PREFAZIONE DI MARYAM RAJAVI

Maryam Rajavi con Marco Pannella ed Elisabetta Zamparutti, nella sede del Partito Radicale, Roma ottobre 2008

12 Novembre 2018 :

Il diritto alla vita è il Diritto principale a disposizione di ogni essere umano e quindi violarlo è il più grande dei crimini. Nel Corano è scritto che uccidere una persona è uccidere tutti gli uomini; una logica riportata in altri Libri e nei pensieri di molti filosofi. 

La mia patria, l’Iran, da un secolo è luogo delle più orrende impiccagioni, politiche e non, da parte di due dittature; la dittatura monarchica prima e quella teocratica dopo. Dagli anni ’80 del secolo scorso in Iran sono state impiccate 120.000 persone, tra cui migliaia di ragazze e donne ed anche ragazze di tredici anni, donne incinte, anziane. Io personalmente, oltre alla mia esperienza politica, ho sperimentato questa tragedia sulla mia pelle: una mia sorella è stata assassinata all’inizio degli anni 70 dallo sciah e un’altra, incinta e insieme a suo marito, dai mullà nel 1982. L’oppressione del regime iraniano non si limita all’impiccagione delle donne, le numerose discriminazioni, le pene disumane, fino allo sfregio con l’acido sui loro volti con “l’accusa di essere mal velate”, hanno reso la vita un autentico inferno per decinie di milioni di donne.

 Trent’anni fa proprio in questo periodo, nell’estate del 1988, 30.000 prigionieri politici sono stati impiccati in seguito ad una fatwa di Khomeini. Questa fatwa condannava al patibolo chi non era disposto a ripudiare i Mojahedin del popolo. La maggior parte degli impiccati erano stati condannati a qualche anno di prigione dallo stesso sistema giudiziario del regime e scontavano in carcere gli anni della condanna e molti avevano persino già scontato la loro pena. Le impiccagioni dell’estate del 1988 sono state senz’altro un crimine contro l’umanità ed un genocidio. Con questo eccidio il regime dei mullà pensava di liberarsi una volta per sempre della sua opposizione organizzata.

Il regime iraniano non uccise soltanto nelle carceri, ma ritenne indispensabile per la propria sopravvivenza farlo anche all’estero contro i suoi dissidenti. In questi anni molti dissidenti del regime iraniano sono stati assassinati a Roma, Parigi, Berlino, Vienna, Istanbul e in Iraq. Recentemente sono stati neutralizzati all’ultimo momento due piani terroristici del regime dei mullà: uno nel mese di marzo in Albania, l’altro in Francia, a giugno, con l’intenzione entrambi di fare strage di dissidenti.

Il 1° settembre del 2013 al campo Ashraf in Iraq 52 membri dei Mojahedin del popolo, con le mani legate dietro le spalle, sono stati assassinati dai sicari del regime iraniano.

Non è solo la popolazione iraniana assoggettata a questo massacro quotidiano; migliaia  di prigionieri politici in Iraq e in Siria e centinaia di migliaia dei cittadini, tra cui donne e minorenni innocenti, sono stati impiccati, assassinati e decimati in questi paesi da pare del regime iraniano. Il centro della perpetua violazione dei Diritti Umani e del Diritto alla vita e delle spietate impiccagioni è l’Iran. Perciò per combattere contro la pena di morte ci si deve concentrare contro il regime iraniano vero ispiratore delle esecuzioni capitali e del terrorismo.

La Resistenza Iraniana, io personalmente abbiamo detto più volte e ribadito che vogliamo un Iran dove ci sia il pieno rispetto del Diritto alla vita e l’abolizione della pena di morte e della tortura. In questa situazione gli sforzi di Nessuno Tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte sono davvero importanti e rimarranno per sempre nella memoria storica dell’umanità.  

Maryam  Rajavi
Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza iranana