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La pena di morte nel 2011: il rapporto di fine anno del Death Penalty Information Center.

È stato pubblicato il 15 dicembre 2011, il tradizionale Rapporto Annuale del Death Penalty Information Center: le esecuzioni diminuiscono, per la prima vota le condanne a morte scendono sotto la soglia di 100, l’Illinois ha abolito la pena di morte, il Governatore dell’Oregon ha dichiarato una moratoria di 3 anni, e in tutto il paese si sono registrate fortissime critiche dopo l’esecuzione di Troy Davis in Georgia. Questi elementi, secondo il DPIC, mostrano il crescente disagio di molti cittadini nei confronti della pena di morte.
È entrata in vigore il 1° luglio 2011 la legge che in Illinois ha abolito la pena di morte, sostituendola con l’ergastolo senza condizionale, e indirizzando parte dei fondi che così si vengono a risparmiare al sostegno alle vittime e alla prevenzione. Una commissione statale aveva misurato il 100 milioni di dollari la cifra “in più” che era stata spesa negli ultimi 7 anni per mantenere in piedi la pena di morte, mentre il deficit di bilancio dello stato diventava uno dei più grandi degli Stati Uniti. Da 12 anni l’Illinois non compiva esecuzioni.
In Georgia il 21 settembre è stato giustiziato Troy Davis, un uomo sul cui caso molti avevano espresso fortissimi e ben motivati dubbi. Davis era accusato di aver ucciso nel 1989 un poliziotto bianco (Mark Allen MacPhail). A favore di Davis si erano schierate personalità importanti, come l’ex presidente Jimmy Carter premio Nobel per la Pace, l’Arcivescovo Desmon Tutu, premio Nobel per la Pace, Papa Benedetto XVI, l’ex Giudice Capo della Corte Suprema della Georgia Norman Fletcher, l’ex Vice Procuratore Generale degli Stati Uniti Larry Thompson, l’ex direttore del FBI William Sessions, la figlia di Martin Luther King, Bernice King, e almeno 40 parlamentari del Congresso degli Stati Uniti. Importanti associazioni come NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), Amnesty International e Innocence Project avevano raccolto quasi un milione di firme contro l’esecuzione di Davis. Da Ginevra era giunto l’appello del Relatore Speciale sulle Esecuzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite, Christof Heyns; del Relatore Speciale sull’Indipendenza dei Giudici e degli Avvocati, Gabriela Knaul, e del Relatore Speciale sulla Tortura delle Nazioni Unite, Juan Méndez. Subito dopo ‘esecuzione un commento a caldo è stato pubblicato dal New York Times: “Si tratta di un grave errore, un errore spaventoso alla luce di ciò che si è appreso negli ultimi anni sul processo”. L’ex presidente Jimmy Carter ha detto: “Se uno dei nostri concittadini può essere giustiziato con dubbi così forti circa la sua colpevolezza, allora il sistema della pena di morte nel nostro paese è ingiusto e superato dal tempo”.
Infine, in Oregon il 22 novembre il governatore John Kitzhaber ha formalizzato una moratoria sulle esecuzioni che durerà per tutta la durata del suo mandato, che scade a gennaio 2015. Il Governatore nel suo comunicato ha detto: “Sono convinto che possiamo trovare una soluzione migliore per garantire sicurezza alla società, per dare supporto alle vittime, e rispettare i valori del nostro stato. Mi rifiuto di fare ancora parte di questo sistema compromesso e iniquo, e non permetterò nessun’altra esecuzione fino a quando sarò in carica”. Nonostante Kitzhaber abbia utilizzato  i suoi poteri straordinari di governatore, con il suo gesto ha rispecchiatole obiezioni di molti su un sistema della pena di morte che, in fin dei conti, in Oregon ha portato a sole 2 esecuzioni in 33 anni, ed in entrambe i casi si trattava di detenuti che insistevano per essere messi a morte.
 
L’uso della pena di morte diminuisce vistosamente.
Le condanne a morte.
Le condanne a morte emesse nel 2011 sono state 78, una diminuzione del 75% rispetto al massimo storico degli ultimi anni, le 315 condanne a morte emesse nel 1996, e in assoluto il numero più basso da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli usa nel 1976. Il Texas, che aveva emesso 48 condanne a morte nel 1999, nel 2011 ne ha emesse solo 8.
La California, che ha il braccio della morte più popoloso, ha emesso 10 condanne a morte nel 2011, contro le 29 del 2010. alcuni stati, come il Maryland, il South Carolina, il Missouri e l’Indiana, nel 2011 non hanno emesso nessuna condanna a morte. Come sempre, quasi tutte le condanne a morte (87%) sono state emesse negli stati del sud-est.
Il numero delle condanne a morte è iniziato a diminuire dopo il 1998. Negli anni ’90 erano circa 300 l’anno, e negli anni successivi il decremento è stato costante. A generare questo graduale cambiamento è stata la pubblicità data dai media a molti casi di persone prima condannate a morte e poi riconosciute innocenti a distanza di anni, e l’introduzione negli ordinamenti della pena “ergastolo senza condizionale”.
 
