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Appunti di Sergio D’Elia relativi alle dichiarazioni spontanee rese al processo di secondo grado

20 dicembre 2004 – 1 febbraio 2005


Sergio D’Elia, al processo di secondo grado a Firenze contro Prima Linea, considera superata l’esperienza della lotta armata e sciolto il patto associativo; afferma pure che non ci sono più le condizioni, non solo della lotta armata, ma anche di ogni forma di progettualità basata sull’idea-forza della rivoluzione comunista. Con ciò non si sottrae assolutamente alle sue responsabilità politiche di dirigente dell’organizzazione e da quelle relative ai fatti specifici che la corte gli avesse attribuito.
 
Stralci dalle dichiarazioni rese da Sergio D’Elia al processo di primo grado a Firenze contro Prima Linea:
 
“Non si dà oggi per me nessuna forma di continuità, nè di carattere ideologico, nè di carattere politico-progettuale. Per me il superamento di quella esperienza si esprime proprio nel venir meno di quel ‘primato della politica’ in tutte le sue forme originarie e derivate, quindi della forma lotta armata come sua espressione ultima, per me, in senso cronologico e di scelta estrema”.
 
“Oggi siamo in presenza di una soluzione di continuità di tutti gli operatori politici (anche combattenti) che hanno trattato e formato quella materia sociale che si è espressa nel movimento del ’77. Il movimento del ’77 possiamo definirlo l’ultima forma moderna di progettualità politica anche istituzionale e di massa ideologicamente orientata a sinistra. Cosa accadrà dopo, cioè oggi, in uno scenario già mutato, quello della società dell’informazione, è difficile dirlo; io credo personalmente che non si daranno le condizioni, non dico della lotta armata, ma di ogni forma di progettualità basata sull’idea-forza della rivoluzione comunista”.
 
“Si tratta di una dichiarazione politica personale e unilaterale non sollecitata da nulla che non sia un libero convincimento, da una acquisizione che è innanzitutto teorica  e intellettuale, di cui non vorrei esistessero risvolti pratici, meno che mai tradotta in termini di scambio, quindi di una sottrazione alle responsabilità penali e alla pena”.
 
“Dissociazione: il patto associativo per me è sciolto e l’ho superato nella forma più radicale e totale: è sciolto non solo quello organizzativo che aveva sotteso la serie di rapporti e la militanza in Prima Linea, ma anche quello ideologico, in relazione cioè alla serie di idee-forza che avevano contribuito a fare quelle scelte. Tale superamento è radicale e totale e non residua più nessuna forma politica e progettuale di riconoscimento reciproco in ambiti collettivi... Restano ovviamente una serie di rapporti e di legami affettivi. Molto semplicemente mi considero oltre il mio passato, oltre la politica, l’ideologia, il comunismo...”.
 
“Con ciò seppure mi senta distante anni luce dai fatti che mi sono addebitati, non intendo assolutamente sottrarmi alle responsabilità politiche che mi assumo e a quelle penali che voi riterrete di attribuirmi. Dico anche che mi riterrei a disagio se in qualche modo questa mia assunzione di responsabilità politiche venisse intesa come un tentativo di sottrazione dal fatto penale... Quindi io intendo assumermi tutte le responsabilità per il ruolo svolto, per la mia responsabilità personale per quello che ho fatto in Prima Linea. Estendo quindi immediatamente e senza alcuna riserva tali responsabilità ai reati associativi che più direttamente esprimono sia pure riduttivamente le mie responsabilità politiche. Ritengo l’estensione di tali responsabilità ai fatti specifici possibile esclusivamente dal punto di vista politico. Questo mio atteggiamento, che mi sono riproposto perchè lo ritengo il più corretto, non è confessorio ma non è neanche di sottrazione alle responsabilità relative ai fatti specifici”.
 
“Quanto ai fatti contestati sulla base delle dichiarazioni dei pentiti non nego nè confermo... I pentiti anche in questo processo hanno detto il vero e hanno detto il falso: per coerenza non mi pronuncio nell’uno e nell’altro caso, sia che si tratti di confermare, sia di smentire, anche nei casi in cui tali conferme o smentite risultassero utili alla difesa”.

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