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Dei 50 stati degli USA, sono 38 quelli che prevedono la pena di morte nei loro ordinamenti
1 gennaio 2009: Dei 50 stati degli USA, sono 38 quelli che prevedono la pena di morte nei loro ordinamenti. Inoltre altre due legislazioni prevedono la condanna a morte, quella militare e la giustizia “federale”, ossia quella che riguarda i reati considerati così gravi o commessi in luoghi o circostanze particolari da venir sottratti alla giustizia dei singoli stati e affidati, appunto, alla “giustizia federale”.
I reati “federali” che prevedono la pena di morte sono 42. Sono reati federali, ad esempio, gli omicidi di membri della Cia, del Fbi, della Dea (Antidroga), di agenti delle altre agenzie federali anticrimine, gli omicidi compiuti all’interno di parchi nazionali, o sulle principali autostrade. Sono reati federali anche l’altro tradimento e lo spionaggio. Dei 38 stati che hanno ancora in vigore la pena di morte, però, 4 (Kansas, New Hampshire, New Jersey e New York) non hanno giustiziato nessuno dal 1976 ad oggi. Anche la giustizia militare non ha giustiziato nessuno dal 1976 ad oggi.
I 12 stati che non hanno la pena di morte sono: Alaska, Hawaii, Iowa, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, North Dakota, Rhode Island, Vermont, West Virginia, Wisconsin. A loro devono aggiungersi Washington DC. ossia la città di Washington che costituisce un distretto federale autonomo, e Puerto Rico, un protettorato.
Alcuni stati hanno leggi che consentono la massima punizione per reati non mortali, tra cui tradimento, spionaggio, sequestro di persona, dirottamento, narcotraffico. Il rapimento aggravato è reato capitale nell'Idaho, Kentucky e South Dakota. La California consente la pena di morte per sabotaggio di treni, alto tradimento e per la falsa testimonianza che abbia condotto a un’esecuzione.
Una legge della Louisiana entrata in vigore nel 1995 consente la condanna a morte per lo stupro di un bambino di età inferiore ai 12 anni, anche se non seguito dalla morte della vittima.
La Florida e il Montana hanno leggi che prevedono la pena capitale per gli stupratori, qualunque sia l’età della vittima. La Corte Suprema della Florida ha tuttavia stabilito l’incostituzionalità della legge dello stato.
L’ultima esecuzione negli USA per uno stupro non seguito dalla morte della vittima risale al 1964, e nessuno è stato giustiziato per crimini diversi dall’omicidio da quando la Corte Suprema USA ha riammesso la pena di morte nel 1976.
La procedura penale statunitense divide un processo per omicidio (o per qualsiasi altro reato capitale) in due fasi distinte. Nella prima fase (la sentenza) una giuria popolare decide se l'imputato è innocente o colpevole. Durante la seconda fase (la pena) la stessa giuria, un giudice, oppure una corte formata da 3 giudici (a seconda degli stati) valuta le circostanze aggravanti e attenuanti e decide la pena. Anche gli appelli sono divisi in due fasi: quelli su innocenza o colpevolezza e quelli sull'entità della pena.
L'ordinamento di tutti gli stati prevede il cosiddetto "ergastolo senza condizionale". L’ergastolo senza condizionale, ossia senza la possibilità che il detenuto possa mai essere scarcerato per “buona condotta”, nemmeno dopo moltissimi anni, pur costituendo una pena molto dura, e per certi versi altrettanto dura della pena di morte, è però vista con favore da molti “garantisti”, non per la pena in sé, ma perché rende più difficile per la pubblica accusa ottenere condanne a morte facendo leva sul timore che il criminale, un giorno, possa tornare libero e commettere altri omicidi.
La procedura penale statunitense è stata profondamente riformata in senso garantista da una serie di sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti negli ultimi anni.
Il 9 gennaio 2002, la Corte Suprema ha ribadito che quando una giuria popolare viene chiamata a scegliere tra condanna a morte ed ergastolo deve ricevere adeguate informazioni sull’eventualità o meno che il condannato possa mai uscire in libertà condizionale. La corte decideva il caso di William Kelly, condannato a morte nel 1996 in South Carolina.
Con la sentenza pronunciata il 20 giugno 2002 nel caso Atkins vs Virginia, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l’esecuzione di condannati a morte minorati mentali è una pena crudele e inusuale e per questo è incostituzionale. Nel decidere questo i giudici hanno preso atto del fatto che il consenso nazionale contro questa realtà della pena di morte è andato crescendo dal 1989 in poi. Da allora tutti gli stati stanno adeguando la legislazione.
