USA - Il candidato proposto dal Presidente Trump per la Corte Suprema è Neil Gorsuch, che più volte in passato ha preso posizioni pro pena di morte

03 Febbraio 2017 :

Il candidato proposto dal Presidente Trump per il seggio vacante alla Corte Suprema è Neil Gorsuch, che più volte in passato ha preso posizioni pro pena di morte. Attualmente Gorsuch è membro della corte d’appello federale del 10° Circuito. La United States Court of Appeals for the Tenth Circuit ha sede in Colorado, ed ha giurisdizione su Colorado, Kansas, New Mexico, Oklahoma, Oklahoma, Utah e Wyoming. Gorsuch, 49 anni, bianco, si è laureate alla Columbia University di New York, ha preso una laurea di 2° livello ad Harvad, e di 3° livello (Phd) ad Oxford (Gran Bretagna), appartiene alla minoranza cristiana degli Episcopali, che è la denominazione della comunità statunitense dei fedeli Anglicani, ossia degli appartenenti alla chiesa Protestante d’Inghilterra, la quale a sua volta è considerata una versione “moderata” del Protestantesimo, una via intermedia tra Cattolicesimo e Protestantesimo vero e proprio. Recentemente la Corte del 10° Circuito ha preso posizione su alcuni importanti casi riguardanti la pena di morte, soprattutto casi concernenti le esecuzioni in Oklahoma, e Gorsuch si è sempre schierato con la pubblica accusa. Solo pochi mesi fa (vedi 15 novembre 2016), ad esempio, è stato uno dei giudici che hanno votato all'unanimità per “assolvere” lo Stato dopo la travagliata esecuzione di Clayton Lockett. Come è noto, il 29 aprile 2014 (vedi) l’Oklahoma giustiziò Lockett. L’esecuzione, secondo i testimoni, ha presentato diversi problemi, e di fatto l’uomo è morto dopo ben 43 minuti dall'inizio dell’iniezione letale. I familiari di Lockett hanno avviato un’azione legale contro lo stato e contro l’amministrazione penitenziaria sostenendo che la tortura alla quale era stato sottoposto il condannato costituiva una chiara violazione dell’Ottavo Emendamento, quello che vieta le “punizioni crudeli e inusuali”. A novembre la corte d’appello federale ha respinto il ricorso dei familiari sostenendo che l’esecuzione ha sicuramente presentato delle gravi criticità, ma esse non erano volute. La sofferenza del condannato deve essere considerata frutto di una “disavventura incolpevole” (Innocent Misadventure è il termine letterale usato dalla Corte). Nel motivare la propria decisione la Corte ha citato una sentenza del 1890 in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti circoscriveva il senso dell’Ottavo Emendamento, limitandone il divieto alle punizioni “volutamente brutali”, dando invece via libera alle punizioni che comportano una quantità di dolore considerata “inevitabile”, o che comunque presentassero inconvenienti dovuti a singoli incidenti o errori, che in una qualche misura devono essere considerati, almeno da un punto di vista statistico, inevitabili. In realtà poco dopo l’esecuzione di Lockett l’Oklahoma commise un altro grave errore. Il 15 gennaio 2015, per uccidere Charles Warner, l’amministrazione penitenziaria utilizzò l’acetato di potassio al posto del cloruro di potassio. La cosa venne a galla solo dopo che, il 30 settembre 2015, l’esecuzione di Richard Glossip venne sospesa all'ultimo minuto perché qualcuno segnalò che stava per essere usato un farmaco sbagliato. Un grand jury incaricato di investigare il caso rilevò una serie di gravi inadempimenti da parte dell’amministrazione penitenziaria in più di una delle esecuzioni compiute dal 2014, e da allora tutte le esecuzioni sono sospese, e lo rimarranno fino al 2018 in quanto uno dei principali problemi evidenziati dalle indagini del grand jury è la scarsa motivazione e preparazione del personale. Alcuni anni prima di tutta questa serie di errori, Gorsuch era stato uno dei giudici che aveva autorizzato il nuovo protocollo di esecuzione dello stato che prevedeva l’introduzione di un farmaco molto discusso, il Midazolam, più volte al centro di esecuzioni difettose. Chi contestava il Midazolam riuscì a dimostrare che l’esperto nominato dallo stato per individuare un farmaco utilizzabile, e per esprimere un parere scientifico sulla sua efficacia (il dr. Lee Evans) non aveva fatto nessuno studio specifico in materia, ma si era limitato a scaricare alcuni dati che aveva trovato su Internet. Gorsuch fu uno dei giudici che convenne che alcuni errori avevano caratterizzato il lavoro di Evans, ma che comunque tali errori non erano così gravi da invalidare il protocollo di esecuzione. Tale impostazione venne in seguito confermata, seppure a strettissima maggioranza, anche dalla Corte Suprema di Stato.
 

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