Esecuzioni
Le esecuzioni sono diminuite nel 2011. Sono state 43, in 13 diversi stati, 3 meno del 2010, ma una diminuzione del 56% rispetto al 1999, quando furono 98. il Texas, che da sempre è lo stato che compie più esecuzioni, aveva avuto 24 esecuzioni nel 2009, 17 nel 2010, e “solo” 13 nel 2011, un calo del 46% in 2 anni. L’Ohio, che recentemente ha registrato un aumento delle esecuzioni, aveva compiuto 8 esecuzioni nel 2010, e ne ha compiute 5 nel 2011, con una diminuzione del 38%. Come sempre, il Sud ha registrato da solo il 74% di tutte le esecuzioni statunitensi.
 
Opinione pubblica e leggi
Il sondaggio che la Gallup fa tutti gli anni sulla pena di morte ha segnato il record da 40 anni a questa parte sia come più basso supporto per la pena di morte, siua come più alta contrarietà. Solo il 61% si è detto favorevole (era l’80% nel 1994), mentre il 35% si è detto contrario (era solo il 16% nel 1994).
In un sondaggio più approfondito della CNN, per i responsabili di omicidio di 1° grado il 50% ha scelto l’ergastolo senza condizionale, e solo il 48% la pena di morte. Questo risultato richiama il risultato simile che era stato registrato dal sondaggio del DPIC condotto nel novembre 2010. In quel sondaggio una netta maggioranza di cittadini (61%) preferiva le altre pene piuttosto che la pena di morte. Il 39% preferiva l’ergastolo senza condizionale con l’obbligo di lavorare e risarcire le vittime, il 13% l’ergastolo senza condizionale, e il 9% l’ergastolo “semplice”.

Un chiaro segno del crescente disagio nei confronti della pena di morte è la diminuzione del numero di stati che la utilizza regolarmente. L’Illinois, il New Mexico e il New Jersey la hanno recentemente abbandonata. Anche dello stato di New York si può dire che ha praticamente abolito la pena di morte, visto che la legge che la regola è stata dichiarata incostituzionale nel 2004, e da allora il Parlamento, volutamente, non si è occupato di emendarla. In termini percentuali, dal 2007 ad oggi si è avuto un declini dell’11% degli stati in cui la pena di morte è in vigore.
In Ohio il Giudice Capo della Corte Suprema ha nominato una commissione di 21 membri per studiare i problemi della pena di morte.
In Pennsylvania, lo stato con il 4° più grande braccio della morte, un giudice della Corte Suprema, ha criticato le Corti d’Appello, dicendo che il lavoro da loro svolto è “spesso segnato da confusione e inconsistenza”, e sollecitando “riforme immediate”.
In California si è formato un comitato di cittadini che sta raccogliendo il mezzo milione di firme necessarie per abolire la pena di morte mediante referendum nel turno elettorale del novembre 2012.
 
Continui problemi con l’iniezione letale.
La mancanza di Sodio Tiopentale, e la difficoltà di importarne dall’estero, ha indotto molti stati a sostituirlo con il Pentobarbital. Le ultime 32 esecuzioni sono state tutte effettuate utilizzando il Pentobarbital. Il Pentobarbital viene prodotto dalla ditta danese Lundbeck, che ha contestato il suo utilizzo nelle camere della morte ed ha preso una serie di misure per evitare che il proprio farmaco in futuro possa ancora giungere alle amministrazioni penitenziarie statunitensi. quando le scorte ancora disponibili presso le amministrazioni penitenziarie si esauriranno, agli stati non rimarrà che elaborare nuovi protocolli utilizzando nuovi farmaci. In California, lo stato con il più grande braccio della morte, non sta effettuando esecuzioni per problemi di protocollo dal gennaio 2006, e verosimilmente, sempre per problemi con il protocollo dell’iniezione letale, non sarà in grado di farne almeno fino al 2013. Anche in Maryland le esecuzioni sono bloccate per problemi simili. Altri stati, come Kentucky, Nebraska, Arkansas e North Carolina, non hanno ancora risolto completamente i loro problemi di protocollo.

