Cosa abbiamo fatto

 


LE INIZIATIVE PARLAMENTARI E LE MISSIONI A FAVORE DELLA MORATORIA


  • Negli corso degli anni - Su proposta di Nessuno tocchi Caino, numerose mozioni e interrogazioni parlamentari sono state presentate e approvate al Parlamento italiano e a quello europeo: per la presentazione in Commissione diritti umani e all´Assemblea Generale della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni; sugli espianti di organi dai condannati a morte in Cina; sui casi di condannati a morte (Karla Tucker, Joe Cannon, Rocco Barnabei); sulla pena di morte in Cina, a Cuba, nelle Filippine, nei Caraibi; su casi di estradizione dal Canada e dall´Italia verso Paesi mantenitori; sul commercio di sostanze usate per le iniezioni letali.


  • Il 16 e 17 dicembre ´97 - Nessuno tocchi Caino ha organizzato a Strasburgo un incontro tra l´associazione degli avvocati penalisti americani ed il Presidente del Parlamento Europeo, i gruppi parlamentari e rappresentanti del Consiglio d´Europa. La delegazione americana guidata dal leader dei diritti civili Julian Bond e composta dagli avvocati della National Association of Criminal Defense Lawyers e dai rappresentanti della National Coalition to Abolish the Death Penalty ha avanzato una proposta all´Europa: fare pressione anche economica sugli Stati americani dove si praticano le esecuzioni. Ci sono molte aziende europee che potrebbero aprire le loro filiali in quegli Stati senza pena di morte piuttosto che in Texas, Georgia o Virginia. Nelle settimane successive per due volte è stata battuta per pochissimi voti una risoluzione del Parlamento Europeo contenente questa richiesta. La proposta era contenuta anche in una risoluzione del Senato italiano sul caso di Karla Tucker che, invece, è stata approvata all´unanimità.


  • Dall´11 al 13 marzo ´98 - In vista del voto in Commissione diritti umani sulla risoluzione contro la pena di morte e per scongiurare la ripresa delle esecuzioni nelle Filippine, una delegazione del Senato italiano e di Nessuno tocchi Caino ha incontrato a Manila tra gli altri il Ministro degli Esteri Domingo Siazon, il Presidente del Senato Neptali Gonzalez, l´Arcivescovo di Manila Jaime Sin. L´esecuzione di Leo Echegaray, la prima prevista nel Paese dopo oltre vent´anni di abolizione legale o di fatto, viene sospesa. A Ginevra, in Commissione diritti umani, le Filippine si astengono sulla risoluzione italiana.


  • Dal 20 al 31 marzo ´99 - Una missione del Senato italiano e di Nessuno tocchi Caino si è recata in Salvador, Guatemala e Cuba. A seguito della missione, El Salvador ha ritirato la proposta di reintroduzione della pena di morte e ha deciso di sponsorizzare e votare a favore della risoluzione poi approvata dalla Commissione diritti umani, mentre l´anno precedente si era astenuto. Il Guatemala ha confermato l´astensione dell´anno precedente. Cuba ha accolto la richiesta di clemenza nei confronti di due cittadini salvadoregni condannati a morte per l´uccisione di un turista italiano.


  • Il 22 marzo ´99 - Una missione del Senato è intervenuta all´audizione presso la Corte Suprema del Canada sul caso di Sebastian Burns e Atif Rafay, due cittadini canadesi che rischiano l´estradizione nello stato di Washington per omicidi commessi nel 1994. Per presentare la posizione italiana, che sta diventando sempre più dell´Unione Europea, così come stabilita dalla storica sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Pietro Venezia, e chiedere al Governo Canadese di essere coerente con il voto espresso a Ginevra in Commissione diritti umani non estradando nessuno verso Paesi che praticano la pena di morte.


  • A fine agosto ´99 - Nessuno tocchi Caino ha organizzato missioni insieme alla Camera dei Deputati a Barbados, Saint Lucia, Grenada, Trinidad & Tobago e in Giamaica, paesi caraibici che hanno dichiarato di voler denunciare i trattati internazionali in materia di diritti umani che consentono ai condannati a morte ulteriori possibilità di ricorso; sempre a fine agosto, una missione si è recata in Pakistan per sostenere le locali organizzazioni per i diritti umani che chiedono l´abolizione della pena di morte per i minori e visitare i detenuti nelle carceri di Rawalpindi e Lahore.


  • Dal 25 al 29 ottobre ´99 - Una missione del Senato italiano e di Nessuno tocchi Caino si è recata in Kirghizistan e Uzbekistan, Paesi sulla carta mantenitori, dai quali però stanno giungendo incoraggianti segnali abolizionisti. Il Kirghizistan, ad esempio, ha stabilito una moratoria delle esecuzioni capitali, mentre l´Uzbekistan ha ridotto drasticamente il numero dei reati per cui è prevista la pena di morte.


  • Tra il 14 e il 18 ottobre 2002 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha compiuto una missione, composta da parlamentari europei ed italiani, in Nigeria in un momento in cui il paese era aspramente criticato a livello internazionale per il caso di Amina Lawal. Per le rassicurazioni avute dal Governo federale, secondo il quale in base alla Costituzione della Nigeria Amina Lawal non sarebbe mai stata lapidata, la missione ha avuto l´obiettivo di esprimere sostegno al Presidente Olosegun Obasanjo, a cui è stato dedicato il Rapporto 2002 di NtC, in quanto convinto abolizionista ed impegnato in un processo di democratizzazione interno al paese e contestualmente di chiedere un voto a favore della risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La missione ha voluto anche contrastare il boicottaggio, legato al caso di Amina, della manifestazione di Miss Mondo la cui finale era prevista nella capitale Abuja. Il Presidente Obasanjo ha annunciato il suo personale sostegno all´iniziativa di Nessuno tocchi Caino perché l´Assemblea Generale dell´ONU approvi una risoluzione pro moratoria delle esecuzioni


  • Il 28 giugno 2003 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha organizzato una missione nella Repubblica Democratica del Congo per chiedere al Presidente Joseph Kabila, alla vigilia della formazione del nuovo governo di unità nazionale (istituito dopo lunghe trattative, il 30 giugno 2003 ndr), un atto di clemenza per i trenta condannati a morte per l´omicidio di suo padre, Laurent Cabila, e di sostenere la risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Alla missione hanno partecipato Emma Bonino, ex Commissaria UE per gli aiuti umanitari e al momento parlamentare europea e Aldo Ajello, inviato speciale dell´Unione europea per i grandi laghi. Il Presidente J. Kabila si è impegnato a non giustiziare gli assassini del padre, a mantenere una moratoria delle esecuzioni e a rimettere la più generale questione dell´abolizione della pena di morte al Parlamento di transizione che sarebbe stato istituito nei mesi successivi.


  • Nel giugno 2003 - Il presidente di Nessuno tocchi Caino, Marco Pannella, nell´ambito di una missione del Parlamento Europeo in Cambogia, svoltasi alla vigilia delle elezioni politiche, che hanno poi confermato le forze di governo, ha ottenuto conferma di un voto a favore della moratoria ONU e ha sollecitato la sponsorizzazione della risoluzione pro moratoria in Assemblea Generale.


  • Dal 30 luglio all´8 agosto 2003 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha organizzato una serie di missioni in Nigeria, Ghana, Togo, Mali e Senegal per chiedere un sostegno in vista della presentazione all´Assemblea Generale del 2003 di una risoluzione pro moratoria delle esecuzioni capitali. La missione è stata compiuta dal Parlamentare europeo della Lista Emma Bonino Marco Cappato. Per quanto riguarda la Nigeria, il Presidente Obasanjo ha ribadito il suo personale sostegno all´iniziativa di Nessuno tocchi Caino perché l´Assemblea Generale dell´ONU approvi quest´anno una risoluzione pro moratoria delle esecuzioni; dagli incontri avuti in Ghana, paese di fatto abolizionista, dove nel dicembre 2000 si sono svolte le prime libere elezioni del paese che hanno portato alla vittoria l´attuale Presidente John Kufuor, cattolico devoto, detto "il gigante buono dell´Africa" è emerso che è più che possibile che il paese sostenga l´iniziativa pro moratoria all´Assemblea Generale dell´ONU; in Togo paese abolizionista di fatto, unico con questo status, insieme allo Swaziland, ad aver sempre votato contro la risoluzione per la moratoria in Commissione diritti umani, il Presidente dell´Assemblea Nazionale, Ouattara Fambare Natchaba ha dichiarato: "se abbiamo avuto difficoltà in passato [sulla moratoria, NdR], non ne avremo in futuro; forse abbiamo votato contro perché non ci sono state delle consultazioni con l´Italia"; in Mali dove vige una moratoria legale delle esecuzioni capitali, il Ministro degli Esteri ha annunciato che voterà a favore della moratoria in Assemblea Generale; in Senegal paese abolizionista di fatto che ha ratificato lo Statuto della Corte internazionale, la Ministra per i Diritti umani anche a nome del Presidente della Repubblica ha espresso sostegno alla moratoria sulle esecuzioni capitali all´ONU.


  • Dal 30 luglio al 7 agosto 2003 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha organizzato una serie di missioni in Kyrgyzstan, Kazakistan e Uzbekistan. La missione è stata compiuta dal Parlamentare europeo della Lista Emma Bonino Benedetto della Vedova, dal Consigliere Regionale, della medesima forza politica, Bruno Mellano e da Antonio Stango del direttivo di NtC. Per quanto riguarda il Kyrgyzstan, dove vige una moratoria legale delle esecuzioni, è emersa, una personale adesione alla proposta da parte di molti interlocutori anche se la decisione sul voto all´Assemblea Generale dell´ONU sarà presa dal Presidente Akaev; in Kazakistan è emerso un orientamento favorevole alla proposta di una graduale sospensione della pena di morte, sia nell´ambito delle relazioni tra l´UE e il Kazakistan, sia per favorire lo sviluppo di una società democratica. In Uzbekistan, paese mantenitore, è stata presa in considerazione la richiesta di astensione (anziché un voto contrario).


  • Dal 4 all´11 agosto 2003 - Una delegazione congiunta di Nessuno tocchi Caino e di Non c´è Pace Senza Giustizia, guidata dal Presidente del Partito Radicale Transnazionale Sergio Stanzani, ha svolto una missione in Sierra Leone affrontando con diverse autorità del paese il tema della pena di morte e della risoluzione Onu sulla moratoria delle esecuzioni capitali. Il Vice Presidente Solomon Berewa ha detto di essere non solo personalmente favorevole all´abolizione della pena di morte, ma che addirittura lui stesso nel 1993 aveva proposto una moratoria interna alla Sierra Leone, che però allora era stata respinta. Si è detto inoltre consapevole che con l´istituzione della Corte Speciale per la Sierra Leone, che non prevede la pena di morte per i crimini gravissimi che è deputata a giudicare, si è creato un paradosso nazionale: può essere comminata la pena capitale per crimini come l´omicidio a livello di giurisdizione interna, ma i peggiori criminali dei dieci anni di conflitto non saranno mai condannati a morte. Il Ministro della Giustizia Eke A. Halloway, incontrando la delegazione, ha detto di essere assolutamente a favore dell´abolizione della pena di morte, aggiungendo che avrebbe preso una posizione ufficiale contro la pena di morte come Ministro della Giustizia a livello pubblico. Il Ministro sta infatti preparando un documento che si chiama "The Path to Peace", che andrà agli atti della Commissione per la Verità e Riconciliazione e si è impegnato a inserire l´abolizione della pena di morte tra le proposte che lui farà per conto del Ministero della Giustizia. In relazione alla posizione del paese sulla risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale Onu, entrambi hanno detto che avrebbero discusso la questione in Consiglio dei ministri. * *A settembre, l´Ambasciatore della Sierra Leone presso l´Onu, Allieu I. Kanu, ha informato l´ufficio di New York di Nessuno tocchi Caino che il suo governo lo ha istruito affinché voti a favore di una risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale dell´Onu, e contro l´emendamento sulla "giurisdizione interna" che probabilmente sarà presentato dai paesi mantenitori per neutralizzare la risoluzione.


  • Dal 7 al 13 agosto 2003 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha compito una missione in Kenya (di fatto abolizionista) e Zambia (mantenitore) per chiedere un voto a favore della risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale dell´ONU. Pieno sostegno è stato espresso dalle autorità incontrate, insieme ad Emma Bonino, ex Commissaria UE e attualmente parlamentare europea, in Kenya. Si tratta di una posizione legata alle istanze abolizioniste manifestate dal neo eletto governo del Presidente M. Kibaki, a cui Nessuno tocchi Caino ha dedicato il Rapporto 2003. Per quanto riguarda lo Zambia il Ministro degli Esteri Kalombo Mwansa ha assicurato che il suo paese si asterrà sulla risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni capitali alla prossima Assemblea Generale.


  • Dal 15 al 20 settembre 2003 - Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha compito una missione in India (mantenitore) e Sri Lanka (di fatto abolizionista) per chiedere un voto a favore della risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale dell´ONU. La missione è stata compiuta dal Parlamentare europeo della Lista Emma Bonino Marco Cappato, dal Consigliere Regionale, della medesima forza politica A, Litta Modignani, dall´On Enrico Buemi della Camera dei Deputati italiana e da Anna Zammit del direttivo di NtC.I due paesi hanno confermato una posizione favorevole ad un voto di astensione sulla risoluzione pro moratoria in Assemblea Generale, coerentemente a quanto già fatto alla Commissione diritti umani dell´ONU.


  • Dal 23 al 30 settembre 2003 - George Ryan, Presidente d´Onore di Nessuno tocchi Caino, nell´ambito di un progetto sostenuto dall´UE, ha compito un tour europeo in Francia, Spagna, Regno Unito e Belgio per chiedere ai Governi dell´UE di riconsiderare la decisone, espressa il 21 luglio, contraria alla proposta della Presidenza italiana dell´UE di presentare quest´anno in Assemblea Generale la risoluzione pro moratoria. l´uomo politico americano che negli ultimi anni è riuscito più di ogni altro a far riflettere la opinione pubblica e cambiare molte posizioni sulla pena di morte negli Stati Uniti. Uno dei primi atti del suo mandato fu l´introduzione di una moratoria legale delle esecuzioni nel suo Stato: da fautore senza riserve della pena di morte, era rimasto turbato dalla scoperta che nel braccio della morte dell´Illinois 13 persone erano state riconosciute innocenti e avevano rischiato invece di essere giustiziate. L´ultimo suo atto, il 10 gennaio 2003, è stato quello di svuotare il braccio della morte commutando la pena a 167 condannati a morte e liberandone 4 della cui innocenza si era personalmente convinto. Tra loro Leroy Orange che lo ha accompagnato in questo tour europeo. Come risultato del loro impegno, l´UE ha deciso nel Consiglio Affari Generali del 29 settembre di reinserire nella propria agenda la questione della presentazione della risoluzione pro moratoria all´Assemblea Generale dell´ONU quest´anno.


