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L’affaire detto “D’Elia”, cronaca del tentato linciaggio in corso


Aprile 2006: l’elezione alla Camera
 
Sergio D’Elia si presenta alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 nelle liste della Rosa nel Pugno. La sua elezione scatta in due Circoscrizioni, Lombardia 2 e Campania 1, e D’Elia opta per quest’ultima. Durante la campagna elettorale la sua candidatura e, visto il posto in lista, la certissima elezione non suscitano il benché minimo interesse.
 
 
22 maggio 2006: l’elezione a Segretario d’Aula
 
Il 22 maggio 2006, D’Elia viene candidato dal Gruppo della Rosa nel Pugno ed eletto dalla Camera dei Deputati, riunita in seggio elettorale, con voto a scrutinio segreto, quale uno dei sedici Segretari d’Aula in rappresentanza dei rispettivi gruppi parlamentari. Prende 16 voti e la sua elezione non fa notizia: solo una nota di agenzia coi nomi degli eletti e nessun rigo sui giornali. Così per altri dieci giorni.
 
 
2 giugno 2006: scoppia il “caso” D’Elia
 
·        Il “caso” D’Elia scoppia sui giornali il 2 giugno 2006, dieci giorni dopo la sua elezione a Segretario d’Aula, grazie a un comunicato di Carlo Giovanardi, emesso il giorno prima per attaccare la grazia a Bompressi, l’annuncio del ministro della Giustizia Mastella sulla grazia a Sofri entro l’anno e la sua proposta alle camere su amnistia e indulto.
·        Più che il “caso D’Elia”, questo appare come l’ennesimo “caso Giovanardi” che, dopo l’attacco al “referendum nazista” sulla fecondazione assistita e alla “politica nazista” dell’Olanda sulla eutanasia, non perde l’occasione di una speculazione politica contro i Radicali, la Rosa nel Pugno e i loro obiettivi.
·        Peraltro, l’esponente dell’UDC dichiara più volte alla stampa di essere intervenuto perchè chiamato dalla vedova Dionisi indignata per la “nomina” di D’Elia; la vedova Dionisi dichiara invece alla stampa di essere stata chiamata dall’On. Giovanardi che l’ha informata del fatto.  
o       “Io l’ho saputo dalla vedova Dionisi, che è presidente di una associazione dei familiari delle vittime del terrorismo, che ho conosciuto quando ero ministro. L’altro giorno mi ha chiamato piangendo perchè le avevano appena detto che D’Elia era stato nominato segretario di presidenza. Fino ad allora neanche io sapevo che lui faceva parte di Prima Linea, e che era un capo, non un gregario.” Così Carlo Giovanardi su Libero del 3 giugno 2006. 
o       Alla domanda “Si è accorta dell’elezione? Come lo ha appreso?”, Mariella Magi, vedova Dionisi, invece risponde: “Me lo ha detto l’onorevole Carlo Giovanardi, con cui avevo collaborato alla preparazione della legge 206, che riordina i benefici per i familiari delle vittime del terrorismo”. (Libero, 3 giugno 2006)
o       “Me l’ha detto l’onorevole Carlo Giovanardi, io non ci credevo, non sa quante lacrime ho versato...”, ribadisce la vedova Dionisi in una intervista a Il Giornale del 9 giugno 2006.
 
La “nomina” di D’Elia
 
·        Quasi tutti i resoconti giornalistici e i politici intervenuti sul “caso” D’Elia parlano di “nomina” a Segretario della Camera o, addirittura, a “Segretario Generale della Camera”, come se fosse il segretario unico; il sindacato di polizia SAP dice persino che è stato “nominato dal Governo”.
·        Passi l’ignoranza dei regolamenti parlamentari da parte del SAP, che coglie l’occasione per una campagna demagogica contro il governo e le proposte di amnistia-indulto, contro la grazia concessa a Bompressi e quella possibile a Sofri, ma di “nomina” parlano anche molti politici e parlamentari che conoscono perfettamente le procedure parlamentari e hanno partecipato alla seduta della Camera in cui D’Elia è stato eletto.
·        Ecco una breve rassegna stampa sulla “nomina” di D’Elia, limitata ai lanci di agenzia e alle sole dichiarazioni dei politici e che tralascia i molti giornali che pure li hanno ripresi: 
o       “Questa nomina per noi è una grave sconfitta della democrazia”, dichiara in aula il consigliere di Forza Italia al Comune di Bologna Lorenzo Tomassini, il quale auspica che “il Parlamento si esprima sugli effetti morali di tale nomina, nonché sulle conseguenze politiche”. (Ansa e Apc, 5 giugno 2006)
o       “La nomina di Sergio D' Elia a segretario della presidenza della Camera, non solleva ovviamente un problema di legittimità, ma di opportunità politica e di sensibilità personale”, afferma Michele Vietti, portavoce nazionale dell'Udc. (Ansa e Adnkronos, 5 giugno 2006)
o       “L'Europa non può tollerare che in un Paese membro, in totale spregio ai principi della lotta al terrorismo, un ex terrorista, per di più coinvolto nell'assassinio di un poliziotto, venga nominato ad una carica istituzionale elevata, come quella di segretario di presidenza della Camera dei Deputati,” dichiara il 7 giugno l’eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio, il quale nei giorni successivi continuerà a parlare di “nomina”. (Ansa, 7 giugno 2006; Velino, 8 giugno 2006; Ansa, 14 giugno 2006)
o       La nomina di D'Elia a segretario della Camera”, così dice Filippo Ascierto, “in qualità di responsabile del dipartimento sicurezza di Alleanza Nazionale”. (Ansa, 7 giugno 2006)
o       “All'accusa di sciacallaggio politico mossami dal coordinatore regionale toscano della Rosa nel Pugno, Antonio Bacchi, rispondo che sciacalli sono coloro che candidano personaggi come D'Elia in Parlamento per poi nominarlo Segretario della Camera”, afferma, in una nota, il senatore di Forza Italia Paolo Amato, il quale così prosegue: “E con buona pace dei radicali 'rosapugnoni' continuo a chiedere la revoca della nomina a Sergio D'Elia” da segretario della Camera. (Adnkronos, 8 giugno 2006)
o       “...è la nomina all'ufficio di presidenza della camera, che ha suscitato scalpore e polemiche”, afferma l'ex ministro Carlo Giovanardi, che più avanti ribadisce: “Questa nomina rappresenta un vulnus che deve essere sanato con le dimissioni”. (Ansa e Dire, 8 giugno 2006)
 