Il persistente problema dell’arbitrarietà, 35 anni dopo la sentenza Gregg v. Georgia.
La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la pena di morte nel 1972 con la sentenza Furman v. Georgia perché le condanne a morte erano emesse solo in alcuni casi, in maniera imprevedibile ed arbitraria. 4 anni dopo, con la sentenza Gregg v. Georgia del 1976, la Corte acconsentì che le esecuzioni riprendessero a patto che gli stati adeguassero le loro leggi al fine di ridurre la casualità della pena di morte. Quella sentenza venne emessa con 7 giudici favorevoli e 2 contrari. Da allora, 3 dei 7 giudici favorevoli hanno dichiarato di aver cambiato opinione sul fatto che la pena di morte possa rispettare gli standard della Costituzione. In varie occasioni i giudici Harry Blackmun, Lewis Powell, e John Paul Stevens hanno dichiarato di essersi convinti che la pena di morte sia incostituzionale. Aggiunti ai 2 giudici che già avevano votato contro nel caso Gregg, oggi la pena di morte sarebbe incostituzionale. L’ex giudice della Corte Suprema Stevens, che si è ritirato nel 2010, recentemente ha espresso il suo rammarico per aver convalidato la legge capitale del Texas nel 1976. Precedentemente, nella motivazione della sentenza Baze v. Rees (2008) aveva scritto: “L’emissione di una condanna a morte rappresenta l’inutile e insensata estinzione di una vita con vantaggi solo marginali per la società  e il bene pubblico”. Questa frase era una citazione esatta della sentenza  Furman v. Georgia del 1972.
Per molti versi la situazione della pena di morte oggi è simile a quella che fu dichiarata incostituzionale nel 1972. Ancora oggi infatti sia le condanna a morte che soprattutto le esecuzioni riguardano un numero molto piccolo di casi. Le nuove leggi approvate nel 1976 avrebbero dovuto fornire linee guida sicure per la pubblica accusa, per i giudici e le giurie popolari affinché tutto avvenisse in maniera più razionale. Oggi, la promessa di un sistema equo, sensibile ed efficace si è dimostrata falsa. Mentre cresce la sfiducia nel sistema capitale, la pena di morte è ancora applicata in maniera infrequente, e una serie di fattori arbitrari ancora oggi determina chi vive e chi muore.

Arbitrarietà nelle esecuzioni
Molte delle esecuzioni del 2011 mostrano la persistenza dei problemi nel modo in cui la pena di morte è applicata.
Prima del processo la pubblica accusa offrì a Leroy White un accordo pere una condanna all’ergastolo senza condizionale. L’avvocato però, interpretando male la legge, convinse White che comunque non avrebbe potuto essere condannato per omicidio capitale. La giuria popolare espresse una raccomandazione di ergastolo, ma l’Alabama è uno dei pochi stati in cui il giudice può scavalcare il giudizio della giuria popolare, ed emise una condanna a morte. Uno degli avvocati che seguivano la causa in appello, esperto di diritto societario e che non aveva mia dibattuto un caso in aula, si ritirò dalla causa senza avvisarlo. Più tardi l’avvocato ammise che il mancato preavviso fece sì che White non riuscì a presentare in ricorso nei tempi dovuti, e così la serie dei suoi ricorsi si accorciò, e l’esecuzione fu accelerata. White è stato giustiziato in Alabama a gennaio.
Jerry Jackson da bambino ha subito abusi gravissimi. Gli assistenti sociali hanno descritto i suoi genitori come persone che lo picchiavano “in maniera calcolata e pianificata” in un modo che, uno psicologo ha definito “uguale al terrore e alla tortura”. Un giudice federale, notando quanto poco di questi elementi fosse stato presentato alla giuria popolare, ha detto che il processo era stato una parodia della giustizia che invitava a una condanna a morte. Il giudice ha annullato la condanna a morte ma una corte di grado più l’alto ha annullato l’annullamento. Jackson è stato giustiziato in Virginia ad agosto.
Come visto prima, Troy Davis è stato giustiziato a settembre in Georgia nonostante i diffusissimi dubbi sulla sua colpevolezza nati dal fatto che tutti i testimoni d’accusa tranne uno, forse il vero colpevole, avevano ritrattato le loro deposizioni. Molte persone sono rimaste shoccate dal fatto che non si potesse far nulla per fermare l’esecuzione nonostante il rischio di commettere una palese ingiustizia.
Humberto Leal in Texas e Manuel Valle in Florida sono stati giustiziati nonostante nei loro confronti non fossero state rispettate le garanzie previste dall’articolo 36 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari. La Convenzione è un accordo internazionale che risale al 1963, e che è stato sottoscritto da 166 paesi, compresi gli Stati Uniti. L’art. 36 prevede che quando un cittadino straniero viene arrestato, le autorità locali devono informarlo esplicitamente che ha il diritto che dell’arresto vengano informate le autorità consolari del suo paese, e che ha diritto a ricevere assistenza legale nella propria lingua dal proprio consolato. Importantissime personalità, ed anche alti esponenti del governo avevano chiesto un riesame dei casi perché segnalavano l’opportunità di rispettare gli accodi internazionali in tema di giustizia per evitare che i molti cittadini statunitensi all’estero, soprattutto quelli implicati in operazioni militari, possano essere a loro volta processati senza adeguate garanzie.
Una delle ultime esecuzioni dell’anno è stata in Ohio. Quasi 30 anni dopo il reato è stato giustiziato, a 66 anni, Reginald Brooks, per l’uccisione dei suoi 3 figli dopo che la moglie lo aveva lasciato. I suoi avvocati avevano presentato prove che soffrisse di schizofrenia paranoica, e che fosse malato di mente al momento del crimine, convinto che i suoi colleghi di lavoro stessero tentando di avvelenarlo. Nonostante la pubblica accusa avesse riconosciuto la sua malattia mentale, ha continuato a sostenere che però non fosse abbastanza grave da evitargli l’esecuzione.
In un numero di casi la motivazione che si sente spesso che la pena di morte è necessaria per dare pace ai familiari delle vittime è stata smentita dai familiari stessi. Nei casi di Timothy Adams, Lawrence Brewer e Mark Stroman in Texas, i familiari delle vittime avevano chiesto di fermare l’esecuzione, ma non sono stati ascoltati.