  • Dal 18 al 21 ottobre 2004 - Si è svolta a Lusaka la missione congiunta di Nessuno tocchi Caino e del Senato italiano nello Zambia. Considerati l'enorme risalto pubblico e gli impegni dei leader politici, ha segnato un punto di non ritorno verso l'abolizione completa della pena di morte nel paese. Tutti gli incontri con le autorità zambiane e i rappresentanti della società civile hanno confermato che la via per l'abolizione completa della pena di morte passa attraverso la revisione costituzionale che prevede anche un'ampia consultazione di organizzazioni non governative. Tuttavia il Presidente della Commissione per la revisione costituzionale, Willa Mungomba, ha dichiarato che non saranno le percentuali numeriche a favore o contro la pena di morte a determinare la decisione finale ma la forza di convincimento delle argomentazioni avanzate dagli uni e dagli altri. Tutte le autorità politiche si sono già espresse a favore dell'abolizione e intendono comunque esercitare al riguardo un loro ruolo guida dell'opinione pubblica. La delegazione del Senato era composta dal Presidente della Commissione diritti umani Enrico Pianetta (Forza Italia) e dai senatori Cinzia Dato (Margherita), Alessandro Forlani (Unione di Centro) e Nuccio Iovene (Democratici di Sinistra). Oltre che con il suo Segretario, NtC era presente con Elisabetta Zamparutti, Tesoriere dell'Associazione e curatrice del Rapporto annuale sulla pena di morte.


  • Dal 12 al 14 ottobre 2010 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino, composta dai parlamentari radicali Elisabetta Zamparutti e Marco Perduca, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Unione Europea, si è recata in Zambia, nell’ambito di un UE contro la pena di morte in Africa e per nuovi consensi a favore della Risoluzione ONU per la moratoria delle esecuzioni. Nell’occasione i due parlamentari hanno partecipato forum “Death Has No Appeal” organizzato dall’Unione Europea al Mulungushi International Conference Centre di Lusaka. Successivamente hanno fatto visita al carcere di massima sicurezza di “Mukobeko” dove sono detenuti i condannati a morte in Zambia. Nell’incontro del 13 ottobre con i parlamentari zambiani membri della commissione nazionale per la nuova costituzione, il Presidente del gruppo parlamentare di maggioranza Vernon J. Mwaanga, che presiedeva l'incontro, ha detto che «a questo tavolo siedono parlamentari che potete considerare vostri alleati, che durante i lavori per la preparazione della bozza che verrà adesso discussa in parlamento e successivamente posta a un referendum popolare di conferma, si sono battuti per l'esclusione della pena di morte”. Il 14 ottobre la delegazione di Nessuno tocchi Caino ha incontrato il Ministro degli Esteri Kabinga Pande, il quale ha rappresentato gli sforzi del Governo nella tutela e promozione dei diritti umani nel Paesee ha suggerito di organizzare dei seminari e una campagna di informazione dell’opinione pubblica in vista di un passaggio cruciale previsto per il 2011, cioè l’esame in parlamento della bozza di riforma costituzionale presentata dalla Conferenza Costituente Nazionale che nel febbraio scorso, al termine di un acceso dibattito, ha confermato per un solo voto – 26 a 25 – l’articolo della Costituzione che prevede la pena di morte. La delegazione di Nessuno tocchi Caino è stata poi ricevuta da George Kunda, Vice Presidente della Repubblica e Ministro della Giustizia, che era accompagnato dal suo vice Todd Stewart. Entrambi personalmente abolizionisti, hanno ribadito che il Presidente Rupiah Banda, seguendo la linea tracciata dal suo predecessore Levy Mwanawasa, non avrebbe firmato nessun decreto di esecuzione per nessun condannato a morte, anche se la pena capitale dovesse essere mantenuta nella nuova Costituzione.


  • Dal 10 al 12 novembre 2010 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale, composta da Marco Pannella, Elisabetta Zamparutti e Matteo Angioli, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Unione Europea, si è recata in Mali per accelerare il processo legislativo verso l’abolizione della pena di morte dopo il sostegno dato dal paese alla risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. La delegazione ha dapprima incontrato il Presidente dell’Ordine degli Avvocati del Mali Maiga Seydou Ibrahim e poi alcuni esponenti della Piattaforma per i diritti economici, sociali e culturali tra i quali il Segretario esecutivo del Movimento dei popoli per l’Educazione ai Diritti Umani Mahamari Mohamed El Moktar e la Vice Presidente della Commissione Nazionale dei Diritti Umani Kané Nana Sano. Apertamente abolizionista, il presidente dell’ordine degli avvocati ha spiegato le difficoltà interne per portare a compimento l’iter parlamentare del progetto di legge per l’abolizione definitiva della pena capitale presentato dal Governo nell’ottobre del 2007. Le difficoltà sono legate all’aggressività da parte di alcuni esponenti musulmani le cui rimostranze hanno portato il Parlamento ad arrestare l’iter di approvazione. La Commissione parlamentare dei diritti umani non ha avuto la forza di dare un parere positivo limitandosi a registrare le 10 ragioni di contrarietà degli imam e le 10 ragioni a favore esposte dagli abolizionisti. L’11 novembre la delegazione è stata ricevuta dal Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Al-Maamoun Baba Lamine Keita, dal Ministro della Giustizia, Maharafa Traore, e dal Presidente della Lega per i Diritti Umani del Mali, Amadou Tieoule Diarra, ha poi compiuto una visita al carcere femminile di Bamako ed ha infine partecipato all'audizione presso la Commissione giustizia dell’Assemblea Nazionale del Mali dove era presente, tra gli altri, il primo firmatario di una proposta di legge per l'abolizione della pena di morte, Kassoum Tapo, che ha spiegato come "i parlamentari non abbiano la forza di assumersi la responsabilità politica della decisione”. “Anziché votare secondo coscienza – ha detto Tapo – i deputati continuano a prendere tempo dicendo di volersi confrontare con i propri elettori. Ma la gente ha paura della reazione degli imam e questa paura si ripercuote sui loro rappresentanti politici”. A seguire vi è stato l’incontro con il Segretario Generale dell’Assemblea Nazionale e i rappresentanti della Commissione dell’Unione Europea a Bamako. La missione si è conclusa il venerdì 12 novembre, con l’incontro con il Presidente della Repubblica del Mali Amadou Toumani Touré.


  • Dal 22 al 24 novembre 2010 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino, composta dalla Deputata Elisabetta Zamparutti e dal Senatore Marco Perduca, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Unione Europea, si è recata in Congo per chiedere un adeguamento sul piano interno della posizione espressa in sede internazionale dal Congo, che al Palazzo di Vetro ha co-sponsorizzato la Risoluzione pro moratoria in discussione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo aver incontrato il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri del Congo, Daniel Owassa, la delegazione accompagnata dall’Ambasciatore italiano in Congo Francesco Paolo Venier, ha incontrato i rappresentanti del Senato e dell'Assemblea Nazionale congolesi. L’incontro al Senato si è svolto con il Presidente André Obami Itou, che era accompagnato da Benjamin Boukoulou (Primo Vice Presidente del Senato e Presidente del Comitato di Amicizia Italia-Congo) e da Gabriel Oba-Apounou (Presidente della Commissione Esteri del Senato). “Il Congo è pronto” ha ammesso il Presidente del Senato, anche perché “se il Congo vuole far parte del Consiglio dell'Onu sui diritti umani non può restare ai margini della campagna abolizionista”. Personalmente il Presidente ha anche espresso la sua solidarietà all'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella contro la pena di morte per Tarek Aziz.

    L’incontro all’Assemblea Nazionale si è svolto con Pierre Ngolo, Primo Segretario dell’Ufficio di Presidenza, accompagnato da Bati Benoît Tsiaki, Presidente dell'Associazione di amicizia Italia-Congo e membro della Commissione giustizia e dal deputato Gaston Ndivili. “L'abolizione della pena di morte – ha detto Pierre Ngolo – resta però un processo di lungo termine". Da parte sua, Bati Benoît Tsiaki, già magistrato, ha informato che “c'è un processo di revisione del codice penale da parte del Ministero della giustizia da cui dipenderà anche l'avvio di un dibattito parlamentare che dovrà affrontare anche la pena di morte”. Il 24 ottobre, la delegazione ha incontrato il Ministro della Giustizia Aimée Emmanuel Yoka che si è dichiarato un abolizionista convinto e, dopo aver riconosciuto la necessità di un atto di coerenza interno, ha preso l’impegno a presentare una proposta di legge abolizionista di iniziativa governativa nella sessione parlamentare di marzo prossimo.


  • Dal 9 al 10 dicembre 2010 - Nessuno tocchi Caino, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Unione Europea, ha condotto una missione in Ghana per chiedere l’abolizione della pena di morte ed un voto a favore della risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Dopo l’incontro con il Ministro degli Esteri Alhaji Muhammad Mumuni, la delegazione ha incontrato il capo delegazione dell’Unione Europea, ambasciatore Claude Maerten e a seguire la Commissione Nazionale sui Diritti Umani e l’Amministrazione della Giustizia (CHRAJ), rappresentata dal Vice Presidente Richard A. Quayson e dal vice capo indagini Isaac L. Annan, il quale ha sottolineato in particolare le condizioni di sovrappopolazione carceraria - circa 40 mila detenuti ristretti in strutture fatiscenti costruite durante il periodo coloniale - e i tempi di custodia cautelare, che possono arrivare anche a 10 anni. I due rappresentanti della CHRAJ hanno espresso una posizione a favore dell’abolizione della pena di morte. La missione di Nessuno tocchi Caino si è conclusa con l’incontro alla Commissione per la revisione della Costituzione, dove Raymond Atuguba, Segretario esecutivo, ha spiegato le caratteristiche del processo di riforma che dovrebbe concludersi entro il 2011 ed ha invitato Nessuno tocchi Caino alla conferenza internazionale di marzo 2011, ad Accra, che dovrà fornire delle prime valutazioni al Presidente della Repubblica, che le condividerà col Governo per poi sottoporle al Parlamento. Tra le decisioni da assumere ci sarà anche quella di sottoporre o meno separatamente a referendum l’abolizione della pena di morte.


  • Il 4 marzo 2011 - A nome di Nessuno tocchi Caino, il deputato e presidente della Commissione diritti umani dell’OSCE, Matteo Mecacci, ha partecipato ad Accra, in Ghana, alla Conferenza Nazionale Costituzionale, passaggio cruciale del processo iniziato un anno prima dalla Commissione di Revisione Costituzionale istituita dal Presidente della Repubblica per emendare la Costituzione del Ghana del 1992. Tra i temi affronti dalla Conferenza c’era anche quello relativo ai diritti umani e, in particolare, la questione se mantenere o meno la pena di morte nella nuova Costituzione. La Conferenza Nazionale Costituzionale, che è stata inaugurata il 1° marzo dal Presidente della Repubblica John Evans Atta Mills e si è conclusa il 5 marzo, ha fornito alla Commissione di Revisione Costituzionale le sue prime proposte di riforma da presentare poi Presidente della Repubblica, perché le condividesse col Governo e per poi sottoporle al Parlamento. Il dibattito è iniziato con la posizione predominante favorevole al mantenimento della pena di morte, tuttavia si è deciso in seguito di trasmettere ai commissari una posizione aperta nei confronti delle due opzioni -mantenimento e abolizione della pena capitale - con i vari argomenti pro e contro, oltre alla richiesta al Presidente di esplicitare e spiegare la sua posizione sul tema. Quando poi il 20 dicembre la Commissione di Revisione Costituzionale ha presentato il suo Rapporto finale al Presidente, tra le raccomandazioni chiave l'eliminazione della pena di morte dalla Costituzione e dai codici del Paese.


  • Dal 20 al 22 agosto 2012 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino, composta da Sergio d’Elia, segretario e dai parlamentari Marco Perduca ed Elisabetta Zamparutti, nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero degli esteri italiano, hanno compiuto una missione in Zimbabwe con l’obiettivo di accelerare il processo abolizionista interno ed ottenere un voto a favore della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale di dicembre. La delegazione ha svolto audizioni presso la Commissione giustizia della Camera dei deputati, la Commissione esteri della Camera dei deputati e la Commissione per i diritti umani del Senato ed ha incontrato il Ministro per gli Affari Costituzionali E. Matinenga, avvocato abolizionista, il Ministro dell'industria Welshman Ncube, che è anche il presidente dell'MDC-N, terza forza politica del paese, la vice premier Thakozani Khupe, il Presidente della Camera dei Deputati Lovemeore Moyo, la Presidente del Senato Edna Madzongwe e il Primo Ministro Morgan Tsvangirai. Il Primo Ministro Morgan Tsvangirai, già leader del partito che è stato all’opposizione di Mugabe, il Movimento per il Cambiamento Democratico, ha confermato la sua disapprovazione nei confronti delle impiccagioni, che considera un “retaggio dell’era coloniale”. Lui stesso ha rischiato la pena di morte quando è stato arrestato nel 2002 per tradimento e poi prosciolto nel 2004 dall’Alta Corte dello Zimbabwe. Nel corso dell’incontro Tsvangirai si è impegnato a sottoporre al Consiglio dei Ministri il cambio di posizione di voto dello Zimbabwe sulla Risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni capitali alla prossima Assemblea Generale dell’ONU. In sede parlamentare invece la delegazione ha ottenuto l’impegno a presentare atti nel senso dell’abolizione, impegno che si è concretizzato, nel febbraio 2013, con il deposito al Senato di una mozione parlamentare per l’abolizione della pena di morte.


  • Il 10 ottobre 2012 - In occasione della giornata mondiale contro la pena di morte, una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT), composta dal Segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia e dai parlamentari Marco Perduca ed Elisabetta Zamparutti, hanno condotto una missione in Sierra Leone nell’ambito di un progetto del Ministero degli Esteri italiano, con l’obiettivo di accelerare il processo abolizionista interno ed ottenere un voto a favore della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale di dicembre. Hanno partecipato ad una cerimonia presso la State House di Freetown, sede della Presidenza della Repubblica, nel corso della quale hanno consegnato il Premio “Abolizionista dell'anno 2012” al Presidente Ernest Bai Koroma, per aver un anno prima svuotato il braccio della morte, commutando tutte le sentenze capitali, e per essersi impegnato in sede internazionale ad abolire definitivamente la pena di morte.

    Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il Ministro della Giustizia, Franklyn Bai Kargbo, l'ex Ambasciatore all'Onu e Consigliere generale del PRNTT, Ibrahim Allieu Kanu, il responsabile della ONG Manifesto 99, Rahim Kamara, e un rappresentante di Amnesty International.

