15 Settembre 2017 :
16 anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle, non è ancora fissato l’inizio del processo contro i presunti organizzatori. I 5 uomini accusati di aver organizzato gli attacchi dell’11 settembre 2001 al World Trade Center, al Pentagono, e il dirottamento del volo United Airlines 93 precipitato nelle campagne della Pennsylvania, a poca distanza da Washington, sono detenuti a Guantanamo, e contro di loro sono state mosse accuse per 2973 omicidi. Secondo l’accusa l’elemento più importante del gruppo sarebbe Khalid Sheik Mohammed, 52 anni, pakistano. I 4 coimputati sono Walid bin Attash, 38 anni, yemenita; Ammar al Baluchi, 40 anni, pakistano; Ramzi bin al Shibh, 45 anni, yemenita; Mustafa al Hawsawi, 49 anni, saudita. Così come nel caso del 2° processo che si dovrebbe tenere a Guantanamo contro un sospetto membro di al-Qaeda, quello contro il saudita Abd al-Rahim al-Nashiri (accusato di aver organizzato l’attentato, nel mare dello Yemen, alla nave USS Cole che il 12 ottobre 2000 causò la morte di 17 militari americani), gli avvocati degli imputati stanno sollevando molte eccezioni procedurali, e contestano ripetute violazioni da parte dell’amministrazione militare alla quale i processi sono stati delegati. I difensori contestano alla radice il fatto stesso che i processi siano stati affidati ai militari, contestano il fatto che, spesso per ammissione delle stesse autorità, parte delle prove siano state ottenute tramite tortura, e contestano il fatto che parte delle prove che interessavano la difesa siano state distrutte. Il riferimento è ai tentativi dei difensori di accedere ai dati su come i loro assistiti siano stati identificati, catturati, detenuti in carceri segrete e solo alla fine trasportati a Guantanamo, tutte informazioni coperte da alti livelli di segretezza. La pubblica accusa militare ha chiesto di iniziare il processo nel gennaio 2019, dopo una serie di corsie preferenziali per accelerare le ulteriori fasi preliminari (ad esempio, l’acquisizione delle quasi 3000 autopsie di tutte le vittime, considerando che su ogni singola autopsia i difensori potrebbero chiedere approfondimenti, ndt), corsie preferenziali e accelerate che il presidente della Corte Marziale, il colonnello James L. Pohl, ha già detto che non intende adottare. I difensori ritengono che ci siano ancora molte questioni preliminari da affrontare, e ritengono che l’inizio del processo slitterà molto oltre il gennaio 2019. Tra le questioni preliminari, anche la valutazione dei livelli dei nulla osta di sicurezza sia del giudice che dei suoi collaboratori per esaminare documenti top secret che sono fondamentali, secondo la difesa, per valutare l’attendibilità delle confessioni che agenti del FBI avrebbero ottenuto nel 2006 da uno degli imputati, Ammar al-Baluchi. Come è noto un’altra delle questioni su cui i difensori insistono molto è che il processo dovrebbero tenersi davanti a una corte federale civile. Nel 2011 l’allora Procuratore Generale Eric Holder paventò il fatto che avrebbero potuto esserci molti anni di questioni preliminari se il processo veniva incardinato davanti ad una corte marziale piuttosto che davanti ad una corte civile. Michael Bachrach, un avvocato che ha difeso Ahmed Ghailani, membro di al-Quaida di origine tanzaniana condannato a New York nel 2010 per il suo ruolo negli attenti alle ambasciate statunitensi in Kenia e Tanzania del 1998, sostiene che proprio il processo al suo assistito ha dimostrato che un processo equo davanti ad una corte civile è possibile. “Abbiamo gestito materiale classificato e non classificato, anche relativo alle torture, e la giuria popolare ha visto quello che era necessario vedere. Può Mohammed ottenere un giusto processo davanti ad una corte militare? Non ne sono molto siucuro”. David Nevin, l’avvocato di Mohammed, in una intervista al Guardian ha detto che una volta che il processo sarà iniziato potrebbe durare circa più di un anno, e i ricorsi successivi potrebbero durare due decenni. “C’è ogni probabilità che Mohammed muoia in carcere prima che il processo sia completato, anche in considerazione delle diminuite aspettative di vita di chi ha subito torture. Viene da chiedersi, per quale esatto motivo stiamo facendo questo, o comunque perché lo stiamo facendo in questo modo? Stiamo spendendo milioni e milioni di denaro pubblico ogni settimana per qualcosa che potrebbe non avere alcun senso”.