Dichiarazioni importanti
Molti di quelli che hanno analizzato la pena di morte, compresi alti funzionari di polizia, ex fautori della pena di morte e parenti delle vittime, hanno concluso che il sistema penale capitale è fallato. Tra quelli che hanno preso la parola quest’anno ci sono: Il dottor Allen Ault, un funzionario penitenziario andato in pensione, che ha sottolineato le difficoltà degli agenti penitenziari che partecipano alle esecuzioni. “Stai uccidendo qualcuno. E non c’è modo di negarlo, specialmente quando sai che diverse persone sono state riconosciute innocenti dopo l’esecuzione grazie a nuove prove scientifiche, e non sei davvero sicuro che la persona che stai giustiziando stasera, o la prossima settimana, è veramente colpevole. L’altra cosa che tutti noi sappiamo è che molte ricerche indicano che la pena di morte non ha effetto deterrente… sembra così illogico dire alla gente che non vogliamo che uccidano, e che per dimostrarlo, uccidiamo noi”.
Kathryn Gaines, Rita Shoulders, Victoria Cox e Ruth Lowe sono parenti di vittime, ma credono che una condanna a morte per gli assassini dei loro parenti renderebbero ancora più profonde le loro ferite. La Shoulders ha perso la sorella, la Cox e la Lowe un fratello, la Gaines un nipote. Le quattro donne, tutte di colore, appartengono alla parrocchia cattolica di St. Martin de Porres Church di Louisville, in Kentucky, ed hanno registrato un video in cui raccontano le loro esperienze. La Lowe ha detto dell’uomo che ha ucciso suo fratello: “Sto imparando a perdonare. E anche se ne avessi l’occasione, non vorrei che fosse giustiziato. Non darebbe niente a me, non darebbe niente al resto della mia famiglia. Togliergli la vita non avrebbe senso”. La Gaines ha detto: “Non puoi ridare la vita a qualcuno togliendola a qualcun altro. Creerebbe dolore ad un’intera famiglia”.
L’ex governatore di New York Mario Cuomo sta chiedendo al suo stato di abolire definitivamente la pena di morte (vedi sopra) e di sostituirla con l’ergastolo senza condizionale: “C’è una punizione che è molto meglio della pena di morte, una pena che non troverebbe le giurie popolari riluttanti, una che è così minacciosa per un potenziale assassino che potrebbe essere un deterrente efficace, e che non richiede che noi si sia infallibili, lasciandoci la possibilità di correggere possibili errori, e che non ci abbassa al livello degli assassini che vogliamo punire”.
Jeanne Woodford, ex guardiana nel braccio della morte di San Quintino in California ha detto: “La mia esperienza a San Quintino mi ha permesso di vedere la pena di morte da tutti i punti di vista. Avevo un incarico da adempiere, ed ho cercato di farlo in maniera professionale. La pena di morte non è utile a nessuno. Non serve alle vittime. Non serve alla prevenzione. C’è solo l’aspetto punitive. Alla fine una si chiede se una pena così definitive debba essere disponibile in un sistema così imperfetto come il nostro. L’unica garanzia di non giustiziare un innocente è abolire la pena di morte”.
Don Heller, un ex procuratore repubblicano, e titolare della legge che nel 1978 espanse grandemente la pena di morte in California, ora dice: “Non ho mi considerato i costi astronomici della pena di morte: 4 miliardi di dollari ad oggi, e 185 milioni di dollari ogni anno da qui a venire… non ha senso spendere così tanto per un sistema imperfetto”.
Il governatore dell’Oregon John Kitzhaber, comunicando di aver formalizzato una moratoria sulle esecuzioni che durerà per tutta la durata del suo mandato, che scade a gennaio 2015, ha detto: “I cittadini dell’Oregon hanno una fede fondamentale nella correttezza e nella giustizia, in una giustizia certa e veloce. La pena di morte per come è applicata oggi non è né corretta né giusta, e non è né veloce, né certa. Non è per niente applicata in maniera equa. È una perversione della giustizia il fatto che l’indicatore principale di chi verrà o non verrà giustiziato non è né il crimine che ha commesso né il parere della giuria popolare. L’unico fattore oggi in Oregon che determina se uno viene giustiziato o no, è se è lui stesso ad offrirsi volontario per l’esecuzione”.
Gil Garcetti, l’ex procuratore distrettuale di Los Angeles che molte volte ha chiesto la pena di morte, ha detto che in California la pena di morte è disfunzionale, e le risorse spese su di essa dovrebbero essere riallocate su cose più urgenti. “La pena di morte in California non funziona e non può funzionare nel modo che i suoi sostenitori vorrebbero. È anche un tipo di pena incredibilmente costosa, e quei soldi sarebbero spesi molto meglio per tenere i ragazzi a scuola, per tenere professori e tutor nelle scuole e più in generale dedicando ai giovani le risorse necessarie. I soldi delle nostre tasse dovrebbero essere spesi per prevenire i crimini, invece che per inseguire esecuzioni per chi li ha già commessi. Così avremmo meno vittime”. Garcetti ha poi aggiunto che la lunga serie di processi e ricorsi tipica della pena di morte causa un continuo tormento per i parenti e gli amici delle vittime: “chi sopravvive a un crimine può ritenere che una condanna a morte porti sollievo, ma per i più, questo sollievo non c’è stato”.

