31 Ottobre 2017 :
A Guantanamo, nel processo contro Abd al Rahim al Nashiri, i tre principali avvocati della difesa si sono dimessi ritenendo di avere prove che il governo ha posto dei microfoni nascosti per intercettare le loro strategie legali, e contestando le insufficienti reazioni del giudice che presiede il processo. Questa mossa, secondo molti osservatori, potrebbe costituire un grosso ostacolo per un processo che già da molti anni non riesce a decollare. Al-Nashiri, 52 anni, saudita, è accusato di aver organizzato l’attentato al Cacciatorpediniere USS Cole. Il 12 ottobre 2000 un motoscafo guidato da kamikaze speronò, nel mare dello Yemen, la nave USS Cole, causando la morte di 17 militari americani, e il ferimento di altri 40. Il processo contro Al-Nashiri avrebbe dovuto essere il primo in cui si chiedeva la pena di morte per un membro di al-Qaida davanti alla Corte Marziale distaccata nella sede extraterritoriale di Guantanamo, sull’isola di Cuba. L’altro processo incardinato a Guantanamo è quello contro i cosiddetti “Gitmo 5”, 5 persone accusate di aver organizzato gli attentati dell’11 settembre 2001. Come è noto, il governo statunitense ha cercato di risolvere lo spinoso problema di come processare gli imputati senza rivelare come abbia agito la Cia per individuarli e catturarli, e in seguito interrogarli, spostando i processi fuori dal territorio convenzionale degli Stati Uniti ed affidandoli ad una corte marziale. Da un punto di vista legale però si è aperta una serie lunghissima e particolarmente complessa di mozioni preprocessuali, per stabilire, ed eventualmente contestare, i dettagli di una procedura mai utilizzata in precedenza. L’evoluzione odierna sembra destinata a creare un’altra pesante battuta di arresto al processo. Gli avvocati che hanno dato le dimissioni sono Rick Kammen, Rosa Eliades e Mary Spears, 3 “civili” designati come avvocati d’ufficio dell’imputato. Uno solo dei difensori di Al-Nashiri ha mantenuto l’incarico. Si tratta del tenente Alaric Piette, un ex Navy SEAL, che però non ha mai lavorato su un caso di omicidio, e per sua stessa ammissione ritiene di essere “non sufficientemente qualificato per un caso in cui il Governo chiede la pena di morte”.










