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IRAN - 25th day of protests (Hrana)
IRAN - 25th day of protests (Hrana)
IRAN - Rapporto Hrana sul 25° giorno di proteste: 4.902 vittime confermate, 9.387 sotto esame

21 gennaio 2026:

21/01/2026 - IRAN. Rapporto Hrana sul 25° giorno di proteste: 4.902 vittime confermate, 9.387 sotto esame, 26.541 arrestati

Continuo blackout di Internet e costruzione narrativa dei funzionari sul numero di morti
Nel 25° giorno di proteste a livello nazionale in Iran, secondo i dati aggregati compilati da HRANA, il numero di vittime confermate ha raggiunto 4.902, mentre il numero di morti ancora in fase di revisione si attesta a 9.387. Inoltre, almeno 7.389 persone hanno riportato ferite gravi e il numero totale di arresti è salito a 26.541. Queste cifre sono state registrate in un contesto di continua e diffusa chiusura di Internet, mentre allo stesso tempo il Governo, rilasciando statistiche limitate e selettive, sta cercando di consolidare la sua narrazione ufficiale sulla portata delle uccisioni.
Gli sviluppi del venticinquesimo giorno sono in gran parte legati alla costruzione di una narrativa sugli eventi recenti, agli sforzi del governo di presentare statistiche e ai cambiamenti nella diplomazia. Tuttavia, l'atmosfera di sicurezza continua a dominare le città e la pressione internazionale è aumentata.

Interruzione delle comunicazioni: “Tempo indefinito” come politica ufficiale
Il giorno 25, i funzionari iraniani hanno espresso nuove posizioni riguardo a Internet. Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale ha annunciato che la tempistica del ritorno di internet non è specificata, una dichiarazione che contraddice le posizioni precedenti, in cui erano state fatte vaghe promesse di un “ripristino graduale”. Questa posizione trasforma di fatto l'interruzione di Internet da una “misura temporanea” a una situazione aperta e indefinita.
In queste condizioni, l'accesso limitato e selettivo fornito a determinate istituzioni o utenti specifici non deve essere considerato un segno del ritorno di Internet, ma piuttosto parte di un modello di accesso controllato. Questa situazione ha gravemente compromesso la documentazione indipendente delle proteste, il follow-up delle condizioni dei detenuti e delle persone uccise, e persino la comunicazione tra le famiglie. Secondo gli osservatori, è diventato uno strumento chiave di gestione della crisi per le autorità.

Atmosfera di sicurezza: Consolidamento del controllo governativo sulle città senza l'espansione delle proteste aperte
I resoconti sul campo provenienti da varie città indicano che, sebbene il livello degli assembramenti pubblici sia diminuito rispetto alle settimane iniziali, la presenza delle forze di sicurezza e delle forze dell'ordine rimane estesa e molto visibile. I controlli a livello stradale, le pattuglie di motociclisti e la presenza di forze in borghese nelle aree urbane persistono, con restrizioni che si intensificano durante le ore serali.
Questa situazione dovrebbe essere valutata non tanto come un segno di una completa cessazione delle proteste, quanto piuttosto come il risultato di una combinazione di fattori quali una forte repressione, arresti di massa e interruzione delle comunicazioni. Allo stesso tempo, i rapporti indicano la persistenza del malcontento sociale in diversi segmenti della società, malcontento che, in assenza della capacità di organizzarsi e comunicare, è meno probabile che si manifesti in manifestazioni coordinate.

