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LA PENA DI MORTE (E NON SOLO) SOTTO SADDAM HUSSEIN

IRAQ - mantenitore
Sistema politico: regime autoritario (il potere effettivo è nelle mani del Consiglio del Comando della Rivoluzione presieduto da Saddam Hussein)
Costituzione: 16 luglio 1970; nel 1990 è stata presentata una bozza di costituzione non ancora entrata in vigore
Sistema Giuridico: basato sulla legge islamica applicata da speciali corti religiose e sul diritto civile in alcuni casi
Sistema Legislativo: monocamerale, Assemblea Nazionale (Majlis al-Watani). Nel nord vi è un Parlamento curdo eletto nel 1992 che non riconosce il Governo iracheno e chiede la creazione di uno stato federale
Sistema Giudiziario: Corte di Cassazione
Religione: 61% sciiti, 30% sunniti, cristiani e altre minoranze
Metodi di esecuzione: impiccagione, fucilazione e decapitazione
Esecuzioni nel 2002: almeno 214 (secondo fonti irachene e dell´opposizione)

Trattati internazionali sui diritti umani e la pena di morte
• Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici
• Convenzione sui Diritti del Fanciullo

SITUAZIONE
La normativa sulla pena di morte
Nel sistema giuridico iracheno, la pena di morte è in vigore dal 1921, in pratica dalla fondazione dello stato iracheno (1920), ma il suo campo di applicazione è stato allargato da quando il Partito Baath è salito al potere nel 1968 e, in particolare, dal 1979, anno che segna l´inizio della presidenza di Saddam Hussein. In Iraq operano una serie di tribunali speciali amministrati dai vari servizi di sicurezza del paese. Le loro decisioni non possono essere appellate e agli imputati non è consentito avvalersi di avvocati difensori. Molte misure di emergenza, inclusa la pena di morte, erano state stabilite in via transitoria, ma di fatto sono rimaste in vigore per anni. Le esecuzioni messe in atto da vari settori militari e di sicurezza, generalmente sotto ordini diretti e personali da parte del Presidente stesso, sono sempre adottate nel contesto di uno stato di emergenza. A ogni modo, l´Iraq, dal 1980, ha costantemente vissuto in periodo di emergenza (la guerra Iran-Iraq, l´invasione del Kuwait, la Guerra del Golfo con relativo embargo). Un ampio numero di condanne a morte è stato determinato da leggi e decreti emanati dal Consiglio del Comando della Rivoluzione (CCR), che rappresenta l´autorità legislativa suprema del regime. In molti casi, in ragione del segreto che copre certe procedure, non è possibile stabilire nemmeno se si tratti di esecuzioni giudiziarie o extragiudiziarie.
L´11 febbraio 2003, il regime iracheno ha emesso una serie di nuovi decreti che prevedono la pena di morte nel caso in cui soldati provassero a fuggire o si rifiutassero di combattere una volta scoppiata la guerra.. I nuovi reati capitali riguardano il personale delle Forze di Difesa Aerea che abbandoni la sua unità sotto bombardamento, sia trovato in possesso di opuscoli lanciati dagli aerei americani, riveli informazioni sulle perdite subite, diffonda voci incontrollate e altri reati. Comitati per le esecuzioni tramite fucilazione isono stati istituiti lungo il confine con le zone controllate dai kurdi.E´ importante sottolineare che non esiste in Iraq proporzionalità tra gravità del crimine commesso e sentenza emanata. Il Codice Penale iracheno prevede la pena di morte per: chi tenta di uccidere il Presidente (art. 223); chi svolge attività politica al di fuori del Partito Baath (come pure chi diventa membro del Partito senza averlo preventivamente informato o chi lascia il Partito per aderire a un altro partito, art. 200); chi compie azioni rivolte a sovvertire il regime (art. 156) o chi è accusato di complotto contro lo stato (art. 175); chi cerca asilo all´estero, chi si oppone al regime e divulga segreti di stato (incluso il riferire la situazione relativa ai diritti umani). Il 31 marzo 1980 Saddam Hussein ha firmato il decreto n. 461 che condanna alla pena capitale tutti i membri del Partito Islamico al-Dawa, senza distinzione di età (minori di 18 anni o anziani).Oltre all´omicidio e a reati connessi al traffico di droga, decreti stabiliti dal CCR puniscono con la pena di morte anche il furto d´auto (decreto 13/92), il conio di denaro (decreto 9/93), la falsificazione di documenti relativi al servizio militare. Il decreto 95 prevede la pena di morte per "chiunque esporti illegalmente un´automobile fuori dal territorio iracheno o fornisca segretamente un´automobile a un nemico". All´inizio di giugno del 1994, il Governo dell´Iraq ha pubblicato una lista di decreti che stabiliscono aspre punizioni come l´amputazione, la marchiatura e la pena di morte per 18 diversi crimini, tra i quali il furto (decreto 59), la corruzione, la speculazione monetaria, l´appropriazione indebita, la falsificazione di documenti, in particolare per le persone appartenenti al servizio civile o militare (decreti 91, 114), la vendita di prodotti proibiti, il traffico di oggetti antichi, la prostituzione (decreto 1418), la diserzione per 3 volte. Per gli ultimi reati citati l´accusato è processato da tribunali speciali che fanno capo al Ministero della Difesa e degli Affari Interni. E´ da sottolineare inoltre che attività relative al traffico di oggetti antichi e alla prostituzione sono tenute proprio dai figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay.

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