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EMIRATI: PENA DI MORTE COMMUTATA IN DETENZIONE

8 febbraio 2011: E’ stata ridotta a tre anni di detenzione la pena di un uomo di nazionalità sudanese riconosciuto colpevole di omicidio negli Emirati Arabi Uniti e inizialmente condannato a 15 anni di carcere e in seguito alla pena capitale. Nonostante si trattasse di omicidio, l’uomo - Babaker Abdullah Babaker - era stato condannato a 15 anni di detenzione dal momento che la vittima non era musulmana. In base alla scuola giuridica islamica Maliki, ufficialmente adottata negli Emirati, un musulmano che uccide un non musulmano non può essere giustiziato.
Tuttavia la Corte di Cassazione, con una decisione che costituisce precedente, il 29 dicembre 2010 ha ordinato la ripetizione del processo sulla base di un altra scuola giuridica, L’Hanafi, che è l’unica scuola sunnita che prevede la pena di morte nel caso un musulmano uccida un non-musulmano. La Corte d’Appello ha allora condannato a morte l’imputato. Il mese scorso tuttavia la famiglia della vittima ha accettato il prezzo del sangue, come riferito dall’avvocato difensore Ali al Abbadi.  In caso di accettazione del prezzo del sangue, un tribunale può condannare un omicida ad una pena detentiva da tre a sette anni. Babaker, che si trova in prigione dal 2008, sarà presto rilasciato dal momento che ha già scontato la sua pena. La decisione della Corte di Cassazione è definitiva. L’uomo avrebbe inferto 17 coltellate alla sua fidanzata cristiana, dopo aver sospettato una sua relazione con un uomo di origine etiope.
Il Tribunale di primo grado di Abu Dhabi lo aveva riconosciuto colpevole di omicidio premeditato, condannandolo a 15 anni di carcere e al pagamento di 100.000 dirham come prezzo del sangue. La Corte d’Appello di Abu Dhabi aveva confermato la sentenza e la pubblica accusa si era rivolta alla Corte di Cassazione, sulla base di due argomenti principali: è nell’interesse del Paese processare musulmani e non-musulmani sulla bese dell’Hanafi per assicurare equità, inoltre la vittima era residente e quindi titolare di protezione, sicurezza e inviolabilità per il suo “sangue, onore e soldi”.
Le sentenze della Corte di Cassazione sono vincolanti per i tribunali di grado inferiore, quindi i giudici degli emirati dovranno da ora in poi trattare l’omicidio di un non-musulmano come quello di un musulmano. I casi di omicidio vengono giudicati sulla base della Sharia, che impone la pena di morte nel caso in cui i familiari della vittima la richiedano.
Il dott. Ahmed al Kubaisi, responsabile degli Studi di Sharia alla UAE University, ha lodato la decisione della Cassazione, che avrebbe a suo dire considerato gli interessi più ampi e duraturi del Paese sotto la Sharia. Kubaisi ha detto che la legge Islamica prevede che i giudici usino potere discrezionale in caso di conflitto tra giustizia e politica.
“Nella giurisprudenza Islamica i giudici possono stabilire la condanna a morte di una persona in accordo con la Sharia ma al contempo decidere che non debba essere giustiziata sulla base di considerazioni politiche”, ha detto Kubaisi. “Nel diritto Islamico gli interessi della nazione precedono gli interessi dell’individuo”.
“Il giudice che garantisce gli interessi dell’intera nazione è preferibile a quello che garantisce gli interessi dell’individuo”.
I docenti di scuola Hanafi  sottolineano che il divieto di giustiziare un musulmano che ha ucciso un non-musulmano deve esser applicato solo in tempo di guerra. (Fonti: thenational.ae, 08/02/2011)

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