Discrepanze tra le affermazioni dei funzionari e i dati ricavati da rapporti indipendenti
Uno dei principali sviluppi del venticinquesimo giorno è stata la presentazione da parte del Governo della sua narrazione ufficiale riguardo all'entità delle uccisioni e delle recenti violenze. Il capo dell'Organizzazione di Medicina Legale ha annunciato quello che è stato descritto come un “rapporto finale”, affermando che 3.117 persone sono state uccise nei “recenti incidenti”, e ha sottolineato che le vittime includevano donne, minori, anziani e passanti. Nelle stesse osservazioni, le cause di morte sono state attribuite a una serie di armi, tra cui munizioni vere, armi da caccia, pistole a pallini e persino armi da taglio, mentre la responsabilità primaria della violenza è stata attribuita a “elementi terroristici” e a forze presumibilmente addestrate all'estero.
Allo stesso tempo, i funzionari della sicurezza hanno respinto le cifre più alte riportate dai media stranieri, tra cui le affermazioni di 12.000-20.000 morti, descrivendole come il risultato di una “interpretazione errata del sistema di numerazione dei casi forensi”. Hanno sottolineato che i ritardi nella pubblicazione delle statistiche ufficiali sono dovuti alla necessità di distinguere attentamente tra civili, forze di sicurezza e persone armate. Oltre ai dati sulle vittime, i funzionari governativi hanno presentato anche ampie statistiche sui danni alle infrastrutture, nonché alle strutture governative, religiose ed educative, nel tentativo di spostare la narrazione dominante dall'uccisione dei manifestanti alla “portata della distruzione e della violenza organizzata”. Questa narrazione, tuttavia, è stata accolta con scetticismo e critiche diffuse, a causa della continua chiusura di Internet e dell'accesso limitato alle informazioni indipendenti.

Reazioni internazionali: Condanne continue e aumento della pressione politica
A livello internazionale, le reazioni alla repressione delle proteste in Iran sono continuate il venticinquesimo giorno. I membri del Parlamento Europeo hanno condannato ancora una volta la chiusura di Internet e l'uccisione dei manifestanti, sottolineando la necessità di azioni più concrete. Allo stesso tempo, nei forum internazionali sono emerse discussioni in merito a sanzioni più mirate e a ritenere responsabili i responsabili della repressione.
Negli Stati Uniti, le dichiarazioni di alti funzionari, tra cui il Presidente del Paese, hanno ricevuto un'ampia attenzione. Riferendosi alla repressione delle proteste in Iran, ha parlato di sparatorie diffuse di civili e della possibilità di esecuzioni di massa. Queste osservazioni sono state respinte dai funzionari della Repubblica islamica, ma hanno contribuito ad aumentare le tensioni verbali e politiche a livello internazionale.

Risposta del Governo: Negazione diffusa, minimizzazione delle cifre e continuazione di un approccio orientato alla sicurezza
In risposta a queste pressioni, la reazione del governo nel venticinquesimo giorno si è concentrata sulla negazione, sulla minimizzazione delle cifre delle vittime e sulla riproduzione di una narrativa basata sulla sicurezza. I funzionari hanno continuato a descrivere i manifestanti usando etichette come “rivoltosi” e “agenti stranieri”, attribuendo la responsabilità delle uccisioni a quella che hanno definito “insicurezza imposta”.
L'approccio giudiziario e di sicurezza del Governo non solo non è stato ridimensionato, ma in assenza di proteste pubbliche diffuse, si è cercato invece di istituzionalizzare la repressione e la violenza, trasformandole in pratiche di routine.

Statistiche

Basate su dati aggregati registrati fino alla fine del Giorno 25:
- Numero di raduni/proteste registrati: 633
- Numero di città coinvolte (non duplicato): 192
- Numero di province coinvolte (non duplicate): 31
- Morti confermati: 4.902
- Manifestanti: 4,622
- Minori (sotto i 18 anni): 40
- Forze governative/affiliate (militari e civili): 201
- Non manifestanti/civili: 39
- Morti sotto inchiesta: 9.387
- Feriti gravi: 7.389
- Totale arresti: 26.541
- Trasmissione di confessioni forzate: 181 casi

Conclusione
Nel venticinquesimo giorno di proteste a livello nazionale, la chiusura di Internet è continuata, e questa volta i funzionari hanno adottato una posizione diversa, affermando che i tempi di riconnessione non erano specificati.
Nello stesso giorno, i funzionari hanno rilasciato le proprie cifre sul numero di morti, nel tentativo di sfidare le statistiche riportate da fonti indipendenti. Nel frattempo, le pressioni internazionali sono continuate e il Governo ha cercato di mantenere il controllo politico e mediatico della situazione, sminuendo i numeri ed enfatizzando una narrazione orientata alla sicurezza.

https://www.en-hrana.org/day-twenty-five-of-protests-continued-internet-blackout-and-officials-narrative-building-on-the-death-toll/

(Fonte: Hrana)

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