IRAN - Rapporto Hrana sul 21° giorno di proteste: 3.097 manifestanti uccisi

IRAN - 21st day of protests

18 Gennaio 2026 :

17/01/2026 - IRAN. Rapporto Hrana sul 21° giorno di proteste: 3.097 manifestanti uccisi

Il leader della Repubblica Islamica riconosce che “migliaia di persone sono state uccise” mentre continua il blocco di internet

Nel ventunesimo giorno di proteste a livello nazionale in Iran, nonostante il continuo e diffuso blackout di Internet e l'intensa pressione della sicurezza, i dati confermati mostrano che il numero totale di morti accertati ha raggiunto 3.308, con altri 4.382 casi ancora in fase di revisione. Finora sono state identificate 2.107 persone con ferite gravi ed è stato confermato l'arresto di almeno 24.266 persone. In questo giorno, il leader della Repubblica islamica ha riconosciuto per la prima volta che “diverse migliaia di persone” sono state uccise durante le proteste. Il rilascio di nuove immagini dai centri di medicina legale, l'aumento degli arresti di massa e l'intensificazione delle reazioni internazionali sono stati tra gli sviluppi più significativi di oggi.
Nel ventunesimo giorno di proteste a livello nazionale, mentre la chiusura diffusa di Internet ha superato le 200 ore, le preoccupazioni e gli avvertimenti internazionali sulle violazioni dei diritti umani hanno continuato a crescere. Allo stesso tempo, si sono intensificati gli sforzi di documentazione indipendente, compresi gli ampi inviti pubblici a partecipare alla registrazione delle prove delle violazioni dei diritti umani.

Interruzioni delle comunicazioni
Il blocco di Internet a livello nazionale, iniziato giovedì sera, 8 gennaio, ha superato le 200 ore il ventunesimo giorno e continua. Sebbene nelle ultime ore siano stati segnalati aumenti di connettività molto limitati e brevi in alcuni punti, l'accesso globale a Internet rimane solo a pochi punti percentuali dei livelli normali.
Il perdurare di questa situazione ha causato gravi interruzioni nelle comunicazioni dei cittadini, nella condivisione di informazioni indipendenti e nel trasferimento di informazioni dall'interno del Paese. Le famiglie delle persone uccise o detenute stanno affrontando serie difficoltà nel seguire lo stato dei loro cari, e il processo di raccolta e verifica delle informazioni sui diritti umani sta incontrando ritardi e limitazioni senza precedenti.
Nel frattempo, i media vicini alle istituzioni di sicurezza hanno segnalato l'attivazione limitata delle applicazioni di messaggistica e di quello che definiscono “internet nazionale”, una misura che, secondo queste fonti, mira a controllare le comunicazioni e a interrompere le connessioni tra le reti esterne al Paese e quelle interne. Tuttavia, si dice che l'internet globale sia ancora interrotto e non è stata annunciata alcuna tempistica specifica per il ripristino completo della connettività.

Reazioni internazionali
A livello internazionale, le reazioni agli sviluppi in Iran si sono intensificate il ventunesimo giorno. Il Presidente degli Stati Uniti, nelle sue ultime dichiarazioni, ha affermato che “è giunto il momento di cercare una nuova leadership in Iran”, ritenendo la Repubblica Islamica responsabile della distruzione del Paese. Questi commenti hanno fatto seguito alle sue precedenti osservazioni sulla mancata esecuzione di centinaia di condanne a morte in Iran.
In un altro sviluppo, il governo argentino ha designato la Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) come un'organizzazione terroristica e ha imposto sanzioni alle persone ad essa collegate. Inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato ricompense finanziarie e assistenza al trasferimento per informazioni relative alle attività finanziarie dell'IRGC. Il Presidente del Parlamento Europeo ha anche dichiarato che gli sforzi per inserire l'IRGC nell'elenco delle organizzazioni terroristiche continueranno.

Reazioni del Governo
All'interno del Paese, Ali Khamenei, la Guida Suprema della Repubblica Islamica, pur riconoscendo che “diverse migliaia di persone” sono state uccise durante le proteste, ha descritto i manifestanti e i loro sostenitori stranieri come ‘criminali’ e ha minacciato di affrontare quelli che ha definito “sediziosi nazionali e internazionali”.
Allo stesso tempo, il procuratore di Teheran ha negato le affermazioni sulla cancellazione delle esecuzioni dei manifestanti, affermando che la risposta della magistratura sarà “decisa, rapida e deterrente”.
Ha aggiunto che un gran numero di casi sono stati incriminati e rinviati al tribunale.
Lo stesso giorno, i funzionari delle forze dell'ordine hanno riferito di arresti diffusi, tra cui più di 1.500 persone detenute nella provincia di Gilan.

Statistiche
Basate su dati verificati caso per caso, compilati da HRANA fino alla fine del ventunesimo giorno di proteste:

  • Proteste registrate: 621 casi
  • Morti confermate: 3.308 persone
  • Manifestanti: 3,097
  • Minori di 18 anni: 22
  • Forze militari e governative: 166
  • Civili non manifestanti: 23
  • Morti sotto inchiesta: 4.382 casi
  • Feriti gravi: 2.107 persone
  • Persone arrestate: 24.266 persone
  • Trasmissione di confessioni forzate: 132 casi

Nota: queste cifre si basano esclusivamente su casi verificati individualmente. Data l'interruzione di Internet e le gravi restrizioni alla comunicazione, il bilancio umano effettivo delle proteste in corso in Iran potrebbe essere significativamente più alto di questi numeri.

Conclusione
Il ventunesimo giorno di proteste a livello nazionale in Iran è stato caratterizzato dal continuo blackout di internet, da prove sempre più evidenti della portata della repressione e da un riconoscimento senza precedenti da parte del Leader della Repubblica Islamica dell'entità delle vittime. Allo stesso tempo, l'intensificarsi delle reazioni internazionali e dei raduni di solidarietà all'estero, insieme al continuo approccio giudiziario e di sicurezza del Governo, indicano che la crisi è ancora in una traiettoria di intensificazione.

https://www.en-hrana.org/day-twenty-one-of-the-protests-islamic-republics-leader-acknowledges-thousands-killed-as-internet-shutdown-continues/

 

 

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