07 Marzo 2026 :
Enzo Musolino su l’Unità del 7 marzo 2026
Le bombe, la guerra, il cambio di regime, il tirannicidio, le morti innocenti, sono una sfida di senso che disarticola ogni posizione ideologica, tutte le facili contrapposizioni binarie: davvero possiamo dire, parafrasando Elias Canetti, che tutti abbiamo non solo i nostri “Ebrei” ma anche i nostri “Hitler”.
Anche la liberazione violenta di un popolo dai suoi tiranni, infatti, porta con sé un marchio di morte e distruzione che non può mai essere considerato un danno collaterale accettabile. Non esiste “nemico assoluto”, né “guerra giusta”, che possa “giustificare” la sofferenza degli inermi, la squalificazione dell’essere umano a ingranaggio anonimo – o, meglio, rottame, scarto – di una Volontà o Ragione più grande, “esatta”.
Ogni Singolo annientato, ogni vittima di “fuoco amico”, è il segno dell’orrore della violenza, il cuore nero di ogni necessità, la colpa dolente e ambigua che prepara il domani, magari il domani migliore ... ma mai davvero innocente. Gli iraniani, popolo antico, lo sanno bene e sembra che, in queste tragiche ore, ridano e piangano allo stesso tempo davanti alla fine del carnefice e alla carneficina di un impero maligno alle prese con le ultime e pericolosissime convulsioni.
Siamo a un mutamento epocale – al netto dell’inadeguatezza evidente dei protagonisti a Washington e a Gerusalemme – e a possibili e auspicabili effetti inintenzionali, a fronte di azioni spesso intenzionalmente miopi, pronte magari a intascare un risultato minimo, dopo aver scatenato il massimo della potenza militare: questo sarebbe davvero disastroso e un’umiliazione imperdonabile inflitta a un Popolo fiero che ha il sacrosanto diritto di riprendere il corso della propria Storia, di uscire dall’inferno ghiacciato di una teocrazia senza misericordia e, quindi, senza Dio.
È vero, con le “bombe” siamo ai mezzi che tradiscono i fini nobili, in piena contraddizione e deflagrazione dei valori di umanità e di giustizia ... eppure, probabilmente, è “giusto” così, non si poteva fare altrimenti, l’hanno auspicato tanti iraniani consapevoli della necessità impellente di un aiuto esterno per terminare la strage dei manifestanti Nonviolenti. In questa notte partoriente il futuro, il dolore è solo appena mitigato dall’attesa, dalla speranza: nel mezzo, senza luna, buoni e cattivi si confondono come le piazze a favore e contro.
Per comprendere davvero qualcosa in più, per entrare nel profondo e intimo della Storia che accade, bisogna porre al centro le donne e i giovani persiani, gli “accecati” dal regime, le trentamila mila vite spezzate nelle Università, per le strade, tra le bandiere e gli slogan libertari di chi ormai non ha più nulla da perdere. Questo è il focus, il “centro”, altrimenti si impara a “digerire” di tutto, ad ammettere l’indicibile, a sacrificare gli “agnelli” per una “salvezza”, per una “purezza” – la nostra, solo la nostra – che è davvero una fuga dall’impegno per la giustizia, per la verità possibile, per il futuro ... quello di una Generazione Z che, a Teheran, sta dimostrando coraggio e visione.
Questo Spirito, questo Sangue, sta chiedendo ora, ancora, aiuto: la nostra imperfezione ha risposto solo con le bombe americane, ha atteso le bombe americane per deresponsabilizzarci tutti, per lasciare agli altri il “lavoro sporco”. Sono mancate le piazze italiane pacifiste per l’assassinio delle “donne che si tagliano i capelli”; sono mancate le proteste veementi contro quelle violenze e non c’è più un Pannella radicale a farsi arrestare in Iran per aver distribuito volantini contro i tagliagole.
Ma un Pannella radicale ci fu, si chiamava Enzo Francone, era un dirigente del FUORI e del Partito radicale, e il 25 marzo 1979 andò a manifestare a Teheran e venne fermato davanti al carcere dove venivano reclusi e uccisi gli omosessuali e dopo essere stato arrestato, picchiato e imprigionato, fu fortunatamente rispedito in Italia.
Quanto sono tristi ora le stanche manifestazioni “facili” contro gli americani, gli israeliani e le bombe, il tutto sulle teste e alla faccia degli iraniani! Chissà cosa ne pensano i diretti interessati? Io, a dire la verità, senza risposte precise, mi sento davvero responsabile due volte: per ciò che non è stato fatto e per ciò che ora accade.











