BANGLADESH: LEADER PARTITO ISLAMICO CONDANNATO ALL’IMPICCAGIONE PER GENOCIDIO
un tribunale del Bangladesh ha condannato a morte un membro di alto livello del maggiore
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un tribunale del Bangladesh ha condannato a morte un membro di alto livello del maggiore partito islamico del Paese per diversi crimini, incluso il genocidio, risalenti alla guerra del 1971 per l'indipendenza dal Pakistan.
Mohammad Kamaruzzaman, 61 enne segretario generale del partito di opposizione Jamaat-e-Islami, è la quarta persona (e il terzo importante uomo politico) giudicato colpevole dal Tribunale per i Crimini Internazionali.
Il tribunale presieduto dal giudice Obaidul Hassan ha giudicato Kamaruzzaman colpevole di genocidio, tortura, rapimenti e crimini contro l'umanità, compresa la strage avvenuta in un sito che da allora è noto come il "Villaggio delle vedove", ha riportato un corrispondente della AFP.
"E’ stato condannato a morte per impiccagione per crimini come genocidio e omicidio. Ci sentiamo sollevati", ha detto alla AFP il procuratore generale Mahbubey Alam.
Secondo i procuratori Kamaruzzaman era un "capo organizzatore " della famigerata Al Badr, una milizia filo-pakistana accusata di aver ucciso migliaia di persone nei nove mesi di guerra che portarono l’allora Pakistan Orientale a dividersi da Islamabad. L'accusa di genocidio contro Kamaruzzaman deriva dal massacro di almeno 120 inermi contadini del Bangladesh nel remoto villaggio settentrionale di Sohagpur.
Tre delle vedove hanno testimoniato contro Kamaruzzaman durante il processo in cui l'accusa ha spiegato minuziosamente come l’uomo abbia guidato le truppe governative pakistane fino al villaggio.
Gli avvocati difensori hanno respinto le accuse come infondate, affermando che la possibilità di dimostrare l’innocenza del loro cliente è stata gravemente ridotta poiché il tribunale ha permesso solo cinque testimoni a sostegno di Kamaruzzaman.
A differenza di altri tribunali per crimini di guerra in tutto il mondo, il tribunale del Bangladesh non è riconosciuto dalle Nazioni Unite, inoltre l’organizzazione Human Rights Watch ha definito le sue procedure al di sotto degli standard giudiziari internazionali.
Mohammad Kamaruzzaman, 61 enne segretario generale del partito di opposizione Jamaat-e-Islami, è la quarta persona (e il terzo importante uomo politico) giudicato colpevole dal Tribunale per i Crimini Internazionali.
Il tribunale presieduto dal giudice Obaidul Hassan ha giudicato Kamaruzzaman colpevole di genocidio, tortura, rapimenti e crimini contro l'umanità, compresa la strage avvenuta in un sito che da allora è noto come il "Villaggio delle vedove", ha riportato un corrispondente della AFP.
"E’ stato condannato a morte per impiccagione per crimini come genocidio e omicidio. Ci sentiamo sollevati", ha detto alla AFP il procuratore generale Mahbubey Alam.
Secondo i procuratori Kamaruzzaman era un "capo organizzatore " della famigerata Al Badr, una milizia filo-pakistana accusata di aver ucciso migliaia di persone nei nove mesi di guerra che portarono l’allora Pakistan Orientale a dividersi da Islamabad. L'accusa di genocidio contro Kamaruzzaman deriva dal massacro di almeno 120 inermi contadini del Bangladesh nel remoto villaggio settentrionale di Sohagpur.
Tre delle vedove hanno testimoniato contro Kamaruzzaman durante il processo in cui l'accusa ha spiegato minuziosamente come l’uomo abbia guidato le truppe governative pakistane fino al villaggio.
Gli avvocati difensori hanno respinto le accuse come infondate, affermando che la possibilità di dimostrare l’innocenza del loro cliente è stata gravemente ridotta poiché il tribunale ha permesso solo cinque testimoni a sostegno di Kamaruzzaman.
A differenza di altri tribunali per crimini di guerra in tutto il mondo, il tribunale del Bangladesh non è riconosciuto dalle Nazioni Unite, inoltre l’organizzazione Human Rights Watch ha definito le sue procedure al di sotto degli standard giudiziari internazionali.
— FONTI
- (Fonti: AFP, 09/05/2013)
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