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Cafiero De Raho
Cafiero De Raho
DE RAHO-NORDIO, L’ASSE CONTRO I CAVALLOTTI

15 febbraio 2025:

Pietro Cavallotti su l’Unità del 15 febbraio 2025

L’onorevole Cafiero De Raho e altri esponenti del Movimento 5 stelle hanno fatto un’interrogazione al Ministro della Giustizia che riguarda il ricorso promosso dalla mia famiglia davanti alla Corte Europea. Per gli interroganti il ricorso “desta preoccupazione” e occorre che “a tutte le autorità del Consiglio d’Europa sia ben chiara quale sarebbe la conseguenza grave dell’eventuale accoglimento del ricorso, vale a dire la messa in discussione del pilastro fondamentale del contrasto delle mafie in Italia e in Europa”. Tutto ciò è gravissimo! Dovrei andare da mio padre, da mia madre e dai miei parenti che da ventisette anni aspettano giustizia e dire: scordatevi di ritornare a casa perché, per un gruppo di parlamentari, dovete essere sacrificati per salvare il sistema!
Un movimento politico che fa del rispetto delle sentenze uno dei suoi pilastri, un ex magistrato che, in teoria, dovrebbe avere la “cultura della giurisdizione” temono la sentenza di una Corte sovranazionale e cercano di condizionarne il giudizio!
I Cavallotti devono perdere per consentire a qualcuno di continuare a massacrare innocenti facendo passare tutto questo per lotta alla mafia.
Cari amici del movimento 5 stelle, la lotta alla mafia, secondo voi, si fa colpendo chi, dopo un lungo calvario giudiziario, è stato riconosciuto innocente? Si fa distruggendo aziende sane, posti di lavoro e intere famiglie? Si fa facendo ingrassare amministratori giudiziari, coadiutori e professionisti che hanno accumulato ingenti fortune sulle spalle di persone innocenti?
È vero, bisogna andare al Consiglio d’Europa ma per raccontare esattamente come stanno le cose, per smentire le bugie che sono state raccontate, per rappresentare il reale funzionamento di un meccanismo infernale che genera veri e propri crimini di Stato e che all’estero ignorano del tutto.
In questi anni abbiamo cercato di coinvolgere tutta la classe politica, senza pregiudizi e senza guardare il colore della maglia. De Raho lo avevo “incontrato” virtualmente nel novembre 2023 insieme a Massimo Niceta. Avevamo accolto con grande favore la disponibilità al confronto di De Raho. In quell’occasione non solo ammise di non conoscere alcuni aspetti del sistema delle misure di prevenzione (ignorava, per esempio, che il giudice che dispone il sequestro è lo stesso che applica la confisca) ma si era impegnato a prevedere un meccanismo di indennizzo a favore di coloro che hanno ottenuto la restituzione dei beni.
Qualche mese dopo, a febbraio 2024, invece, fece l’interrogazione parlamentare, una pugnalata alle spalle. Della previsione dell’indennizzo non si ha notizia.
Tra i firmatari dell’interrogazione leggo anche il nome di Davide Aiello, un bravo ragazzo che in tutti questi anni ha espresso solidarietà. Davide, che cosa ti ha indotto a firmare quella vergogna? La volontà di mettere in difficoltà il Governo supera il sentimento di giustizia e la solidarietà verso una famiglia di innocenti rovinata dalla parte peggiore dello Stato? Conta solo il rispetto degli “ordini di scuderia”?
Gli ideali e le convinzioni personali si possono calpestare con la stessa disinvoltura con cui è stata calpestata in tutti questi anni la nostra dignità?
Ancor di più stupisce la risposta del Ministro Nordio. Il Ministro delle garanzie, del giusto processo accusatorio, della separazione delle carriere, rassicura De Raho spiegando di avere fatto tutto quanto in suo potere per fare in modo che il ricorso Cavallotti venga rigettato!
Caro Nordio, come fa di giorno a battersi per la separazione delle carriere e per il giusto processo accusatorio e di notte difendere il sistema inquisitorio delle misure di prevenzione? Come fa a parlare di “presunzione di innocenza” e al tempo stesso difendere la confisca nei confronti di persone che sono state assolte? Lei che ha ben presente il condizionamento che in qualche caso una parte della Magistratura ha esercitato nei confronti della politica con iniziative giudiziarie che si sono risolte nel nulla, come fa a non vedere che, attraverso le misure di prevenzione, sono state tolte dal mercato per via giudiziaria imprese sane? Come può parlare in Italia di “rispetto delle garanzie” e vantarsi di avere sponsorizzato all’estero le misure di prevenzione?
L’unica spiegazione è che per troppi anni la politica è entrata nelle aule di Tribunale e, così facendo, la giustizia è uscita dalle aule di giustizia.
Dio solo sa le pressioni che da più parti si stanno esercitando nei confronti della Corte Europea.
Se fossimo in un paese normale, i cosiddetti “garantisti” dovrebbero saltare dalla sedia e il Presidente della Repubblica dovrebbe prendere posizione contro indebiti tentativi di condizionamento della Corte. Ma siamo in Italia e la giustizia è ridotta a mero auspicio di persone che, nonostante tutto, non hanno perso la speranza e la forza di lottare per i loro diritti.
Se vincono i Cavallotti a Strasburgo, non viene indebolita la lotta alla mafia in Italia. Se vincono i Cavallotti, si fa giustizia ed è già troppo tardi.

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