gilan, aggiungendo che i tre detenuti sono stati giustiziati in presenza di funzionari della magistratura nel Carcere Centrale di Rasht. I tre sono stati identificati solo con le iniziali e le età: F. B., 40 anni; A. M., 32 anni; e H. D., 31 anni. (Fonti: NCRI, July 24, 2016)

13 luglio 2016: nove prigionieri sono stati impiccati collettivamente nel carcere Gohardasht di Karaj, a nord-ovest della capitale iraniana Teheran.
Solo tre dei giustiziati sono stati identificati: si tratta di Seyyed Mohammad Taheri, Amir Khadem Rezaiyan e Saeid Ahmadi.
Nei giorni precedenti all’esecuzione, i prigionieri erano stati messi in isolamento. (Fonti: NCRI, 13/07/2016)

6 giugno 2016: tre uomini sono stati impiccati nel carcere centrale di Mashhad, in Iran, dopo essere stati condannati a morte dal Tribunale Rivoluzionario locale.
La notizia dell’impiccagione dei tre detenuti – che avevano 30, 35 e 40 anni – è stata diffusa dal sito ufficiale Rokna.
Secondo l’Iran Human Rights Documentation Center, sono almeno 195 le esecuzioni effettuate in Iran dall’inizio del 2016 al 1° giugno, di cui 84 annunciate dalle autorità.
Tra i giustiziati, figurano almeno tre donne e due minorenni. (Fonti: NCRI, 08/06/2016)

2 giugno 2016: un uomo e una donna sono stati impiccati nel carcere di Qazvin, a nor-ovest di Teheran, hanno reso noto fonti ufficiali.
La donna non è stata identificata, tuttavia l’ufficio del procuratore generale della provincia di Qazvin ha detto che era in carcere dal 2014.
Il vice procuratore provinciale ha assistito in carcere all’esecuzione, ha riportato l’agenzia statale Borna.
L’uomo è stato identificato come Amir Q., ha riportato il sito web ufficiale IRIB. Era stato arrestato il 30 maggio 2011. (Fonti: NCRI, 02/06/2016)

30 maggio 2016: un prigioniero di 40 anni è stato impiccato in pubblico nella città di Noor, nella provincia del Mazandaran. Lo ha riportato l’agenzia di stampa statale Young Journalists Club (YJC), citando il procuratore di Noor, Qanbar Qanbari. (Fonti: NCRI, 30/05/2016)

29 maggio 2016: un uomo identificato solo come Zohrabi è stato impiccato in pubblico nella città di Kovar, 40 km a sud di Shiraz, capoluogo della provincia di Fars. (Fonti: NCRI, 30/05/2016)

25 maggio 2016: 11 prigionieri, incluso uno che aveva 16 anni all’epoca del crimine, sono stati giustiziati nel carcere Gohardasht (Rajai-Shahr) di Karaj, a nord-est della capitale iraniana Teheran.
Il minorenne è stato identificato come Mehdi Rajai mentre altri otto giustiziati, di età compresa tra 22 e 25 anni, si chiamavano Mohsen Agha-Mohammadi, Asghar Azizi, Farhad Bakhshayesh, Iman Fatemi-Pour, Javad Khorsandi, Hossein Mohammadi, Masoud Raghadi e Khosrow Robat-Dasti. (Fonti: NCRI, 25/05/2016)

24 maggio 2016: tre prigionieri sono stati impiccati nel carcere Qezelhesar di Karaj dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni dietro le sbarre.
Uno dei tre giustiziati è stato identificato come Ruhollah Roshangar, che aveva moglie e due figli. (Fonti: NCRI, 25/05/2016)

18 maggio 2016: almeno cinque prigionieri sono stati impiccati in Iran, in diverse carceri del Paese.
Due uomini identificati come Dariyoush Farajzadeh e Ghafour Qaderzadeh sono stati giustiziati nel Carcere Centrale di Urmia (Orumieh), nell’Iran nord-occidentale.
Altri due uomini sono stati impiccati nel carcere di Yasuj, nell’Iran centrale, ha reso noto il procuratore cittadino Mehrdad Karami. I due uomini avevano 26 e 34 anni.
Infine, un uomo identificato come S. R., 31 anni, è stato giustiziato nel carcere di Sari, nel Nord del Paese, ha reso noto la magistratura provinciale del Mazandaran. (Fonti: NCRI, 18/05/2016)

