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L’EX MANAGER DI MPS DONA A NESSUNO TOCCHI CAINO IL RISARCIMENTO DA INGIUSTA DETENZIONE

4 aprile 2026:

Elisabetta Zamparutti su l’Unità del 4 aprile 2026

Ci sono storie giudiziarie che nascono come astri lucenti – vistosi titoli in prima pagina, ardenti articoli su presunte oscure verità di mondi, come quello bancario, buoni per alimentare la voracità di un buco nero qual è un processo durato oltre 10 anni! – e svaniscono nel mesto silenzio se l’ultima parola è: “assolto”. Questo ho pensato quando incontrai, per la prima volta, Gian Luca Baldassarri nel 2023. Si era appena iscritto a Nessuno tocchi Caino e con Sergio d’Elia ascoltammo la sua storia. Gian Luca emana vitalità e laboriosità. Ha una spiccata propensione alla schiettezza e al buonumore. Sarà anche per questo che l’ex responsabile dell’area finanza del Monte dei Paschi di Siena è riuscito a fare i conti con i tribunali e a chiuderli nel miglior modo possibile nel nostro Paese: con un risarcimento.
Tutto inizia con il suo arresto il 14 febbraio del 2013, nel vortice dello scandalo MPS, l’affare dei derivati che travolse la banca senese dopo l’acquisizione di Antonveneta. Fu sottoposto a custodia cautelare per circa 8 mesi: 162 giorni in carcere e 82 agli arresti domiciliari. La Procura chiese per lui sei anni di reclusione e una multa di un milione e mezzo di euro, per aver tratto profitto illecito da operazioni offshore. Nel novembre 2019 il tribunale di primo grado lo condannò a quattro anni e otto mesi di carcere. Poi, però, i gradi successivi del giudizio riscrivono tutto.
Nel maggio 2022, la Corte d’Appello di Milano assolve tutti e sedici gli imputati – comprese le banche Deutsche Bank e Nomura – revocando le confische per centinaia di milioni di euro. Per Gian Luca Baldassarri nessun dubbio: il fatto non sussiste. Nel 2025 giunge infine la sentenza di risarcimento per l’ingiusta detenzione: l’indennizzo è stato personalizzato con un surplus riconosciuto per le conseguenze reputazionali particolarmente gravi da lui subite.
Gian Luca non si spiega come mai la verifica sulla consegna di certi documenti e informazioni alla Vigilanza non sia stata fatta subito; perché si sia preferita la massima compressione della libertà personale alla fatica minima della verifica delle accuse. Come se l’urgenza non fosse capire, ma colpire. Il punto non è solo giuridico. È umano. È civile. Perché quando la libertà viene compressa in modo tanto cieco e violento per poi scoprire, dopo anni, che il fatto contestato non sussiste, il problema non è solo l’errore: è la sproporzione tra la fretta dell’accusa e la lentezza della verità. Gian Luca non avrebbe mai dovuto essere raccontato come colpevole prima della verifica dei fatti. Viviamo in un Paese dove necessaria e urgente è la separazione delle carriere, non solo tra procuratori e giudici, ma anche tra procuratori e giornalisti! E non basta il linguaggio giuridico della Corte di Cassazione per la quale la valanga di articoli aveva dato per lungo tempo un'idea distorta della correttezza personale e professionale del ricorrente. Serve quello umano di Gian Luca per il quale l’assoluzione quando arriva non produce liberazione ma perpetua il sospetto. E quello economico, di un danno inestimabile da gogna mediatica. Senza contare che 10 anni di processi e sequestri hanno segnato in modo irreversibile anche la sua famiglia che ha pagato un prezzo altissimo con una limitazione intollerabile della libertà di scegliere il futuro.
Ma la storia merita di essere raccontata anche per la parte successiva al processo. Gian Luca poteva incassare il risarcimento e voltare pagina. Ma chi ha conosciuto il carcere sa cose che nessun libro di diritto o articolo di giornale può insegnare. E sa quanto bisogno ci sia di risorse, avvocati, associazioni che mantengano viva la coscienza di un’opinione pubblica stanca, distratta e confusa. Così, una parte – trentamila euro – Gian Luca ha deciso di donarla a Nessuno tocchi Caino.
Il gesto assume ancora più significato alla luce dei numeri sull’ingiusta detenzione in Italia. Dal 1991 al 31 dicembre 2024 ci sono stati 31.949 casi di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, con un costo di quasi un miliardo di euro in indennizzi. Nel solo 2024 lo Stato ha pagato 26,9 milioni di euro in risarcimenti. Ogni anno oltre mille persone finiscono in carcere per errore. Numeri enormi ma quasi invisibili nel dibattito pubblico con l’amaro paradosso della sproporzione tra chi paga e chi viene sanzionato. Dal 2017 al 2024 sono state avviate 89 azioni disciplinari contro magistrati responsabili di ingiuste detenzioni, ma solo in 9 casi ci sono state sanzioni: lo 0,15% degli errori commessi.
Nessuno tocchi Caino nasce per fermare la pena di morte – la forma estrema e irreversibile dell’errore giudiziario – ma nel nome c’è il destino di una lotta più elevata. Così, Gian Luca che ha pagato personalmente il prezzo di un sistema terribile, ha deciso di investire in una società per azioni, come amo definire Nessuno tocchi Caino, volte ad affermare una soglia sempre più elevata di intangibilità della dignità umana da parte dello Stato. Un modo, penso, per dare senso nobile a tutto quello che di ignobile ha attraversato.

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