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La “grazia” di Saddam

Il regime iracheno ha ordinato il rilascio di alcuni prigionieri per rimarcare il quattordicesimo anniversario della fine della guerra tra Iran ed Iraq. Non sono stati resi noti i dati sul numero dei prigionieri da liberare, ma il decreto emanato dal Consiglio del Comando della Rivoluzione e firmato da Saddam è sembrato escludere i prigionieri politici. Il decreto, diffuso dai mezzi di comunicazione statali, prevedeva il rilascio di prigionieri che avevano scontato almeno un anno di una condanna fino a cinque anni di carcere, due anni di una condanna fino a dieci anni e cinque anni di una condanna a più di dieci anni. Per i prigionieri nel braccio della morte, eccetto quelli condannati per reati di droga, omicidio durante rapina o con accuse di spionaggio, era prevista la commutazione in ergastolo. Le autorità irachene definiscono "spie" tutti coloro che sono stati arrestati per aver attaccato obiettivi del governo o perché appartenenti ai vari gruppi di opposizione fuori legge. L´Iran ha accettato un cessate-il-fuoco delle Nazioni Unite l´8 agosto 1988, dopo una guerra di otto anni con l´Iraq che è costata circa un milione di vite. L´Iraq celebra il cessate-il-fuoco come un "grande giorno di vittoria" contro l´Iran. (Fonti: Reuters, 06/08/2002)
20 ottobre 2002: il governo iracheno ha annunciato un´ampia amnistia "per ringraziare il popolo iracheno per la rielezione del Presidente Saddam Hussein" nel referendum del 15 ottobre che ha fatto registrare il 100% di voti favorevoli a Saddam. La televisione ha mostrato decine di uomini che lasciavano la prigione portando i propri effetti in borse di plastica cantando: "Sacrifichiamo il nostro sangue e le nostre anime per Saddam". Non sono state fornite cifre ufficiali sul numero di detenuti interessati dall´amnistia. Una dichiarazione attribuita a Saddam Hussein, letta alla televisione di stato dal Ministro dell´Informazione Mohammed Saeed al-Sahhafa, ha precisato che la "amnistia generalizzata è applicata a chiunque sia imprigionato o arrestato per ragioni politiche o di altra natura". Quelli condannati per omicidio, ha detto il comunicato, saranno liberati solo se le famiglie delle vittime acconsentiranno ed i condannati per furto dovranno trovare il modo di risarcire le loro vittime. Sono stati inclusi i soldati disertori ed i condannati a morte in attesa dell´esecuzione. "Diamo la responsabilità di recuperarli alle loro famiglie e alla società dopo avergli concesso questa opportunità", è detto nella dichiarazione. "Preghiamo Dio di non doverci pentire per questa decisione". Alcuni prigionieri hanno promesso che in futuro non commetteranno più reati e altri hanno detto di essere "pronti a difendere l´Iraq e il grande leader".Ma associazioni irachene a difesa dei diritti umani hanno denunciato questa amnistia come una farsa. Numerose voci si sono levate, ad esempio, per chiedere conto a Saddam della sorte di migliaia di Kurdi fayli, dai 7 ai 10.000, inghiottiti dalle prigioni del regime. Altre fonti hanno riferito di decessi di persone qualche giorno dopo la loro liberazione: sarebbero stati avvelenati col Tallio. Il Kuwait ha accusato l´Iraq di non dare notizie su più di 600 kuwaitiani e cittadini di altri paesi scomparsi durante la Guerra del Golfo del 1991. La televisione governativa ha detto in seguito che altri arabi detenuti in Iraq sono stati inclusi nell´amnistia, ma non quelli condannati per spionaggio a favore di Israele o degli USA. Il Segretario di Stato americano Colin Powell ha detto che l´amnistia è stato uno stratagemma politico di Saddam. "E´ una mossa tipica di quest´uomo che usa gli esseri umani per i suoi fini politici", ha detto Powell. "E´ una manipolazione che usa nel tentativo di dare una immagine di sé diversa dalla sua realtà di brutale dittatore." Gli esuli iracheni e gli USA hanno anche ridicolizzato il referendum di Saddam e il risultato riportato. Saddam era il solo candidato e gli iracheni dovevano rispondere "si"o "no" ad altri sette anni di suo governo. In un paese in cui gli oppositori subiscono torture e uccisioni, secondo gli esuli ed i gruppi internazionali per i diritti umani, è difficile stabilire la sincerità dei votanti. (Fonti: AP, Guardian, 21/10/2002)

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