IRAN - La detenuta politica Narges Mohammadi soffre per aver assistito a un'esecuzione.

Narges Mohammadi

18 Giugno 2020 :

 

La detenuta politica Narges Mohammadi soffre per aver assistito a un'esecuzione.

La Mohammadi lo ha raccontato alla madre, la signora Ozra Bazargan, durante un colloquio nella prigione di Zanjan.

Narges Mohammadi, 48 anni, è un’attivista per i diritti umani in Iran, una sostenitrice della campagna contro la pena di morte e portavoce e vicepresidente della Lega dei Difensori dei Diritti Umani (League of Human Rights Defenders, guidata dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi) in Iran. Arrestata due volte già ai tempi dell’università per le sue attività a favore dei diritti delle donne, si è laureata in fisica, ed ha lavorato come ingegnere. Si è anche impegnata nel giornalismo militante, fino a subire una prima condanna pesante, 6 anni, nel 2012. Era stata poi rilasciata a causa delle sue condizioni di salute. Nel maggio 2016 è stata condannata a 16 anni, condanna confermata nel settembre 2016 dalla sezione 26 della Corte d’appello di Teheran. È accusata di "attività di propaganda contro il regime", "campagne per l'abolizione della pena di morte" e "cospirazione per commettere crimini contro la sicurezza del paese."

Narges, da quando è stata imprigionata, è stata più volte ricoverata in ospedale. Soffre di embolia polmonare (un coagulo di sangue nei polmoni) e un disturbo neurologico che le provoca convulsioni e paralisi parziale temporanea.

La sua “colpa” è di aver invocato l’abolizione della pena di morte, aver parlato di diritti umani con rappresentanti di istituzioni internazionali e aver preso parte a manifestazioni pacifiche per i diritti delle donne, in un periodo in cui erano frequenti gli attacchi con l’acido nei loro confronti.

Narges così ha raccontato alla madre: “Due giorni fa, un detenuto è stato impiccato dopo sei anni nel braccio della morte. Le vittime dell'esecuzione vengono portate in una cella d’isolamento 24 ore prima dell'esecuzione. Queste ore sono una terribile tortura psicologica sia per la vittima che per i suoi compagni di cella."

Ha aggiunto: “Oggi, Narges sembrava triste. Qualcosa che raramente avevo visto in lei. Ha detto che il 21 maggio, al mattino presto, lei e diverse altre detenute erano uscite nel cortile per fare un po' di esercizio, ma nel silenzio dell'alba hanno sentito persone urlare e singhiozzare. Nella prigione risuonavano urla di donne, e di bambini che chiamavano il padre. Stavano impiccando un uomo dopo che aveva passato quattro anni nel braccio della morte. Dall'inizio dell'esecuzione fino a quando non hanno tolto il corpo dal cappio, il suono delle urla e dei pianti non si è fermato per un momento."

Per inciso, i media iraniani non citano nessuna esecuzione che sarebbe avvenuta il 21 maggio nella prigione di Zanjan, e IHR non ha informazioni proprie al riguardo.

Narges ha raccontato alla madre: “Nel 2012 c'erano più di 15 detenute condannate a morte nel nostro reparto. Nonostante la revoca della pena di morte per i reati di droga, ci sono ancora donne in questo reparto condannate a morte con l'accusa di omicidio, adulterio, ecc. Sono terrorizzato dall'orribile numero di esecuzioni compiute in una piccola città come Zanjan. La nostra società è ferita e dolorante. Le prigioni sono come una ferita aperta che mostra la profondità del dolore e della sofferenza della nostra società".

Mohammadi ha aggiunto: “Nel 2012, il funzionario del ministero dell'intelligence chi mi interrogava nella prigione di Evin mi disse: 'Tu pretendi di difendere i diritti delle donne, quindi ti manderò in un carcere femminile per scoprire di persona quali donne stai difendendo!’ Nel frattempo ho già scontato 10 dei 16 anni a cui sono stata condannata per essermi opposta alla pena di morte, ma non sono contenti. Mi hanno mandato in una prigione dove posso/devo seguire ogni momento dell’implementazione di quella pena di morte a cui mi oppongo e per la quale ho subito pesanti privazioni e condanne”. Fino al 25 dicembre 2019 Mohammadi era stata detenuta a Evin, una delle due grandi prigioni di Teheran, con oltre 15.000 detenuti. In quella data è stata forzatamente trasferita nella prigione della sua città natale, Zanjan, una regione periferica dell’Iran, dove le è più difficile ricevere visite, e l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno. Il 30 marzo e il 5 maggio 2020 (vedi) Nessuno tocchi Caino ha ripreso degli appelli a favore della sua scarcerazione.

https://women.ncr-iran.org/2020/06/16/narges-mohammadi-i-was-sent-here-to-witness-executions-every-moment/

 

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