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MARCO PANNELLA E MIO PADRE, RINO NICOLOSI: L’INCONTRO TRA DUE UOMINI DI SPERANZA

2 maggio 2026:

Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, saremo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. Per continuare a fare della sua “mancanza” una presenza.

Andrea Nicolosi su l’Unità del 1° maggio 2026

La campagna elettorale dell’88 per il Consiglio Comunale di Catania vide contrapposte una coalizione composita, di socialisti, comunisti, liberali, socialdemocratici, repubblicani e radicali, il cui avamposto elettorale di maggiore novità e fascinazione fu proprio Marco Pannella, coalizione che candidava Enzo Bianco come sindaco di rottura e rinnovamento e, dall’altro lato, la DC, con in testa il Presidente della Regione Siciliana, Rino Nicolosi, che proponeva il professore universitario Guido Ziccone come candidato “non politico”, membro laico del CSM, a garanzia di competenza e rigore. Il Consiglio Comunale che ne scaturì – e ne fu parte, giovanissimo consigliere, anche l’attuale Sindaco, Enrico Trantino nelle file del MSI – accese un dibattito serrato, animoso e, può certo dirsi, di alto livello politico.
Pannella e Nicolosi si confrontarono apertamente, nel dibattito elettorale e in sede consiliare, misurandosi a vicenda, fino a conoscersi, stimarsi e a tradurre le avversità e, forse anche, qualche pregiudizio, in comunanza di alcune visioni e in un medesimo desiderio di sostenere la qualità della politica, allora già in forte crisi di rappresentatività, intesa non come sede di potere ma come nobile arte per la tutela dei diritti dei più deboli, l’attuazione della solidarietà sancita dalla costituzione, una più piena e diretta democrazia, il diritto alla conoscenza, la promozione concreta del benessere comune.
Si incontrarono poi a Roma, alla Camera dei Deputati, e furono frequenti le riunioni al mattino presto in transatlantico, dove di fatto costituirono insieme una sorta di intergruppo parlamentare, sempre più corposo, che si confrontava, ragionava, contava e decideva. Poi, nel 1992, arrivò tangentopoli che spazzò via tutti i partiti che avevano partecipato al governo della “Prima Repubblica”.
Contattai Marco Pannella anni dopo, a circa 10 anni dalla morte di mio padre, invitandolo come relatore di un libro sulla sua politica e i discorsi parlamentari. Resistette alla richiesta, declinò l’invito, più e più volte, per un senso di pudore e di grande rispetto dell’amico. Alla fine cedette all’insistenza di un figlio che voleva onorare la memoria del padre. Venne a Palermo e partecipò alla presentazione del libro all’ARS. Fu il suo ultimo, umanissimo tributo di amicizia, che conservo vivo nella memoria, a mio padre e a me.
Oggi, per renderlo compresente, cosa si può e deve continuare a vivere e tramandare di Marco Pannella e dei giganti di quella stagione? A mio avviso una modalità, non innata, né originaria o esclusiva ma accessibile che si può conquistare, se scelta e coltivata. Un modo di pensare, di stare dentro la realtà, per viverla con tutte le sue contraddizioni, nel tentativo di comprenderla e, lì dove possibile, migliorarla. Comprendere per decidere, assumersi le responsabilità delle scelte. Un modo, in buona sostanza, di esistere, di essere: il modo per cui, innanzitutto, prima di “fare politica” occorre “essere politica”. Una politica capace di portare speranza. Occorre, oggi più che mai, essere uomini di speranza, ri- e co-fondatori di coscienze, costruttori di dialogo e di pace.
Sarebbe il miglior modo di ricordare Marco Pannella che stigmatizzava la sua convinzione per il dialogo e la pace con queste parole: “La vita è amore. L’amore è dialogo ... Credo sopra ogni cosa al dialogo, e non solo a quello spirituale ... Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo ... Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se rivoluzionario”.
Oggi, Nessuno tocchi Caino è una creatura, nata da un’ispirazione illuminata di
Mariateresa Di Lascia e di Marco Pannella, che vive e opera in Italia, in Europa, nel mondo, cercando attivamente di essere politica nel senso detto: essere dialogo, essere soluzione al dolore e al degrado umano che la reclusione genera o aggrava, essere impulso alla luminescenza delle coscienze e impegno per la tutela della dignità umana.
Intercettare la disperazione dei detenuti condannati e di quelli in attesa di giudizio e di una pronuncia che li restituisca alla libertà. Intercettare lo sconforto dei detenenti, assunto dai carcerati come sorta di travaso, che spinge anch’essi, sempre più frequentemente, a levarsi la vita. E ancora, intercettare l’avvilimento degli amministratori carcerari, per le scarse risorse, i pochissimi mezzi, la solitudine istituzionale. Tutto questo, Nessuno tocchi Caino, cerca di fare ogni giorno e di scambiarlo, anche nel ricordo di Marco Pannella, proprio con un annuncio di speranza, di salvezza e di pace.

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