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IRAN - 23rd day of protests (Hrana)
IRAN - 23rd day of protests (Hrana)
IRAN - Rapporto Hrana sul 23° giorno di proteste: 4.029 vittime confermate, 9.049 vittime sotto esame

19 gennaio 2026:

19/01/2026 - IRAN. Rapporto Hrana sul 23° giorno di proteste: 4.029 vittime confermate, 9.049 vittime sotto esame

Blackout di Internet, blocco dei media e cancellazione dell'invito a Davos

Nel 23° giorno di proteste, secondo i dati aggregati di HRANA, il numero di vittime confermate ha raggiunto 4.029, mentre il numero di vittime sotto esame si attesta a 9.049. Inoltre, almeno 5.811 persone hanno riportato ferite gravi, e il numero totale di arresti è salito a 26.015. Oltre alla continua e pesante presenza della sicurezza in varie città, i rapporti di oggi hanno evidenziato arresti diffusi e misure legate ai media e all'intelligence, tra cui la sospensione del giornale Ham-Mihan e la continua restrizione delle comunicazioni.

Mentre l'Iran si avvicina al tredicesimo giorno di chiusura di Internet, le prospettive di accesso alle piattaforme straniere rimangono incerte, anche nel caso di un parziale ripristino della connettività. Il capo della Commissione per la Trasformazione Digitale dell'Iran Computer Guild Organization ha dichiarato che “date le condizioni attuali, al momento non c'è spazio per riconnettere le piattaforme straniere”.

Interruzione delle comunicazioni
Il diffuso blackout di Internet e l'interruzione delle comunicazioni in Iran, che secondo i rapporti è entrato nel suo tredicesimo giorno, continua a servire come strumento centrale per controllare lo spazio pubblico e limitare il flusso di informazioni in mezzo alle proteste. Gli indicatori della connettività iraniana a Internet globale sono stati riportati a livelli estremamente bassi negli ultimi giorni. Allo stesso tempo, sono state segnalate connessioni brevi e intermittenti che, piuttosto che segnalare un ripristino sostenibile dell'accesso a internet, suggeriscono un cambiamento di tattica nell'applicazione delle restrizioni.
In questo contesto, NetBlocks ha segnalato la continuazione dell'arresto a livello nazionale, notando anche segnali che potrebbero indicare la sperimentazione di una rete domestica (intranet) con un filtraggio ancora più severo. Se consolidato, un simile scenario limiterebbe ulteriormente il libero accesso a Internet globale e renderebbe più difficile la diffusione di informazioni indipendenti. Questi tipi di “riaperture limitate” possono essere concepite per mantenere un livello minimo di funzioni amministrative e bancarie o per gestire le pressioni economiche, senza ripristinare un ampio accesso pubblico agli strumenti di comunicazione e alle piattaforme ampiamente utilizzate.
Allo stesso tempo, i funzionari governativi hanno cercato di presentare la tempistica del “ritorno di Internet” come imminente. Hossein Afshin, Vicepresidente per la Scienza e la Tecnologia, ha annunciato che Internet tornerà alla normalità “per ordine del Presidente” entro i prossimi due giorni o, al più tardi, entro la fine della settimana. Ha anche dichiarato che se l'arresto dovesse continuare, verranno forniti “IP fissi” per le grandi aziende, una soluzione che i critici considerano inadeguata, in quanto senza l'accesso pubblico per i cittadini, i cicli di servizi e l'economia digitale rimarrebbero interrotti.
Tuttavia, altre dichiarazioni indicano che anche in caso di “connettività ripristinata”, la riapertura delle piattaforme straniere e il ritorno alle condizioni precedenti sono tutt'altro che certi. Il capo della Commissione per la Trasformazione Digitale dell'Iran Computer Guild Organization ha dichiarato che, date le circostanze attuali, la questione dell'abolizione del filtraggio è stata rimandata e che “al momento, la riconnessione delle piattaforme straniere non è possibile”. Questa posizione evidenzia il divario tra “connettività internet” e “accesso significativo”, suggerendo che la politica delle comunicazioni potrebbe orientarsi verso un internet ristretto e selettivo, basato su un maggiore controllo.
Le conseguenze del blackout di Internet si sono estese ben oltre le comunicazioni, colpendo un'ampia gamma di attività quotidiane, le imprese, l'accesso ai servizi medici e di emergenza e persino il flusso di informazioni sugli arresti e sulle condizioni dei feriti. L'interruzione delle comunicazioni, in particolare nel contesto di un'intensificazione della repressione, aumenta il rischio di sparizioni forzate, la pressione sulle famiglie e la difficoltà di verificare in modo indipendente gli eventi.
L'interruzione delle comunicazioni, in particolare nel contesto di un'intensificazione della repressione, aumenta il rischio di sparizioni forzate, la pressione sulle famiglie e la difficoltà di verificare in modo indipendente gli eventi, e porta effettivamente all'imposizione di uno stato di ambiguità deliberata sulla sfera pubblica.
In linea con questa politica di controllo delle informazioni, anche il giornale Ham-Mihan è stato sospeso oggi dalla Commissione di Vigilanza sulla Stampa. Il caporedattore del giornale ha dichiarato che la sospensione era dovuta alla pubblicazione di due articoli, uno dei quali affrontava la questione della “violazione della neutralità medica durante le proteste” con il titolo “La storia dell'ospedale da Ilam a Sina”. La sospensione di questo giornale, insieme alle restrizioni di Internet, può essere valutata come un'escalation simultanea della pressione sui media nazionali e un controllo più stretto sulla narrazione pubblica.