16 maggio 2016: un prigioniero è stato impiccato nel carcere Dastgerd di Isfahan, nell’Iran centrale. E’ stato identificato come Malek Salehi, di 35 anni. (Fonti: NCRI, 18/05/2016)

14 maggio 2016: tre detenuti sono stati impiccati nel Carcere Centrale di Rasht, nel nord dell’Iran. Lo ha reso noto la magistratura provinciale di Gilan, identificando i giustiziati come A. A., 22 anni; E. Sh., 26 anni; e H. P., 31 anni. (Fonti: NCRI, 14/05/2016)

3 maggio 2016: cinque prigionieri sono stati impiccati in Iran, incluso uno in pubblico.
Quattro delle cinque esecuzioni sono state praticate nel carcere Qezelhesar di Karaj, ad ovest della capitale Teheran. I giustiziati sono stati identificati come Ahmad al-Tafi, Abdolhamid Baqeri, Majid Imani e Reza Hosseini.
Un detenuto identificato solo come Avaz è stato impiccato in piazza nella città portuale di Nour, nel nord del Paese.
Sono più di 2.300 le impiccagioni praticate in Iran sotto la presidenza di Hassan Rouhani, che ha esplicitamente approvato le esecuzioni come “comandamenti di Dio” e “leggi del parlamento che appartiene al popolo”. (Fonti: NCRI, 04/05/2016)

3 maggio 2016: due prigionieri sono stati impiccati nel carcere centrale di Ardebil, ha reso noto la magistratura provinciale. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

1 maggio 2016: un detenuto identificato come M. R. è stato impiccato nel carcere di Nahavand, ha reso noto la magistratura provinciale di Hamedan. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

1 maggio 2016: due prigionieri non identificati di 25 e 28 anni sono stati impiccati nella prigione centrale di Mashhad. Il 28enne è stato indicato solo come A. (Fonti: NCRI, 03/05/2016)

27 aprile 2016: sei prigionieri sono stati impiccati nel carcere di Gohardasht (Rajai Shahr). Uno dei prigionieri impiccati, identificato come Milad Mostakhdem, era già stato portato sulla forca altre sei volte, un metodo usato dai carcerieri per torturare psicologicamente i condannati. (Fonti: Secretariat of the National Council of Resistance of Iran, 27/04/2016)

26 aprile 2016: quattro prigionieri sono stati impiccati in due città iraniane. I primi tre, di età compresa tra 22 e 30 anni, sono stati giustiziati nel carcere centrale di Zahedan, mentre il quarto è stato impiccato nel carcere di Qazvin. (Fonti: Secretariat of the National Council of Resistance of Iran, 27/04/2016)

17 aprile 2016: due prigionieri sono stati impiccati nel carcere centrale di Mashhad, nel nordest dell’Iran. Queste due esecuzioni sono state riportate dal quotidiano statale Khorasan. (Fonte: NCRI, 20/04/2016)

17 aprile 2016: quattro prigionieri sono stati impiccati in Iran, nel carcere Dastgerd di Isfahan. Tre dei prigionieri sono stati identificati come Mojtaba Kazemi, Hamid Shahsavand e Hamid Mahdavi. (Fonti: NCRI, 19/04/2016)

13 aprile 2016: otto prigionieri sono stati impiccati nella prigione Gohardasht (Rajai Shahr) di Karaj, in Iran.
Fonti vicine a Iran Human Rights hanno identificati cinque dei giustiziati come Mostafa Ejlali, Ebad Mohammadi, Javad Sadeghi, Mehdi Haghshenas, e Mohammad Javad Mozaffari, che insieme ad altri quattro detenuti erano stati messi in isolamento l’11 aprile.
Uno di questi ultimi prigionieri, Mehdi Kaheh, è stato riportato nella sua cella dopo che la controparte ha deciso una sospensione dell’esecuzione.
L’anno scorso già due volte Mehdi Kaheh sarebbe stato portato sul patibolo due volte, per poi essere riportato in cella grazie a sospensioni decise dalla controparte.
Nessuna fonte ufficiale ha riportato queste otto esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights April 13, 2016; National Council of Resistance of Iran April 13, 2016)

14 gennaio 2016: un prigioniero è stato giustiziato nel carcere centrale di Yazd, nel centro dell’Iran. Ne ha dato notizia il media di stato Ashkezar News, identificandolo come il wahabita "A.B.". (Fonti: Iran Human Rights, 14/01/2016)