    Prendendo la parola per ringraziare del Premio, il Presidente Koroma ha detto: "Gli impegni del mio governo riflettono le aspirazioni del nostro popolo. Il 13 settembre 2011, il mio governo ha accettato in linea di principio, e soggette a una revisione della Costituzione, quindici raccomandazioni che chiedono di abolire la pena di morte. Abbiamo già preso un impegno a mettere la questione della abolizione della pena di morte all'ordine del giorno legislativo del governo. Il processo di revisione costituzionale riprenderà dopo le elezioni [previste a metà novembre], e la richiesta relativa alla soppressione della pena di morte sarà parte integrante e prioritaria del nostro programma per la difesa, la protezione e la promozione dei diritti umani”.

    La Sierra leone è passata da un voto di astensione ad un voto favorevole alla risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20 dicembre 2012.


  • Dal 24 al 27 ottobre 2012 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT), composta dal Segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia e dai parlamentari Marco Perduca ed Elisabetta Zamparutti, hanno condotto una missione nella Repubblica Centrafricana nell’ambito di un progetto del Ministero degli Esteri italiano, con l’obiettivo di accelerare il processo abolizionista interno ed ottenere un voto a favore della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale di dicembre. La delegazione è stata accolta dal Ministro della Giustizia Jacques M’Bosso che ha dato loro notizia che, proprio in vista dell’arrivo della delegazione, il Consiglio dei Ministri aveva approvato il 9 ottobre un disegno di legge per abolire la pena di morte dal codice penale. Il Ministro della Giustizia ha espresso la volontà del Paese di iscriversi a pieno titolo tra i protagonisti del processo abolizionista in corso nel mondo ed ha inoltre annunciato che a breve il testo sarà trasmesso all’Assemblea Nazionale per la sua definitiva adozione sottolineando l’importanza di avviare al contempo una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

    La delegazione ha poi incontrato il Comitato di riflessione per l’abolizione della pena di morte – un gruppo di magistrati, avvocati, direttori generali di ministeri e delle tre principali confessioni religiose istituito a seguito della partecipazione della RCA alla conferenza sulla pena di morte organizzata da Nessuno tocchi Caino e dal Governo del Ruanda, nell’ottobre 2011 a Kigali. Il Comitato, presieduto da Dominique Said-Banguindji. Ha fatto seguito l’incontro con l’Alto Commissario ai diritti umani Abacar Dieudonné Nyakanda e poi con il Presidente dell’Assemblea nazionale Célestin Leroy Gaombalet. La delegazione ha poi partecipato ad un’audizione davanti le Commissioni congiunte giustizia e diritti umani. La missione si è conclusa con l’incontrato con il Primo Ministro Faustin-Archange Touadera che ha assicurato il voto della Repubblica Centraficana a favore della Risoluzione sulla Moratoria universale delle esecuzioni durante l’Assemblea generale dell’ONU in dicembre. Il Primo ministro ha inoltre espresso la volontà politica di mettere in atto tutti gli strumenti giuridici a disposizione per cancellare la pena di morte, confermando gli impegni presi dal suo governo davanti al Consiglio dei diritti umani dell’Onu relativi alla ratifica del protocollo opzionale al Patto internazionale dei diritti civili e politici prodromico all’abolizione definitiva della pena di morte, ormai non più applicata nel paese da oltre 30 anni. La delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale ha poi visitato due carceri nella capitale Bangui, quello femminile di Bangui-Bimbo e quello maschile di Ngaragba.


  • Dal 20 al 23 novembre 2012 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT), composta da Marco Pannella, Demba Traoré, Segretario del Partito Radicale, Elisabetta Zamparutti, deputata e tesoriera di Nessuno tocchi Caino e Matteo Angioli consigliere generale del Partito Radicale, ha condotto una missione in Ciad nell’ambito di un progetto del Ministero degli Esteri italiano, con l’obiettivo di accelerare il processo abolizionista interno ed ottenere un voto a favore della risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale di dicembre. La delegazione ha incontrato l’On. Yussouf Alzanif Mahamat, Presidente della Commissione parlamentare comunicazione, nuove tecnologie, diritti e libertà fondamentali, l’On. Neatobeye Le-Nasseguen’Gar, Vice presidente e l’On. Ahmat Issa Badi, Rapporteur della Commissione.

    Il 21 novembre, la delegazione ha poi incontrato il Presidente dell’Assemblea Nazionale Haroun Kabadi e successivamente la sottosegretaria al Ministero degli Affari esteri, Tedebe Ruth, il Ministro della Giustizia Abdoulaye Sabre Fadoul e il Ministro della Terra Jean Bernard Padare. La delegazione radicale ha poi incontrato rappresentanti della comunità internazionale - Commissione UE, rappresentanti dell’Ambasciata tedesca e l’Ambasciatore di Francia – e le ONG Human Rights Without Borders e con la Lega del Chad per i diritti umani.  La missione si è concluso il 22 novembre con l’incontro con il Primo Ministro Emmanuel Nadingar che ha riconosciuto come il Ciad, che sulla pena di morte come sui diritti umani ha fatto dei progressi, ora deve colmare una lacuna relativa alla sua immagine internazionale. Il Ciad ha votato a favore della risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all’Assemblea generale dell’ONU il 20 dicembre 2012, dopo anni di assenza al momento del voto.


  • Dall’11 al 22 novembre 2014 - Nessuno tocchi Caino ha realizzato delle missioni in tre Paesi target del continente africano per chiedere ai Governi dello Zimbabwe, delle Comore e del Niger di votare a favore della Risoluzione ONU per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista della votazione su una nuova risoluzione prevista per la metà di dicembre 2014. Le missioni sono state possibili grazie al sostegno finanziario del Ministero degli Esteri italiano. Alla delegazione, composta da Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, Marco Perduca del direttivo e Marco Maria freddi, si sono uniti per la tappa in Niger, Marco Pannella e Matteo Angioli.


    La delegazione di Nessuno tocchi Caino nello Zimbabwe (11/15 novembre), accompagnata dall’Ambasciatore d’Italia Enrico De Agostini e da Paula Vazquez responsabile dell’ufficio UE per la “governance”, ha incontrato sia Christopher H. Mutsvangwa, il vice ministro degli Esteri dello Zimbabwe, del partito Zanu-PF del Presidente Mugabe che il Ministro della giustizia Emmerson Mnangagwa. Il Ministro Emmerson Mnangagwa ha voluto condividere con la delegazione la sua storia personale di un giovane membro del movimento di liberazione scampato alla pena di morte per la sua giovane età nel1965. Durante la sua detenzione Mnangagwa ha dovuto accompagnare alla forca numerosi suoi compagni e, dopo l’impiccagione, seppellirli nel parco del carcere. Da allora ha maturato una convinzione abolizionista e si è sempre rifiutato di firmare condanne a morte durante i due mandati in cui, dal 1988 al 2000 e dall’anno scorso, è stato responsabile della giustizia dello Zimbabwe.

    Il Ministro si è impegnato a discutere la posizione di voto, da sempre negativa, sulla risoluzione pro-moratoria con il collega degli esteri, considerato che la posizione di moratoria de facto corrisponde in pieno al dispositivo del documento che verrà votato a dicembre al Palazzo di Vetro, a maggior ragione dopo la riforma costituzionale del 2013 che ha fortemente limitato la previsione della pena di morte.

    Nel ribadire la sua contrarietà a firmare ordini di esecuzione, il Ministro Mnangagwa ha avviato un processo di commutazione della pena dei 97 condannati a morte nel paese e, proprio nella giornata di ieri, ha presentato un primo gruppo di dieci casi al Consiglio dei Ministri riuscendo a farne commutare tre, per gli altri sette a cui il governo ha espresso parere negativo, il Ministro si è riservato di presentare la proposta di commutazione in futuro.

    Un altro incontro è avvenuto alla House of Assembly con il Presidente della Camera, Jacob Mudenda che ha richiamato la situazione del suo paese, e in generale africana, che, anche in casi di omicidio, prevedeva forme di giustizia compensativa, mentre la pena di morte è un retaggio coloniale. Il Presidente Mudenda ha voluto esser informato degli sviluppi regionali e continentali, in particolare di quei paesi africani che hanno una moratoria di fatto. “Se spetta al governo decidere come votare alle Nazioni Unite”, ha detto il presidente, “il Parlamento sarà fondamentale per coinvolgere l’opinione pubblica delle scelte dello Zimbabwe”.


    Nelle Isole Comore (16/18 novembre), la delegazione di Nessuno tocchi Caino ha incontrato il Ministro della Giustizia Abdou Ousseini, personalmente contrario alla pena di morte ed il Ministro degli Esteri delle Comore El-Anrif Said Hassan. Le autorità hanno detto che avrebbero sottoposto al Consiglio dei Ministri la decisione di passare da un voto di astensione ad un voto a favore della Risoluzione per la moratoria universale elle esecuzioni capitali. Le Comore sono infatti un paese abolizionista di fatto dove una recente proposta di legge abolizionista è stata rigettata dal Parlamento con motivazioni religiose, mentre a livello internazionale, in sede di Revisione Periodica Universale dove, al Consiglio Onu sui diritti umani, le Comore hanno accettato 126 delle 133 raccomandazioni (ivi compresa quella di ratificare il Protocollo Opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici).

    La delegazione di Nessuno tocchi Caino ha anche avuto la possibilità di incontrare parlamentari e di visitare il carcere di Moroni, una struttura fatiscente che risale all’epoca del dominio coloniale francese. Dei 221 detenuti nel carcere, i condannati in via definitiva sono solo 25, le donne sono otto e i minorenni sei. I condannati a morte sono sei e due invece quelli all'ergastolo. A oggi erano presenti anche17 persone accusate di attentato alla sicurezza dello Stato. I detenuti vivono in una condizione di totale promiscuità. In spazi che potrebbero consentire l'ospitalità di 80 persone (anche se secondo gli standard dell'Organizzazione mondiale della sanità quel carcere dovrebbe ospitarne 50) convivono condannati definitivi e in attesa di giudizio, condannati a morte per omicidio e ladri di polli, persone anziane e minorenni.


    Le condizioni di detenzione sono particolarmente povere e malsane, le cure sanitarie pressoché inesistenti. La razione quotidiana di cibo, sempre la stessa da anni, consiste in una sola ciotola di riso e sardine che può esser l'unica risorsa alimentare per chi non può permettersi una qualche integrazione con del cibo diverso portato in carcere dai famigliari. La delegazione si è intrattenuta in particolare coi minorenni e coi condannati a morte tra cui Fekkak Abdellaziz, marocchino di 47 anni, condannato per omicidio "passionale", che ha detto "nei molti anni passati qui dentro non son mai stato visitato da un medico".

    Del tutto inadeguate le strutture dell'amministrazione Penitenziaria, tra cui gli uffici del direttore della prigione che consiste in un locale di due metri per tre. Stesso dicasi dell'infermeria dove l'anticamera viene utilizzata come dormitorio per alcune guardie dell'esercito.

    Su questa visita è stato pubblicato un reportage dal sito del settimanale Panorama che si può leggere su Panorama

    In Niger (19/22 novembre), la delegazione, accompagnata dal Console onorario d’Italia, Paolo Giglio ha innanzitutto incontrato il Ministro della Giustizia e Portavoce del Governo Amadou Marou che ha reso noto che il Governo, il 23 ottobre scorso, in vista dell’arrivo della delegazione, ha ratificato il Secondo Protocollo Opzionale al Patto sui diritti civili e politici ed è ora impegnato nel processo di adeguamento dell’ordinamento interno ai contenuti del Patto che prevede l’abolizione della pena di morte.

    Il Ministro Amadou Marou ha anche annunciato che, come verrà confermato domani dal Ministro degli Esteri, il Governo darà istruzione all’ambasciatore del Niger presso le Nazioni Unite di passare da un voto di astensione ad un voto a favore della Risoluzione pro moratoria.


    Amadou Marou ha in proposito dichiarato: “Un conto è dichiararsi in linea di principio a favore della pena capitale, ed io sono in ogni caso contrario, un altro conto è che chi si dice favorevole sia messo di fronte alla pratica della pena di morte e metta magari un cappio intorno al collo del condannato, inietti una sostanza letale o prema il pulsate che attiva una sedia elettrica”.

    Il Ministro Marou ha poi detto: “I motivi per abolire la pena di morte sono molto più pertinenti di quelli per mantenerla” ed ha concluso affermando che: “la nostra agenda è comune alla vostra sia sul rispetto dei diritti umani che sulla pena di morte ed il Presidente della Repubblica è impegnato in prima persona su questi obiettivi”.

    Sono poi seguiti gli incontri con il segretario generale del Ministero degli affari esteri Ibrahim Sani Abani e il primo vice-presidente dell'Assemblea nazionale Daouda Mamadou Marthé che ha dichiarato: "Avete la mia parola d'onore che faremo di tutto per arrivare all'abolizione della pena di morte" ha dichiarato Marthé "a partire dal voto sulla risoluzione per la Moratoria Universale". La missione si è conclusa con l’incontro con il Primo Ministro Brigi Rafini.

    Alla delegazione è stato acconsentito di vistare due istituti penitenziari del paese, quello di Niamey e quello di Kollo a 30 chilometri dalla capitale.

    Grazie alla presenza di funzionari del Ministero della Giustizia la delegazione ha potuto interagire con gli ospiti, che non tutti capivano il francese; nella sezione dei condannati Marco Pannella ha tenuto un discorso - la Direttrice dell’Amministrazione Penitenziaria l’ha tradotto nel dialetto locale - il cui video è disponibile sul sito Radio Radicale.


  • Dal 3 al 12 novembre 2016 - Una delegazione di Nessuno tocchi Caino, guidata da Antonio Stango (del Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino e presidente della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo) e della quale han fatto parte Eleonora Mongelli, Yuliya Vassilyeva e Raphaël Chenuil-Hazan (vicepresidente della World Coalition against the Death Penalty), con l’On. Roberto Rampi che li ha raggiunti per la tappa nello Swaziland, ha condotto delle missioni in quattro Paesi africani, Kenya, Malawi, Zambia e Swaziland nell’ambito di un progetto sostenuto dal Ministero degli Esteri italiano. In Kenya, a Nairobi la delegazione, ha incontrato, grazie a Stefano Dejak capo delegazione UE, l'Attorney General – che in Kenya svolge anche funzioni di ministro della Giustizia – Githu Muigai. Personalmente molto convinto dell’inutilità della pena di morte e deciso ad accelerare il processo di abolizione, ha detto che avrebbe consigliato al Ministro degli Esteri il voto in favore della Risoluzione per la moratoria delle esecuzioni all'Assemblea Generale dell'ONU. La delegazione ha inoltre incontrato due parlamentari l’On. Agostinho Neto e John Muriithi Waiganjo (l’uno del partito di governo, l’altro di opposizione, ma entrambi sostenitori dell’abolizione della morte e del voto a favore sulla Risoluzione) e il direttore esecutivo della sezione kenyota dell’International Commission of Jurists.