Il 24 giugno 2002 è intervenuta anche un’altra importante sentenza della Corte Suprema che ha ristretto il ricorso alla pena di morte. Nel caso Ring vs Arizona i giudici della Corte hanno stabilito l’incostituzionalità delle norme che attribuiscono a un giudice monocratico o una giuria di giudici, anziché a una giuria popolare, la valutazione delle circostanze aggravanti e attenuanti e la decisione della pena nei casi capitali. La sentenza incide nella seconda fase del procedimento penale americano, quella che attiene alla pena. Mentre gli stati del Montana e dell’Indiana avevano modificato in questo senso la normativa interna prima della pronuncia della Corte Suprema, altri stati come Delaware, Colorado, Idaho, Nevada, Nebraska e Arizona si sono adeguati successivamente.
Solo in Alabama e in Florida sono ancora i giudici monocratici che possono modificare le raccomandazioni delle giurie nei casi capitali.
La sentenza Ring v. Arizona aveva imposto la modifica delle leggi degli stati, ma non aveva chiarito se essa dovesse applicarsi retroattivamente ai detenuti già condannati a morte. Due anni dopo, con la sentenza Schriro v. Summerlin del 24 giugno 2004, la Corte Suprema ha stabilito 5 contro 4 che la sua decisione del 2002 cambiava una regola di procedura e quindi non andava applicata retroattivamente. La Corte discuteva il caso di un detenuto dell’Arizona, Warren Wesley Summerlin, che era stato condannato a morte 20 anni prima da un giudice che poi aveva perso il suo lavoro per problemi di droga.
Nel 2003 la Corte Suprema ha continuato a procedere in senso più garantista e, con il caso Wiggins v. Smith, ha chiesto lo svolgimento di più approfondite ricerche di circostanze attenuanti nei casi capitali. Una linea che è stata confermata anche in sede legislativa, con l’approvazione da parte del Congresso nel 2004 dell’”Innocence Protection Act”, poi ratificato, che prevede ulteriori tutele per evitare condanne di innocenti e maggiori risorse per gli imputati di reati capitali.
Il 1° marzo 2005, nel caso Roper v. Simmons, la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale la pena di morte nei confronti di persone condannate per crimini commessi quando avevano meno di 18 anni. Una sentenza di portata storica, segno inequivocabile di un ripensamento sulla pena capitale in corso all'interno del massimo organo giudiziario americano.
L’ultima esecuzione di un minore era avvenuta nel 2003, in Oklahoma, il che aveva portato a 22 il numero dei minori di 18 anni al momento del reato giustiziati negli Stati Uniti dal 1976. L’abolizione della pena capitale nei loro confronti ha avuto un effetto immediato per circa 75 detenuti nei bracci della morte degli Stati Uniti, il gruppo più consistente dei quali era in Texas. Un altro fronte garantista si è aperto però con la decisione presa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 12 giugno 2006 quando ha riconosciuto ai condannati a morte il diritto di presentare appelli sulla legittimità dell'iniezione letale. La decisione della Corte riguarda il caso di Clarence Hill, 47 anni, condannato a morte nel 1983 in Florida per l'uccisione di un poliziotto durante una rapina in banca.
L’esecuzione di Hill fu bloccata lo scorso gennaio dalla Corte Suprema quando il condannato aveva già gli aghi inseriti nelle vene. La sentenza era attesa negli Usa, nell'ambito del dibattito sulle iniezioni, che da più parti sono state giudicate un metodo ''crudele ed inusuale'' di amministrare la giustizia e per questo incostituzionali.
La vera battaglia sulla pena di morte si sta giocando a livello di legislature statali, dove si è continuato a discutere di moratoria delle esecuzioni capitali o abolizione della pena di morte.
Hanno contribuito a riaprire la discussione sulla pena di morte le modalità con cui essa viene applicata, i pregiudizi razziali e di classe, ma soprattutto le continue scoperte di errori giudiziari.
L’11 maggio 2007, Curtis Edward McCarty è stato liberato dal braccio della morte dell’Oklahoma, nel quale ha trascorso 21 anni. Il suo è il 124° caso di esonero dal braccio della morte dal 1973, ed il primo nel 2007.
Nel 2006 e nel 2007 i dubbi che maggiormente hanno attraversato magistrati e politici sono legati alle modalità con cui viene eseguita l’iniezione letale. Dubbi che a tutt’oggi hanno portato ad una sospensione delle esecuzioni in California, Delaware, Florida, Maryland, Missouri e North Carolina.
In Illinois, per il settimo anno consecutivo, è stata rispettata la moratoria delle esecuzioni.
