17 Aprile 2026 :
16/04/2026 - IRAN. Confessioni teletrasmesse
Sin dalla sua fondazione nel 1979, la Repubblica Islamica ha utilizzato le confessioni televisive come strumento di propaganda volto a instillare paura e a giustificare le pesanti condanne inflitte ai propri oppositori politici e attivisti. Tali confessioni vengono estorte mediante torture fisiche e/o psicologiche, lunghi periodi di isolamento, minacce o promesse di riduzione della pena e minacce nei confronti dei familiari. Le confessioni vengono spesso trasmesse dopo l’arresto, a seguito di proteste pubbliche contro una sentenza, oppure immediatamente prima o dopo l’esecuzione, al fine di ridurre le reazioni negative. La trasmissione delle confessioni forzate prima del processo costituisce una chiara violazione del diritto degli imputati alla presunzione di innocenza fino a prova contraria e del diritto a un processo equo.
Nel 2025, i media statali hanno diffuso le confessioni estorte ai manifestanti Mehran Bahramian e Mojahed Kourkour; ai detenuti politici arabi Ali Mojadam, Mohammadreza Moghadam, Adnan Ghabishavi, Moein Khanfari, Habib Deris e Salem Mousavi; dei detenuti politici curdi Hamid Hosseinnejad Haydaranlu e Saman Mohammadi Khiareh; degli imputati per spionaggio Aghil Keshavarz, Mohsen Langarneshin e Rouzbeh Vadi.
Durante il processo, non solo le confessioni estorte vengono utilizzate come prova di colpevolezza, ma, sotto minaccia e coercizione, gli imputati sono spesso costretti a ripetere le false dichiarazioni in aula. Una volta che l’imputato è stato dichiarato colpevole, le sue confessioni estorte vengono nuovamente utilizzate come strumento di propaganda per giustificare le condanne a morte e per instillare paura nella popolazione. Le confessioni estorte vengono inoltre diffuse dopo l’esecuzione per giustificare la punizione disumana della pena di morte. Questo è stato il caso degli imputati giustiziati con l’accusa di spionaggio nel 2025.
Il 19 gennaio 2023, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui condannava fermamente «la politica della Repubblica Islamica di estorcere confessioni ricorrendo alla tortura, all’intimidazione, alle minacce contro i familiari o ad altre forme di coercizione, nonché l’uso di tali confessioni estorte per condannare e giudicare i manifestanti».
(Questo è un estratto dal Rapporto annuale 2025 sulla pena di morte in Iran.)
https://iranhr.net/en/articles/8677/