    Nello Zambia, a Lusaka, grazie all’azione dell’Ambasciatore Filippo Scammacca, competente anche per il Malawi, la delegazione ha incontrato il Ministro della Giustizia Given Lubinda che si è detto personalmente favorevole all’abolizione e, comprendendo l’opportunità di un voto positivo sulla Risoluzione, ha detto che ne avrebbe discusso con i colleghi di governo. Benché un suo consigliere abbia fatto notare che una formalizzazione della moratoria di fatto nel Paese potrebbe sembrare in contrasto con il “Bill of Rights” inserito nella Costituzione, che proclama il diritto alla vita ma prevede eccezioni se stabilite dalla legge (posizione questa affermata anche, in un precedente incontro, dall’assistente del direttore generale per le organizzazioni internazionali del Ministero degli Esteri, Eliphas John Chinyonga, secondo il quale occorrerebbe addirittura un referendum per passare dalla moratoria de facto a quella de jure), il Ministro Lubinda è sembrato convinto del fatto che il voto sulla Risoluzione non avrebbe creato alcun problema di tale tipo non avendo rilevanza giuridica. Il suo parere è particolarmente autorevole poiché egli è stato recentemente anche Ministro degli Esteri e conosce quindi molto bene le implicazioni effettive del voto.

    Il Ministro ha anche sostenuto che in Zambia la maggioranza della popolazione è soddisfatta della moratoria, e ha notato che non ci sono state proteste dopo la commutazione di 332 condanne capitali in pene detentive da parte del Capo dello Stato. Su un piano generale, si è detto orientato a promuovere l’abolizione della pena di morte obbligatoria per alcuni reati, estendendo la discrezionalità del giudice, come ulteriore passo positivo verso una futura abolizione. Vi è stata inoltre una riunione con tutti i parlamentari della Commissione Affari Legali e incontri molto positivi con l'arcivescovo di Lusaka Telesphore George Mpundu, con la presidente del Consiglio delle Chiese, con la Commissione Nazionale per i Diritti Umani e con i rappresentanti di numerose associazioni non governative.


    In Malawi a Lilongwe, il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Francis Lazalo Kasaila, ha annunciato il voto favorevole del Malawi. Il Ministro ha inoltre auspicato che Nessuno tocchi Caino contribuisca sul campo, interagendo con altre organizzazioni della società civile, a un programma di informazione e sensibilizzazione sulla pena di morte fra la popolazione per ottenere un maggiore consenso generale in vista di una futura abolizione de jure, cui è personalmente favorevole. Parere positivo è stato espresso anche dal Ministro della Giustizia e degli Affari Costituzionali, Samuel Tembenu.


    Nello Swaziland, a Mbabane, insieme con l’ambasciatore Nicola Bellomo (capo della Delegazione dell’Unione Europea nel Regno dello Swaziland), la delegazione a cui si è unito l’On. Roberto Rampi, ha incontrato il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Chief Mgwawa Gamedze, i principi Hlangusemphi Dlamini, Ministro della Pianificazione economica e dello sviluppo e Guduza Dlamini, già presidente dell’Assemblea parlamentare (entrambi fratelli del re Mswati III), il Ministro della Giustizia senatore Edgar Hillary e il deputato Jan Sithole, Presidente dello Swazi Democratic Party. Tutte le autorità swazi hanno illustrato il sistema costituzionale e giudiziario del Paese, dove, dopo recenti commutazioni reali di alcune sentenze capitali, rimane solo un detenuto in un braccio della morte. Vi è stata piena condivisione dell’importanza di un voto favorevole sulla Risoluzione e assicurazioni circa il sostegno presso il Primo Ministro cui in ultima analisi sembra spettare, d’intesa con il ministro degli Esteri, la responsabilità della decisione nel periodo in questione in cui il Re è in ritiro detto “seclusion”.


 


LE CONFERENZE INTERNAZIONALI


  • Ottobre ´95 - A Tunisi Nessuno tocchi Caino organizza insieme con l´Istituto arabo per i diritti umani la prima conferenza panaraba sulla pena di morte. "Non esistono nei fondamenti della cultura e nelle legislazioni dei paesi arabi ostacoli insormontabili per l´abolizione della pena di morte". Questa la dichiarazione che ha concluso i due giorni di confronto tra intellettuali, giuristi e parlamentari del mondo arabo.


  • Novembre ´96 - A Mosca Nessuno tocchi Caino ha organizzato insieme con Memorial, la Commissione per i diritti umani e la Commissione per la grazia presso il Presidente della Federazione Russa, un incontro a cui hanno partecipato tutti coloro che in Russia, alla Duma e tra le organizzazioni per i diritti umani, si battono per abolire la pena di morte. I partecipanti alla Conferenza hanno denunciato il mancato rispetto degli impegni sottoscritti dalla Russia nei confronti dell´Europa e si sono rivolti ai capi di Stato dei Paesi membri della CSI perché promuovessero la moratoria. La conferenza ha denunciato poi la gravità delle condizioni di vita nelle carceri.


  • Marzo ´97 - A New York Nessuno tocchi Caino ha organizzato una conferenza, sponsorizzata dall´Unione Europea, insieme con l´Istituto italiano di cultura e la Fordham University, che ha ospitato i lavori. A partire da "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, pubblicato nuovamente in America, per la prima volta abolizionisti europei e americani si sono incontrati per confrontarsi sulla pena di morte. Hanno partecipato alla conferenza: le delegazioni del Parlamento italiano, guidate dalla vice Presidente del Senato Ersilia Salvato e dal vice Presidente della Camera Alfredo Biondi; il Commissario europeo Emma Bonino e Mario Cuomo, l´ex Governatore dello Stato di New York.


  • Marzo ´98 - A Ginevra, nel giorno della presentazione in Commissione diritti umani della risoluzione italiana contro la pena di morte, Nessuno tocchi Caino ha organizzato nel palazzo dell´Onu una Conferenza dal titolo "Le Nazioni Unite contro la pena di morte" sponsorizzata dall´Unione Europea e patrocinata dall´Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson. Tra gli altri, è intervenuta Sister Helen Prejean, autrice del best-seller "Dead Man Walking" e candidata 1998 al Premio Nobel per la Pace.


  • Novembre ´98 - A Chicago, almeno duemila persone hanno assistito alla convention dei condannati a morte ingiustamente, svoltasi dal 13 al 15 novembre alla Northwestern University. Da quando è stata ripristinata nel 1976, 87 persone sono state liberate dai bracci della morte americani, chi dopo più di 20 anni, a volte a poche ore dall´esecuzione. Una trentina di essi, hanno raccontato la loro storia in quella che si è rivelata essere la più grande e più efficace manifestazione contro la pena di morte mai svolta in America. Scoprire che si può finire così facilmente e ingiustamente nel braccio della morte, è stato un pugno nello stomaco dell´opinione pubblica americana. Da allora, il favore popolare alla pena di morte è sceso dal 75-80% al 64%. Nessuno tocchi Caino è stata invitata a relazionare sulle iniziative internazionali per l´abolizione della pena di morte nel mondo e nei confronti degli Stati Uniti.


  • Febbraio ´99 - A New York, Nessuno tocchi Caino e l´Istituto Italiano di Cultura a New York, hanno organizzato una conferenza alla New York University dal titolo "Roma, Ginevra, New York: verso una moratoria delle esecuzioni capitali all´Onu". Hanno partecipato i delegati dei governi al Palazzo di Vetro, personalità della cultura e dello spettacolo e abolizionisti americani.


  • Ottobre ´99 - A New York, Nessuno tocchi Caino, la Comunità di Sant´Egidio e la Columbia University, hanno organizzato una conferenza dal titolo "Verso una moratoria Onu delle esecuzioni". La conferenza si è tenuta all´Italian Academy, all´apertura dei lavori dell´Assemblea Generale dell´Onu, e vi hanno partecipato intellettuali, giuristi, rappresentanti di organismi internazionali, di organizzazioni non governative, avvocati ed ex condannati a morte.


  • Aprile 2003 - A Ginevra Nessuno tocchi Caino ha organizzato un briefing a sostegno della presentazione da parte della presidenza di turno greca dell’Unione Europea di una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali alla Commissione diritti umani dell'ONU. Hanno partecipato il presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Enrico Pianetta, il ministro Fallavollita, rappresentante del Ministero degli Esteri per i Diritti Umani, Elisabetta Zamparutti di Nessuno tocchi Caino, Leroy Orange, esonerato dal braccio della morte dell'Illinois, Steven Block, avvocato di Orange, Ray Krone, 100esimo esonerato dai bracci della morte USA, Marielle Pun, praticante del Falun Gong ed il Rev. Melody Smith, direttore esecutivo del Restorative Justice Centre for Capital Cases.


  • Febbraio ’04 - A Roma Nessuno tocchi Caino, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione Europea, ha organizzato una conferenza dal titolo “Moratoria delle esecuzioni capitali”. Dopo la battuta d’arresto subita nel 2003 quando l’Italia, in qualità di presidente di turno dell’UE ha deciso di non presentare la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni all’Assemblea Generale dell’ONU, NtC con questa conferenza ha rilanciato la campagna per la moratoria ONU con iniziative mirate innanzitutto a sostenere, nel quadro dello sviluppo del processo democratico nel continente e della lotta all’impunità, una campagna in Africa per la moratoria delle esecuzioni capitali, attraverso una azione di lobby in parlamenti di paesi politicamente e simbolicamente significativi, conferenze regionali e missioni nei paesi target, campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.


  • Aprile ’04 - A Ginevra Nessuno tocchi Caino, in partnership con la americana National Association of Criminal Defense Lawyers (NACDL), e con il patrocinio della Commissione dell’UE, ha organizzato presso il Palais des Nations a Ginevra una Conferenza dal titolo “Moratoria ONU delle esecuzioni capitali”, alla quale hanno partecipato oltre all’ex Governatore dell’Illinois George Ryan anche Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno tocchi Caino, John Wesley Hall, Segretario della NACDL, Speedy Rice, Co Presidente del Comitato Affari Internazionali della NACDL e membro del direttivo di Nessuno tocchi Caino, Erping Zhang portavoce del Falun Gong e Wei Jinsheng, dissidente politico cinese.


  • Dicembre ’07 - A Libreville (Gabon) Nessuno tocchi Caino ha organizzato una conferenza per la moratoria Onu delle esecuzioni capitali, in collaborazione col Governo gabonese e sotto l'alto patrocinio del Presidente Omar Bongo Ondimba, grazie al sostegno finanziario del governo olandese. Rivolta ai paesi africani, la conferenza ha visto la partecipazione del Primo Ministro del Governo gabonese, nonché il Ministro degli Esteri, il Ministro della Giustizia e il Presidente della Corte Costituzionale del Gabon; inoltre il Ministro della Giustizia del Burundi, il Ministro della Cooperazione del Ruanda, oltre a Parlamentari del Burundi, Gibuti, del Mali, della Repubblica Democratica del Congo e tutto il corpo diplomatico accreditato in Gabon. Sono intervenuti, inoltre, Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e curatrice del Rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo, ed è stata data lettura del saluto del ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema da parte dell’Ambasciatore italiano in Gabon De Benedictis.

    La Conferenza si è svolta il 10 ed 11 dicembre, in concomitanza con la giornata mondiale dei diritti umani, precedendo di una settimana il voto sulla Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in Assemblea Generale Onu, e si è conclusa con l’adozione della Dichiarazione di Libreville che ha rivolto un appello solenne agli Stati membri dell'Unione africana e delle Nazioni Unite a sostenere la risoluzione per la moratoria della pena di morte in vista del voto previsto all’Assemblea Generale dell'ONU per il 18 dicembre. Nell'impegnarsi a fornire il loro sostegno alla campagna internazionale di Nessuno tocchi Caino per la moratoria universal, affinché tutti gli Stati ed i territori giungano all'abolizione definitiva, i partecipanti hanno affermato il loro impegno per la difesa della pace attraverso il rispetto dello Stato di diritto sul piano nazionale ed internazionale.


  • Ottobre ’11 - A Kigali (Ruanda) Nessuno tocchi Caino in collaborazione con il governo del Ruanda - nel quadro di un progetto sostenuto dalla Commissione Europea – il 13 e 14 ottobre 2011 a Kigali ha organizzato la conferenza sulla pena di morte in Africa. Alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti di 20 paesi africani (del sud, centro ed est del continente), che hanno tratto grande ispirazione dal caso dell’abolizione della pena di morte in Ruanda. I lavori sono stati aperti dall’intervento del Presidente del Rwanda Paul Kagame, dal Presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping, dal co-persidente dell’Assemblea parlamentare ACP-UE Luois Michel, dal Presidente d’onore di Nessuno tocchi Caino Aldo Ajello e dal Ministro della Giustizia del Rwanda Tarcisse Karugarama. La conferenza si è conclusa con l’adozione all’unanimità della Dichiarazione di Kigali rivolta agli Stati africani affinché sottoscrivano e sostengano i trattati e le risoluzioni internazionali sulla pena di morte e la moratoria delle esecuzioni, con l’impegno da parte dei governi a tradurne i contenuti nelle legislazioni dei propri paesi. Particolarmente importante e significativa l’indicazione di ispirarsi ai principi di una “giustizia riabilitativa”. Tra i paesi che hanno partecipato alla conferenza, alcuni come il Chad e la Repubblica centrafricana, hanno votato a favore della risoluzione pro-moratoria approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012 e hanno anche avviato processi interni verso l’abolizione.


  • Gennaio 2014 - A Free Town (Sierra Leone) Nessuno tocchi Caino grazie al sostegno finanziario del Ministero degli Esteri della Norvegia ha promosso ed organizzato con il Governo della Sierra Leone la Conferenza regionale sull’abolizione e la moratoria della pena di morte, che si è svolta dal 13 al 14 gennaio.

    La conferenza è stata aperta da un messaggio del Presidente della Repubblica della Sierra Leone Ernest Bai Koroma, seguito dagli interventi dei Ministri degli Esteri e della Giustizia sierraleonesi Samura Kamara e Frank Kargbo, che hanno ribadito l’impegno della Sierra Leone per l’abolizione a partire dal processo di revisione costituzionale in corso. Hanno inoltre partecipato e sono intervenuti il Ministro degli Esteri del Benin Nassirou Bako Arifari, il Ministro della Giustizia del Niger Amadou Marou, il vice Ministro della Giustizia del Ruanda Pascal Bizima Rugnanintwali, e i rappresentati dei ministeri della giustizia del Mali e del Togo, oltre a parlamentari e rappresentanti di ONG provenienti da Liberia, Burkina Faso, Niger, Mali, Ghana e Guinea.