Conclusioni
“Sono giunto alla conclusione che il sistema con cui imponiamo la pena di morte è intrinsecamente imperfetto. Le prove che mi sono state presentati da ex procuratori e giudici con decenni di esperienza mi hanno convinto che è impossibile elaborare un sistema che sia coerente, che sia esente da discriminazioni sulla base di razza, o di circostanze geografiche o economiche, e che abbia sempre ragione”. (Dalla dichiarazione del Governatore Pat Quinn del 9 marzo 2011, all’atto di firmare la ratifica dell’abolizione della pena di morte in Illinois).
Nel 2011 l’uso della pena di morte ha continuato a diminuire. Anche quando le esecuzioni sono avvenute, come nel caso di Troy Davis in Georgia e di Humberto Leal in Texas, si sono registrate polemiche e dissensi anche ad alto livello. In diversi casi importanti, leader internazionali sono intervenuti per chiedere sospensioni o commutazioni.
Le condanne a morte hanno segnato il numero più basso dal 1976 ad oggi. Mai prima erano scese sotto 100, e nel 2011 questo limite è stato superato abbondantemente, fermandosi a 78. Le esecuzioni sono diminuite del 7% rispetto al 2010. 4 stati negli ultimi 4 anni hanno abbandonato al pena di morte: Illinois, New Mexico, New Jersey, and New York. Ora la pena di morte è in vigore in soli 16 stati. In Oregon il governatore ha dichiarato una moratoria che durerà almeno 3 anni. Il favore popolare nei confronti della pena di morte è al suo livello più basso da 40 anni ad oggi. Molte delle personalità che oggi contrastano la pena di morte, in passato la difendevano. A cambiare opinione sono state anche persone che hanno scritto o ratificato leggi, o persone che hanno compiuto esecuzioni. La molteplicità dei problemi associati alla pena di morte sta gradualmente convincendo gli Americani che non può più essere sostenuta.

(Fonti: DPIC, 15/12/2011)

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