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UNO STATO È FORTE SE RISPETTA LA COSTITUZIONE E NON HA PAURA DI UN GESTO DI UMANITÀ
13 giugno 2026: Ilario Ammendolia su l’Unità del 13 giugno 2026
Ho riletto di recente un articolo che è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità nel 1966 e che parla del deciso sostegno di Umberto Terracini alla proposta di legge di amnistia e indulto che il Parlamento – successivamente – avrebbe votato quasi a unanimità. Una scelta parlamentare tesa a onorare il ventesimo anniversario della Repubblica. La Costituzione Italiana porta la firma di Terracini. Noi abbiamo appena festeggiato l’ottantesimo anniversario del 2 giugno, in Parlamento non siedono più i Terracini, Moro, Nenni, Pertini, Saragat e neanche i liberali di allora. Un atto di clemenza sarebbe stato impensabile. Nessuno si illuda che ciò sia frutto di un maggiore rigore morale o di “rispetto” per una pur presunta legalità perché si tratta quasi sempre di paura e di calcolo. Paura di scontrarsi con il conformismo grigio che prevale nella società. Calcolo di perdere consenso e quindi voti. Eppure tutti sanno che le prigioni italiane sono in uno stato di illegalità permanente anche se fa comodo fingere di non sapere come vivono gli “scarti” della società. Ma la vera frattura tra il pensiero “rivoluzionario” e umano rispetto a quello barbarico e reazionario passa attraverso tali scelte sofferte e cruciali. Scelte che, a volte, ci obbligano a prendere posizioni scomode e contro corrente. Eppur bisogna farlo... quantomeno per contrastare quella che Eco definiva la dittatura degli imbecilli. Lo pensavo qualche sera fa a Plati partecipando a una assemblea popolare nella sala del consiglio comunale alla presenza del sindaco e di tanti cittadini. Iniziativa promossa dall’associazione “Nessuno tocchi Caino” per chiedere che l’ergastolano Domenico Papalia, ultraottantenne, ammalato di cancro, venga messo in condizioni di vivere ciò che gli resta della vita in un ambiente più umano del carcere. Abbiamo chiesto clemenza per “Caino” pur schierandoci dalla parte di Abele. È giusto farlo. Anche se è pericoloso farlo in Calabria. Ovviamente non conosco Domenico Papalia ma credo che cinquanta anni di carcere siano una pena infinita. Forse persino peggiore della pena di morte. Conosco invece la ndrangheta e so bene che è il “cuore di tenebra” della Calabria. E nella tenebra bisogna penetrare e portare luce. È quello che abbiamo fatto a Plati. Anche per dimostrare che la Repubblica è rispettosa della Costituzione e così forte da non temere di compiere un gesto di umanità e di coraggio. Un tempo partecipavo a quasi tutte le iniziative politiche e culturali a cui venivo invitato. Ma il tempo è tiranno! Oggi scelgo quelle che mi aiutano a ritrovare me stesso. O meglio quello che ognuno di noi è stato a 16 anni quando si ha il coraggio di schierarsi senza chiedere nulla in cambio e senza calcolare quanto le proprie convinzioni siano popolari.
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