La campagna dei giornali e del solito Fede
 
La campagna stampa contro Sergio D’Elia, presentato in alcuni casi anche come mandante, partecipante diretto o esecutore materiale dell’assalto al carcere delle Murate, è alimentata per diversi giorni dalle dichiarazioni di associazioni di familiari delle vittime del terrorismo, così come da diversi esponenti politici della destra e dal sindacato di polizia SAP. In essa, si sono distinti alcuni giornali e in particolare:
·        Libero che dà avvio alla campagna, portata avanti per almeno 8 giorni, titolando in prima ‘UN TERRORISTA SEGRETARIO DELLA CAMERA’;
·        Il Giornale che nel pieno della campagna dà voce al pentito Sandalo con un’intervista nella quale è falsamente attribuito un altro omicidio a D’Elia;
·        Il TG4 di Emilio Fede del 7 giugno 2006, ore 19, con un servizio molto suggestivo sull’intera vicenda ove omette del tutto di riferire il percorso rieducativo di D’Elia presentato semplicemente come ex terrorista, che “era nel commando che assaltò il carcere delle Murate” e condannato per l’omicidio di un poliziotto, catapultato in Parlamento e, successivamente, alla carica di Segretario della Camera. (Su questo servizio, vedi in allegato la trascrizione integrale del TG4 e l’analisi critica di Diego Galli);
·        Altre testate minori con articoli esorbitanti i limiti del legittimo esercizio del diritto di critica, tra cui sul Secolo XIX del 7 giugno 2006 il pezzo di Saverio Vertone dal titolo “A proposito del non On. Caino” nel quale accusa D’Elia di “aver assaltato il carcere delle Murate a Firenze”.
 
Il blog di Beppe Grillo e la rivolta dei suoi frequentatori
 
Il 10 giugno 2006, Beppe Grillo dedica un post alla questione D'Elia, includendo il suo nome nella iniziativa che manda avanti dai giorni della campagna elettorale dal titolo "Parlamento pulito". Sul “caso” D’Elia, i commenti si dividono metà a favore e metà contro, ma per la prima volta i commentatori sono molto critici con la deriva demagogica e giustizialista di Grillo, il quale fino ad oggi riceveva un consenso quasi unanime a tutti i suoi post.
 
La Toscana disapprova la “nomina” di D’Elia
 
·                 Il 3 luglio 2006, il Consiglio comunale di Firenze approva una risoluzione in cui “ritiene inopportuna la nomina dell'onorevole Sergio D'Elia a Segretario della Presidenza della Camera dei Deputati”ed “auspica che lo stesso parlamentare possa riconsiderare la propria posizione rimettendo il mandato di segretario nell'interesse di un rasserenamento della vita e dell'attività dei deputati nel corso dell'attuale legislatura”. Il documento è stato presentato dai consiglieri Michele Morrocchi, Dario Nardella, Daniele Baruzzi, Susanna Agostini (DS), Giovanni Varrasi (Verdi), Marco Carrai (Margherita) e Alessandro Falciani (SDI). (Asca, 3 luglio 2006)
·                 Il 5 luglio 2006, il Consiglio regionale della Toscana approva a maggioranza una mozione in cui “giudica inopportuno che ai vertici dell'assemblea legislativa dello Stato sieda un ex terrorista che, pur avendo successivamente compiuto un significativo percorso in direzione della nonviolenza, ha combattuto con le armi contro lo Stato e le sue leggi e che dalla giustizia di questo Stato è stato ritenuto responsabile dell'omicidio di un agente di polizia impegnato nel suo dovere” ed esprime inoltre “la propria netta contrarietà alla nomina e alla permanenza dell'onorevole Sergio D'Elia nella carica di segretario della Camera dei deputati”. La mozione è stata approvata con i voti di Ds, Margherita, centrodestra, mentre Rifondazione Comunista e Verdi hanno votato contro. I Comunisti italiani non erano presenti in aula e lo Sdi ha annunciato di non partecipare al voto. (Asca, 5 luglio 2006)
 
Il “caso” D’Elia approda in parlamento
 
·                 Il 10 luglio del 2006, la campagna contro D’Elia approda in Parlamento con la discussione alla Camera della mozione presentata da Elio Vito, Sandro Bondi, Luca Volontè, Carlo Giovanardi e Antonio Leone, che impegnerebbe il Governo ad assumere iniziative, anche normative, “al fine di evitare che a cariche istituzionali di rilievo possano accedere coloro che siano stati condannati per reati gravi e violenti contro la persona e contro le istituzioni democratiche”.
·                 Un progetto di legge in tal senso è annunciato il 15 giugno 2006 dalla deputata di Forza Italia Gabriella Carlucci. “Casi vergognosi come quello dell'esponente della Rosa nel Pugno Sergio D Elia - ha affermato la deputata forzista - non devono più ripetersi e questo progetto di legge punta a difendere l'onorabilità e la credibilità delle istituzioni”. (Ansa, 15 giugno 2006)

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