    La conferenza si è conclusa con l’adozione di una risoluzione che, oltre ad impegnare i partecipanti a mobilitarsi perché sia adottato il Protocollo africano sull’abolizione della pena di morte, aumenti il numero di Governi africani che votano a favore della risoluzione delle Nazioni Unite per la moratoria delle esecuzioni capitali, ha anche lanciato la proposta di organizzare in Benin una conferenza pan-africana contro la pena di morte.


  • Luglio 2014 - Cotonou (Benin) Nessuno tocchi Caino ha collaborato con Governo del Benin e la Commissione sui diritti umani e dei popoli dell’Unione africana alla promozione ed organizzazione della Conferenza continentale sull’abolizione della pena di morte in Africa che si è svolta dal 2 al 4 luglio. La conferenza è stata aperta dal Ministro degli Esteri del Benin Bako-Arifari Nssirou che ha confermato il ruolo di leadership continentale che il suo paese vuole giocare contro la pena di morte e la promozione dei diritti umani anche in vista del voto alle Nazioni Unite il prossimo dicembre.

    La tre giorni è stata convocata in vista dell’adozione definitiva del protocollo aggiuntivo alla Carta dei diritti umani dell’Africa e del voto che si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali.


 


LA MORATORIA ONU SULLE ESECUZIONI CAPITALI


  • Il 3 aprile 1997 - A Ginevra, la Commissione diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato con 27 voti a favore, 11 contrari e 14 astensioni una storica risoluzione contro la pena di morte. La risoluzione, presentata dal governo italiano e co-sponsorizzata da altri 47 Paesi, ha avuto origine dalla iniziativa di Nessuno tocchi Caino e del Parlamento italiano. Per la prima volta un organismo delle Nazioni Unite ha ritenuto la pena di morte una questione attinente ai diritti umani; ha considerato la sua abolizione un rafforzamento della dignità umana e uno progresso dei diritti fondamentali; ha chiesto agli Stati membri di sospendere le esecuzioni in vista della sua abolizione.


  • Il 3 aprile 1998 - Per il secondo anno consecutivo la Commissione diritti umani ha approvato con 26 voti a favore, 13 contrari e 12 astenuti una risoluzione che chiede per la prima volta senza mezzi termini "una moratoria delle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena di morte". I paesi sponsors sono stati 65, 18 in più dell´anno precedente. Tra questi, per la prima volta: l´Inghilterra che nel ´97 si era astenuta; i paesi dell´ex-Urss Russia, Azerbaijan, Armenia e Georgia; i paesi latino-americani Argentina, Messico e Panama; Angola, Capo Verde e Mali che si sono aggiunti al Sudafrica unico co-sponsor africano del ´97. Prima volta per un paese islamico, la Bosnia Erzegovina ha sponsorizzato la risoluzione, mentre Marocco, Senegal e Tunisia si sono astenuti nel voto finale. I voti favorevoli sarebbero stati addirittura 28, se i rappresentanti del Mali, paese co-sponsor, e del Mozambico, paese abolizionista che aveva annunciato il suo ´si´, fossero stati presenti in aula.


  • Il 28 aprile ´99 - La Commissione diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato per il terzo anno consecutivo una risoluzione contro la pena di morte, presentata per la prima volta non più dall´Italia ma dall´Unione Europea. La risoluzione, cosponsorizzata quest´anno da 72 paesi rispetto ai 47 del ´97 e ai 65 del ´98, è stata approvata a maggioranza assoluta con 30 voti a favore (4 in più dell´anno precedente), 11 contrari (2 in meno dell´anno precedente, Bhutan e Repubblica Democratica del Congo che si sono astenuti) e 12 astenuti (come nel ´98). Oltre alla ribadita anche quest´anno richiesta di una "moratoria delle esecuzioni in vista della definitiva abolizione della pena di morte", i punti più forti politicamente e giuridicamente del testo approvato a Ginevra sono stati: la richiesta di non estradare verso quei paesi in cui vi è il rischio di essere "giustiziati"; il ritiro delle riserve poste all´articolo del Patto Internazionale che vieta l´esecuzione dei minori; la richiesta di non condannare a morte per reati nonviolenti di tipo finanziario o in casi di espressione religiosa; l´invito a non eseguire sentenze capitali prima che siano esauriti tutti i ricorsi in appello, anche in sede internazionale.


  • Nel Novembre ´99 - L´iniziativa europea contro la pena di morte ha subito una grave battuta d´arresto nell´Assemblea Generale dell´Onu. Una risoluzione che auspicava l´abolizione della pena di morte e chiedeva la moratoria delle esecuzioni, promossa dalla Finlandia a nome dell´Unione Europea e sostenuta da 72 paesi, è stata prima presentata e poi ritirata. Egitto e Singapore avevano presentato emendamenti, sostenuti da 72 Paesi, tesi ad affermare due principi, peraltro già contenuti nella Carta dell´Onu: ogni Stato ha diritto a scegliersi il proprio sistema politico, sociale e culturale e l´Onu non deve interferire nella giurisdizione interna degli Stati. Il Messico, per controbilanciare i riferimenti alla sovranità nazionale, aveva proposto di introdurre nel testo un esplicito richiamo al ruolo dell´Onu nella promozione ed il rispetto dei diritti umani all´interno degli Stati, ma l´Unione Europea ha respinto la mediazione messicana e, subito dopo, ha deciso di non sottoporre al voto dell´Assemblea Generale la risoluzione sulla moratoria.


  • Il 26 aprile 2000 - La Commissione dell´Onu per i Diritti Umani ha approvato a Ginevra, per il quarto anno consecutivo, una risoluzione presentata dall´Unione Europea per la moratoria delle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena di morte. Sponsorizzata da 68 paesi, la risoluzione ha avuto 27 voti a favore, 13 contrari e 12 astenuti. Con questo voto l´Unione Europea ha iniziato a riscattarsi dopo quello mancato all´Assemblea Generale di New York, nel novembre ´99.


  • Il 25 aprile 2001 - La Commissione dell´Onu per i diritti umani, per il quinto anno consecutivo, ha approvato la risoluzione presentata dall´Unione Europea per l´abolizione della pena di morte nel mondo. Il documento - approvato con 27 voti a favore, 18 contrari e 7 astensioni - raccomanda ai paesi che tuttora applicano la pena capitale di istituire una moratoria sulle esecuzioni. Nessuno tocchi Caino era intervenuta durante il dibattito generale svoltosi il 19 aprile alla Commissione diritti umani con un testimonial d´eccezione, il fotografo Oliviero Toscani, autore della campagna pubblicitaria Benetton "We, on Death Row".


  • Il 25 aprile 2002 - La Commissione dell´Onu per i diritti umani, per il sesto anno consecutivo, ha approvato la risoluzione presentata dall´Unione Europea per l´abolizione della pena di morte nel mondo. Il documento - approvato con 25 voti a favore, 20 contrari e 8 astenuti - raccomanda ai paesi che tuttora applicano la pena capitale di istituire una moratoria sulle esecuzioni. In virtù della rotazione dei paesi membri, la CDU ha avuto in questi anni una composizione negativa (l´entrata di paesi mantenitori della pena di morte non è stata compensata dall´ingresso si altrettanti paesi abolizionisti) che ha fatto ridurre il numero dei voti a favore. Tuttavia, grazie anche a una ripresa dell´impegno di Nessuno tocchi Caino a Ginevra, la risoluzione, nel 2002, ha ripreso a guadagnare cosponsor: nel 2002 sono stati 68, tre in più rispetto all´anno precedente.


  • Il 24 aprile 2003 - La Commissione dell´Onu per i diritti umani, per il settimo anno consecutivo, ha approvato la risoluzione presentata dall´Unione Europea per l´abolizione della pena di morte nel mondo. Il documento - approvato con 24 voti a favore, 10 astensioni e 18 contrari. Il 53° membro della Commissione, l´Algeria, ha scelto di essere assente al momento del voto - è stato più forte nei contenuti rispetto ai precedenti. Rovesciando il dispositivo adottato per sei anni, la risoluzione approvata chiede ai paesi mantenitori innanzitutto di abolire la pena di morte e, nel frattempo, di attuare una moratoria delle esecuzioni capitali. La risoluzione ha avuto inoltre il sostegno record di 75 co-sponsors (l´anno precedente erano stati 68). Occorre tenere presente che la 76ma co-sponsorizzazione, quella della Bolivia, è arrivata con un giorno di ritardo e che quella di Kiribati non è stata considerata valida perché trasmessa dal commissario britannico a Kiribati e non dalle autorità governative. Hanno sottoscritto per la prima volta la risoluzione paesi che hanno recentemente abolito la pena di morte come la Turchia, la Costa d´Avorio, Timor Est e Serbia e Montenegro a conferma del positivo trend abolizionista a livello internazionale. Da rilevare anche le sponsorizzazioni giunte per la prima volta a Ginevra su questo testo da Gibuti, Seychelles, Papua Nuova Guinea e quelle di Palau e Guinea Bissau che avevano già sottoscritto a New York nel 1999 ma mai a Ginevra. Tutto questo nonostante il clima di tensione internazionale legato alla guerra in Iraq, a dimostrazione che la Comunità internazionale è matura nell´affermare il diritto-dovere di ingerenza su questioni umanitarie tra cui la pena di morte.


  • Estate/autunno 2003 - L’iniziativa di Nessuno tocchi Caino volta a presentare la risoluzione pro moratoria nella Assemblea Generale del 2003, affidata alla presidenza italiana dell’Unione Europea, non ha avuto alcun esito. Dopo avere, a partire da maggio 2003, più volte e con solennità annunciato la convinzione e l’impegno in questa battaglia, il Governo italiano non ha fatto altro che cogliere ogni occasione per non farla, agendo contro ogni previsione di successo, la sua stessa convinzione e i proclamati impegni. Occorre ricordare che sin dal gennaio 2003 Nessuno tocchi Caino aveva messo a disposizione del governo italiano e, a partire da giugno 2003, anche di tutti gli altri governi europei, un “Piano per la lobby in vista della Assemblea Generale” e contenente le informazioni e le cose da fare per vincere la battaglia all’Onu sulla moratoria: i passi bilaterali da compiere, ma anche le previsioni, paese per paese, sul voto che avrebbero espresso in Assemblea Generale. Nell’ottobre 2003, ad Assemblea Generale in corso da un mese, il Governo italiano ha deciso finalmente di fare un sondaggio nel mondo sulle intenzioni di voto sulla risoluzione pro moratoria. Il suo esito ha confermato “al 98%” l’esattezza delle valutazioni di Nessuno tocchi Caino. Ma le previsioni di voto favorevole in Assemblea Generale e, soprattutto, una bozza di risoluzione sono stati resi noti ai partner europei troppo tardi perché chi anche credeva nella bontà della proposta potesse poi sostenerla.


  • Il 21 aprile 2004 - La Commissione dell´Onu per i diritti umani, per l’ottavo anno consecutivo, ha approvato la risoluzione presentata dall´Unione Europea per l´abolizione della pena di morte nel mondo. Il documento è stato approvato con 28 voti a favore, 6 astensioni e 19 contrari. La tendenza mondiale all’abolizione della pena di morte si è riflessa nel numero elevato dei co-sponsors che nel 2004 sono stati 76, uno in più rispetto all’anno precedente. Oltre all’Iraq, provvisoriamente abolizionista, si sono aggiunti altri due paesi che non avevano mai supportato l’iniziativa: Kiribati e Samoa. Un altro sostegno è giunto dalle Isole Salomone che avevano co-sponsorizzato la risoluzione all’Assemblea Generale dell’ONU nel 1999, ma non ancora alla CDU. Israele che non co-sponsorizzava la risoluzione dal 2000, ha rinnovato il suo appoggio nel 2004 e la Bolivia, che aveva sempre co-sponsorizzato dal 1997, saltando solo il 2003, quest’anno ha rinnovato il suo sostegno.


  • Il 20 aprile 2005 - La Commissione diritti umani dell´Onu ha approvato per la nona volta consecutiva la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali, presentata dal Lussemburgo, Presidente di turno dell’Unione europea, con 26 voti a favore, 17 contrari e10 astenuti. I cosponsor sono stati 81, ben 5 in più rispetto all’anno precedente. Si tratta del numero di cosponsor più elevato nella storia della risoluzione presentata alla Commissione diritti umani. Otto Paesi – Capo Verde, Costa d’Avorio, Gibuti, Guinea Bissau, Marshall Island, Russia, São Tomé e Principe e Turkmenistan – che da almeno un anno non rinnovavano la cosponsorizzazione sono stati recuperati nel 2005. Degna di nota l’astensione dal voto della Nigeria, che nel 2004 aveva votato contro. Gabon e Congo, invece, sono passati da un voto favorevole ad un’astensione.


  • 2006 - La Commissione diritti umani dell’ONU viene riformata e diviene il Consiglio diritti umani.


  • Il 18 dicembre 2007 - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, per la prima volta, la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni. La moratoria è stata approvata dopo le dichiarazioni di voto contrarie di Antigua e Barbuda, Barbados, Singapore e Nigeria e quella favorevole del rappresentante del Messico.

    Alla fine i voti a favore sono stati cinque in più rispetto a quanto pronosticabile nelle migliori previsioni. E, soprattutto, è stata superata agevolmente la soglia «psicologica» dei cento sì che dà al provvedimento maggiore forza e consistenza. Il 15 novembre, la Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu aveva approvato la risoluzione al termine di un dibattito che aveva visto schierato contro la proposta un fronte composito, che metteva insieme gli Stati Uniti e alcuni loro avversari storici come Iran, Sudan e Cina. Nelle ultime ore prima del voto definitivo quattro Paesi - Guinea Bissau, Repubblica Democratica del Congo, Kiribati e Palau - avevano sciolto la riserva decidendo di schierarsi per il sì. In Commissione la risoluzione è passata con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni. Per un approfondimento della lotta che ha portato allo storico voto del 2007 consulta sul sito “LA CAMPAGNA PER LA MORATORIA ONU DELLE ESECUZIONI CAPITALI”.


  • Il 18 dicembre 2008 - Per il secondo anno consecutivo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per la moratoria della pena di morte, con 106 si, 46 no e 34 astenuti.

    Rispetto all'anno precedente sono aumentati i si, due in più, e calati i no, 8 in meno. Gli astenuti sono aumentati, passando da 29 a 34. Il 20 novembre 2008, la Terza Commissione dell'Assemblea Generale aveva approvato la bozza di risoluzione con 105 voti a favore, 48 contro, e 31 astenuti.