Atmosfera di sicurezza intensificata
Oggi, un'atmosfera di sicurezza ha continuato a prevalere in molte città dell'Iran. Tra queste, la presenza visibile delle forze dell'ordine e delle forze di sicurezza nelle strade e nelle aree ad alto traffico, così come l'aumento dei controlli sul campo e l'accresciuta sensibilità nei confronti anche di piccoli assembramenti. I resoconti di alcune aree indicano un dispiegamento diffuso di forze, posti di blocco, pattuglie di motociclisti e un aumento del livello di “monitoraggio dei cittadini”. In questo contesto, la presenza delle forze di sicurezza non si limita alla sola gestione degli assembramenti, ma contribuisce alla creazione di un'atmosfera di deterrenza e di paura nelle città, soprattutto al calar della notte.
Oltre a questa situazione, oggi sono stati pubblicati anche rapporti di arresti in varie città. Secondo HRANA, in seguito alle proteste a livello nazionale, sei cittadini sono stati arrestati a Rafsanjan, un cittadino a Sirjan e “diversi individui” in città della provincia di Semnan. Inoltre, a Marivan, Pishva Salehi è stata arrestata dalle forze di sicurezza e trasferita in una località sconosciuta. A Malard, è stato segnalato l'arresto di un altro cittadino e contemporaneamente è stato diffuso un video di confessioni forzate, anche se le circostanze in cui è stato registrato rimangono poco chiare. Considerati insieme, questi casi indicano che gli arresti continuano ad essere uno degli strumenti principali per la soppressione delle proteste sul campo e la creazione di paura pubblica.
Allo stesso tempo, l'annuncio di arresti di massa nel Razavi Khorasan evidenzia le misure di sicurezza e di intelligence del governo. La Direzione Generale dell'Intelligence della provincia ha riferito l'arresto di 192 cittadini in relazione alle proteste. La pubblicazione di tali cifre ufficiali o semi-ufficiali, oltre a servire per scopi operativi, può anche funzionare come una forma di messaggistica minacciosa finalizzata alla deterrenza sociale.

Reazioni internazionali
A livello internazionale, uno degli sviluppi più significativi di oggi è stato l'annullamento dell'invito di Abbas Araghchi a partecipare al World Economic Forum (Davos), una mossa che ha attirato molta attenzione. Secondo le notizie pubblicate, Araghchi avrebbe dovuto partecipare martedì 20 gennaio a una sessione intitolata “Dare forma alla cooperazione in un mondo frammentato”, in un formato di conferenza e domande e risposte. Tuttavia, il World Economic Forum ha annunciato che il suo invito è stato ritirato.
Anche a livello regionale, è stato riferito che gli sviluppi in Iran sono stati discussi durante i contatti diplomatici, con alcuni governi che hanno sottolineato la necessità di monitorare le tendenze e perseguire il coordinamento regionale. Nel complesso, questi sviluppi indicano che le recenti proteste iraniane e la violenta repressione delle autorità stanno esercitando contemporaneamente un impatto significativo nei settori della pressione politica, dell'attenzione dei media e della sfera diplomatica.

