KENIA. CONDANNATI A MORTE CHIEDONO LA GRAZIA
i condannati a morte del carcere di Kamiti hanno presentato domanda di grazia al Governo del Presidente Mwai Kibaki.
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i condannati a morte del carcere di Kamiti hanno presentato domanda di grazia al Governo del Presidente Mwai Kibaki.
La richiesta giunge all’indomani della presentazione, da parte del vice-presidente Moody Awori, di un piano per dimezzare nel Paese il numero dei detenuti , considerato il sovraffollamento delle prigioni.
E’ compreso tra 45.000 e 50.000 il numero delle persone rinchiuse nelle prigioni keniane.
Nel carcere di Kamiti, la cella chiamata “Condemned A” è stata costruita per ospitare 50 prigionieri; in realtà i detenuti sono 102, in maggioranza condannati a morte in via definitiva.
Sebbene il piano prenda in considerazione i condannati per reati minori, quelli cioè che stanno scontando pene detentive fino a tre anni, i condannati a morte della “Condemned A” chiedono di poter dimostrare il proprio cambiamento. “Solo chi è stato nel braccio della morte può realmente dire di essere cambiato”, ha detto Francis Ferdinand wa Kamwere, presentatosi come portavoce dei detenuti.
La richiesta giunge all’indomani della presentazione, da parte del vice-presidente Moody Awori, di un piano per dimezzare nel Paese il numero dei detenuti , considerato il sovraffollamento delle prigioni.
E’ compreso tra 45.000 e 50.000 il numero delle persone rinchiuse nelle prigioni keniane.
Nel carcere di Kamiti, la cella chiamata “Condemned A” è stata costruita per ospitare 50 prigionieri; in realtà i detenuti sono 102, in maggioranza condannati a morte in via definitiva.
Sebbene il piano prenda in considerazione i condannati per reati minori, quelli cioè che stanno scontando pene detentive fino a tre anni, i condannati a morte della “Condemned A” chiedono di poter dimostrare il proprio cambiamento. “Solo chi è stato nel braccio della morte può realmente dire di essere cambiato”, ha detto Francis Ferdinand wa Kamwere, presentatosi come portavoce dei detenuti.
— FONTI
- (Fonti: The Nation via All Africa, 23/02/2005)
