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Interpellanza dei parlamentari radicali relativo al trattato di “amicizia, partenariato e cooperazione” tra Italia e Libia


INTERPELLANZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AL MINISTRO DEGLI ESTERI
 
Per sapere, premesso che,
 
- Il 30 agosto scorso il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Colonnello Muhammar Gheddafi hanno firmato nella città di Bengasi in Libia un Trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione» tra Italia e Libia;
 
- Ad oggi, 16 settembre, al Parlamento oltre che all’opinione pubblica non è dato conoscere le linee generali e tantomeno i termini precisi di detto trattato né meglio comprendere quali saranno i tempi e i passaggi istituzionali per la necessaria ratifica del documento da parte dei due rami del Parlamento, l’intera vicenda restando avvolta da un incomprensibile alone di mistero;
 
- Secondo quanto riportato da varie agenzie di stampa e dal sito www.governo.it, al centro del trattato vi dovrebbero essere la corresponsione, sotto forma di investimenti in progetti infrastrutturali in Libia, di una cifra di 5 (cinque) miliardi di dollari, per un periodo di 25 (venticinque) o 20 (venti) anni come compensazione per i «danni inflitti alla Libia da parte dell’Italia durante il periodo coloniale» (corriere.it, 30 agosto 2008) per i quali, ha anche detto il Presidente del Consiglio, «A nome del popolo italiano, come capo del governo, mi sento in dovere di porgere le scuse» (corriere.it, 30 agosto 2008);
 
- La rilevanza economica di tale indennizzo, che impegnerebbe non solo l’attuale Governo ma anche quelli a venire, ed il “precedente” che ciò costituisce rispetto a situazioni analoghe della storia coloniale che coinvolge paesi della Unione Europea, rendono ancora più incomprensibile la mancata informazione al Parlamento e all’opinione pubblica dei termini del trattato;
 
- Secondo quanto sottolineato dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ai microfoni del Tg3, grazie all’accordo, tra le altre cose in Italia «avremo meno clandestini e maggiori quantità di gas e petrolio libico, che è della migliore qualità» (Adnkronos, 30 agosto 2008);
 
- Esiste un noto e annoso contenzioso nei confronti della Libia relativo tanto alle famiglie degli esuli cacciati a seguito della “rivoluzione” di Gheddafi - celebrata a Bengasi con la firma del Trattato - quanto a centinaia di imprese che negli anni Ottanta sono state espulse nottetempo da quel paese, contenzioso che, sempre stando a quanto riferito da fonti stampa, non rientra nel documento firmato a Bengasi il 30 agosto scorso;
 
- A seguito di dichiarazioni rilasciate a due giorni dalla firma del Trattato dal Colonnello Gheddafi, riportate dall’agenzia di stampa libica Jana, relative a un articolo dello stesso che prevedrebbe che «l’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia», il Governo italiano in una nota diffusa da Palazzo Chigi ha precisato che «l’accordo fa, come è ovvio, salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale» (governo.it, 2 settembre 2008), mentre il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, in una dichiarazione ripresa dal Corriere della Sera, da un lato, ha confermato che l’accordo con la Libia «prevede un reciproco impegno a non esercitare azioni di aggressione, cosa che l’Italia esclude categoricamente di poter fare» e, dall’altro, ha affermato che «Questo è un trattato bilaterale e… Non si può rimettere in discussione tutti i trattati internazionali degli ultimi vent’anni» e che l’Italia ha «specificato con grande chiarezza che ci sono trattati internazionali che sono multilaterali, che restano ovviamente» (corriere.it, 3 settembre 2008).
 
- Dal canto suo, l’ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur ha detto che «nessuno ha mai voluto cancellare i trattati internazionali» antecedenti l’accordo tra Italia e Libia, ma che Tripoli vuole «la garanzia» che non si ripeta quanto «successo in precedenza, quando è stata usata una base militare americana nel territorio italiano nell’aggressione del 1986». «Volevamo stare tranquilli che l’Italia non permetterà l’uso di queste basi» ha aggiunto l’ambasciatore (corriere.it, 3 settembre 2008).
 
- L’art. 8 del Trattato Nord-Atlantico del 1949, tra l’altro, prevede che ogni Stato parte “si impegna a non sottoscrivere nessun altro impegno internazionale che sia in conflitto con questo Trattato.”
 
- E’ nota la natura non-democratica, autoritaria e liberticida del regime libico, che si è sempre caratterizzato per una sistematica repressione di ogni forma di dissenso politico, per la pratica della tortura, per il ricorso alla pena di morte prevista per molti reati (tra cui attività non violente come quelle relative alla libertà di espressione e di associazione e altri “reati politici” ed economici) e obbligatoria per gli appartenenti a gruppi che si oppongono ai principi della rivoluzione del 1969, con almeno 9 esecuzioni effettuate nel 2007 e altre 6 nei primi due mesi del 2008; un regime caratterizzatosi tra l’altro per l’uso cinico, e destabilizzante il nostro Paese, del dramma dei clandestini che partono dalle coste libiche, oltre che per attacchi diretti alle nostre rappresentanze diplomatiche il Libia come quelli avvenuti in occasione dell’iniziativa dell’allora ministro Calderoli in sostegno della libertà di critica della religione musulmana.
 
- E’ nota altresì la consuetudine del regime di Gheddafi a intavolare “trattative” ricattatorie nei confronti di altri Stati, la più recente e nota delle quali è sicuramente quella che ha coinvolto le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese condannati a morte in Libia con la falsa accusa di aver infettato col virus HIV 426 bambini del Centro ospedaliero di Bengasi, vicenda che si è risolta positivamente solo dopo un lungo contenzioso che ha visto tra l’altro la Commissione UE stanziare due milioni di euro per un piano di assistenza al Centro ospedaliero di Bendasi e altri “donatori” pagare un indennizzo pari a circa un milione di dollari per vittima.
 
Se non ritiene di dover rendere con la massima urgenza al Parlamento e all’opinione pubblica informazione piena ed esaustiva dei termini del Trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione» tra Italia e Libia che riguarda interessi e impegni, anche futuri, così rilevanti per il nostro Paese, al fine anche di poterlo confrontare con una serie di informazioni acquisite relativamente alla situazione politica generale e, in particolare, dei diritti umani del regime libico eletto interlocutore politico ed economico del Governo italiano.
 
Se i partner dell’Unione europea e i paesi alleati nel patto atlantico siano stati informati dell’iniziativa bilaterale e degli effettivi contenuti dell’accordo, in particolare degli impegni circa le basi Nato, che non poche implicazioni avrebbero nel sistema di alleanze e vincoli internazionali del nostro Paese.
 
Cosa intende fare nei confronti degli eredi della ex collettività italiana di Tripoli che si sono detti «increduli e sdegnati» per l’accordo raggiunto tra Italia e Libia e che si battono da 38 anni per ottenere una legge, sempre rinviata «per mancanza di fondi», che chiuda il contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi agli italiani, oltre che nei confronti delle imprese italiane in Libia che negli anni Ottanta sono state improvvisamente espulse da Gheddafi.
 
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