    Rispetto alla risoluzione approvata l’anno precedente, sono aumentati di 6 i voti a favore, sono diminuiti di 4 i contrari, mentre gli astenuti sono stati 31, due in meno rispetto al 2007. La Risoluzione è stata introdotta all'Assemblea dal rappresentante del Cile, a nome di una coalizione di Paesi rappresentativi di tutti i continenti. I co-sponsor della Risoluzione sono stati quest'anno 89, due in più dell'anno scorso, tra cui lo stesso Cile.

    I paesi pro pena di morte hanno presentato 7 emendamenti, tra cui due volti ad affermare il principio della sovranità interna degli Stati, che se approvati avrebbero indebolito la portata politica del testo. Sono stati tutti respinti con uno scarto maggiore rispetto all'anno scorso.

    Il testo – molto più conciso di quello del 2007 - si concentra sulla moratoria e, rilanciando la risoluzione del 2007 saluta favorevolmente la decisione degli Stati che hanno messo in atto tale moratoria. Ricordando all'Assemblea la tendenza globale verso l'eliminazione della pena di morte, il testo accoglie con favore il Rapporto del Segretario Generale sulla materia. Il testo approvato nel 2008 stabilisce che l'Assemblea ritornerà a discuterne tra due anni.


  • Il 21 dicembre 2010 - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, per la terza volta la Risoluzione a favore di una moratoria universale della pena di morte.

    In Assemblea Generale hanno votato a favore in 108 Paesi, contro 41 mentre 36 si sono astenuti (altri 7 Paesi erano assenti al momento del voto). Si è registrato un deciso passo avanti rispetto al 2007 quando in Assemblea plenaria i voti a favore furono 104, i contrari 54 e le astensioni 29 (più 5 assenti al momento del voto). Un ulteriore passo avanti è stato compiuto anche rispetto al secondo voto sulla Risoluzione pro moratoria avvenuto nel dicembre 2008, quando si espressero 105 a favore, 47 contro e si astennero 34 Paesi (altri 6 erano assenti al momento del voto).

    Il dato politico più significativo del voto al Palazzo di Vetro è il voto favorevole di 6 Paesi che nel 2008 avevano votato contro (Kiribati, Maldive e Mongolia) o si erano astenuti (Bhutan, Guatemala e Togo) e il voto di astensione di 4 Paesi (Comore, Nigeria, Isole Salomone e Tailandia) che nel 2008 avevano votato contro. Sono aumentati anche i cosponsor della Risoluzione, in totale 90, tre dei quali lo hanno fatto per la prima volta: Cambogia, Russia e Madagascar.


  • Il 20 dicembre 2012 - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto di nuovo di porre fine all'uso della pena di morte con il passaggio di una nuova Risoluzione che invita gli Stati a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell'abolizione della pratica. E’ stato il quarto testo pro moratoria a essere adottato dal 2007. In particolare, l'Assemblea ha invitato gli Stati a limitare progressivamente l'uso della pena di morte e non imporre la pena capitale per reati commessi da persone minori di 18 anni e le donne incinte. Gli Stati sono stati invitati anche a ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere imposta.

    La nuova Risoluzione è stata adottata con un numero record di Paesi che ha votato a favore. Il risultato è stato di 111 voti a favore (3 in più rispetto alla Risoluzione del 2010), 41 contro (come nel 2010), 34 astensioni (+ 2) e 7 assenti al momento del voto (come nel 2010).

    Gli Stati membri delle Nazioni Unite sono ora 193, uno Stato in più rispetto al 2010, il Sudan del Sud, che ha votato a favore della Risoluzione, nonostante mantenga ancora la pena di morte. Ciad, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone e Tunisia, che si erano astenuti o erano assenti nel 2010, per la prima volta hanno votato a favore. I primi tre Paesi sono stati obiettivo nei mesi scorsi di una missione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale volta a ottenere proprio il loro voto a favore della Risoluzione pro-moratoria. Indonesia e Papua Nuova Guinea, che in passato si erano opposti alla Risoluzione, per la prima volta si sono astenuti.

    Al fronte del ‘no’ sono passati invece Bahrein, Dominica e Oman, che in passato si erano astenuti. Infine, Maldive, Namibia e Sri Lanka, che nel 2010 avevano votato a favore, questa volta si sono astenuti. Sono risultati assenti al momento del voto 5 Paesi abolizionisti de jure o de facto - Kiribati, Mauritius, São Tomé e Principe, Antigua e Barbuda e Ghana - e due Paesi mantenitori: Gambia e Guinea Equatoriale.


  • Il 18 dicembre 2014 - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto di nuovo di porre fine all’uso della pena di morte con il passaggio di una nuova Risoluzione che invita gli Stati a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pratica. E’ stato il quinto testo pro moratoria a essere adottato dal 2007.

    La Risoluzione di quest’anno è stata rafforzata nella parte in cui chiede agli Stati di “rendere disponibili le informazioni rilevanti circa l’uso della pena di morte” (tra l’altro, il numero delle condanne a morte e delle esecuzioni, il numero dei detenuti nel braccio della morte e delle sentenze capitali rovesciate o commutate in appello o per le quali è intervenuta un’amnistia o concessa la grazia). L’Assemblea Generale ha ribadito di limitare progressivamente l’uso della pena di morte e non imporla per reati commessi da persone minori di 18 anni, donne incinte e - ha aggiunto quest’anno - nei confronti di disabili mentali.

    Per la prima volta, gli Stati sono stati invitati ad assicurare il diritto all’assistenza consolare ai cittadini stranieri coinvolti in processi in cui rischiano la pena di morte.

    La nuova Risoluzione è stata adottata con il numero record di 117 voti a favore (6 in più rispetto alla Risoluzione del 2012) e il più basso dei voti contrari (38, 3 in meno rispetto al 2012), mentre gli astenuti (34, come nel 2012) e assenti al momento del voto (4, tre in meno rispetto al 2012) sono stati complessivamente 38.

    Degni di nota sono stati la cosponsorizzazione, per la prima volta, della Sierra Leone e, in particolare il voto per la prima volta a favore del Niger, frutto di una missione nel Paese di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale guidata da Marco Pannella che si è svolta dal 19 al 21 novembre.

    Insieme al Niger hanno per la prima volta votato a favore anche Eritrea, Figi, Guinea Equatoriale e Suriname. Anche Kiribati e São Tomé e Principe, assenti nel 2012, hanno votato a favore.

    Come ulteriore fatto positivo è da segnalare anche il passaggio dal voto contrario all’astensione di Bahrein, Myanmar, Tonga e Uganda. Diversamente, Papua New Guinea è passata dall’astensione ad un voto contrario alla Risoluzione. Infine, Nauru, che nel 2012 aveva votato a favore, quest’anno era assente al momento del voto, come altri tre Paesi abolizionisti de jure e di fatto, quali Mauritius, Lesoto e Swaziland.


  • Il 19 dicembre 2016 - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha confermato la richiesta di porre fine alla pena di morte con il voto di una nuova Risoluzione che invita gli Stati a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pratica. Questo è il sesto testo pro-moratoria a essere adottato dal 2007.

    La nuova Risoluzione è stata adottata con 117 voti a favore (come nel 2014), 40 no (due in più rispetto ai 38 del 2014), mentre gli astenuti sono stati 31 (3 in meno rispetto al 2014) e 5 assenti al momento del voto (uno in più rispetto al 2014).

    Il testo contiene un emendamento, votato in terza commissione a novembre su proposta di Singapore (76 voti a favore, 72 contro e 26 astensioni), che fa riferimento alle prerogative degli Stati di decidere quale tipo di pena comminare di fronte ai reati più gravi ma anche positivi rafforzamenti del testo. Quanto ai nuovi voti a favore, provenienti per la maggior parte dal Continente africano e da Paesi che prima si astenevano, si segnalano quelli di Guinea, Malawi, Namibia, Swaziland, così come quello delle Isole Solomone e dello Sri Lanka. E’ passato ad un voto a favore anche Nauru, che nel 2014 era assente. Lo Zimbabwe è passato da un voto contrario all’astensione. Swaziland e Malawi sono stati il frutto di una missione di Nessuno tocchi Caino, grazie al sostegno del Ministero degli Esteri italiano, volta proprio ad ottenere un voto favorevole all'Assemblea Generale, mentre nel 2014 lo Zimbabwe era stato un paese target di una nostra missione.

    Hanno rafforzato invece il fronte dei no il Burundi ed il Sud Sudan prima a favore e le Maldive precedentemente astenute. Sono passati da un voto a favore all’astensione le Filippine, le Seychelles, la Guinea Equatoriale ed il Niger mentre il Lesotho assente nel 2014, si è astenuto quest’anno. Tra gli assenti si segnalano la Repubblica Democratica del Congo ed il Senegal, astenuti nel 2014 ed il Rwanda, precedentemente a favore.

    La Risoluzione di quest’anno è stata rafforzata nella parte in cui chiede agli Stati di “rendere disponibili le informazioni rilevanti circa l’uso della pena di morte” (tra l’altro, disaggregando per sesso, età e razza i dati sulla pratica della pena di morte oltre a fornire anche il numero di detenuti nel braccio della morte e le informazioni sulle esecuzioni fissate). L’Assemblea Generale per la prima volta ha riconosciuto il ruolo che svolgono gli organismi nazionali sui diritti umani a sostegno di dibattiti locali, nazionali e regionali sulla pena di morte, così come per la prima volta ha evidenziato la necessità che chi rischia la pena di morte sia trattato con umanità e rispetto della sua dignità secondo quanto sancisce il diritto internazionale in materia di diritti umani.


 


LE MARCE DI PASQUA E DI NATALE A SAN PIETRO


  • Nel 1994 e nel 1995 - La Pasqua è divenuta per due anni di seguito l´occasione per riunire a Roma centinaia di sindaci delle città di molti paesi e gli abolizionisti. Si è marciato dal Campidoglio a San Pietro, passando per il Quirinale dove il corteo è stato accolto dal Presidente della Repubblica, per chiedere anche alla Chiesa Cattolica e al Papa di levare la sua voce contro la pena di morte. Proprio in quei giorni del ´95 Giovanni Paolo II ha pronunciato, con l´Enciclica Evangelium Vitae, un "no" netto alla pena di morte. Sulla base dell´Evangelium Vitae è stato riscritto il Nuovo Catechismo che ancora la considerava legittima.


  • Il 25 dicembre ´98 - Nessuno tocchi Caino ha organizzato la Marcia di Natale da Campo de´ Fiori a S. Pietro. Cinquemila persone, i rappresentanti delle città italiane ed europee con i loro gonfaloni, i rappresentanti delle associazioni laiche e religiose, gli esponenti di tutti i partiti e cittadini di ogni confessione hanno chiesto al Papa e al Segretario dell´Onu di fare proprio l´appello a favore di una moratoria delle esecuzioni. Il Papa, durante la benedizione Urbi et Orbi ha chiesto ai Paesi che ancora la praticano di bandire la pena di morte. Il messaggio è stato ascoltato in mondovisione in 45 Paesi e attraverso la stampa e la televisione raggiunto molti altri Paesi.


  • L’ 8 aprile 2007 - Nessuno tocchi Caino, insieme al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma e dell' Anci, ha promosso con Radicali Italiani, la Comunità di Sant’Egidio ed il sostegno di 16 Ministri del Governo Prodi, la Marcia di Pasqua per la moratoria Onu delle esecuzioni capitali. La Marcia che ha visto la partecipazione di migliaia di persone è partita da Piazza del Campidoglio e si è conclusa, dopo aver percorso le strade del centro storico di Roma, in piazza San Pietro nel momento in cui Papa Benedetto XVI, impartiva la benedizione Urbi et Orbi. Tra gli obiettivi della Marcia, quello di chiedere al Governo italiano di presentare una risoluzione all'Assemblea generale dell'Onu in corso per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. A sostegno della mobilitazione, il leader radicale Marco Pannella era in sciopero della fame dal 21 marzo.


 


ALCUNI CASI DI CONDANNATI A MORTE CHE HANNO FATTO CRESCERE LA CAMPAGNA ABOLIZIONISTA


  • Pietro Venezia - 27 giugno ´96: la Corte Costituzionale italiana, ha detto "no" all´estradizione di Pietro Venezia, cittadino italiano reo confesso di un omicidio compiuto in Florida. La Corte Costituzionale ha stabilito che un Paese che ha abolito totalmente la pena di morte non può consegnare un suo cittadino nelle mani di chi la pratica. Dopo questa sentenza, i trattati di estradizione tra l´Italia e altri Paesi sono stati riscritti e alcuni detenuti non sono stati estradati verso Paesi esecuzionisti. La decisione della Corte Costituzionale è giunta dopo più di sei mesi di grande mobilitazione, sostenuta in primo luogo da Nessuno tocchi Caino.


  • Joseph O´Dell - 23 luglio ´97: Joseph O´Dell, è stato giustiziato in Virginia per stupro e omicidio. Sul suo caso, si è verificata in Italia una grande mobilitazione che ha coinvolto il Parlamento e l´opinione pubblica. Sono intervenuti più volte le più alte cariche dello Stato italiano, il Parlamento europeo, il Papa, mentre migliaia di cittadini informati anche da uno spot di Rai 2, hanno inviato attraverso Internet messaggi al Governatore della Virginia. Sotto accusa per Nessuno tocchi Caino soprattutto la legge della Virginia che non consente la presentazione di nuove prove dopo 21 giorni dalla condanna.


  • Karla Tucker - 2/3 Febbraio ´97: Nessuno tocchi Caino ha partecipato in Texas alle manifestazioni contro l´esecuzione di Karla Faye Tucker, la prima donna nella storia del Texas dopo più di un secolo a essere uccisa per mano della legge. Rea confessa di un duplice omicidio commesso insieme ad un complice 14 anni prima, Karla Tucker nel corso della sua detenzione è profondamente cambiata, ha vissuto una intensa esperienza religiosa e si è impegnata in un servizio volto alla prevenzione della criminalità tra i giovani. Di Karla Tucker, per settimane, hanno parlato tutti i media, non solo americani, e per la prima volta milioni di americani hanno potuto discutere sulla pena di morte e sulla legge del Texas che non prevede la grazia se non in caso di manifesta innocenza del condannato o di irregolarità compiute nel processo. Molti americani hanno cominciato a chiedersi se è giusto uccidere dopo 14 anni una persona profondamente cambiata. Il giorno dell´esecuzione, Nessuno tocchi Caino era davanti al carcere di Huntsville con un enorme striscione: "Dall´Europa: Texas, non uccidere!". Le immagini della più grande manifestazione che sia mai avvenuta davanti ad un carcere americano contro la pena di morte hanno fatto il giro del mondo.


