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Interrogazione scritta relativa ai centri di detenzione in Libia finanziati dal Governo italiano



INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA


Al ministro degli Esteri
Al ministro degli Interni
 
Per sapere, premesso che-
 
da informazioni riportate nell’articolo di Giovanni Maria Bellu del 29.09.08 sul quotidiano “l’Unità”, che riprende le denunce contenute in un documentario, si fa presente l’esistenza, a Kufra in Libia, di un centro istituito con soldi italiani che “accoglie” gli immigrati che approdano in territorio libico;
 
secondo quanto scritto risulterebbe che gli immigrati siano stipati in cinque piccole stanze, tre solo per uomini, le altre due esclusivamente per donne, le condizioni della permanenza sarebbero caratterizzate da torture e stupri, soprattutto nei confronti delle donne; parrebbe inoltre che la polizia libica venda regolarmente gli immigrati ai trafficanti di esseri umani;
 
le testimonianze di una ragazza eritrea che ha “soggiornato” nel “centro di detenzione” di Kufra, riportano che alla fine del 2005, alcuni italiani, presumibilmente diplomatici, si sono recati a visitare il centro; dopo aver ricevuto rassicurazioni sulle condizioni di vita in loco da parte di un solo detenuto, hanno lasciato il campo senza ulteriori accertamenti; 
 
analoghe informazioni si hanno in relazione ad altri centri che si trovano sempre in Libia; in questo caso gli abusi sono stati confermati dal Prefetto Mario Mori, ex direttore del SISDE, che nel 2005 durante una audizione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ha dichiarato come in Libia «i clandestini vengono accalappiati come cani, messi su furgoncini pick-up e liberati in centri di accoglienza dove i sorveglianti per entrare devono mettere i fazzoletti intorno alla bocca per gli odori nauseabondi…»;
 
Mori ha parlato anche del centro di accoglienza finanziato dagli italiani in Libia, nella località di Seba, al confine con il deserto, uno di quei centri di detenzione dove venivano trasferiti anche i clandestini respinti dai centri di permanenza temporanea italiani. «Il centro – dichiarava Mori – prevede di ospitare cento persone ma ce ne sono 650, una ammassata sull’altra senza il rispetto di alcuna norma igienica e in condizioni terribili». Mori aveva effettuato una visita nel Centro di Seba intorno alla metà di gennaio del 2005, cinque giorni prima dell’incontro del ministro Giuseppe Pisanu con il colonnello Gheddafi;
 
la legge n. 271 del 2004 attribuisce al Ministero dell’Interno la possibilità di finanziare la realizzazione, in paesi terzi, di “strutture utili ai fini del contrasto dei flussi irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano”;
 
sempre secondo notizie stampa, il 30 agosto scorso il Presidente del Consiglio ha firmato a Bengasi un trattato di amicizia e cooperazione con la Libia e che detto documento ancora non è stato reso noto alle competenti commissioni parlamentari.
 
se i Ministri degli Interni ed Esteri siano a conoscenza dei fatti denunciati su l’Unità;
 
quali misure il Governo italiano intenda adottare per verificare le circostanze dei gravissimi fatti descritti dall’articolo e già denunciati dal Prefetto Mori;
 
quali e quanti siano in totale e in quali località si trovino i “centri di detenzione” finanziati con contributi italiani e quali interventi i Ministri intendano intraprendere per monitorare la situazione di tali centri in territorio libico;
 
quali iniziative i Ministri intendano prendere per far si che i finanziamenti elargiti in base alle previsioni della legge n. 271 siano conformi al rispetto dei diritti dei migranti, alla Convenzione di Ginevra e agli standard minimi internazionali previsti per la detenzione;
 
se, e in che termini, le questioni relative ai flussi migratori o i “centri di detenzione” rientrino nel trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia firmato dal Presidente Berlusconi alla fine d’agosto.
 
Marco Perduca, Donatella Poretti, Alberto Maritati

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