Reazioni del Governo
In risposta alle pressioni e alle reazioni esterne, nonché alla continuazione delle proteste, i funzionari della Repubblica Islamica hanno nuovamente enfatizzato le misure di sicurezza e giudiziarie per affrontare la situazione.
Una delle posizioni ufficiali più significative di oggi è stata una dichiarazione congiunta rilasciata dai capi dei tre rami del governo. In questa dichiarazione, Masoud Pezeshkian, Mohammad Bagher Ghalibaf e Gholamhossein Mohseni Ejei hanno chiesto “clemenza e compassione nei confronti di coloro che sono stati ingannati”, sottolineando allo stesso tempo la necessità di “punire con decisione gli istigatori del terrorismo”. Questo doppio inquadramento, che distingue tra “ingannato” e “istigatore-terrorista”, negli ultimi giorni è diventato un elemento ricorrente della retorica ufficiale e fornisce una giustificazione per misure giudiziarie e di sicurezza più dure contro un segmento di detenuti.
Sulla stessa linea, il Comandante in Capo delle Forze dell'Ordine iraniane (FARAJA) ha adottato un tono minaccioso. Ahmadreza Radan, pur affermando che nelle città vige la “completa sicurezza”, ha avvertito i manifestanti che le forze sotto il suo comando avrebbero inseguito coloro che non sono ancora stati arrestati “uno per uno”, aggiungendo che sarebbero stati perseguiti “fino all'ultima persona”. Ha anche affermato che “coloro che sono stati ingannati devono costituirsi”. Al di là della loro natura minacciosa, queste osservazioni trasmettono un chiaro messaggio sulla continuazione degli arresti e delle azioni penali retroattive, anche dopo un temporaneo calo delle proteste di piazza.
Anche in ambito giudiziario è stata posta l'enfasi sull'accelerazione dei procedimenti legali. Gholamhossein Mohseni Ejei ha dichiarato che i casi che coinvolgono i detenuti devono essere gestiti “rapidamente” e che i ritardi nell'affrontare i casi delle “figure principali dietro i disordini” non sarebbero accettabili, una posizione che, data l'esperienza passata con i casi legati alla sicurezza, solleva preoccupazioni circa gli standard di un processo equo e una maggiore pressione sui detenuti.
Anche sul fronte diplomatico sono state espresse delle reazioni alla decisione di Davos. Tra queste, l'ambasciatore iraniano in Svizzera avrebbe descritto la cancellazione dell'invito di Araghchi come un'azione “sotto l'influenza degli Stati Uniti e di Israele”, sostenendo che ha danneggiato la credibilità del World Economic Forum. Questa posizione si allinea alla narrativa ufficiale che attribuisce le proteste e le loro conseguenze all'interferenza straniera.

Statistiche
o Numero di raduni di protesta registrati: 625
o Numero di città coinvolte (senza duplicati): 188
o Numero di province coinvolte (senza duplicati): 31
o Morti confermate: 4,029
o Manifestanti: 3,786
o Minori (sotto i 18 anni): 28
o Forze affiliate al governo (militari e non): 180
o Non manifestanti/civili: 35
o Morti in esame: 9,049
o Feriti gravi: 5.811
o Arresti totali: 26.015
o Trasmissione di confessioni forzate (casi documentati): 167

Date le gravi restrizioni alla comunicazione, l'atmosfera di sicurezza prevalente e la mancanza di libero accesso alle informazioni, le cifre reali potrebbero essere superiori a quelle sopra elencate. Le statistiche qui presentate si basano esclusivamente sulle segnalazioni individuali ricevute e sui casi che è stato possibile verificare.

Conclusione
Il ventitreesimo giorno di proteste è trascorso tra il continuo blackout di Internet e l'intensificazione del controllo delle informazioni, da un lato, e la persistenza degli arresti e di un'atmosfera di sicurezza pervasiva, dall'altro. A livello internazionale, la cancellazione dell'invito di Abbas Araghchi a Davos è emersa come un notevole segno di aumento della pressione politica. A livello interno, i funzionari governativi, combinando “promesse di clemenza” con “minacce di punizioni decisive”, hanno ribadito il loro impegno ad adottare un approccio orientato alla sicurezza nell'affrontare le proteste.

https://www.en-hrana.org/day-twenty-three-of-protests-continued-internet-blackout-suspension-of-ham-mihan-and-cancellation-of-davos-invitation/

 

(Fonte: Hrana)

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