  • Joe Cannon - 22 aprile ´98: nel carcere di Huntsville in Texas, è stato "giustiziato" Joseph Joe Cannon, un bianco di 38 anni condannato per un omicidio commesso nel 1977, quando aveva 17 anni. Dopo averlo tenuto oltre la metà della sua vita nel braccio della morte, dopo averlo allevato, istruito, "rieducato", lo Stato del Texas lo ha ucciso. Joe Cannon ha portato all´attenzione della comunità internazionale il caso degli Stati Uniti che insieme a pochissimi paesi al mondo continua a praticare la pena di morte anche nei confronti dei minori. Sul caso di Joe Cannon, l´Unione Europea attraverso la presidenza inglese ha chiesto al Governo americano di ritirare la riserva sul punto che vieta l´esecuzione di minori posta dagli USA all´atto della ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici. E´ stata la prima volta che l´UE in quanto tale ha preso posizione nei confronti degli Stati Uniti sulla pena di morte.


  • Rocco Derek Barnabei - settembre 2000: Fin dal giorno del suo arresto, Rocco Derek Barnabei, 33 anni, cittadino americano di origine italiana condannato a morte per l´omicidio della sua fidanzata, avvenuto a Norfolk nel settembre del 1993, ha proclamato la sua innocenza. Il Parlamento italiano e quello europeo, i ministri della Giustizia e degli Esteri, Giovanni Paolo II e numerosi cittadini italiani avevano lanciato un appello alle autorità della Virginia perché consentissero a Rocco Barnabei di presentare ulteriori prove della sua innocenza. In realtà, il caso di Rocco Barnabei è comune a molti detenuti nel braccio della morte della Virginia, ed è innanzitutto il caso di una legge che non consente la presentazione di nuove prove a discarico una volta che siano passati 21 giorni dal processo. A causa della legge dei 21 giorni, molti appelli di condannati sono stati respinti e, da quando la pena di morte è stata reintrodotta in Virginia, non è mai stato scarcerato nessuno dai bracci della morte. Mentre, a livello nazionale, dal ´76 al 2000, 87 persone sono state liberate dai bracci della morte perché scoperte innocenti. Secondo lo studio del Prof. James Liebman della Columbia University, pubblicato nel 2000, il 68% di 4.578 casi di condanne capitali, giudicati tra il 1973 e il 1995, era stato riesaminato. Dopo le revisioni, il 7% dei condannati è stato dichiarato innocente, mentre l?82% ha ricevuto pene meno pesanti. In Virginia, invece, la percentuale di sentenze cambiate in appello è solo del 7%. Nessuno tocchi Caino, insieme alla Comunità di Sant´Egidio e al Comune di Roma, ha organizzato una mobilitazione di cittadini e di parlamentari per chiedere al Governatore della Virginia di sospendere l´esecuzione di Rocco Barnabei. Nel settembre del 2000, davanti al Colosseo, divenuto simbolo della iniziativa internazionale per la moratoria delle esecuzioni, sono state allestite postazioni telematiche per consentire alle persone di inviare via internet messaggi al Governatore Gilmore e la sera precedente l´esecuzione è stata organizzata una veglia a cui hanno partecipato migliaia di persone ed è stata seguita dai principali media nazionali ed internazionali.


  • Bobby Lee Harris - 18 gennaio/23 ottobre 2001: Bobby Lee Harris, uno dei condannati a morte fotografati da Oliviero Toscani per la campagna "We, on Death Row", è diventato l´emblema di un´azione urgente promossa da Nessuno tocchi Caino e da Nexta.com che dai loro siti hanno permesso di mandare messaggi al governatore del North Carolina, Mike Easley. L´esecuzione di Harris era programmata per il 19 gennaio ed era stata rinviata alcune ora prima. Il caso è stato adottato perchè riguarda la pena di morte e i minorati mentali. Il 4 agosto 2001, il governatore Michael Easley ha ratificato la legge che vieta l´esecuzione dei ritardati mentali e che si applica anche nei confronti di chi è già stato condannato. Il 23 ottobre 2001, il giudice della Corte d´Appello del Nord Carolina Wade Barber ha annullato la condanna a morte di Bobby Lee Harris per vizi procedurali durante il processo.


  • Marietta Bosch - 9 febbraio 2001: Nessuno tocchi Caino si è mobilitata sul caso di Marietta Bosch, una donna bianca sudafricana condannata a morte in Botswana per aver ucciso la moglie del suo amante. La mobilitazione era legata al fatto che la condanna a morte era stata confermata da una corte d´appello formata anche da giudici di paesi abolizionisti. La giuria era composta da Sir John Blufeld, inglese, Lord Weir, scozzese, Timothy Agudar, nigeriano, Patrick Tebbutt, sudafricano e un altro dello Zimbabwe. Ai Presidenti dei paesi coinvolti Nessuno tocchi Caino si era rivolta con degli appelli. Marietta Bosch è stata però impiccata il 31 marzo 2001.


  • Timothy McVeigh - 11 giugno 2001: Timothy McVeigh, condannato per l´attentato a Oklahoma City, è stato giustiziato con l´iniezione letale nel penitenziario federale Terre Haute, Indiana. Quella di McVeigh è stata la prima esecuzione federale dal 1963. Nessuno tocchi Caino aveva promosso una mobilitazione sul caso perchè McVeigh rappresentava un ´Caino´ dei nostri giorni, reo confesso di un omicidio terribile e perchè fosse mantenuta la moratoria delle esecuzioni capitali a livello federale che di fatto esisteva da 38 anni in America. Il 7 giugno Nessuno tocchi Caino aveva trasmesso un appello al Presidente George W. Bush, firmato da decine di Premi Nobel, per scongiurare la ripresa delle esecuzioni capitali a livello federale.


  • Safiya Hussaini - 25 marzo 2002: Una corte nigeriana della sharia ha assolto la madre di cinque figli che era stata condannata a morte mediante lapidazione per adulterio nell´ottobre 2001, con una sentenza che aveva sollevato lo sdegno internazionale. La corte d´appello della sharia nella città settentrionale di Sokoto ha sconfessato la corte inferiore sul piano procedurale perché la Hussaini era stata condannata in base ad una legge non ancora esistente all´epoca del presunto delitto. Alcuni giorni prima, il governo nigeriano aveva considerato incostituzionale l´applicazione della sharia e ordinato agli stati che la applicano di modificare le dure sanzioni come la lapidazione per le adultere e l´amputazione delle mani per i ladri. Nessuno tocchi Caino, che insieme ad altre organizzazioni, aveva sollevato il caso, ha espresso in una nota la propria soddisfazione per l´esito della vicenda. "Non abbiamo mai smesso in questi mesi di avere fiducia nel governo nigeriano e, in particolare, nel suo Presidente Olusegun Obasanjo, un uomo che ha trascorso molti anni in carcere, ha visto passare davanti alla sua cella molte persone inviate al patibolo e, uscito dal carcere, ha scritto un libro - ´Questo animale chiamato uomo´ - che è un fortissimo manifesto abolizionista della pena di morte. Non poteva accadere nella Nigeria del 2002 e del Presidente Obasanjo che una donna venisse lapidata per un non-reato. Continuiamo ora a fare fiducia alla Nigeria e al suo Presidente perchè i principi di laicità dello stato e di libertà religiosa, innanzitutto dei cittadini musulmani, contenuti nella Costituzione federale del paese, prevalgano sull´integralismo e l´uso politico del Corano che ne stanno facendo i governatori degli stati del nord della Nigeria dove continuano le condanne a morte tramite lapidazione."


  • Amina Lawal - 25 settembre 2003: una corte d´appello del Katsina ha liberato giovedì Amina Lawal, la donna nigeriana condannata alla lapidazione per adulterio. La Corte d´Appello della Sharia ha stabilito che la condanna di Amina fosse nulla poiché la donna era già incinta quando la legge islamica era entrata in vigore nella sua provincia. Il Presidente Nigeriano Olusegun Obasanjo aveva detto che se il caso di Amina Lawal avesse raggiunto la Corte Suprema, egli sarebbe intervenuto per assicurare l´annullamento della condanna.

    Sul verdetto di assoluzione Nessuno tocchi Caino ha dichiarato che la sentenza prova la natura politica e propagandistica della sharia nigeriana. Si è infatti preferita un´assoluzione nello stato islamico per evitare una dichiarazione di incostituzionalità della Sharia da parte della Corte Suprema dello stato federale che è laico. NtC ha ricordato di aver fatto fiducia agli impegni del Presidente Obasanjo e per questo, da ormai un anno, ha sospeso la mobilitazione per Amina. La fiducia si è rivelata oggi ben riposta.

    Tuttavia, NtC dichiara di aver invece dovuto assistere, in questi mesi, ad una sorta di accanimento manifestaiolo che si è risolto in una vera e propria criminalizzazione della Nigeria e del suo presidente da parte di molti - organizzazioni abolizioniste, trasmissioni radiofoniche, parlamenti nazionali e sovranazionali -, che hanno continuato a far apparire al mondo la Nigeria come un paese dove si rischia di finire lapidati e il suo Presidente come uno dei tanti capi militari che hanno sempre governato il paese.

    Tutto questo mentre la sharia e le lapidazioni imperavano davvero in paesi come l´Iran, il cui Presidente Katami veniva invece accreditato in Europa come il ´grande riformatore´, accolto in tutte le capitali come il più gradito degli ospiti. Noi sappiamo che quella nigeriana non è la sharia iraniana ma una ´sharia politica´, un´arma propagandistica degli Stati del Nord contro Obasanjo, destinata ad esaurirsi con il tempo.

    Sapevamo anche che su Amina avrebbe vigilato, oltre al Presidente, anche la Costituzione nigeriana, laica e tollerante, la quale può consentire in Nigeria lo studio e la diffusione del Corano ma non la pratica della Sharia, lapidazioni e quant´altro."


  • Saddam Hussein - 2006: a seguito della condanna a morte di Saddam Hussein pronunciata il 5 novembre 2006, Nessuno tocchi Caino promuove la campagna “Nessuno tocchi Saddam” con un appello volto a scongiurarne l’esecuzione e alla proclamazione di una moratoria universale della pena di morte che viene firmato da eminenti personalità del mondo della cultura e della politica. Oltre a numerosi cantanti, intellettuali, scrittori e premi Nobel, tra i firmatari compaiono i nomi di Francesco Cossiga, Giuliano Vassalli, Marco Pannella, Emma Bonino, Giovanna Melandri, dell'artista Moni Ovadia e dello scrittore Sandro Veronesi. Tra gli eventi pubblici quello promosso con la Nazionale italiana cantanti, nell’ambito del Medfilm Festival di Roma che ha visto il coinvolgimento di artisti come Enrico Ruggeri, Niccolò Fabi, Andrea Mingardi e Andrea Mirò, l'attore Alessandro Haber, il regista Pasquale Squitieri e il vignettista Stefano Disegni. In quell’occasione Sergio d’Elia, Segretario dell’associazione dice: 'Un tribunale di sciiti e curdi ha condannato a morte il sunnita Saddam. Non è neanche la giustizia dei vincitori sui vinti, è la vendetta delle vittime nei confronti del loro carnefice - ha detto Sergio D'Elia. In questo modo Saddam diventa il simbolo della pena di morte e vale anche per lui il nostro Nessuno tocchi Caino'. Il 26 dicembre, Marco Pannella inizia uno sciopero della sete per chiedere al governo italiano «di impegnarsi subito e seriamente per scongiurare l'esecuzione immediata di Saddam Hussein» e si offre per recarsi immediatamente a Bagdad «per ottenere la conversione della pena di morte in trent'anni di reclusione». Marco Pannella contestualizza l’iniziativa nonviolenta nella campagna Iraq libero ricordando che «nel 2003, malgrado il voto ad ampissima maggioranza del Parlamento italiano per l'esilio di Saddam Hussein come alternativa alla guerra, governo e opposizione italiani non onorarono quella decisione. Saddam conobbe quella nostra iniziativa. Saddam Hussein vivo potrebbe rivelarsi strumento insostituibile e unico di pacificazione e di delegittimazione dell'esercito di bande assassine che compie impunemente stragi continue delle popolazioni irachene». Secondo Pannella «si presenta una straordinaria occasione per far esplodere nel cuore del Medio Oriente un grande atto di pace, un grande dibattito nei popoli e nelle coscienze, lo scandalo della nonviolenza come alternativa alle dittature e alla guerra». Il 30 dicembre Saddam Hussein viene impiccato nell’ex quartier generale dell’intelligence militare nel distretto di Shia a Baghdad alle 6 del mattino, ora locale. La sua esecuzione rafforzerà le ragioni dell’urgenza di un pronunciamento dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria universale delle esecuzioni capitali.


  • Tareq Aziz - ottobre 2010: il 26 ottobre appresa la notizia della condanna a morte di Tareq Aziz, Marco Pannella ha promosso una nuova iniziativa nonviolenta spiegando: “Come con Saddam vogliono strozzarlo per impedirgli di parlare. Passo immediatamente allo sciopero totale della fame e della sete perché non si passi all’esecuzione di Tarek Aziz. Chiedo a Silvio Berlusconi, che quasi ossessivamente afferma di avere per amici, e non solo complici, i potenti della Terra e in particolare Bush, Blair, Putin e Gheddafi, di dimostrarcelo in questa occasione, ne ha il dovere essendo stato fra i principali responsabili della guerra in Iraq scoppiata per impedire l’esilio di Saddam e la pace, in quel caso ingannando il Parlamento e il popolo italiano.”

    Dal 2 ottobre Marco Pannella era in sciopero della fame per ottenere Giustizia nelle carceri italiane e per arrivare a ricostruire la tremenda verità storica che c'è dietro lo scoppio della guerra in Iraq. Da oggi, 26 ottobre, allo sciopero della fame si aggiunge quello della sete, per impedire l'esecuzione di Tareq Aziz.


 


LE CAMPAGNE DI COMUNICAZIONE A FAVORE DELLA MORATORIA


  • "New York, New York" - Nell´autunno ´94, mentre all´Onu si cercavano le adesioni dei singoli Paesi sulla proposta di moratoria delle esecuzioni, dall´Italia è partita la campagna New York, New York. Migliaia le firme dei cittadini e oltre 300 milioni di lire sono stati raccolti per pubblicare due pagine di informazione sul New York Times. Il 23 novembre, le firme raccolte sono state consegnate al Segretario Generale Boutros-Ghali nella sede dell´Onu a Roma da parlamentari e militanti abolizionisti.


  • "Cento città contro la pena di morte" - A fine luglio ´95, Nessuno tocchi Caino fa in camper il giro di gran parte dell´Italia incontrando i sindaci di molte città. Molte istituzioni locali - Comuni, Province e Regioni -italiane, hanno deciso di aderire a Nessuno tocchi Caino e alla campagna per la moratoria delle esecuzioni.