Pena di morte per reati di droga

17 luglio 2016: sono 18 i prigionieri giustiziati in Iran negli ultimi due giorni, inclusi due in pubblico.
Il 16 luglio, due uomini di 40 e 49 anni sono stati impiccati per traffico di droga nel carcere Lakan di Rasht, nel nord del Paese, ha reso noto l’emittente statale IRIB citando Ahmad Siavosh-Pour, capo provinciale della magistratura.
Altri 11 prigionieri sono stati giustiziati in massa il 17 luglio nel carcere Qezelhesar di Karaj, a nord-est di Teheran. Tra gli 11 figurano una donna e due detenuti identificati come Saeed Saberi e Moslem Bahrami.
Sempre il 17 luglio, due detenuti identificati come Q. J. e M. R. sono stati messi a morte in pubblico nel distretto Mehshahr di Karaj, ha riportato l’agenzia di stampa governativa Tasnim.
Ancora altri tre prigionieri identificati come Mansour Zafarani, Yousef Barahoui e Qassem Delshad sono stati impiccati in carcere a Birjand, nell’Iran orientale, per reati legati alle droghe. (Fonti: NCRI, 17/07/2016)

16 giugno 2016: almeno tre detenuti sono stati impiccati di mattina nel Carcere Centrale di Bandar Abbas, nella provincia iraniana di Hormozgan, dopo essere stati condannati per reati legati alle droghe.
L’agenzia di stampa ufficiale Borna ha identificato i tre giustiziati solo come A.Z., Gh.A., e B.A.
Per l’agenzia di stampa per i diritti umani HRANA, i prigionieri messi a morte nel carcere di Bandar Abbas sono almeno quattro. (Source: Iran Human Rights, June 18, 2016)

17 maggio 2016: 13 persone sono state impiccate in Iran nello stesso giorno, compreso un uomo giustiziato in pubblico.
I primi sei prigionieri sono stati messi a morte in gruppo nel Carcere Centrale di Urmia (Orumieh), nel nord-ovest del Paese. Sono stati identificati come Naji Keywan, Nader Mohammadi, Ali Shamugardian, Aziz Nouri-Azar, Fereydoon Rashidi e Heidar Amini, ed erano richiusi nella sezione 15 del carcere. Erano stati riconosciuti colpevoli di reati legati alle droghe.
Un uomo non identificato è stato impiccato alle 7 di mattina in piazza Mofatteh a Mashhad.
Altri sei detenuti sono stati impiccati nella provincia di Yazd, ha detto all’agenzia statale Rokna il procuratore provinciale. Di questi sei impiccati, tre sono stati identificati come Ch. R., A. S., e A. B. (Fonti: NCRI, 17/05/2016)

12 maggio 2016: un prigioniero di 35 anni, Behnam Mohammadi, è stato impiccato nel carcere di Maragheh, nel nord-ovest dell’Iran, dopo aver trascorso cinque anni dietro le sbarre. Era stato condannato a morte per reati legati alle droghe. (Fonti: NCRI, 14/05/2016)

28 aprile 2016: due prigionieri sono stati impiccati di mattina nel carcere centrale di Karaj, ad ovest della capitale iraniana Teheran, per reati legati alle droghe.
I due, che sono stati identificati da fonti vicine a Iran Human Rights come Mehdi Bagherzadeh e Esmaeil Tanabi, e altri due prigionieri, erano stati messi in isolamento il 27 aprile in attesa di essere giustiziati.
I quattro detenuti erano stati condannati nello stesso caso per il possesso e traffico di 8 kg di eroina.
I due prigionieri non giustiziati - Abbas Bagherzadeh (fratello di uno degli impiccati) e Farhad Esmaeili – sono stati riportati nelle loro sezioni, tuttavia restano a rischio di imminente esecuzione.
Un altro membro della famiglia Bagherzadeh (Isa Bagherzadeh, un altro fratello) è stato messo a morte cinque mesi fa. (Fonti: Iran Human Rights, 29/04/2016)

19 aprile 2016: L’Iran ha impiccato quattro prigionieri nel carcere di Orumieh (Urmia) per reati di droga. Sono stati identificati come Alireza Sarebani, Ahmad Nami, Manouchehr Razani e Abdolhamid Moradi. (Fonti: NCRI, 19/04/2016)

