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IRAN: NESSUNO TOCCHI CAINO, 'PAHLAVI A ROMA? NON SI LEGITTIMI EREDITÀ AUTORITARIA'
16 aprile 2026: Roma, 15 aprile 2026 “La presenza a Roma di Reza Pahlavi ha una valenza politica e pone una questione politica seria: quale tipo di opposizione vogliamo legittimare? Pahlavi si presenta come alternativa alla Repubblica islamica, parlando di libertà e futuro. Ma non prende le distanze da un passato segnato da repressione, torture e negazione dei diritti fondamentali. Anzi, rivendica apertamente quell’eredità, come ha fatto in una serie di recenti dichiarazioni in Svezia dove è stato oggetto di dure contestazioni. Non si può costruire la democrazia senza una rottura chiara con ogni forma di autoritarismo, né si può ignorare cosa abbia rappresentato il regime dello Scià per milioni di iraniani. Senza contare che Reza Pahlavi ha recentemente e ripetutamente dichiarato di voler governare l’Iran con parti del sistema di sicurezza iraniano, vale a dire con quelle Guardie rivoluzionaria di recente messe all’indice dall’Europa anche grazie all’iniziativa del Governo italiano''. Lo dichiara Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno tocchi Caino, in merito alla presenza a Roma di Reza Pahlavi, con incontri previsti in Parlamento e con esponenti politici e imprenditoriali. ''La liberazione del popolo iraniano non può dirsi compiuta se al turbante dei Mullah si sostituisce la corona dello Scià. Gli iraniani hanno già pagato il prezzo di interferenze esterne e regimi imposti. Sostenere davvero il popolo iraniano significa stare dalla parte di chi ha condotto una lotta tanto contro il regime dello Scià quanto contro quello dei Mullah come fa da quasi cinquant’anni la resistenza iraniana oggi guidata da Maryam Rajavi. Significa stare dalla parte di quei detenuti che ogni martedì conducono uno sciopero della fame da 116 settimane nei bracci della morte delle carceri iraniane per dire basta pena di morte. E lo fanno in un Paese che l’anno scorso ha compiuto più di 2000 esecuzioni e quest’anno ne ha compiute almeno 646. Mi auguro che l’Italia sappia distinguere tra i nostalgici dell’autoritarismo e chi lotta davvero per libertà, giustizia e dignità". (Fonte: Adnkronos, 15/04/2026)
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