  • "Stacca la spina" - Il 26 dicembre ´95, a Roma Nessuno tocchi Caino ha organizzato un concerto contro la pena di morte. Venti i cantanti e gruppi musicali che hanno partecipato. Le entrate del concerto hanno finanziato Nessuno tocchi Caino. Il concerto è stato trasmesso a Capodanno ´96 da Rai 3.


  • Visite nei bracci della morte

    • Nel febbraio ´96 - Nessuno tocchi Caino ha incontrato i detenuti nel braccio della morte di Angola Prison in Louisiana, il carcere divenuto famoso in tutto il mondo per il libro di Sister Helen Prejean da cui è tratto il film Dead Man Walking (Premio Oscar ´95 a Susan Sarandon come migliore attrice). Sulla visita è stato girato un video trasmesso in Italia da Cronaca in diretta, mentre il settimanale Panorama ha pubblicato un reportage.


    • Nel novembre ´99 - Mentre all´Onu si discuteva la Risoluzione dell´Unione Europea per la moratoria delle esecuzioni, Nessuno Tocchi Caino con Emma Bonino ha visitato dei prigionieri nei penitenziari del Texas, dell´Illinois e della Florida, al fine di raccontare la storia dei detenuti e le loro esperienze umane e legali per coinvolgere l´opinione pubblica. Queste visite nei bracci della morte sono state seguite dalle redazioni dei maggiori servizi informativi europei.


    • "Il viaggio della speranza" - Nel Giugno ´98, Nessuno tocchi Caino ha incontrato ad Austin in Texas il Consigliere Generale del Governatore George Bush a cui ha consegnato le risoluzioni del Parlamento Europeo e delle Nazioni Unite per una moratoria delle esecuzioni capitali e per la riforma in Texas della politica sulla grazia concessa solo in caso di provata innocenza del condannato e per le irregolarità compiute nel processo. Durante il viaggio in Texas, Nessuno tocchi Caino ha incontrato anche i detenuti nel braccio della morte ad Huntsville; ha pubblicato sul principale quotidiano della capitale, l´Austin American-Statesman, una pagina contro la pena di morte finanziata dal Gruppo dei Verdi al PE; ha partecipato alla prima, grande manifestazione dopo molti anni nelle strade di Austin promossa da Jorney of Hope, l´associazione di familiari delle vittime del reato che hanno detto "no" alla pena di morte.


  • L´appello dei Premi Nobel - Il 19 Novembre ´98, a New York, suor Helen Prejean, autrice del libro Dead Man Walking e Tim Robbins, regista del film ispirato al libro, hanno guidato una delegazione di Nessuno tocchi Caino che ha consegnato al segretario generale dell´Onu, Kofi Annan, un appello di Premi Nobel e personalità di rilievo mondiale a favore della moratotia Onu delle esecuzioni. Lo stesso giorno, l´appello - firmato tra gli altri dal Dalai Lama, Rita Levi Montalcini, Desmond Tutu, Dario Fo, Nadine Gordimer, Josè Saramago, Mario Cuomo e Emma Bonino - è stato pubblicato, grazie ad un contributo del Gruppo Verde al Parlamento Europeo, sull´International Herald Tribune e sul Corriere della Sera.


  • "We, on death row" - Tra il 1999 ed il 2000, Nessuno tocchi Caino ha promosso con Oliviero Toscani ed il Gruppo Benetton la campagna "We, on death row" e collaborato alla sua realizzazione mettendo a disposizione del gruppo i contatti dell´associazione per entrare in numerosi bracci della morte degli Stati Uniti. Le immagini e le parole dei condannati a morte che avevano accettato di essere i testimonial hanno fatto il giro del mondo creando molto scalpore e qualche polemica. Per questa campagna, il Gruppo Benetton ha subito negli Stati Uniti boicottaggi e denunce.


  • "Il Colosseo illumina la vita" - Nel dicembre ´99, Nessuno tocchi Caino ha promosso, insieme alla Comunità di Sant´Egidio e Amnesty International, l´iniziativa "Il Colosseo illumina la vita". L´antico monumento, simbolo di Roma, è diventato il "testimonial" di una campagna mondiale contro la pena di morte. Per tutto il 2000, le luci che illuminano il Colosseo muteranno dal bianco all?oro per due giorni ogni volta che uno stato deciderà di imporre la moratoria delle esecuzioni o di abolire la pena di morte o quando sarà commutata una pena capitale.


  • Ferma la pena di morte via Internet

    • Il 15 marzo 2001 - A Roma: Nessuno tocchi Caino insieme alla media company Nexta.com ha lanciato la prima edizione della campagna di mobilitazione via internet per la moratoria delle esecuzioni capitali all´ONU. L´evento si è svolto nel più grande internet caffè della capitale, l´EasyEverything, coinvolgendo i principali protagonisti del mondo dell´entertainment italiano. A sostegno dell´iniziativa sono intervenuti Zeudi Araya, Dario Argento, Gino Montaldo, Giampiero Mughini, Damiano Tommasi, Sandro Veronesi, Andrea Gardini, Flaminio Maphia, Franky Hi-nrg e Valentina Chico. Nexta.com, ha deciso di ospitare gratuitamente, per due anni, il banner realizzato da Oliviero Toscani per la campagna di Nessuno tocchi Caino contro la pena di morte. L´obiettivo è quello di mobilitare l´opinione pubblica dei paesi abolizionisti e mantenitori per una moratoria Onu delle esecuzioni, ma anche valicare frontiere altrimenti inaccessibili ai diritti umani e dare voce alle migliaia di condannati a morte che in paesi totalitari e integralisti muoiono ogni giorno nel silenzio generale.

    • Il 16 marzo 2002 - A Madrid: si è svolta la seconda tappa della campagna on line contro la pena di morte di Nessuno tocchi Caino e Nexta.com, per sostenere la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali presentata alla Commissione diritti umani dell´Onu dalla Presidenza spagnola dell´Unione Europea. In uno dei più grandi internet cafè della capitale, il BBIGG, Emma Bonino, Sergio d´Elia, Fernando Savater ed Enrico Ruggeri hanno dato appuntamento a personalità del mondo spagnolo dell´entertainment, della cultura e della politica. Sono intervenuti alla manifestazione, tra gli altri: Carmen Alborch, Soledad Puértolas, Cristina Almeida, Gallego y Rey, Benito Zambrano, Raquel Meroño, Silvia Abascal, Ramoncín, Cristina del Valle, Greta y los Garbo, Mercedes Milá, Abraham García, Joaqim Martinez e Nuria Varela. Hanno dato la loro adesione morale: Felipe González, Carmen Romero, Elvira Lindo, Antonio Múñoz Molina, Terelu, Maruja Torres, Susana Griso, Forges, Anabel Alonso, Ana Belén, Bigas Luna, Jesús Vázquez, Carlos Sobera, Agatha Ruiz de la Prada.Sponsor dell´evento, oltre alla Nazionale Italiana Cantanti, sono stati: El Mundo.es, l´Unione Europea, MTV Spagna, Ya.com.

  • 2002/2004 - Altre città europee: eventi simili a quelli organizzati a Roma e a Madrid sono stati promossi a Norimberga (29 ottobre 2002), Stoccolma (6 novembre 2002), Atene (15 aprile 2003), Parigi (24 settembre 2003), Milano (27 maggio 2004) e Londra (12 dicembre 2004). Tutti questi eventi miravano a sensibilizzare l’opinione pubblica, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’UE, al fine di rafforzare l’impegno politico dell’UE nel sostenere la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali alla Commissione diritti umani e all’Assemblea Generale dell’ONU.


  • Vasco Rossi contro la pena di morte - L´8 giugno 2001, il celebre cantante italiano ha dedicato il tour estivo "Stupido Hotel Live" a Nessuno tocchi Caino proiettando in apertura di tutti i concerti del tour un video sulla pena di morte realizzato da Oliviero Toscani e chiudendolo con un invito a firmare on line dal sito www.nessunotocchicaino.it.


  • Il concerto di Firenze - Il 26 marzo 2002, Jovanotti è intervenuto con Enrico Ruggeri, Leandro Barsotti, Paolo Crepet e il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini ad una manifestazione-concerto per l´abolizione della pena di morte e a sostegno di Nessuno tocchi Caino. Si è svolta all´interno della rassegna ´´Webcity´´, in collaborazione con la Nazionale Italiana Cantanti, la Regione Toscana e il Segretariato Sociale della Rai. Nell´occasione è stato proiettato in anteprima il video di Oliviero Toscani, ´´L´orfano´´, sulla storia di Paolo Pasimeni, lo studente padovano che il 13 febbraio 2001 uccise e poi bruciò il cadavere del padre.


  • "Proibito pensare, le facce della repressione a Cuba" - Una mostra di Oliviero Toscani per Nessuno tocchi Caino che rappresenta i volti dei 75 dissidenti cubani, molti dei quali sostenitori del "Progetto Varela", una campagna per la democratizzazione di Cuba che ha promosso una raccolta di firme per un referendum istituzionale teso a introdurre il multipartitismo, i quali furono arrestati dal regime di Castro il 18 marzo 2003. Pochi giorni dopo, i Tribunali hanno comminato loro pene severe, dai 6 ai 28 anni di reclusione, con capi di imputazione quali tradimento della patria o cospirazione politica, in base alla Legge 88, nota come "Legge Bavaglio", che è stata approvata nel 1999 ma mai applicata fino a questa occasione. Tra loro il poeta Raul Rivero, l’economista Martha Beatriz Roque, il sindacalista Pedro Pablo Alvarez e il giornalista Ricardo Conzalez. L'11 aprile 2003, dopo tre anni di una moratoria di fatto sulle esecuzioni, il regime ha giustiziato tre componenti del gruppo di cubani che una settimana prima si era impadronito di un traghetto con l'intento di raggiungere la Florida. Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac furono fucilati all'alba. La mostra è stata esposta a Firenze (4 luglio 2004), Roma  (11 ottobre 2004) e Torino (12 novembre 2004).


  • Dicembre 2006/Giugno 2007: le iniziative nonviolente da "Nessuno tocchi Saddam" alla Moratoria Universale

    • Sciopero della fame e della sete di Marco Pannella - Il 26 dicembre 2006, a seguito della conferma della condanna a morte dell'ex dittatore iracheno Saddam Hussein, Marco Pannella inizia un sciopero della fame e della sete in sostegno dell'iniziativa "Nessuno tocchi Saddam", volta a fermare l'esecuzione. Un appello in tal senso era già stato lanciato da Nessuno tocchi Caino, nel giugno del 2006 e aveva raccolto il sostegno di oltre 200 membri del Parlamento italiano, 3 premi Nobel e numerose celebrità internazionali.

      Il 30 dicembre, dopo l'esecuzione di Saddam Hussein, Marco Pannella ha continuato il suo sciopero della fame e della sete per focalizzare l'attenzione sull'obiettivo più generale di una risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.

      Con la sua iniziativa nonviolenta, Pannella ha invitato il Governo italiano a formalizzare il proprio impegno a presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali alla corrente Assemblea generale delle Nazioni Unite.

      Il 2 gennaio 2007, in risposta all’iniziativa di Pannella e in adempimento del mandato unanime del Parlamento italiano, il Consiglio dei ministri dichiarava pubblicamente che "il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Governo si sono impegnati a procedere formalmente, coinvolgendo, in primo luogo, i paesi sottoscrittori della Dichiarazione del mese di dicembre, di inserire all'ordine del giorno dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la questione della moratoria universale sulla pena di morte. "

      Il 3 gennaio, dopo 8 giorni senza acqua, Pannella interrompe lo sciopero della sete, ma continua il suo sciopero della fame fino al 15 gennaio.

      Il 21 marzo, Marco Pannella inizia un altro sciopero della fame che dura fino al 14 aprile per vigilare sugli impegni assunti dai vari parlamenti e ai governi, soprattutto quelli italiani, rispetto alla presentazione della Risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali all'attuale Assemblea generale delle Nazioni Unite.


    • Sciopero della fame ad oltranza - Il 16 aprile 2007, dopo una sospensione di due giorni del suo sciopero della fame, in corso dal 21 marzo, Marco Pannella promuove uno sciopero della fame ad oltranza, considerando inaccettabile che, dopo tredici anni, vi sia un ulteriore rinvio all’anno successivo della presentazione di una Risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In questa nuova, intensa fase della lotta, Pannella è affiancato da altri sei membri del Partito radicale: Sergio d'Elia, Valter Vecellio, Guido Biancardi , Claudia Sterzi, Lucio Bertè e Michele Rana.

      Lo sciopero va avanti con solo due brevi interruzioni fino al 18 giugno 2007, il giorno in cui l'Unione europea prende la decisione di presentare la risoluzione pro moratoria all'Assemblea Generale del U.N. a partire dal prossimo mese di settembre.


    • L'occupazione della RAI - Il 1 ° giugno del 2007, otto membri del Parlamento e del Rartito Radicale - Marco Cappato, Marco Beltrandi, Sergio D'Elia, Bruno Mellano, Maurizio Turco, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni e Sergio Stanzani - occupano gli uffici amministrativi della RAI a Viale Mazzini "per affermare il diritto dei cittadini italiani di essere informati, in particolare, del boicottaggio contro la proposta di una moratoria delle esecuzioni capitali, e per consentire all'opinione pubblica di essere coinvolti e strumentale in uno sforzo storico di civiltà e di diritti umani. "

      Dopo cinque giorni e cinque notti, gli "occupanti" decidono di porre fine alla loro azione, nonostante il fatto che la Rai abbia offerto un piano insufficiente di comunicazione per informare il pubblico sulle lotte per la risoluzione pro moratoria.


    • L’appello dei Premi Nobel - Il 7 giugno 2007, il Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino lanciano un appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi per chiedere che l’Italia depositi "nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso la risoluzione per una moratoria universale sulla pena di morte."

      In pochi giorni, aderiscono all’appello 55 Premi Nobel, tra cui il Dalai Lama, Michail Gorbaciov, Desmond Tutu e Lech Walesa; ex capi di Stato come Inder Kumar Gujral, Moustapha Niasse, Michel Rocard, Majco Pandeli e Mark Eyskens; più di 500 parlamentari provenienti da tutto il mondo, tra cui tutti i leader di partito dal Parlamento italiano (ad eccezione di Roberto Castelli della Lega Nord), tutti i senatori a vita italiani e tutti i leader di partito del Parlamento europeo, tra cui i rappresentanti di estrema di destra. Tra le celebrità internazionali si ricordano, lo scrittore israeliano David Grossman, lo scrittore spagnolo Fernando Savater ed il regista Bernardo Bertolucci.

      "Dopo anni di rinvii e di ricerche volte a costruire un consenso europeo unanime, il momento di agire presso le Nazioni Unite a New York è arrivato", afferma l'appello a Prodi con 1.848 firme di importanti personalità provenienti da 101 paesi o territori .