9 aprile 2016: cinque detenuti sono stati impiccati di mattina nel carcere Lakan di Rasht, nella provincia iraniana di Gilan, per reati legati alle droghe.
Il 7 aprile i cinque erano stati messi in isolamento. Sono stati identificati solo tre dei giustiziati, Rashid Kouhi, Seyed Javad Mirzadeh e Hossein Farhadi, mentre Iran Human Rights sta cercando di risalire all’identità degli altri due.
Secondo Amnesty International, il 36enne Rashid Kouhi era stato arrestato nel settembre 2011 e condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Rudbar, una contea del Gilan, per il possesso e traffico di 800 g di metanfetammine.
Secondo fonti vicine a Iran Human Rights, le autorità il 7 aprile hanno contattato i familiari di Kouhi per informarli che il giorno seguente avrebbero potuto incontrare il condannato per un’ultima volta. (Fonti: Iran Human Rights, 10/04/2016)

1 febbraio 2016: due giovani baluci sono stati impiccati in Iran in relazione ad un reato che avrebbero commesso da minorenni.
Si tratta di Khaled Kordi e Moslem Abarian che sono stati giustiziati nel Carcere Centrale di Yazd per un reato legato alle droghe, ha riportato il gruppo Baloch Activists Campaign.
Un parente di Khaled Kordi ha confermato ad Iran Human Rights che entrambi i prigionieri avevano meno di 18 anni all’epoca dell’arresto.
Secondo testimoni, i due giovani furono arrestati mentre si recavano a lavoro in autobus. Il loro parente ha detto a IHR di ritenere che i due fossero innocenti e che qualcun’altro sul bus gli abbia messo addosso la droga.
Le autorità iraniane hanno effettuato le due impiccagioni senza avvisare le famiglie dei condannati. (Fonti: Iran Human Rights, 4/2/2016)

16 gennaio 2016: quattro prigionieri sono stati giustiziati nel carcere di Lakan a Rasht, ha reso noto la magistratura provinciale di Gilan.
Tre degli impiccati - S.Gh., 50 anni; M.F., 35 anni; e A.A., 24 anni, erano stati condannati per reati legati alle droghe, mentre H.R., 27 anni, era stato riconosciuto colpevole di stupro. (Fonte: Iran Human Rights, 18/01/2016)

12 gennaio 2016: quattro persone sono state impiccate per traffico di droga nel carcere centrale di Karaj, nel nord dell’Iran. Lo ha riportato la HRANA, che li ha identificati come Seyed Hamid Hajian, Hossein Toutiannoush, Mostafa Jamshidi, e Mohsen Nasiri. (Fonti: Iran Human Rights, 14/01/2016)

10 gennaio 2016: sette prigionieri sono stati impiccati in diverse carceri dell’Iran.
Il media statale Javan ha riportato l’esecuzione di tre prigionieri nel carcere di Larestan, nella provincia di Fars, per traffico di droghe. Il sito web Sohbat li ha identificati come B.G., M.H., e A.B, di età compresa tra 35 e 40 anni.
Secondo la HRANA, un altro detenuto è stato giustiziato per omicidio nel carcere di Khorramabad, nel Mazandaran. E’ stato identificato come Ghodrat Garavand. Nessuna fonte ufficiale ha riportato l’esecuzione di Garavand.
Infine, tre prigionieri sono stati impiccati per traffico di droga nel carcere di Sari, sempre nel Mazandaran, ha reso noto la magistratura provinciale, senza precisare la data esatta delle tre esecuzioni. (Fonti: Iran Human Rights, 11/01/2016)

6 gennaio 2016: almeno nove persone sono state impiccate in diverse prigioni dell’Iran.
Nella prigione Gohardasht (Rajai-Shahr) di Karaj sono stati giustiziati almeno cinque prigionieri, che sono stati identificati come Maqsoud Mehdizadeh, Sadeq Heidari, Mehdi Sadeqi, Amirhamid Khodabandeh-lou e Mahmoud Nasir-nejad.
Altri tre uomini sono stati impiccati a Nazarabad, nella provincia di Alborz, dopo essere stati condannati per reati legati alle droghe.
Almeno un altro prigioniero è stato messo a morte nel carcere di Hamedan, nell’Iran occidentale. (Fonti: NCRI, 07/01/2016)

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