Il 12 gennaio 2006, il New Jersey, è divenuto il primo stato ad aver introdotto per legge una moratoria delle esecuzioni capitali, quando il Governatore Richard Codey, ha firmato la legge che oltre ad introdurre una moratoria fino al 15 gennaio 2007 e istituisce una commissione di studio che dovrà presentare le proprie conclusioni entro novembre 2006. Composta da 13 membri, la commissione valuterà se nell’applicazione della pena capitale esistano pregiudizi di natura razziale o legati alle diverse aree geografiche. Valuterà inoltre se la pena di morte rappresenti un deterrente e se esista una significativa differenza tra i costi legati alla pena capitale rispetto a quelli dell’ergastolo senza condizionale.
Nello stato di New York, dove la corte d’appello nel 2004 aveva dichiarato incostituzionali alcuni aspetti della legge capitale, la politica ha anche per quest’anno, volutamente, rinviato un adeguamento della legge, lasciando così in vigore una moratoria seppure non dichiarata.
Dal 21 febbraio 2006 in California sono sospese tutte le esecuzioni perché un giudice ha chiesto che vengano rivisti i protocolli dell’iniezione letale. Tra udienze e rinvii, la sospensione è durata tutto il 2006 e si prevede durerà anche tutto il 2007 e probabilmente anche i primi mesi del 2008.
Il 25 gennaio 2007, il North Carolina ha bloccato tutte le esecuzioni su ordine di un giudice, anche qui per problemi relativi alla iniezione letale.
Il 12 febbraio 2007, la Camera dei Rappresentanti del New Mexico ha approvato un disegno di legge che abolisce la pena di morte, prevedendo la sua sostituzione con l’ergastolo senza condizionale.
Il 21 febbraio 2007, il Governatore del Maryland Martin O’Malley ha sostenuto in parlamento la necessità di eliminare la pena di morte, da sostituire con l’ergastolo senza condizionale.
In controtendenza il Sud Dakota che l’11 luglio 2007, dopo 60 anni, ha effettuato la prima esecuzione di un detenuto che non aveva chiesto la grazia e aveva dichiarato di voler morire.
L’ 8 marzo 2006, in Alabama, per il secondo anno di seguito la Commissione Giustizia del Senato ha approvato, 5 a 3, un disegno di legge proposto dal democratico Hank Sanders per l’istituzione di una moratoria di 3 anni mentre ed il miglioramento delle procedure penali per garantire che vengano eliminati i rischi di discriminazione in base alla razza sia della vittima che dell’imputato.
Il 3 settembre 2004, in California, il Senato ha approvato 23 a 12 una risoluzione per l'istituzione di una commissione di studio che dovrà fornire al Parlamento, entro il 31 dicembre 2007, una relazione sui motivi che hanno portato diversi cittadini a essere condannati ingiustamente, anche a morte, e a fornire suggerimenti sulle correzioni da apportare alle leggi
Il 19 gennaio 2006, la Camera ha invece deciso di non procedere nell’esame di una proposta di legge del democratico Paul Koretz volta ad introdurre una moratoria per il periodo di lavoro della Commissione.
Il 30 agosto 2005, la Camera del North Carolina ha approvato 96 a 14 una proposta di legge per l'istituzione di una commissione di studio della pena di morte che dovrà fornire al Parlamento, entro la metà del 2008, una relazione sull’adeguatezza dell’assistenza legale fornita agli imputati di reati capitali e la possibile esistenza di discriminazioni razziali. La legge era in attesa dell’esame del Senato.
Nel 2006, l’uso della pena di morte negli Stati Uniti è continuato a diminuire. Il numero di esecuzioni è stato il più basso degli ultimi dieci anni: 53, quasi la metà rispetto al numero record di 98, registrate nel 1999.
Il sud degli Stati Uniti ha compiuto l’83% delle esecuzioni del 2006. Come al solito, il Texas da solo è stato responsabile di quasi la metà delle esecuzioni nazionali, 24. Anche il numero di condanne a morte è diminuito: 112 nel 2006, contro le 128 del 2005 e le 138 del 2004.
Il numero complessivo di detenuti nei bracci della morte nel 2006 (3.344) è leggermente aumentato rispetto al 2005 (3.254). L’aumento si spiega con il venir meno degli effetti delle sentenze garantiste del 2002 e del 2005 della Corte Suprema contro le esecuzioni, rispettivamente, di minorati mentali e di minorenni. Inoltre, per la prima volta un sondaggio Gallup a livello nazionale ha segnalato che la condanna all’ergastolo senza condizionale ha superato, come preferenze, la condanna a morte.
Un successivo sondaggio del Death Penalty Information Center, reso noto il 9 giugno 2007, ha rivelato inoltre che il 58% degli americani è favorevole ad una moratoria.
Il 18 dicembre 2008 gli Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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